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Destiny 2 – I Confini del Destino

di: Marco Licandro

Una decade di Destiny 2, e finalmente siamo giunti alla fine della saga relativa alla luce e all’oscurità. L’espansione La Forma Ultima ha portato una degna conclusione ad una eccezionale saga che ha soddisfatto praticamente chiunque. Quest’anno, invece, inizia l’anno della Profezia, con una prima espansione chiamata I Confini del Destino, la quale introduce nuovi personaggi, una nuova trama, e soprattutto nuove abilità nel gameplay… ma che almeno per il momento ci lascia con più dubbi e preoccupazioni sul futuro del brand.

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Il prologo del recensore

Destiny è forse l’unica saga che è riuscita a farmi tornare espansione dopo espansione, nonostante dal lancio del primo titolo siano passati oltre dieci anni. Complici un gameplay estremamente soddisfacente, ed un passaggio a Live Service con costante rilascio di contenuto, c’è sempre stato un motivo per cui riprendere i panni dei guardiani ha avuto senso.

Dopo una chiusura di saga basata su luce e oscurità, dove il gameplay ha raggiunto cime altissime, è con un po’ di freddezza che ci approcciamo a questo nuovo capitolo intrapreso dal team di Bungie, dove la trama sembra andare qua e là, toccando temi quali il tempo e la percezione, ma senza effettivamente riuscire a conquistare la mia curiosità, e anzi lasciandomi vagamente preoccupato sul prosieguo di questa stagione.

È passato quasi un mese da quando abbiamo ricevuto gentilmente da Bungie un codice per quest’ultima espansione, durante il quale ho giocato giornalmente e ho cercato di farmi una idea solida, ma incredibilmente questa continuava a cambiare, missione dopo missione. Ogni volta che pensavo di aver centrato un tema sul quale discutere e proporre ai lettori, il gameplay faceva un passo indietro, o si allargava a dismisura, proponendo sfide a volte soddisfacenti e a volte estremamente tediose.

Il risultato è probabilmente la recensione più faticata e forse complessa che io abbia scritto, riflettendo quanto proposto dall’esperienza vissuta in-gioco. Ma cerchiamo comunque di andare per ordine.

Un tentativo di spiegare la trama

Non sono sicuro di quante ore io abbia investito in quest’ultima espansione, che sembra essere durata un’eternità. Ciò che però preoccupa è la difficoltà nel cercare di ricollegare i fatti e spiegare esattamente di cosa parli la storia principale, per via di una complessità strutturale, e di una narrazione sconnessa e poco chiara.

Ci ritroveremo nel pianeta Kepler, un luogo chissà dove situato nel sistema solare, e popolato da abitanti chiamati Aioniani, che anteriormente erano umani. Questo luogo è caratterizzato da strane distorsioni temporali che connettono presente e passato. Faremo la conoscenza immediata di un essere umano di nome Lodi, dall’aspetto e comportamento che ci risulteranno molto più familiari rispetto a quelli dei personaggi visti finora: Lodi infatti porta occhiali vintage, ha una barbetta incolta, parlerà la nostra lingua, ma soprattutto ci aiuterà ad esplorare e capire di più sul luogo, traducendo attivamente la lingua degli Aioniani. Vengono introdotti anche I Nove, delle entità non del tutto chiare, che comunicano tramite le persone e hanno una logica che trascende quella umana, tanto che non sono esattamente riuscito a comprendere chi siano o cosa vogliano.

Ci ritroveremo in un guazzabuglio di idee e concetti, tra un pianeta prossimo alla distruzione, ed il problema della linearità del tempo, guastata irrevocabilmente dai guardiani, i quali dovranno lottare per mantenerla salda, mentre gli aioniani possibilmente vorranno invece riscriverla? Un caos.

Una occasione perfetta, sfumata

Il problema principale di Destiny è, e rimane, la complessità strutturale, che va dai menù di gioco, alle missioni non lineari. 

Se voi foste nuovi al titolo, vi potrà capitare di iniziare a giocare e, come prima cosa, farvi tranquillamente una missione dell’ultima espansione, per poi far partire un assalto generico di tre espansioni prima, e nuovamente incontrare un tutorial di base.

Dopo dieci anni di sviluppo e continuazione di una saga, iniziamo finalmente da capo. Questo nuovo inizio sarebbe stato perfetto per risolvere finalmente questi problemi, e creare una linea unica e semplice da seguire: rivedendo i menù di gioco, e aiutando i vecchi giocatori, nonché i nuovi, ad (ri)introdursi alla saga. Questo purtroppo non accade, ma al contrario, complica forse anche di più le cose.

Ho ormai perso la fede che Bungie possa risolvere questo aggroviglio di menù nel momento in cui persino l’accesso al pianeta Kepler è limitato ad un nuovo menù di gioco, non essendo questo presente sulla mappa.

Cercando di capire se mi fossi perso qualcosa, indagai andando nella cronologia, che sembra mostrare in linea temporale le varie espansioni, ma rimuovendo ora l’accesso diretto alle missioni, cosa che personalmente pensavo fosse l’unica vera maniera di presentare il titolo agli amici, nel flebile tentativo di invitarli a giocare insieme.

Non solo, quindi, non è stato effettuato nessun tentativo di risolvere questo pasticcio di esperienza dell’utente, ma questa è diventata ancora più complessa, mostrando ancora una volta una cattiva gestione da parte della compagnia nel creare una struttura logica e avvicinarsi di più alle esigenze del giocatore.

Un viaggio in solitudine

Quando penso al nome Destiny, mi vengono in mente pianeti alieni, con grandi mappe piene di giocatori che scorazzano ovunque, ognuno con la propria missione, affrontando anche eventi tutti insieme. Il multi giocatore è sempre stato parte dell’esperienza, ma in quest’ultima espansione succede l’impensabile:

La campagna si gioca interamente da soli.

Specifichiamo: se avete amici che hanno l’espansione, questi potranno essere invitati nel vostro team per giocare assieme a voi, ma nel mio caso non è stato possibile, così come non lo è stato vedere nessun giocatore in giro per la mappa, né avere la funzione standard di matchmaking disponibile, essendo questa disabilitata per tutto il tempo.

Kepler è quindi una svolta ad un passato single player, dove la mappa, interconnessa e sospesa nel vuoto, rinchiude il giocatore in un labirinto a corridoi oppressivo, che in tutto e per tutto ricorda i paesaggi e le meccaniche di Metroid.

Tra le meccaniche base di I Confini del Destino, abbiamo infatti la possibilità di toccare una luce che ci trasformerà in una sfera d’energia, entrando in cunicoli stretti e arzigogolati, ricordando o effettivamente copiando una meccanica di gioco estremamente caratteristica del titolo sopra menzionato. Questa meccanica verrà utilizzata ovunque, diventando a tratti una sorta di flipper ad ostacoli, superando dei laser con dei salti, ed entrando in minuscoli corridoi inspiegabilmente lunghi. Vi saranno anche sessioni di puzzle ambientali dove, sparando a dei ripetitori che fanno rimbalzare il colpo nella direzione in cui li posizioniamo, colpiranno dei ricevitori che abilitano dei teletrasporti.

Delle meccaniche sicuramente nuove, ma che non solamente stonano con il resto del titolo, ma rallentano anche enormemente il gameplay, stancando dopo la prima decina di volte, e dovendoci rassegnare a doverle fare per tutto il tempo.

Altre abilità ci permetteranno anche di manipolare temporalmente alcune piattaforme unendo, al solito, meccaniche arcade di salto a quelle sempre al top di gamma degli sparatutto. Avrete quindi intuito che ci muoveremo in maniera alquanto inedita per tutta la durata di questa larga espansione.

Prendi e torna indietro

Per la seconda volta ho citato come questa espansione sia abbastanza grande, ma è bene specificare come questa non lo sia per via del contenuto effettivamente incluso, quanto per una struttura labirintica che fa sì che arrivare a destinazione sia il più complesso possibile. Spesso infatti, il titolo pone i nemici in maniera strategica affinché ignorarli non sia possibile, perdendo svariato tempo nel farli fuori, solo per poi ritrovarli qualche minuto dopo nella stessa identica posizione, combattendo tra di loro senza praticamente farsi quasi nessun danno.

Le dinamiche di fetch quest, dove fai chilometri per raccogliere un singolo oggetto, per poi riportarlo indietro, sono estremamente utilizzate per tutto il corso dell’espansione. A volte, persino la narrazione decide di prendersi dalle pause, aspettando che il giocatore si faccia quei 5 minuti di camminata per toccare un oggetto affinché Lodi possa continuare a parlare per un altro minuto, solo per poi nuovamente fermarsi e aspettare che ne toccassimo un altro.

Tutto sembra atto ad allungare il brodo: un fattore che si nota immediatamente, in particolare dagli occhi di un recensore che tenta di giocare e recensire il più velocemente possibile per accontentare i suoi lettori.

Fortunatamente, il gameplay sparatutto ed RPG che caratterizza il titolo rimane sempre tra i migliori, se non il migliore e più soddisfacente sul mercato. La cura nelle armi, dal movimento alla mira, passando al feedback dato dai colpi, crea una soddisfazione indicibile, dove anche un giocatore indifferente alle armi ne riesce a contemplare il fascino. 

Alcune armi mitiche e leggendarie sono sicuramente delle ottime aggiunte, e i nuovi nemici daranno certamente del filo da torcere ai giocatori che cercano una sfida.

Come sempre, le cinematiche in cgi sono tra le più belle che si possano vedere in un videogioco, avendo sempre un’ottima fotografia nonché una qualità visiva eccellente. Se solo queste rappresentassero la narrazione vera e propria…

Tirando le somme

Come sempre, Destiny rimane un titolo con le migliori meccaniche shooter sul mercato. Tuttavia, il suo podio viene indelebilmente marcato da una complessità strutturale che continua ad allontanare tutti, persino i vecchi giocatori. Dopo l’uscita di Oltre la Luce, che probabilmente ha segnato l’apice della serie a livello qualitativo, abbiamo visto una evoluzione in declino.

La mancata opportunità di sistemare quella terribile esperienza dell’utente presente nella narrazione e nei menù, si è unita solo all’ennesima decisione di complicare ulteriormente la navigazione, non includendo il pianeta Kepler nella mappa, e rimuovendo persino l’interazione dalla sezione Cronologia.

Le dinamiche à la Metroid presenti in quest’ultima espansione non rivoluzionano certo la serie, e personalmente spero che vengano abbandonate quanto prima, in quanto non aggiungono nulla al gameplay, e alla lunga stancano. 

In poche parole

I Confini del Destino porta con sé più dubbi che certezze, in un’espansione che si fa infinita e sembra atta ad allungare il brodo, per via di missioni fetch e meccaniche poco originali e alla lunga noiose, unite ad una narrazione a singhiozzi ed estremamente poco chiara. Una occasione mancata.