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Recensione Corse illegali con Ridge Racer Unbounded

La serie Ridge Racer ha vissuto bei momenti fin dalla sua prima incarnazione nel lontano 1993. Ridge Racer è stato anche il primo gioco disponibile per il lancio europeo di PlayStation ma col passare degli anni la saga non è riuscita a mantenere standard qualitativi stabili, annoverando tra i suoi titoli qualche buona riuscita e numerosi flop.
Dopo qualche anno di assenza Namco Bandai decide di dare una sferzata a uno dei suoi brand storici. Ridge Racer Unbounded punta tutto sulla spettacolarità ma basterà per sfornare un buon racing game finalmente?

di: Simone "PulpGuy88" Bravi

La serie Ridge Racer ha vissuto bei momenti fin dalla sua prima incarnazione nel lontano 1993. Ridge Racer è stato anche il primo gioco disponibile per il lancio europeo di PlayStation ma col passare degli anni la saga non è riuscita a mantenere standard qualitativi stabili, annoverando tra i suoi titoli qualche buona riuscita e numerosi flop.
Dopo qualche anno di assenza Namco Bandai decide di dare una sferzata a uno dei suoi brand storici. Ridge Racer Unbounded punta tutto sulla spettacolarità ma basterà per sfornare un buon racing game finalmente?


Una città per fuorilegge

Il gioco ci mette nei panni del solito pilota senza nome, intenzionato a farsi un nome nella città di Shatter Bay, infestata di fuorilegge dal piede pesante e capeggiati dalla conturbante Kara Shindo. Una premessa semplice, quasi banale, che sarà solo il pretesto per lanciarci in pista nell’ampissima serie di eventi che costellano le strade di Shatter Bay. La città è infatti divisa in quartieri, ognuno di essi vi metterà a disposizione ben sette gare per un totale di 64 eventi.
La tipologia di corse è ben diversificata. In Dominazione dovremo gareggiare con altri undici piloti in una corsa senza regole. Per vincere potremo (dovremo!) buttare fuori strada i nostri avversari, cercare scorciatoie, sfruttare le caratteristiche del circuito a nostro vantaggio. La particolarità di questa tipologia di gare sono i passaggi secondari sparsi nella pista: una volta accumulato il classico boost, l’hud ci segnalerà un muro, una vetrata, un cancello che potremo abbattere una volta attivato lo sprint, andando a svelare un passaggio segreto con cui tagliare la strada ai nostri avversari. Lungo la pista troveremo anche dei veicoli esplosivi che se urtati salteranno in aria, mandando in mille pezzi le auto dei nostri avversari. Avversari che dovremo provvedere a speronare e tamponare quando possibile così da spianarci la strada verso la vittoria.
Le gare Shindo sono invece quelle più pulite, una classica corsa contro altri undici piloti senza le caratteristiche sopra citate. La gara a tempo ci chiederà ovviamente di battere il crono migliore e la derapata ci imporrà di eseguire spettacolari drift per accumulare tempo sufficiente a continuare la gara, accumulando punti utili a migliorare il nostro punteggio finale.
I punti esperienza ci consentiranno di sbloccare vari livelli di prestigio, ognuno dei quali renderà disponibile, a sua volta, oltre al prossimo evento, anche una nuova auto per la categoria in cui abbiamo gareggiato.
Anche se il progresso del personaggio risulterà piuttosto piatto e monotono, avendo accesso solo a nuovi veicoli di livello in livello, possiamo ritenerci pienamente soddisfatti del gran numero di gare disponibili che impegneranno sicuramente il giocatore per diverse ore prima di essere completati tutti.

A tutti piacerebbe essere Burnout

Come dicevamo in apertura di review, Unbounded punta tutto sulla spettacolarità. Questo significa che gli incidenti e i burst ricoprono un ruolo primario nell’economia del gameplay (soprattutto nelle gare Dominazione), o meglio… vorrebbero ricoprirlo. Se infatti il modello di guida arcade si rivela tanto semplice quanto fruibile (regalando anche qualche discreta soddisfazione) e c’è una buona diversificazione nella guidabilità delle varie auto, il problema di Ridge Racer Unbounded è la mancanza di adrenalina: il gioco non trasmette mai una reale sensazione di velocità o frenesia, neanche quando si attiva la spinta del protossido d’azoto, nemmeno quando si sbloccheranno le auto più performanti. Anche gli incidenti e la distruzione degli elementi dello scenario, per quanto a volte apprezzabili da ammirare, non riscuotono l’effetto che vorrebbero, questo a causa di una fisica sin troppo grossolana che farà sembrare ogni superficie distruttibile resistente quanto un muro di polistirolo e la nostra macchina una pallina all’interno di un flipper. Tornando sugli incidenti, nonostante ogni auto disponga di un indicatore che mostrerà il livello dei danni subiti, questi non saranno mai realmente comprensibili fino in fondo: ci troveremo più volte a martoriare un veicolo avversario senza mai far scendere la sua “energia”, salvo poi vederci distrutti al minimo speronamento avversario. Anche le valutazioni sugli schianti accidentali contro le barriere avvengono piuttosto casualmente, di tanto in tanto schiantarsi a 300 all’ora contro un muro non sortirà nessuna conseguenza, altre volte un minimo contatto con una barriera ci manderà in mille pezzi.
Infine i danni alle vetture saranno ovviamente pre-calcolati, non sortendo nessun effetto sulla guida (come da tradizione arcade) ma risulteranno fin troppo artificiosi esteticamente.
Questo, unito ad una risposta dei comandi non proprio esaltante (soprattutto del tasto adibito alla derapata) e a un I.A. nemica incomprensibile per come riesce ad essere terribilmente scadente e sorprendentemente reattiva nei vari frangenti delle gare, rende il gameplay alquanto squilibrato e confusionario, facendogli perdere appeal dopo pochissime ore di gioco.

Carrozzerie opacizzate

Anche tecnicamente Unbounded mostra il fianco a molti difetti. A partire dai modelli poligonali delle auto che, nonostante non siano sotto licenza avrebbero potuto essere curati meglio. Pochi poligoni, texture lucidate a dovere ma piatte e senza mordente conferiranno alle auto un effetto “modellino di plastica” veramente poco accattivante. I tracciati sono leggermente più dettagliati ma godono di un level design altalenante, alternando circuiti elaborati e divertenti ad altri di una banalità sconcertante.
Sonoro veramente atroce, con campionamenti dei motori e degli altri effetti tutti più o meno uguali tra loro ed una colonna sonora techno-punk giapponese davvero irritante che vi porterà a disattivarla totalmente già dalla prima corsa.

C’è un nuovo architetto in città

La caratteristica più interessante del titolo Namco è sicuramente l’editor dei tracciati. Almeno questo aspetto della produzione ha saputo soddisfarci in ogni sua sfaccettatura. Attraverso una pratica griglia potremo selezionare delle porzioni di circuito provenienti da tutti i circuiti cittadini affrontati nella campagna principale, disponendoli a nostro piacimento ed in maniera molto intuitiva per comporre il nostro tracciato. Questo solo per la creazione di base. L’editor avanzato ci permetterà di personalizzare metro per metro il nostro tracciato aggiungendo rampe, ostacoli, barriere, elementi interattivi e qualsiasi altra integrazione visibile in un circuito standard. Infine potremo personalizzare l’evento da eseguire con tutti i suoi parametri. Le possibilità sono centinaia, migliaia oseremo dire.
Il tutto sarà ovviamente condivisibile in rete con gli altri utenti conferendo alla modalità multiplayer una longevità praticamente infinita. Sarete infatti in grado di accedere a tutte le creazioni realizzate dagli altri giocatori, organizzando gare e provando a battere il tempo migliore.
Il resto del comparto multi giocatore prevederà la classica gara a scelta tra le modalità disponibili e mette in evidenza una buona stabilità del netcode. Tuttavia i server di gioco non sono popolatissimi, riducendo al minimo il numero di creazioni realizzate dagli utenti e rendendo lentissima la ricerca di giocatori.

Siamo rimasti al palo

La saga di Ridge Racer conferma il suo storico trend negativo. Anche Unbounded si rivela un racing arcade mediocre, con qualche buona idea vanificata dalle molte ingenuità del gameplay ed una realizzazione tecnica da dimenticare. Peccato per una riuscita così anonima di un prodotto che poteva dire la sua in questo genere, grazie ad una quantità di eventi notevole, un modello di guida arcade piuttosto riuscito ad un editor dei tracciati così sorprendentemente completo.
In definitiva ci troviamo per le mani un racing arcade che poteva essere molto migliore di quello che in realtà si è rivelato. Gli amanti più appassionati del genere potrebbero apprezzarlo ma sapranno già che in giro ci sono prodotti di ben altra caratura.