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Recensione Si torna sul ring con WWE ’12!

Il monito "Don't Try This At Home" ha sempre scoraggiato i fan dal tentare di emulare le imprese dei loro beniamini, ma il mondo dei videogame ci da la possibilità di sentirci dei wrestler in maniera sicura. Sarà riuscito WWE 12 a trasmettere le stesse sensazioni di un incontro sul ring? Scopriamolo assieme!

di: Riccardo "RATM" Primavera

Sebbene le sue origini vadano ricercate addirittura nel XX secolo, il wrestling è sicuramente una delle forme di intrattenimento che dagli anni ’80 ad oggi ha raccolto attorno a sé una schiera sempre più folta di fan. Mosse acrobatiche, faide ben architettate e un grande talento per la recitazione: sono questi gli ingredienti principali che contraddistinguono gli show trasmessi in pay per view e organizzati da federazioni come la WWE e la TNA.
Visto che le botte da orbi si sono sempre prestate ad adattamenti videoludici, anche il mondo del wrestling è stato prodigo di apparizioni nelle varie generazioni di console: l’ultima in ordine cronologico è WWE 12, sviluppato da Yuke’s e pubblicato da THQ.

Face, Heel or Tweener?

L’attrattiva principale nel mondo del wrestling sono senza ombra di dubbio le faide, ossia gli intrecci che si vengono a creare quando due o più wrestler entrano in conflitto per i motivi più disparati: problemi di cuore, amicizie messe in dubbio, tradimenti o – raramente – titoli mondiali contesi. Avrete insomma capito che le storielle non sono opera di menti geniali ma, complici gli irascibili personaggi interpretati dai lottatori, queste piccole dispute coinvolgono gli spettatori e quasi sempre li portano a schierarsi con uno dei due contendenti.
Anche WWE 12 non fa mancare questa sensazione, con la modalità Road To Wrestlemania creata appositamente per soddisfare il desiderio di faide dei veri appassionati: attraverso un arco temporale di circa diciotto mesi, controlleremo diverse superstar provenienti dai roster RAW e SmackDown intente a raggiungere i loro scopi a suon di pugni e colpi poco ortodossi.

La varietà degli incontri che si affrontano in questa modalità è veramente impressionante, anche se a volte gli obiettivi “particolari” di alcuni incontri lasciano spiazzati: potrebbero servire ore per capire che John Cena va massacrato di botte in cima al palco e non sul ring, anche a causa delle indicazioni su schermo non proprio chiarissime. Nonostante ciò si tratta di una modalità abbastanza longeva e interessante, che saprà divertire gli appassionati di questo show.
Ad affiancare Road To Wrestlemania c’è la modalità Universe, anch’essa in grado di garantire una full immersion nel mondo del wrestling: vestiremo i panni di una sorta di manager supremo di tutte le federazioni del wrestling, con una miriade di responsabilità e di eventi da gestire. Dovremo infatti occuparci della scaletta annuale degli eventi delle varie leghe – SmackDown, RAW e tutte le altre, organizzare i match validi per i titoli, scegliere quale match sfruttare come main event e tanto altro ancora. Sarà inoltre possibile simulare gli incontri col solo scopo di avanzare durante la stagione fino agli eventi più importanti dell’anno, ma così la modalità perderebbe molto del suo fascino.
Non poteva inoltre mancare l’onnipresente modalità Esibizione, dove il giocatore – o i giocatori – potranno sbizzarrirsi in ogni genere di incontro: 1 Vs 1 classico, Hell In A Cell, Last Man Standing, Table Match e chi più ne ha più ne metta… Solo per provarle tutte avrete di che giocare fino alla prossima edizione, potete stare tranquilli!

Troppo fumo e poco arrosto

Dove WWE 12 mostra tutte le sue debolezze è nel fulcro dell’esperienza di gioco, ossia il combat system. La mancanza di indicatori a schermo potrebbe indurre a pensare ad una semplificazione dell’intrigante gameplay sviluppato nelle precedenti edizioni, ma purtroppo non è così. L’esecuzione di gran parte delle mosse sembra lasciata al caso: i colpi sono affidati tutti ad un solo tasto frontale, quindi premendolo non sapete se verrà fuori un potente ma lento calcione oppure un rapido pugno, di conseguenza farete molta più fatica a pianificare le vostre offensive. Anche le prese sono state ridotte alla combinazione di un tasto frontale con le diverse direzioni dell’analogico sinistro: nonostante possa sembrare un sistema più immediato, diventa scomodo quanto dovrete attaccare l’avversario e al contempo muovervi. Spesso infatti otterrete solo l’effetto di realizzare qualche combo inaspettata ma controproducente, con l’immancabile dose di frustrazione allegata. Ogni lottatore ha poi la sua mossa peculiare, che corrisponde all’ultimo tasto frontale: è spesso decisiva per le sorti dell’incontro, ma non di rado l’avversario controllato dall’I.A. riuscirà in qualche modo a contrattaccare, con esiti tutt’altro che piacevoli.

In teoria, anche a noi viene concessa la possibilità di contrattaccare: una frazione di secondo prima che il colpo avversario vada a segno, potremo premere uno dei grilletti per interrompere l’assalto nemico e tornare all’attacco, ma servono dei riflessi veramente impressionanti – senza contare il fatto che, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, la CPU è praticamente una macchina da guerra perfetta. Contrattacca, vi sfianca ed esegue mosse impensabili persino con la lista dei comandi sotto gli occhi: la pratica rende perfetti, ma potrebbe non essere sufficiente per spuntarla con quest’intelligenza artificiale di stampo divino.
Le mosse finali, marchio di fabbrica di ogni lottatore, sono state ridimensionate: sebbene la loro potenza rimanga comunque devastante, c’è la possibilità che i lottatori più abili contrattacchino “rubandoci” la finisher, ed è una delle più grandi umiliazioni che si possono subire sul ring. L’esecuzione di queste mosse finali è stata semplificata: dopo aver gonfiato di botte a sufficienza il nostro rivale, comparirà una piccola “F” fiammeggiante ai piedi del nostro wrestler e, appena l’avversario sarà in posizione, potremo eseguire la nostra mossa.
Poco chiari sono i quick time event legati alle prese e agli schienamenti: vi ritroverete a dover premere ripetutamente un tasto per evitare di raggiungere il “Breaking Point”, pena la sconfitta prematura per sottomissione. Il vero problema è che non c’è nulla sullo schermo che indichi quale tasto premere, e mentre siete presi dal frenetico button mashing il vostro avversario si porterà a casa l’incontro con un sorriso beffardo. L’importante è mantenere la calma, perché purtroppo i difetti non sono finiti qui.
Il fastidioso problema delle compenetrazioni poligonali, frequentissimo quando due lottatori impattavano, è scomparso per lasciar spazio ad una trovata “geniale”: quando i lottatori sbatteranno o si urteranno in modo improprio, rimarranno entrambi storditi per un breve lasso di tempo. Una scelta incomprensibile, visto che si presume ovvio che un omaccione di 200 chili ne butti giù uno di 100 con una semplice spallata… Ma in WWE 12 anche Rey Mysterio resta in piedi dopo una botta presa da Big Show!

Create, Express, Share

A dispetto di un combat system tutt’altro che perfetto, è nei dettagli “di contorno” che WWE 12 da il meglio di sé: l’immenso e completissimo editor messo a disposizione da Yuke’s è quanto di meglio che un fan di wrestling degno di questo nome potesse desiderare.
Sarà possibile creare veramente qualsiasi cosa: perché limitarsi ad un lottatore o ad un wrestler, quando si può persino dar vita ad una faida tutta nuova tra due lottatori o alla scenografia che precede l’ingresso di un lottatore sul ring?

Ognuna di queste possibilità è stata ovviamente sfruttata al massimo, e potrete definire ogni vostra creazione sin nei minimi dettagli.
Partiamo dalla creazione del lottatore: potrete decidere in piena libertà l’aspetto fisico, la massa muscolare e i tratti somatici, aggiungendo chicche come delle cicatrici sul volto oppure definendo l’ampiezza dei muscoli. Potrete scegliere anche la sua tenuta da ring: creare un lottatore afroamericano identico a Morpheus di Matrix – costume compreso – garantisce grandi soddisfazioni.
Una volta creato il lottatore, vi sentirete obbligati a modificare anche la sua entrata: potrete scegliere tra un paio di clip predefinite, oppure potrete sbizzarrirvi nel ruolo di regista e modificare l’angolatura della telecamera, il colore del filtro, la colonna sonora e i fuochi pirotecnici: spettacolo assicurato insomma. Potrete poi procedere con la creazione di una nuova arena: anche qui l’unico limite è la vostra fantasia, visto che potrete reinventare sia il ring che tutto il resto – tavolo dei commentatori, rampe, monitor ecc.
La possibilità più allettante è senza ombra di dubbio quella di creare una storyline ad hoc: potrà essere realizzata sia per la Superstar creata che per una già esistente, ed andrà ad affiancarsi a quelle presenti nel Road To Wrestlemania.
Se solo avesse curato il gameplay allo stesso modo dell’editor, Yuke’s sarebbe di diritto nell’olimpo dei team di sviluppo.

The WWE Community

Altro punto a favore di WWE 12 è la vasta e organizzatissima struttura dell’online: la community, florida e attiva, ha a disposizione tutte le tipologie di match del single player e diversi eventi concepiti appositamente per l’online, organizzati periodicamente dagli sviluppatori.

Il lag è minimo ma si sente in fase difensiva: contrattaccare è veramente proibitivo, e potrebbe portare all’esaurimento nervoso più di un giocatore.
Per ogni lato positivo della produzione Yuke’s troviamo purtroppo un lato negativo della stessa entità. Anche il comparto tecnico affossa infatti la produzione targata THQ: la grafica, solo discreta per i modelli dei wrestler e per le arene, da il peggio di sé con un pubblico anonimo e riconducibile alla passata generazione. Nota positiva è la mancanza di compenetrazioni poligonali tra i lottatori, vero tallone d’Achille dei capitoli precedenti. Il motore fisico del titolo ha purtroppo delle improvvise amnesie che permettono a pesi piuma di buttare giù delle vere e proprie montagne, ma, black out a parte, si comporta più che dignitosamente.
Ottimo invece il comparto sonoro, grazie ad una soundtrack rock/metal carismatica e davvero elettrizzante, che si sposa perfettamente con l’universo del wrestling.

Tirando le somme…

Insomma, neanche questa volta il wrestling riesce a trovare una trasposizione videoludica valutabile con una tripla A. Yuke’s si impegna e crea un’ottima cornice, ma pecca proprio nella realizzazione del cuore di ogni videogame, ovvero il gameplay. Nonostante tutto, ci sono comunque le possibilità per un seguito in grado di riportare il genere in auge. Provateci ancora ragazzi!