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Recensione Recensione di X-Men Origins: Wolverine

Recensione di X-Men Origins: Wolverine di Console Tribe

di: Santi "Sp4Zio" Giuffrida
“Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è piacevole.”

Dite la verità, chi di voi non ha sentito pronunciare almeno una volta questa frase?
Probabilmente si tratta di una delle frasi ad effetto più indimenticabili del vasto universo dei fumetti di stampo supereroistico. Tale espressione, non a caso, fu elaborata dal sapiente Frank Miller, autore di fumetti e regista americano nelle cui vene scorre sangue “noir”, tanto da raggiungere la notorietà per aver “contaminato” il mondo dei supereroi con atmosfere cupe e dichiaratamente destinate ad un pubblico maturo.
A questo punto non ci sono dubbi, il personaggio protagonista della nostra recensione è Wolverine, senza dubbio uno dei più amati dagli estimatori dell’universo Marvel, che per i pochi che non lo sapessero è lo storico editore di fumetti che può vantare eroi del calibro di Captain America, Hulk, Iron Man, l’Uomo Ragno, gli X-Men ed altri ancora. Pensate un po’, la prima apparizione di Wolverine – il cui vero nome è James Howlett detto anche Logan – risale all’ormai lontano 1974, quando comparve sul numero 180 della seconda serie de L’Incredibile Hulk attraverso un breve cameo, anche se il debutto ufficiale avvenne sul numero successivo della stessa serie.

Wolverine, partorito dalla mente di Len Wein e disegnato dalla tavolozza di Herb Trimpe, nonostante il suo carattere difficile e il tipico atteggiamento da “cattivo ragazzo”, è riuscito ad attirare su di sé l’attenzione e l’affetto di molti fan, rivelandosi ben presto uno dei personaggi di punta dell’editore statunitense. In un primo momento Wein lo immaginò come un lupo mannaro adolescente geneticamente modificato, ed è forse per questa ragione che oggi riconosciamo in Wolverine abilità “animalesche”, che gli conferiscono sensi ed istinti iper-sviluppati così come la notevole agilità. Ma la caratteristica dominante è senza alcun dubbio la presenza di tre artigli ossei sguainabili a comando dal dorso di ciascuna mano: da qui deriva l’appellativo di “uomo con gli artigli”. Logan può inoltre considerarsi quasi del tutto invincibile, difatti non solo il suo scheletro è rivestito d’adamantio (una lega d’acciaio inesistente in natura ideata in casa Marvel) ma può contare pure sul “fattore rigenerante”, grazie al quale riesce a guarire velocemente da qualsiasi ferita o malattia, restando al tempo stesso immune alle droghe e ai veleni e insensibile ai processi d’invecchiamento.

La sagra dei tie-in

Come avrete notato, da diverso tempo a questa parte, il mondo della celluloide sembra quasi che abbia siglato un accordo di alleanza con l’industria videoludica, tanto che sempre più spesso veniamo investiti da un ingente numero di cosiddetti “giochi su licenza”, oggi meglio conosciuti come tie-in. Di solito queste produzioni sono perlopiù accomunate da un basso budget e da un conseguente mediocre risultato per quel che riguarda la qualità finale. Detto questo, capite benissimo quale possa essere il rischio quando ci troviamo tra le mani un titolo facente parte del filone di cui sopra. Diciamoci la verità, si potrebbero riconoscere alcune eccezioni, tuttavia sono talmente poche che ne confermano la regola.
Per quanto il mercato risulti già saturo, i tie-in continuano ad affollare inesorabilmente gli scaffali dei negozi ogniqualvolta non sia necessario, il che la dice già lunga. Ad esempio siamo sicuri che i vari videogiochi dedicati al maghetto occhialuto più famoso al mondo siano stati essenziali? Noi, appellandoci al sacro dovere di imparzialità, dribbliamo la risposta e lasciamo che siate voi stessi a prendere una posizione al riguardo. Non ce ne vogliate.

Lo sapete che di recente è uscito nelle sale cinematografiche l’ultimo film dedicato a Wolverine? Ecco. E a tal proposito poteva forse disertare l’ennesimo tie-in? Certo che no! Arriva quindi puntuale l’omonimo titolo prodotto da Activision e realizzato da Raven Software, nota per aver sfornato già in passato un altro gioco di stampo supereroistico: Marvel La Grande Alleanza. E chi non ricorda i meritevoli Soldier of Fortune e Star Wars Jedi Knight II: Jedi Outcast? Insomma, i propositi del team statunitense sembrano poggiare su solidi precedenti; a questo punto non ci resta altro che mettere alla prova gli artigli di Logan e sperare che X-Men le Origini: Wolverine possa schierarsi tra le poche eccezioni presenti nell’ormai chiassoso esercito dei tie-in.

Frullato di storyline

Sebbene la storyline predominante del titolo ricalchi gli eventi narrati dalla pellicola, gli sviluppatori hanno pensato bene di ampliare il copione aggiungendo delle missioni inedite sotto forma di flashback, proponendoci in tal senso un originale legame tra presente e passato. La narrazione procede senza particolari intoppi grazie a cut-scene realizzate con lo stesso motore del gioco e in linea generale risulta ben gestita e a tratti persino articolata. Quantunque i fatti esposti si allontanino dichiaratamente dal fumetto originale non mancheranno colpi di scena e curiosi retroscena in grado di dipingerci uno dei personaggi più affascinanti dell’universo firmato Marvel.
Pur di non rovinarvi il piacere della scoperta, possiamo accennarvi che le missioni che affronterete avranno inizio presso la base di Alkali Lake, sede di segretissimi laboratori nei quali ha origine l’Arma X. Logan viene infatti sottoposto ad un particolare esperimento che rivestirà il suo scheletro di adamantio, ovvero la lega metallica ricavata dal meteorite che anni prima il colonnello Stryker cercava nel continente africano. Quando quest’ultimo considera Logan l’Arma X, decide al tempo stesso di cancellargli la memoria: a Logan non resta altro che estrarre i nuovi graffianti artigli e fuggire dalla base. Inizia così un’inviperita lotta tra Wolverine e l’esercito di Stryker.
Qualora siate fan storici del fumetto potreste storcere facilmente il naso, difatti sia nel film che nel gioco gli eventi sono stati volutamente manipolati, tuttavia vi assicuriamo che nel complesso la trama svolge bene il suo compito, mantenendo alto l’indice di gradimento sia nello spettatore che nel giocatore.

L’influenza di più generi

Una volta avviato il gioco ci troviamo dinanzi ad un menu accattivante caratterizzato da uno sfondo animato dove vediamo Logan immerso in una vasca da laboratorio nel momento in cui l’adamantio sta per unirsi al suo corpo.
Dando inizio ad una nuova partita avremo modo di scegliere il livello di difficoltà desiderato, anche se in occasione del primo playthrough potremo selezionarne soltanto due: facile e normale. A tal proposito vi consigliamo di escludere a priori il grado più basso, onde evitare di incappare in un’esperienza di gioco troppo elementare e pertanto priva di un degno tasso di sfida.
Sin dai primi minuti di gioco, l’ultima fatica dei ragazzi di Raven Software si presenta come un action-game in terza persona contraddistinto da meccaniche di gioco classiche, con qualche spruzzata qua e là di elementi appartenenti ad altri generi, come ad esempio gli adventure-platform e gli RPG. Nel corso dell’avventura, infatti, pur di raggiungere zone altrimenti inaccessibili, ci troveremo faccia a faccia con alcuni enigmi da risolvere che, sebbene non siano esageratamente difficili, non sono tuttavia da considerarsi banali o eccessivamente prevedibili. Per quanto riguarda invece gli elementi ereditati dai giochi di ruolo è interessante notare come la mera forza bruta di Logan sia direttamente proporzionale al livello di esperienza acquisito: in occasione di ogni scontro assorbiremo dai nemici sconfitti un determinato quantitativo di punti esperienza, utili a far progredire la relativa barra salendo conseguentemente di livello. A ciò si aggiunge pure la gestione dei cosiddetti “punti abilità”, che potranno essere spesi attraverso un intuitivo menu grazie al quale avremo modo di potenziare la resistenza fisica, sbloccare nuove mosse nonché incrementare la consistenza dei nostri attacchi. Ma non è tutto, difatti lungo il cammino troveremo delle singolari icone colorate che altro non sono che dei mutageni, ovvero distinte facoltà sfruttabili mediante i tre slot a disposizione. Questi ci serviranno a favorire la rapidità del fattore di rigenerazione, aumentare i danni inflitti dagli artigli e così via. Possiamo quindi affermare che in un certo senso è possibile procedere ad una personalizzazione del nostro alter-ego digitale in base alle nostre esigenze di combattimento o, perché no, compatibilmente al nostro approccio di gioco. Sta a voi sperimentare la combinazione dei tre mutageni più consona e che più vi aggrada.

“Devo riconoscere che avete del fegato… peccato sia sparso sul pavimento!”

Dopo avervi illustrato gli elementi presi in prestito da altri generi, è opportuno sottolineare come ad ogni modo l’aspetto principale del titolo sia quello di massacrare quanti più nemici possibili imbrattando di sangue i nostri artigli adamantini.
Il sistema di controllo messo a punto dagli sviluppatori risulta essere sin dalle prime battute di gioco molto intuitivo e di facile apprendimento, tanto che non farete fatica ad annientare i nemici mettendo a segno delle coreografiche uccisioni. Le varie combo eseguibili si sviluppano alternando la pressione dei quattro tasti frontali, suddivisi tra attacco leggero, pesante, salto e presa. Man mano che proseguiremo nel gioco si renderanno disponibili nuove mosse, facendoci inanellare combo via via più complesse e devastanti. Parlando invece delle manovre evasive, potremo pararci dagli attacchi dei nemici intervenendo sui due grilletti: solo il sinistro per chiudere la guardia, entrambi per schivare rotolando sul selciato. Parare col giusto tempismo significa dare il via ad un potente contrattacco, pertanto qualora dovessimo vedercela con un avversario dotato di particolare resistenza, tale manovra si rivelerà di fondamentale importanza.
Un aspetto interessante dei vari combattimenti ci viene dato dalle “uccisioni rapide”, che ci permettono per l’appunto di mettere rapidamente a tappeto il malcapitato di turno esibendoci in mosse tanto spettacolari quanto crude e sanguinolente. Queste dipendono strettamente dal nemico che ci si para dinanzi, difatti ognuno di essi esibirà degli standard comportamentali differenti, anche in relazione alla propria stazza o arma impugnata. Una volta afferrato il nemico, per innescare la “quick kill” sarà sufficiente premere il tasto relativo all’attacco pesante per poi premerlo nuovamente non appena gli artigli avranno emesso un bagliore di luce. In questo frangente, le scene splatter più ricorrenti ci vedranno spettatori di teste mozzate e arti mutilati, in un turbinio di fiotti rossi che elargiranno allo scenario un aspetto decisamente macabro. E se ciò non bastasse, potrete soddisfare la vostra sete di violenza utilizzando alcuni elementi dell’area di gioco a vostro vantaggio: è possibile infatti scaraventare i nemici contro grossi aculei sparsi un po’ dovunque; scatenate pure la vostra ira!

Oltre a poter contare sugli attacchi base, potremo eseguire pure quattro diversi tipi di attacco speciale soltanto dopo aver riempito una barra speciale denominata per l’occasione “furia”. Affinché ciò avvenga ci basterà uccidere gli avversari o rompere alcuni oggetti presenti nell’area di gioco, come ad esempio vecchio vasellame, casse di legno e mobilia. Ovviamente, come è logico che sia, questi attacchi “furiosi” infliggeranno ai nemici dei danni maggiori rispetto a quelli usuali, per cui è consigliabile consumare la barra “furia” con estrema dovizia e farne quindi buon uso con i boss di fine livello, decisamente più coriacei e mastodontici dei comuni ostili.
Nel caso in cui dovessimo perdere l’orientamento, non sapendo più che direzione prendere, potremo affidarci ai “sensi ferali”, ovvero una singolare visualizzazione della realtà circostante in grado di evidenziare non solo gli oggetti sensibili della mappa ma anche di indicarci la via che ci conduce al prossimo obiettivo.
E dopo avervi parlato di questo potere speciale, non possiamo certamente ignorarne un altro, che probabilmente costituisce la vera forza di Wolverine, capace di renderlo quasi del tutto invincibile. Ovviamente, come avrete già capito, ci stiamo riferendo al fattore rigenerante, che di fatto assume un ruolo di primaria importanza circa l’energia vitale a nostra disposizione. Quest’ultima, infatti, è stata studiata dagli sviluppatori mediante l’introduzione di due distinti indicatori: il primo rappresenta il fattore di guarigione e diminuisce per poi riempirsi daccapo quando non si subiscono ulteriori attacchi, mentre il secondo è caratterizzato da un cuore pulsante e sta ad indicare la percentuale di danno inerente agli organi vitali. A questo punto vi starete domandando se sia possibile morire o meno, e la risposta alla vostra domanda trova esito affermativo. Una volta esaurito il primo indicatore, anche il secondo inizierà a svuotarsi, pertanto qualora non si proceda a prendere riparo in un luogo sicuro saremo costretti a ricominciare dall’ultimo checkpoint raggiunto. Un effetto visivamente degno di nota è costituito dalle ferite sul corpo di Wolverine, infatti i fori di proiettili così come le ferite da taglio si richiuderanno davanti ai nostri occhi, anche se per dirla tutta tali lesioni fisiche danno l’impressione di essere pre-calcolate; non aspettatevi di vedere il corpo ampiamente smembrato come invece accade nel fumetto o nel film.

Ultima abilità che merita di essere menzionata è l’affondo: agganciato il bersaglio avremo modo di spiccare un grande salto lanciandoci con violenza contro lo sfortunato di turno, finendolo di sorpresa dopo una serie di colpi e soprattutto con un’agilità tipicamente felina.

L’intelligenza artificiale dei nemici di certo non può essere paragonata a quella riscontrabile in titoli di più elevata caratura, tuttavia il tasso di sfida ci viene garantito dalla varietà dei nemici che, come già anticipato, mostreranno delle routine comportamentali ben distinte, obbligandoci a seguire di volta in volta un approccio differente. Per dirla breve, alcuni di essi richiederanno la semplice pressione forsennata dei tasti frontali, mentre altri il corretto utilizzo dei contrattacchi e delle manovre evasive. Inoltre, quasi ad intervalli regolari, dovremo vedercela con delle creature di gigantesche proporzioni, abbattibili mediante l’uso degli ormai classici “quick time event”.
Nel complesso avremmo preferito un livello di difficoltà più elevato, tanto più che il fattore rigenerante ci rende in pratica quasi invincibili. A tal proposito sarebbe stato giusto rendere disponibile il massimo livello di difficoltà sin dal primo giro di giostra, piuttosto che farlo figurare come un extra. Ad ogni modo la longevità offerta dal titolo risulta sicuramente al di sopra della media: per portare a termine l’avventura sono richieste tra le 12 e le 15 ore; il fattore rigiocabilità è invece incentivato dalle 95 piastrine collezionabili dei militari morti e dalle 8 statuette di Wolverine custodite talvolta da aree segrete.

“Dammi qualcosa per non sentirmi in colpa se ti prendo a calci nel sedere.”

Nonostante l’ottimo sistema di combattimento, che risulta coinvolgente e funzionale, X-Men le Origini: Wolverine non è certamente esente da difetti: i modelli poligonali, così come le texture, sono purtroppo caratterizzati da troppi alti e bassi che di fatto inficiano la qualità complessiva del titolo. Sembra quasi che l’utilizzo dell’Unreal Engine 3 sia stato compromesso da un budget non all’altezza, elemento che a conti fatti accomuna quasi tutte le produzioni etichettabili come tie-in.
Quantunque le fattezze del protagonista risultino ben realizzate, lo stesso non si può dire dei personaggi secondari, soprattutto per quanto concerne i volti femminili, visibilmente privi di una valida espressività che possa dichiararsi al passo coi tempi. Il discorso cambia se volgiamo la nostra attenzione alle animazioni di Wolverine, infatti queste si dimostrano di ottima fattura e donano alle movenze un appeal decisamente realistico.
A testimonianza del fatto che il motore grafico non sia stato sfruttato a dovere, abbiamo riscontrato dei repentini cali di frame rate in concomitanza con le situazioni più concitate, al punto tale da compromettere raramente persino l’esperienza di gioco.
Il level design appare di discreta qualità, specialmente per la diversificazione degli scenari di gioco: si passa da antiche rovine a boschi innevati, da giungle a laboratori iper-tecnologici, così come per ampi spazi aperti in grado di offrire scorci paesaggistici degni di nota.
Riguardo eventuali bug grafici abbiamo notato alcuni casi di compenetrazioni tra poligoni ed ingiustificabili difetti di bump-mapping; a ciò si aggiunge un insieme di shader ed effetti particellari decisamente al di sotto della media, tanto quanto l’utilizzo del filtro anti-aliasing. Inoltre elementi come le esplosioni ed i liquidi appaiono poco credibili poiché realizzati con scarsa cura. Apprezzabili invece i giochi d’ombra ed i riflessi di luce, così come alcuni effetti grafici riscontrabili durante l’esecuzione di alcuni attacchi speciali.
A far sollevare l’ago della bilancia ci pensa un gameplay in grado di coinvolgere sin dalla prima sessione di gioco, nonostante un tasso di sfida forse un po’ troppo accessibile per coloro i quali abbiano già dimestichezza col genere in questione. L’istinto animale di Logan è stato ricreato più che bene, certamente non ci troviamo tra le mani un titolo sdolcinato, tutt’altro! La violenza è il suo forte, e sgozzamenti e mutilazioni saranno la vostra condotta. Non per niente è vietato ai minori di 18 anni: siete avvisati.

Il comparto sonoro, seppur non faccia gridare al miracolo, si rivela di buona fattura grazie a musiche che ben si sposano con le ricorrenti sequenze d’azione, così come gli effetti sonori riescono a svolgere il loro compito senza mai eccedere.
Passando per il doppiaggio, invece, quantunque questo sia stato interamente localizzato in lingua italiana, si attesta al di sotto della media, proponendo voci prive di enfasi e talvolta in disaccordo con l’emotività vissuta dai personaggi. Ma il nostro rammarico più grande è che non sia stato affidato allo stesso cast di doppiatori della controparte cinematografica, scelta alquanto discutibile, visto che si tratta di un tie-in.

“Le strade hanno perso un po’ del vecchio odore di sangue…”

Concludendo, X-Men le Origini: Wolverine risulta essere un titolo caratterizzato da un comparto tecnico poco incline ad oltrepassare la soglia della sufficienza, tuttavia l’ottimo sistema di combattimento riesce in buona parte a far emergere uno dei migliori tie-in attualmente in circolazione. Inoltre, nel caso in cui foste fan di vecchia data di Wolverine, potrete contare su una trasposizione videoludica sicuramente capace di evidenziare l’indubbio carisma dell’uomo con gli artigli “made in Marvel”. E vi capiterà persino di cedere al sorriso grazie ad alcune battute cariche di sarcasmo tipiche della personalità irriverente e graffiante (è proprio il caso di dirlo) di Logan.
Detto questo, consigliamo l’acquisto a tutti gli amanti del genere e del fumetto ma tutti gli altri non perdano l’occasione di provarlo.