The American Dream - Recensione

Gli americani ci hanno sempre visto lungo, capaci come sono stati di capire già da anni i molteplici usi della polvere da sparo. Rimedio assoluto contro il logorio della vita moderna (cit.), fonte inesauribile di creativi utilizzi anche nella più blanda quotidianità, l’utilizzo massiccio delle armi da fuoco è stato in grado di semplificare e cambiare, in meglio, la frenetica esistenza dei nostri cugini d’oltreoceano. D’altro canto nulla è impossibile o difficile quando si stringe in pugno una fiammante bocca da fuoco, o per lo meno questo è quello che accade all’interno di The American Dream.

Una pistola, mille sapori

Chi non ha mai preparato dei gustosi hamburger per mezzo di due pistole automatiche? Oppure ha eliminato lo sporco dalla carrozzeria dell’auto grazie ad un mitra, o gustato una romantica cenetta in un ristorante italiano impugnando una potente colt? È in questa utopica realtà simulata che gli australiani Samurai Punk hanno deciso di ambientare il loro bizzarro The American Dream, calando il tutto all’interno di una sorta di giostra su rotaie, utilizzata per istruire i bravi cittadini sull’importanza e la funzionalità delle armi da fuoco. Un’America ideale e futuristica, seppur tratteggiata con un inconfondibile stile anni ’50, in cui i proiettili sono ormai divenuti una parte importante e praticamente fondamentale della società. Sfruttando una narrativa che fa dell’ironia la sua arma migliore, ci ritroveremo adagiati all’interno di una sorta di carrello su rotaie, parte di un vero e proprio ottovolante che, per mezzo di varie stanze, ci permetterà di accrescere la nostra dimestichezza con l’uso della citata polvere da sparo. Una critica neppure tanto velata alla diffusione scellerata di simili strumenti di offesa, alla politica che fa dello slogan “una pistola in ogni casa” uno dei suoi punti di forza. Ci ritroveremo, dunque, a vivere tutte le tappe fondamentali dell’esistenza di un essere umano, dal primo pranzo in fasce, all’immancabile ballo scolastico, passando per routine lavorativa e familiare, il tutto proposto attraverso delle piccole stanze, parti integranti di questa vera e propria attrazione fieristica, che fungono da stage. Qua il gameplay di The American Dream si declina in forma di shooter statico, in cui dovremo sfruttare le bocche da fuoco che di volta in volta avremo a nostra disposizione per svolgere i compiti più disparati, con esiti talvolta davvero esilaranti. Ecco, quindi, che richiameremo l’attenzione di nostra madre sparando alla porta della nostra cameretta, che oramai adolescenti riordineremo a colpi di shotgun, ma non mancheranno anche idilliaci balli o appuntamenti letteralmente “scoppiettanti”. Il tutto mentre saremo istruiti sul da farsi, oltre che sulla superiorità della stirpe statunitense, dal sintetico cane Buddy Washington, che con voce che richiama alla mente i documentari di propaganda dei tempi che furono, amplificherà in maniera efficace l’atmosfera surreale che si respira in The American Dream. Certo, non tutte le attività presentano il medesimo tasso di divertimento, in quanto non mancano momenti un po’ troppo forzati e invero non propriamente divertenti, ma considerando l’economia finale del racconto c’è solo da applaudire l’originalissimo lavoro di costruzione messo in piedi dal team.

Fuori sincrono

Tecnicamente parlando, a dispetto di una natura statica in grado di aiutare sul fronte computazionale, The American Dream si lascia semplicemente guardare senza stupire gli occhi, a causa di una conta poligonale non certo elevatissima, seppur coadiuvata da una direzione artistica decisamente più convincente. Qualche magagna è da registrare sul versante sonoro, con dialoghi non sempre sincronizzati con sottotitoli ed azione, situazione che porta ad alcuni brevi ma fastidiosi tempi morti. Funzionale, invece, il sistema di controllo legato all’impiego dei Move (anche se permane qualche criticità con l’uso delle armi a due mani), che ha nell’esaltante sistema di ricarica, con tanto di slow motion e caricatori da inserire al volo, uno dei suoi punti di forza. Peccato che per godere in pieno della narrazione occorra conoscere l’inglese, visto che in The American Dream latita qualsiasi forma di localizzazione.

Bizzarro, straniante, semplice nelle sue meccaniche ma anche decisamente originale, The American Dream si configura come una delle esperienze più strambe che siano apparse su PlayStation VR, principalmente grazie ad un setting narrativo che si basa su premesse tanto comiche quanto intriganti nella loro spietata ironia. Pur non particolarmente complessa nel gameplay, la produzione Samurai Punk è sicuramente un esperimento che merita una chance, soprattutto se siete in cerca di uno shooter quanto mai particolare.

  • Situazioni ludiche interessanti...

  • Setting completamente fuori di testa

  • ...ma non tutte

  • Qualche problema di audio

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