Recensioni

Recensione Reus

di: Simone Cantini

dire veramente poco alla maggior parte di voi, eppure quando si parla di god game è impossibile non citare questi tre indimenticabili capolavori. Ed è nel solco tracciato da tali picchi creativi che si va ad inserire Reus, interessante titolo già uscito da qualche anno su PC.

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Ed io, che di mestiere faccio il dio…

Non lasciatevi ingannare dall’introduzione coccolosa e dallo stile grafico minimale: Reus ha un gameplay ben più stratificato e complesso di quello che si potrebbe pensare dopo uno sguardo superficiale. Il titolo, difatti, pur calandoci nei panni di una divinità il cui compito sarà quello di ripopolare un anonimo pianeta, presenta una struttura di fondo che strizza l’occhio ad alcuni elementi cari ai puzzle game, che vanno magistralmente a fondersi con i più canonici elementi gestionali. Il mezzo principale con cui andremo ad interagire con la superfice terrestre sarà costituito da quattro differenti giganti, ognuno legato ad un distinto elemento (terra, natura, acqua e palude) e dotato di poteri unici. L’utilizzo delle loro abilità permetterà di creare peculiari habitat, comprendenti rigogliose foreste, mefitiche paludi oppure assolati deserti, che toccherà poi popolare di flora, fauna e minerali per favorire la nascita di insediamenti umani, che il compito di aiutare a sviluppare. Per farlo dovremo realizzare di volta in volta i vari progetti che compariranno nel villaggio, i quali richiederanno ognuno un determinato numero di risorse, il cui numero potrà essere incrementato potenziandone la produttività (tramite i poteri di ciascun gigante) e sfruttandone le varie sinergie. È qua che l’anima enigmistica di Reus viene fuori in maniera lampante: posizionare, rispettando alcune regole peculiari di abbinamento, in una determinata maniera i vari elementi, permetterà di beneficiare di ulteriori bonus, indispensabili per velocizzare l’accumulo di materiali e realizzare i progetti più complessi. Il raggiungimento di questi obiettivi sarà anche indispensabile per aumentare i poteri e le azioni disponibili dei nostri giganti: una volta realizzata una struttura, difatti, comparirà un ambasciatore nel villaggio di riferimento, che potrà essere raccolto da una delle mistiche creature con conseguente sblocco di nuovi perk. Fondamentale sarà anche il vigilare sul benessere e la moralità dei nostri popoli, tenendo principalmente d’occhio l’indicatore dell’avidità, per evitare che possano scoppiare guerre tra villaggi vicini. È in questi casi, ahinoi, che l’uso della forza diverrà necessario e talvolta ci troveremo a distruggere senza pietà un insediamento virtuale reo di essere divenuto troppo umano. Appare evidente come gli aspetti da gestire in Reus siano molteplici, oltre che organizzati in maniera interessante e divertente. Peccato che il tutto sia calato all’interno di una struttura prevalentemente sandbox che, al di là di alcuni task specifici da portare a termine durante le varie partite, non offre una reale modalità storia, ma si limita a proporre match dalla durata preimpostata ed una modalità endless.

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Transizione perfetta

Ho già parlato dello stile adottato dai ragazzi di Abbey Games per Reus, colorato e gradevole quanto basta per colpire l’occhio, pertanto credo sia giusto spendere più di una parola riguardo alla curatissima ed efficace interfaccia di gioco, che ha saputo adattare in maniera esemplare al pad un layout pensato inizialmente per l’accoppiata mouse/tastiera. Seppur possa apparire estremamente caotica durante i primi minuti di gioco, basta affrontare l’esaustivo tutorial per prendere confidenza con le varie schermate e la gestione delle risorse e dei vari poteri. Strutturalmente parlando l’aspetto che mi ha convinto meno è stata la scelta di adottare un mappa di gioco bidimensionale dalla forma circolare il cui scorrimento, pur al netto dei vari livelli di zoom, ho trovato non troppo comodo. Si tratta comunque di una piccolezza sia chiaro. Sostanzialmente più grave, almeno per i miei gusti, l’assenza di un comparto audio degno di questo nome dato che, al netto di qualche semplice effetto ed una blanda partitura musicale, le orecchie non saranno affatto stimolate da Reus.

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Reus è la dimostrazione lampante di come delle buone idee di fondo possano servire a ritagliarsi uno spazio all’interno dell’affollato panorama videoludico. Certo, parliamo di un genere attualmente non proprio inflazionato, ma quando ci si trova costretti a confrontarsi con tre pesi massimi come quelli citati in apertura, il rischio di cadere rovinosamente è sempre dietro l’angolo. Invece i ragazzi di Abbey Games sono riusciti nell’intento di proporre un titolo divertente, complesso e discretamente originale. Peccato davvero per la mancanza di un vero story mode…