Recensione di Rumble Roses XX - Recensione

Recensione di Rumble Roses XX di Console Tribe

Sulle orme di Tecmo e del celebre Dead or Alive
Extreme Volleyball, Konami sforna un gioco di wrestling tutto al
femminile ricco di interessanti caratteristiche.

Ad
una prima occhiata sembrerebbe che i programmatori non si siano
sforzati più di tanto nel disegnare i costumi delle lottatrici: come
anni fa nel primo episodio sviluppato per PS2, anche in questo caso il
giocatore si trova infatti a condurre le bellissime ragazze vestite con
abiti estremamente succinti in una serie di incontri ambientati in
località esotiche degli Stati Uniti, in un’avventura che è sicuramente
piu’ interessante sotto il profilo visivo che come esperienza di gioco.

Dal
punto di vista prettamente tecnico il gioco è senza dubbio ben
realizzato, basti pensare che il motore grafico deriva da quello dei
vari Smackdown! VS Raw del team Yuko’s : le tipologie di
mosse sono tutte presenti: dai pugni ai calci, dalle prese ai voli
dalle corde del ring, dalle parate alle contromosse; il tutto
naturalmente è più  improntato sullo spettacolo e sulla
rappresentazione delle ragazze che sul realismo.

Oltre
alle mosse canoniche, è disponibile una serie di mosse speciali
differenti per ogni lottatrice ed applicabili dopo aver riempito una
barra speciale: in questo modo oltre a concludere ogni incontro con il
classico schienamento, sarà possibile vincere l’incontro grazie a mosse
letali, assassine e soprattutto mosse umilianti, grazie alle quali sarà
possibile osservare la lottatrice avversaria sottomessa in particolari
posizioni studiate unicamente per deliziare gli occhi del giocatore.

Da
questo punto di vista il titolo è sicuramente più interessante rispetto
alla pallavolo femminile di Tecmo, in quanto, pur essendo l’aspetto
sportivo solamente un espediente per godersi le ragazze sotto ogni
“profilo”, c’e’ anche da divertirsi con il joypad specialmente se si
apprezza questo genere di lotta.

Direttamente
dal primo capitolo ritroviamo le protagoniste della serie Rumble Roses:
Reiko, Evil Rose, Candy Cane, Makoto, Aigle, Anesthesia, Aisha, Dixie,
Bloody Shadow, Miss Spencer.

Per ognuna di
essere è stata creata una controparte “alternativa”, con un carattere
ed una personalità diametralmente opposti, oltre che con un costume di
scena differente.

Le lottatrici continuano
a “crescere” man mano che l’avventura progredisce: in particolare
grazie ad un semplice editor grafico sarà possibile plasmare i corpi a
seconda dei propri gusti aumentando la taglia del seno piuttosto che i
muscoli delle gambe e delle braccia piuttosto che gli addominali; in
modo analogo chiaramente è possibile applicare nuovi costumi e
calzature alle lottatrici dopo ogni match.

All’inizio
del match, ogni personaggio dà vita ad una sequenza iniziale ben
realizzata avente lo scopo di presentare la lottatrice nel massimo del
suo splendore, in puro stile americano.

Purtroppo
non esiste un vero e proprio story mode, ma il completamento
dell’esperienza con la lottatrice selezionata avviene in seguito ad un
numero imprecisato di combattimenti nelle varie località, grazie ai
quali è possibile vincere denaro utile per acquistare abiti ancora più
succinti o altri oggetti per umiliare le avversarie o per immortalare
le lottatrici nelle posizioni più provocanti.

Le
località degli incontri sono abbastanza limitate: l’arena, il tetto di
un palazzo, l’isola della regina, la strada, il deserto; d’altra parte
sono state introdotte interessanti modalità di combattimento quali 1 vs
1, 2 vs 2, 3 vs 3, 4 vs 4, Street fighter match (a tempo), match  della
regina, in cui la lottatrice perdente verrà umiliata ballando il limbo,
assumendo pose sexy o facendosi “torturare” dalla vincente con
oggettistica varia.

Non essendo uno story
mode i combattimenti sono molto ripetitivi, sia per l’esiguo
parco-ragazze sia per le limitate località, ragion per cui una volta
esaurita l’ebbrezza le sexy protagoniste ed i relativi costumi riescono
a trasmettere, il gioco diventa alquanto noioso.

L’esperienza
Live è altresì gradevole, dal momento che è possibile avvalersi di
tutte le modalità disponibili in single player: sicuramente conferisce
quel gap di longevità che permette al gioco di conquistare la
sufficienza piena.

 

GRAFICA E AUDIO

L’aspetto
grafico è la punta di diamante del titolo: modelli realizzati
egregiamente nell’insieme e nel dettaglio, dai visi delle ragazze alle
rotondità varie ai muscoli: come detto in precedenza le caratteristiche
fisiche sono personalizzabili grazie all’editor grafico in seguito ad
ogni vittoria.

Le mosse speciali sono
spettacolari, non realistiche ma atte a valorizzare le posizioni
provocanti assunte dalle ragazze: ogni inquadratura può essere
immortalata grazie ad una macchina fotografica acquistabile dopo una
serie di vittorie.

Le località sono sottotono
rispetto alla realizzazione delle protagoniste, che sicuramente
attraggono maggiormente gli sguardi del giocatore, il quale sicuramente
riuscirà ad apprezzare l’equilibrato mix tra esperienza di gioco e
bellezza femminile.

Come per i giochi fino a
questo momento, la Next-Gen si vede solo dal punto di vista grafico,
soprattutto per coloro che utilizzino un HD TV, visto che tutto il
resto è rimasto fedele al vecchio capitolo.

Le
animazioni sono altresì ben realizzate, sia per quanto riguarda il
gioco vero e proprio, sia per quanto riguarda le sequenze introduttive
atte a presentare i vari personaggi del gioco.

Il
comparto audio non è dei migliori, la musica è molto ripetitiva, ma
sicuramente non vuole essere il punto di forza del titolo. Inutile
giocare con un Dolby 5.1.

 

CONCLUSIONI

Per
concludere ci troviamo davanti ad un gioco discreto, che è in grado di
affiancare ad un exploit visivo di bellezza femminile per nulla male
un’esperienza di gioco discreta ben superiore al sexy titolo di casa
Tecmo.

Purtroppo anche tanta bellezza dopo
alcune ore non riesce a contrastare una giocabilità che sicuramente non
è delle migliori; l’esperienza Live riesce comunque a conferire quella
longevità che il single-player da solo sicuramente non avrebbe, come
del resto succede per quel che concerne  ogni titolo disponibile
attualmente.

Che dire di più … tra il
Masterchief e l’elfo oscuro di Oblivion qualche bellezza procace fa
sicuramente il suo effetto e mi sentirei in debito a non assegnare a
questo titolo un voto più che sufficiente.