Recensione di Overlord II - Recensione

Recensione di Overlord II di Console Tribe

E’ bello essere cattivi. Con questa semplice ma indimenticabile frase il britannico Peter Molyneux, ancora membro di Bullfrog Production (software house successivamente cannibalizzata da Electronic Arts), ci aveva introdotto nell’oscuro mondo di Dungeon Keeper.
Nessuna principessa da salvare, nessun regno da proteggere, nessun
cattivo da debellare: eravamo noi giocatori ad impersonare la
reincarnazione del male assoluto e a minacciare la libertà e la
felicità di un mondo videoludico assuefatto da troppi cliché narrativi.
Triumph Studios e Codemasters hanno raccolto il lascito del fondatore di Lionhead
nel coraggioso tentativo di rinnovare l’ interesse per il lato più
oscuro di noi videogiocatori e, dopo averci fatto sorridere con il
discreto primo capitolo (e piangere per gli abominevoli spin-off), ci
propongono un seguito che secondo il lead designer Lennard Sas “espande
enormemente le opportunità del concept originale della serie”. Solito
merchandising o pura e semplice verità?




Il potere corrompe…ma il potere assoluto è divertentissimo!




In Overlord II vestiremo i panni di una nuova progenie
maligna (il precedente cattivone è purtroppo stato rinchiuso in un
abisso infernale…cose che capitano frequentemente ai signori del male)
che, dopo una gioventù di soprusi e angherie (chi non si arrabbierebbe
come un caimano dopo essere stato chiamato “streghino” per anni?)
decide giustamente di conquistare il mondo e ridurre all’imperfetto
dell’essere chiunque tenti di ostacolare i suoi piani.

Può un uomo armato di ascia gigante conquistare da solo un regno? Conan
il barbaro ci insegna di sì, ma purtroppo non è questo il caso dello
“streghino”: per realizzare i vostri sogni di Overlord avrete bisogno
di schiavi fedeli disposti a tutto (anche ad annegare e farsi
sciogliere nella lava) pur di aiutarvi. Così entrano in scena i
“serventi”, esseri a metà tra un goblin ed un gremlin e con ¼ del
cervello delle già decerebrate specie. La sceneggiatura, sempre
affidata a Rhianna Pratchett, scrittrice dietro l’ottimo Mirror’s Edge e figlia del più famoso Terry Pratchett, autore della serie Discworld,
nonostante qualche incertezza ha subito un salto di qualità notevole
rispetto al pallido primo episodio soprattutto per quanto riguarda la
cura dell’ambientazione e dei dialoghi e la caratterizzazione dei vari
personaggi complementari che avremo modo di incontrare nel corso della
storia.

La struttura base dei comandi, rimasta immutata rispetto al predente
capitolo, riesce a far coesistere la necessità di controllare il nostro
oscuro condottiero e la possibilità di gestire l’orda di serventi al
nostro seguito. Lo stick sinistro è infatti utilizzati per controllare
i movimenti dell’Overlord mentre lo stick destro ci permette di
spostare i nostri piccoli e malvagi mostriciattoli in giro per la mappa
e distruggere qualsiasi cosa ostacoli il nostro cammino. E’ inoltre
possibile impostare dei punti di guardia per presidiare determinate
posizioni e la modalità per selezionare i differenti tipi di servente
si rivela più che adeguata allo scopo permettendoci in definitiva di
scegliere con notevole facilità e velocità il tipo di soldato più
adatto all’ordine che dobbiamo impartire.

Se le tipologie di serventi sono rimaste le stesse del prequel, con la
ormai consolidata suddivisione della nostra orda in serventi marroni
(più resistenti ed esperti nel corpo a corpo), rossi (capaci di
attaccare dalla distanza con palle infuocate), verdi (letali negli
attacchi furtivi) e blu (gli unici in grado di nuotare e resuscitare i
serventi caduti in battaglia), gli sviluppatori hanno inserito la rara
e momentanea possibilità di utilizzare delle letali cavalcature (lupi
per i marroni, ragni per i verdi e salamandre per i rossi) che offrono
una maggiore versatilità tattica rispetto al monotonia del primo
Overlord. Oltre alle solite capacità magiche del nostro signore del
male (meno devastanti che in passato) ora il condottiero ha la
possibilità di “possedere” l’anima di uno dei suoi serventi dandoci la
possibilità di controllarlo direttamente in alcune specifiche sezioni
di gioco: un vero peccato che Triumph non abbia saputo sfruttare in
maniera più radicale le potenzialità di questa nuova abilità del
protagonista. Poco sfruttate rimangono anche le battaglie navali (solo
2 nel gioco) che, nonostante le notevoli incertezze nella gestione
della fisica e nelle meccaniche di impatto riscontrabili anche
nell’utilizzo delle baliste e delle catapulte, forniscono un gradito
diversivo al massacro indiscriminato dei nemici. Il binomio tra
distruzione/dominazione viene riproposto anche in questo sequel con gli
stessi insulsi risultati: il dilemma esistenziale che si presenterà nel
corso della vostra avventura si ridurrà inevitabilmente alla solita e
noiosa scelta, peraltro priva di qualsivoglia conseguenza concreta, tra
la dominazione mentale degli abitanti (o dissidenti) delle città
conquistate in pieno stile jedi o nell’annichilimento della
popolazione. Nonostante il potenziale inespresso, i differenti
allineamenti ed i finali multipli elevano comunque un fattore longevità
già sopra la media con le sue 20 ore necessarie per terminare la quest
principale, in netto contrasto con le pochissime e scarne missioni
secondarie che avremo il (dis)piacere di affrontare.

Un signore del male che si rispetti deve vivere in una torre degna del
suo oscuro proprietario: la nostra “calda” e accogliente dimora
infernale, oltre alle classiche stanze destinate alla forgia e alle
alcove dei serventi, offre anche un discreto livello di
personalizzazione legato alla donna (o alle donne… da grandi
responsabilità derivano grandi appetiti) che il protagonista deciderà
di avere al suo fianco. Desiderate l’amore “disinteressato” della
vostra amica d’infanzia Kelda, la passione avida della prosperosissima
Gemma o l’affetto malefico e perverso di Fatia? Siate prodighi di
regali e potrete trasformare ognuna delle 3 “innocenti” donne nella
vostra amica speciale.




I cuccioli di foca posso guardarti nell’anima: ammazzali subito!



Se il primo Overlord poteva essere considerato una vera e
propria miniera di game-breaking bug e di inspiegabili errori di
progettazione, in questa nuova incarnazione Triumph Studios è
finalmente riuscito a confezionare un titolo equilibrato e definito in
ogni suo particolare e non una sperimentale opera videoludica.

La qualità grafica complessiva non ha subito cambiamenti radicali ma i
modelli e le animazioni dei personaggi, anche se lontani
dall’eccellenza, risultano molto più gradevoli ed adeguati allo
standard visivo della settima generazione. Il livello di
distruttibilità degli scenari è veramente notevole e sadicamente
appagante: i nostri accoliti potranno prendere a randellate e demolire
indiscriminatamente case, negozi, casse, alberi ed innocenti animali e
derubarli di qualsiasi loro avere.

Le lunghe sessioni esplorative che caratterizzavano il gioco del 2007
sono ormai un lontano ricordo, nel bene come nel male. Le poche
location visitabili, oltre ad assomigliare per fauna presente al
deserto del Gobi, non hanno una struttura aperta e sono per lo più
suddivise in poche strade percorribili che vanificano qualsiasi
tentativo di dar libero sfogo alla nostra curiosità videoludica. Grazie
a questa (volontaria?) mancanza di inspirazione e alla minimappa
(assente ingiustificata nel prequel) l’avanzare nelle varie quest della
storia risulta certamente più immediato a discapito di una progressiva
semplificazione della risoluzione delle suddette. Il deus ex machina
per risolvere un enigma sarà sempre a meno di 2 metri dalla nostra
posizione e si limiterà nel 95% dei casi all’utilizzo di uno specifico
tipo di servente e/o cavalcatura.

Se la risoluzione dei rompicapo coinvolgerà lo 0,1 % delle nostre
facoltà intellettive, gli scontri tra la nostra orda e gli eserciti
nemici richiederanno sempre un minimo (non di più purtroppo) di
preparazione tattica e di strategia: una composizione equilibrata del
party ed uno sfruttamento spietato delle debolezze avversarie faranno
la differenza tra una trionfale vittoria ed una dolorosa sconfitta.

L’approssimativa realizzazione delle aree di gioco è in aperta antitesi
con l’eccellente lavoro svolto nella realizzazione dell’ambientazione,
che avrebbe meritato sicuramente un palcoscenico più degno. Le
atmosfere e l’humour tipicamente british, quasi fable-losi,
si accompagnano a NPC e fazioni ironicamente attuali nella loro
comicità: si passa dai bifolchi boscaioli mangiatori di foche fritte a
grassissimi imperiali presi direttamente dalle opere di Renè Goscinny e
Albert Uderzo per arrivare infine ai tremendi elfi
ambientalisti-difensori delle creature carine. Una cura per la
sceneggiatura che sicuramente giova all’esperienza di gioco complessiva
nonostante l’enorme potenziale inespresso.

Il deficitario pathfinding dei serventi (saranno pure decerebrati ma
dovrebbero essere almeno in grado di seguire senza perdersi il proprio
signore), il pessimo sistema di puntamento e selezione dei bersagli e
una gestione poco intelligente della telecamera, affidata
inspiegabilmente allo stesso stick destinato al controllo dell’orda
(mentre il d-pad non è stato minimamente sfruttato), rovinano in parte
la scatenata festa dei vari Sgrattix, Furio, Tremolo, Rocciolo, Morsio,
Croccolo, Animalo, Stupidio e Spazzolor.




Mai chiedere a Tremolo di intonare una ninna nanna!




Il comparto audio è un elemento essenziale nella realizzazione di un gioco votato alla comicità come Overlord II
e purtroppo, in un clima di parziale rinnovamento, è stato proprio
questo il settore che non ha beneficiato di un miglioramento. La
colonna sonora che accompagnerà le vostre avventure presenta delle
tracce interessanti, ma la scarsa varietà delle suddette tende a
renderle ripetitive e frustanti già dopo 5 ore di combattimenti. Il
lavoro di doppiaggio nella nostra amata lingua alterna voci ben
caratterizzate (il fedele consigliere Gnarl è un ottimo esempio) ad
altre incredibilmente approssimative e poco adatte al contesto
sarcastico dell’ambientazione: una localizzazione complessiva che si
rivela comunque più che soddisfacente ma fortemente penalizzata da un
lip-sync praticamente inesistente. I rumori ambientali sono ovviamente
ai minimi storici (avrebbero comunque poco senso nelle desertiche
mappe) e qualche battuta in più per gli abitanti dei vari paesi non
avrebbe certamente guastato. Inutile sottolineare che, come nel primo
episodio, il nostro amato signore oscuro è più muto che mai…




Un condottiero dà l’esempio ai propri soldati. Altrimenti può sempre ricorrere alla forza bruta!



I due anni trascorsi dalla scorsa apparizione del signore del male
hanno permesso ai distratti di Triumph Studios di perfezionare ed
ideare un comparto multiplayer degno di tale nome. Oltre alla
graditissima opportunità di giocare offline tramite lo splitscreen è
stata implementata la possibilità di confrontarsi con un altro Overlord
bramoso di potere in quattro diverse modalità di gioco (2 competitive e
2 cooperative) ognuna caratterizzata da una mappa distinta. Potremo
sfidare un amico nella modalità “Bottino pirata”, in cui bisogna
invadere il forte avversario per uccidere il condottiero nemico e
sgraffignare il suo oro, “Dominio”, basata sul controllo delle diverse
zone dell’area di gioco, “Arena”, dove verremo gettati insieme al
nostro compagno nel colosseo per affrontare orde di nemici infuriati,
ed infine “Invasione”, in cui dovremo collaborare con un’altra progenie
maligna per conquistare la città ed uccidere il centurione nemico.

Le partite in rete fortunatamente procedono senza problemi di lag anche
se l’ottimo lavoro svolto dalla software house è vanificato dalla quasi
totale assenza di giocatori disposti a menare le mani: le lunghe attese
per trovare uno sfidante e cominciare a giocare sono un vero e proprio
deterrente anche per i più volenterosi.




Mai portare una succube a farle conoscere tua madre…



Gioco di ruolo, titolo d’azione, avventura strategica ed humour
british: una ricetta strana, che sfugge ad ogni classificazione ed è
destinata a palati un po’ particolari o non troppo esigenti, come
quelli dei serventi. Un gameplay ormai consolidato (anche nella sua
monotonia purtroppo) ed un ottimo lavoro di sceneggiatura, benchè
influenzati da una realizzazione tecnica spesso approssimativa e
penalizzante, sono l’antipasto di un epopea fuori dagli schemi che
riesce a far sorridere senza essere mai volgare o eccessiva. Per
questo, nonostante tutti i suoi difetti, Overlord II rimane un titolo consigliato a tutti i fan del più blasonato Fable II di Lionhead o per coloro che, semplicemente, sono stanchi dei decennali cliché del mondo videoludico.

In fondo, ma molto in fondo, è sempre bello essere cattivi!