AER: Memories of Old - Recensione

Volare: su questo lontano sogno umano per secoli si sono scritti libri, canzoni, si è inventato l’aereo e i voli spaziali, ma l’uomo insegue ancora il suo sogno: volare senza l’utilizzo di altri mezzi se non il suo corpo. In AER: Memories of Old questo sogno diventa realtà.

Frammenti di mondo

La storia della nostra protagonista Auk parte da un pellegrinaggio, un rito che tutti i mutaforma del suo popolo devono fare nella vita. Ma durante questo viaggio lei, che può trasformarsi in un uccello, scoprirà alcuni spezzoni del passato del suo popolo leggendo iscrizioni sui muri, svelando segreti e scoprendo una storia religiosa e filosofica sempre frammentata così com’è la sua terra. Infatti il mondo di Auk è composto da tante piccole isolette sospese nel cielo nate da un grande cataclisma che un giorno colpì la terra e che adesso la nostra protagonista potrà visitare grazie alla sua capacità di trasformarsi.

Relax, take it easy

I giochi del nostro tempo sono frenetici, nervosi, quasi stressanti come la vita reale. Raramente ci capita di giocare a qualcosa capace di rilassarci, di essere vissuto con calma e magari con un occhio aperto e uno chiuso. Ma AER: Memories of Old riesce a rendere dolce e meraviglioso un gameplay rilassato e delicato. Il gioco è suddiviso in due grandi spezzoni: uno esplorativo, dove grazie al volo potremo visitare l’intero mondo e atterrare su ogni isoletta e carpirne i segreti più reconditi, l’altro più platform che si terrà all’interno dei templi che andremo a sbloccare. Il tutto condito da semplici puzzle ambientali che ci permettono di accedere ad alcuni segreti del mondo di Auk. Ma tutto questo, come ho già detto, viene vissuto nel gioco con molta calma.

Lo spirito di semplicità del gameplay si rispecchia anche nel suo aspetto visivo. Infatti tutta la grafica è basata su una voluta scelta “low-poly” con colori e forme chiaramente ispirati agli aztechi (quando la nostra protagonista si trasforma in volatile, esso sembra preso di sana pianta da una scultura di quella misteriosa civiltà). Auk sembra muoversi in un mondo ovattato, con movimenti lenti e compassati ma mai fastidiosi, e le musiche (che variano leggermente da quando ci si muove come bipede a quando ci si muove come volatile) aiuteranno a vivere questa esperienza, essendo chiaramente ispirate al mondo del Chillout. Peccato che la parte del volo non venga sfruttata a pieno, in quanto sicuramente quella più divertente e ispirata ma dedicata soprattutto all’esplorazione, con pochi o nulli puzzle dedicati.

Fly forever

Questo AER era partito con ottime premesse, e mantiene tutto quanto veniva promesso in fase di presentazione. Il mondo di gioco affascinante e misterioso, le sessioni di volo e quelle esplorative offrono una buona alchimia, destinata a chi vuole un gioco che possa, per una volta, rilassarlo.

  • Relax

  • Sessione di volo

  • Stile Azteco

  • Poco volo

  • Puzzle troppo semplici

 

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