A Duel Hand Disaster: Trackher - Recensione

Le produzioni indie devono quasi sempre il loro successo alla fantasia dei vari sviluppatori che, proprio perché liberi da chissà quali vincoli produttivi, possono concedersi il lusso di sperimentare le situazioni ludiche più disparate. Nel corso degli anni ne ho visti passare molti sotto le dita, ma devo confessare che, nonostante un simile curriculum, A Duel Hand Disaster: Trackher è riuscito rapidamente a ritagliarsi un posto nella categoria dei più bizzarri.

Incrociare lo sguardo

A Duel Hand Disaster: Trackher è una produzione dallo stampo smaccatamente arcade, in cui sarà possibile prendere parte all’azione tanto in singolo quanto in cooperativa locale. Beh, fin qui, almeno a parole, sembrerebbe essere tutto nella norma. La situazione apparentemente canonica, però, muta rapidamente non appena avviamo la prima partita, e finiamo con il ritrovarci al cospetto di una zona di gioco divisa in due, in perfetto stile split screen: sul lato sinistro dello schermo troveremo una invincibile navicella, dotata però di una scorta esigua di carburante, il cui obiettivo sarà quello di distruggere le astronavi nemiche che cadranno dall’alto; la porzione destra dell’area di gioco, invece, ci vedrà ai comandi di un inerme velivolo sensibile ai colpi nemici, ma dotato di una riserva infinita di energia, il cui compito sarà quello di recuperare dei materiali da trasferire all’altro mezzo, così da incrementarne la durata dell’azione e, contemporaneamente, il punteggio complessivo. Lo scopo del gioco sarà quello di recuperare 12 elementi, per poter così dare il via ad un processo di estrazione che ci consentirà di terminare il livello in questione. Tutto si baserà, quindi, sulla cooperazione, con i nemici scampati al fuoco della zona sinistra che finiranno per invadere la parte opposta, mentre gli elementi recuperati in quest’ultima andranno a potenziare l’altra porzione. Per quanto concettualmente semplice, comprendere il gameplay sarà alquanto arduo, a meno che non si riescano a scovare i vari tutorial video inspiegabilmente nascosti all’interno del caotico menu principale. Se è comunque vero che in compagnia di un amico la situazione, nonostante una difficoltà non certo risibile, è tutto sommato addomesticabile, le cose si fanno decisamente più complessi qualora scegliessimo di scendere sul campo in solitaria, visto che ci troveremo a dover gestire due distinte sezioni allo stesso tempo.

Redo from start

Insomma, pare decisamente evidente come il concept alla base di A Duel Hand Disaster: Trackher sia alquanto peculiare, pur nella canonicità delle sue duplici fondamenta. Il problema principale, però, oltre alla difficoltà artificiosa dovuta in buona parte all’essere volutamente sin troppo criptico riguardo le proprie meccaniche, è da riscontrare nella rapidità con cui il titolo esaurisce tutte le proprie cartucce, finendo per cadere velocemente sotto i colpi della ripetitività esasperata: sì, perché pur al netto di una serie di livelli, l’azione di A Duel Hand Disaster: Trackher rimarrà praticamente invariata ad ogni sessione, con l’unico incentivo dell’high score (da caricare rigorosamente online) a sostenere il tutto. Il che non sarebbe un malus considerando la natura arcade, ma è pur vero che l’impatto minimal della produzione non faccia nulla per garantire almeno un minimo di varietà visiva, tale da giustificare il superamento dei vari stage.

A Duel Hand Disaster: Trackher è un titolo difficile da inquadrare, sia per gameplay che per offerta nuda e cruda. Il voler essere a tratti artificiosamente ostico, complice un tutorial praticamente invisibile ed un gameplay che in solitaria può far dannare oltre misura, rende l’esperienza di gioco non certo adatta a sessioni prolungate. Vero è che parliamo di un’esperienza arcade, ma l’esaurire le proprie cartucce già dopo poche partite non è certo un ottimo biglietto da visita: certo, giocando in compagnia la situazione a livello di coinvolgimento è sicuramente aumentata, ma non è certo sufficiente a catapultare A Duel Hand Disaster: Trackher nell’olimpo delle produzioni indie disponibili sull’eShop.

  • Gameplay originale…

  • …ma di difficile comprensione

  • Ripetitivo

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