Recensione Yerba Buena
di: Luca SaatiDopo aver dato alla luce il walking simulator Hitchhiker – A Mystery Game, lo studio berlinese Mad About Pandas cambia leggermente registro, restando sì nel territorio dell’avventura narrativa in prima persona, ma introducendo una svolta grazie alla natura puzzle/platform dell’esperienza. Il risultato è Yerba Buena.
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Il potere dell’Oscillatore
C’era un tempo Yerba Buena, ma verso la metà dell’800 divenne San Francisco. Quel nome, però, non è scomparso: nel cuore del quartiere South of Market si trovano ancora oggi i Giardini di Yerba Buena che, nella storia raccontata da Mad About Pandas, sono minacciati da una bonifica nel pieno del boom economico e dell’industrializzazione.
In questa San Francisco degli anni ’70, Barb è una giovane donna alla ricerca del proprio scopo. La sua vita viene improvvisamente stravolta quando il suo amico e tassista Russell viene rapito da un motociclista. Durante la fuga, quest’ultimo perde una valigetta contenente uno strano dispositivo chiamato Oscillatore. All’apparenza insignificante, l’oggetto nasconde invece il potere di alterare il mondo, modificando elementi dello scenario affetti da glitch.
Perché sì, Yerba Buena è ambientato all’interno di un videogioco: i glitch sono errori di programmazione e Barb, la protagonista, non è altro che un PNG privo di scop, almeno finché il ritrovamento dell’Oscillatore non le offre una missione: salvare i suoi amici, il suo mondo e fermare un oscuro complotto fatto di avidità e distruzione.
Ne nasce un racconto che, nel corso di una decina abbondante di ore, si fa sempre più surreale e meta-narrativo, dove l’assurdità degli eventi intrattiene e spinge a proseguire con genuina curiosità.
La vera particolarità dell’esperienza costruita dal team tedesco risiede proprio nell’Oscillatore e nella sua meccanica basata su una sorta di copia e incolla. In pratica, è possibile trasferire proprietà fisiche e di movimento da oggetti normali a quelli glitchati. Si può, ad esempio, copiare il movimento verso destra di un’automobile e applicarlo a un intero edificio, oppure trasferire l’effetto elastico di un trampolino su una superficie qualsiasi. A questi si aggiungono altri poteri che è meglio non anticipare per non rovinare la sorpresa.
Queste abilità si sbloccano gradualmente, alimentando la curiosità verso le fasi più avanzate e verso le combinazioni possibili tra i quattro effetti disponibili. A supporto del giocatore c’è anche un radar attivabile, che evidenzia gli oggetti: arancioni quelli da cui rubare l’effetto, blu quelli glitchati da modificare.
Ne emerge un puzzle in prima persona interessante e fresco che, tuttavia, mostra qualche incertezza. In alcune situazioni il gioco lascia troppo spazio al caso, senza spiegare adeguatamente certe dinamiche. Emblematico un passaggio in cui sono rimasto bloccato: il gioco non suggeriva la possibilità di incendiare oggetti sfruttando il rimbalzo di un laser. Risultato? Mezz’ora di tentativi a vuoto, fino alla scoperta casuale della soluzione.
Altro elemento poco convincente è il sistema di reset degli oggetti. Una volta modificati con l’Oscillatore, è possibile solo riportarli completamente allo stato originale. Sarebbe stato preferibile un reset parziale, soprattutto per oggetti su cui si combinano più effetti, evitando così di dover ricominciare da zero ogni volta.
A questo si aggiunge una mira non sempre precisa, che porta spesso a ripetere più volte le stesse azioni per ottenere il risultato desiderato. Imprecisione che si riflette anche nelle fasi platform, piuttosto basilari e prive persino di un sistema di arrampicata sui bordi. Il rischio è che l’esperienza scivoli troppo spesso nel trial and error, generando una certa frustrazione.
Dal punto di vista visivo, Yerba Buena risulta nel complesso piacevole: la grafica colorata si sposa bene con l’atmosfera dell’avventura di Barb. Per dovere di cronaca, segnalo la presenza di qualche bug e crash, comunque non tali da compromettere seriamente l’esperienza e probabilmente risolvibili con una patch correttiva al day one.
Buono il doppiaggio in inglese (con testi tradotti in italiano), mentre la colonna sonora non restituisce pienamente le vibe degli anni ’70 che ci si potrebbe aspettare.
Save Yerba Buena
Mad About Pandas confeziona con Yerba Buena un’esperienza originale, capace di distinguersi grazie a una brillante intuizione di gameplay come l’Oscillatore e a una narrazione intrigante. Tuttavia, l’esecuzione fatica a tenere il passo: tra una mira imprecisa, sezioni platform troppo basilari e un level design che spesso non supporta adeguatamente il giocatore, il risultato è un’avventura che alterna buone idee a momenti di frustrazione.