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Recensione Wreckreation

di: Simone Cantini

Siccome ho una mente alquanto contorta, a leggere il nome Criterion il primo nome che mi sovviene è quello di uno degli sparatutto in prima persona più belli e spettacolari che la mente umana abbia mai concepito: inutile dire come stia parlando di quel capolavoro, mai troppo celebrato, di Black. Ora, questo è un problema mio e ne sono ampiamente consapevole, pertanto non è da escludere che il 99% di voi che mi state leggendo, a scorgere il nome del defunto team britannico non possa are a meno di pensare alla più nota e celebrata saga di Burnout. Ipotesti non certo strampalata, la mia, visti i numerosi capitoli che, tra una sportellata ed incedente ad alto tasso di spettacolarità, ci hanno accompagnato per un corposo numero di anni, prima della dipartita dello studio. E se, a dispetto della storia, vi dicessi che non tutto è andato perduto? Leggete la recensione di Wreckreation e capirete il perché delle mie parole.

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A tutto gas!

Prendete una mappa gigantesca, di oltre 400 kilometri quadrati di ampiezza, aggiungete un discreto numero di bolidi suddivisi in varie classi, farcite il tutto con la possibilità di modificare a piacimento l’area di gioco e una stuzzicante componente online, ed ecco che il pacchetto offerto da Wreckreation inizia a prendere rapidamente forma. Riprendendo in parte il concetto simil open world sdoganato da Burnout Paradise, i ragazzi di Three Fields Entertainment (non a caso team formato da ex membri di Criterion) hanno confezionato un racing arcade ignorante e spettacolare, che riprende in pieno quella formula a base di gare serratissime e scorrette al volante che avevano fatto la fortuna di questa IP oramai legata al passato.

Non ci troviamo però al cospetto di una mera operazione nostalgia, dato che tra le frecce all’arco di Wreckreation troviamo la citata possibilità di modificare a piacimento la struttura di questa generosa mappa di gioco, che potremo trasformare nel nostro parco divertimenti preferito. In qualsiasi momento, tramite la semplice pressione di un taso, avremo accesso ad una feature tramite la quale sarà possibile costruire liberamente i nostri percorsi, sia terrestri che sopraelevati, piazzare rampe, giri della morte e creare anche eventi da condividere con gli altri utenti che si collegheranno alla rete. L’idea è sicuramente molto interessante ed in grado di garantire un elevatissimo tasso di personalizzazione, a patto di avere sbloccato le varie componenti, che saranno ben nascoste lungo i 400 kilometri che sarà possibile percorrere con il nostro mezzo.

Chi non guida in compagnia…

Questa spiccata velleità di condivisione è evidente anche dalla struttura stessa del gioco, che in maniera analoga a quanto visto in Forza Horizon e in DriveClub ci presenterà anche delle sfide in tempo reale, legate a determinate porzioni del tracciato, che ci vedranno competere in maniera asincrona con gli altri player sparsi per il globo: tra derapate, salti, sezioni contromano e tanto altro ancora, saremo sempre stimolati a dare il nostro meglio per scalare le varie classifiche. Ovviamente non mancheranno anche gare vere e proprie, suddivise in tre distinte categorie, che spazieranno dalle sfide a tempo, alle classiche corse scandite da checkpoint, passando per la necessità di effettuare il maggiore di takedown prima che si esaurisca il timer a nostra disposizione.

Tutte queste attività, oltre a permetterci di sbloccare i citati elementi di personalizzazione, concorreranno anche all’ottenimento delle immancabili patenti, alle quali è legato anche l’assortimento del nostro personalissimo garage: oltre a veicoli ottenibili al raggiungimento di determinati step, non di rado verranno introdotte nell’area di gioco mezzi da eliminare una volta che li incroceremo lungo il nostro cammino, ovviamente facendoli schiantare contro il primo ostacolo disponibile.

Insomma, ci troviamo davanti ad un potpurri di elementi indubbiamente già visti in decenni di titoli corsistici, ma che una volta messi assieme funzionano a dovere, complice anche un sistema di guida smaccatamente arcade che funziona alla perfezione, segno evidente dell’esperienza maturati dai componenti di Three Fields Entertainment. Una volta al volante, difatti, Wreckreation funziona che è un piacere, grazie a controlli impeccabili ed un sistema di guida convincente (ovviamente se si tiene conto della tipologia di gioco), capace di trasmettere un appagante sensazione di velocità. Notevole anche il modo in cui i veicoli reagiscono alle differenti tipologie di terreno, oltre che alle varie condizioni atmosferiche garantite dal meteo dinamico che impreziosisce il tutto. Allora perché il voto in basso non è proprio così esaltante come ci si potrebbe aspettare a leggere quanto scritto sino ad ora? Beh, i motivi sono principalmente da ritrovare in un mondo di gioco che è sostanzialmente molto vuoto, soprattutto se giochiamo in modalità offline, situazione che ci porta spesso a girovagare per troppo tempo prima di imbatterci in qualche evento.

Giri sballati

A poco, in tal senso, servono i numerosissimi cartelli da abbattere, di cui la mappa è ricolma, che spesso non offrono altro che una generosa iniezione di turbo. La sensazione, pad alla mano, è quella di ritrovarsi al cospetto di una versione ridotta di Forza Horizon, il che non è certo un male viste le dimensioni del team di sviluppo. Solo che viene spontaneo chiedersi perché si debba investire il proprio denaro in Wreckreation quando oramai ogni piattaforma ha a disposizione la serie firmata Playground. Non mancano anche alcune magagne legate all’IA avversaria, gestita da un effetto elastico alquanto evidente in occasione delle gare vere e proprie, mentre per quanto riguarda gli inseguimenti sembra non tenere minimamente conto delle prestazioni dei veicoli coinvolti: ho passato minuti su minuti a rincorrere un mezzo da sbloccare che pareva irraggiungibile, a bordo di un vero e proprio bolide, solo per poi accorgermi di come le sue caratteristiche fossero inferiori a quanto stessi guidando una volta ottenuto. Capisco il senso di sfida, ma così non si fa…

Niente da dire per quanto riguarda l’aspetto tecnico di Wreckreation, che è apparso davvero molto solido e con una frame rate quasi sempre ancorato ai 60 fotogrammi al secondo. Giusto qualche rallentamento ed un po’ di tearing l’ho riscontrato in una porzione della mappa, ma si è davvero trattato di un unicum. Convince anche l’aspetto grafico, per quanto molto semplice nel complesso, ma che può vantare su di un ottimo sistema di illuminazione e una resa dei riflessi davvero interessante. Buono anche il comparto audio, grazie in primis ad un ricco numero di stazioni radio che accompagneranno il rombo dei nostri motori (quello sì un po’ monocorde). Non manca anche la localizzazione testuale in italiano che, per quanto non certo fondamentale per un racing, non fa mai male.

In definitiva, Wreckreation è un esperimento audace che cerca di fondere il caos spettacolare di Burnout con la libertà creativa di TrackMania, il tutto incorniciato da un mondo open world che strizza l’occhio a Forza Horizon. Il risultato è un racing arcade divertente e personalizzabile, che brilla soprattutto online e nelle mani di chi ama costruire, condividere e distruggere. Tuttavia, alcune scelte di design e limiti tecnici lo rendono meno incisivo per chi cerca un’esperienza più strutturata o immersiva in solitaria. Non è un capolavoro, ma è una lettera d’amore ai fan del genere, scritta da chi quel genere lo ha contribuito a definire.