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Recensione Wonder Boy – Asha in Monster World

di: Simone Cantini

Se pensiamo ai marchi storici di casa SEGA i primi nomi che vengono in mente, tolto l’inossidabile Sonic, sono sicuramenti quelli legati ai vari brand Virtua, Golden Axe, oppure Altered Beast. C’è però un’altra saga, per certi versi bistrattata in occidente, che è stata capace di rappresentare un piccolo gioiello durante il periodo ad 8 e 16 bit, grazie al suo mix di elementi platform e RPG (per quanto blandi) sapientemente bilanciati tra loro. Ed il cui quarto capitolo, per l’appunto inedito al di fuori dell’arcipelago nipponico, torna oggi in auge grazie a Wonder Boy – Asha in Monster World, remake del gioco uscito nel lontano 1994 su console Mega Drive. Pura operazione nostalgia, oppure ritorno vincente? Scopriamolo assieme.

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Salvare il mondo, di nuovo

No, non c’è sicuramente una trama da Oscar e degna di memorabili colpi di scena in Wonder Boy – Asha in Monster World, visto che il gioco che si riaffaccia oggi su console grazie a Studio Artdink e G Choice poggia le proprie basi narrative sul più classico e blando dei canovacci. Protagonista della nostra storia, come cita il titolo stesso della produzione, è la giovane Asha, che recatasi nella orientaleggiante città di Rapadagna per divenire ufficialmente una guerriera, si ritroverà catapultata nell’ennesima impresa volta a preservare la salvezza del mondo. Una misteriosa entità maligna, grazie anche all’aiuto di alcuni compiacenti maghi umani, ha difatti imprigionato i 4 spiriti elementali, responsabili dell’ordine delle cose, e la cui scomparsa sta mettendo a repentaglio l’equilibrio globale. Inutile dire come spetterà a noi controllare la giovane, all’interno di altrettanti distinti mondi, nel tentativo di recuperare le mistiche entità, in quello che è un platform che, ai giorni nostri, appare decisamente antiquato e privo di mordente. Il remake in questione, difatti, si è limitato a rimodernare unicamente il comparto grafico della produzione originale, lasciando pressochè inalterata la struttura ludica del gioco datato 1994. Un titolo che, se visto con gli occhi di un tempo, aveva anche il suo bel perché, ma che alla luce dei progressi compiti dall’industria in quasi 3 decenni, risulta oggi davvero troppo ingessato e monocorde per risultare ancora una volta imprescindibile.

Il peso degli anni

Siamo difatti lontani dal recente ritorno della saga di Wonder Boy compiuto dai ragazzi di Dotemu, ma più per una certa pochezza del titolo originale, sempre se visto con occhi attuali, che per pigrizia del team di sviluppo del remake (che annovera diversi membri del gruppo di lavoro originale). Il gioco in questione è un classico platform, calato all’interno di vari livelli dal design a tratti alquanto discutibile, afflitti da una spruzzata di backtracking quanto mai tedioso e decisamente fine a se stesso, utile soltanto ad allungare il brodo che ad ampliare le possibilità di azione di Asha. Lo stesso moveset della nostra eroina sarà alquanto basico, con un comando per l’attacco ed uno per la parata, oltre al classico salto. A movimentare un poco le cose ci pensa il piccolo Pepe, un animaletto appartenente alla razza dei Pepelogoo, che diverrà molto preso nostro compagno di avventure. Il batuffolo volante, se richiamato, servirà per compiere il doppio balzo, oppure per attivare peculiari congegni: un’idea sicuramente simpatica, ma che finisce talvolta per rendere inutilmente macchinose azioni che avrebbero potuto essere decisamente più snelle ed immediate. Scarsa anche la possibilità potenziamento e personalizzazione, con le monete reperibili in-game che ci consentiranno unicamente di comprare uno scudo o un’arma più potente, oltre ad un bracciale in grado di aumentare il numero di cuori (l’energia vitale) a nostra disposizione. La stessa esplorazione degli stage risulta alquanto superflua, dato che oltre ad alcune gocce in grado di ampliare ulteriormente la riserva di cui sopra, non ci sono particolari segreti da sviscerare. Una progressione, pertanto alquanto blanda, che si accompagna a boss fight tra le più anonime di sempre, con i nemici generalmente caratterizzati da un solo attacco. La stessa longevità, anche in virtù di una difficoltà non certo proibitiva, non è delle più esaltanti, dato che a livello normale ho impiegato circa 3 ore e mezzo per giungere ai titoli di cosa, senza che vi sia alcun incentivo alla rigiocabilità. In tal senso potrebbe tornare più utile la versione fisica di questo Wonder Boy – Asha in Monster World, dato che contiene anche un codice per sbloccare la release originale del 1994. Una buona occasione per osservare i notevoli passi avanti, lato tecnico, compiuti dal remake, che ha nel cel shading e nella nuova caratterizzazione dei personaggi il suo punto di forza, grazie ad un design e a delle animazioni semplicemente deliziose. Ottime anche le nuove tracce audio, interamente riarrangiate, mentre delude la resa degli ambienti, davvero spoglia e minimale.

Wonder Boy – Asha in Monster World è un remake che ha senso più per il suo voler presentare in occidente un gioco inedito, più che per l’effettiva bontà del prodotto originale. L’avventura di Asha, difatti, è davvero molto esile in termini di qualità e varietà, oltre che invecchiata decisamente maluccio se vista con gli occhi di un gamer moderno. Sicuramente pregevole in quanto a restyling, pur con qualche riserva, il gioco firmato Studio Artdink e G Choice si rivolge prevalentemente ad un pubblico di vecchi appassionati, per i quali non può che essere consigliato l’acquisto dell’edizione fisica, per i motivi di cui sopra. Tutti gli altri, invece, possono tranquillamente passare oltre senza particolari patemi. Prima di chiudere, vi ricordo che che la versione digitale, distribuita da STUDIOARTDINK, è disponibile tramite eShop e PlayStation Store. L’edizione fisica, che invece contiene anche l’originale Monster World 4, è pubblicata da ININ Games.