Wolfenstein: The Old Blood - Recensione

Effettivamente i presupposti per un titolo di certo non memorabile, visti i trascorsi più recenti del leggendario brand, avrebbero potuto facilmente concretizzarsi. Eppure, il condizionale utilizzato è calzante più che mai, il debutto dei ragazzi di MachineGames è riuscito a scalzare ogni dubbio a suon di roboanti tonnellate di piombo fumante: poche chiacchiere, Wolfensterin: The New Order ha sancito il convincente ritorno del roccioso B.J. Blazkowicz, grazie a quello che, secondo il mio modesto parere, è stato uno degli shooter più azzeccati dello scorso anno. È per questo che ho atteso con ansia l’arrivo di Wolfenstein: The Old Blood, l’espansione stand alone che funge da prequel alle vicende narrate nel titolo di cui sopra. E l’attesa è stata quanto mai ben ripagata.

Effettivamente i presupposti per un titolo di certo non memorabile, visti i trascorsi più recenti del leggendario brand, avrebbero potuto facilmente concretizzarsi. Eppure, il condizionale utilizzato è calzante più che mai, il debutto dei ragazzi di MachineGames è riuscito a scalzare ogni dubbio a suon di roboanti tonnellate di piombo fumante: poche chiacchiere, Wolfensterin: The New Order ha sancito il convincente ritorno del roccioso B.J. Blazkowicz, grazie a quello che, secondo il mio modesto parere, è stato uno degli shooter più azzeccati dello scorso anno. È per questo che ho atteso con ansia l’arrivo di Wolfenstein: The Old Blood, l’espansione stand alone che funge da prequel alle vicende narrate nel titolo di cui sopra. E l’attesa è stata quanto mai ben ripagata.

Sulle tracce del nemico

La linea temporale in cui ci muoveremo è quella immediatamente precedente all’assalto della fortezza di Deathshead, teatro dell’incipit di The New Order. Troveremo quindi il nostro baldo B.J., adesso in compagnia dell’Agente Uno, il cui compito sarà quello di infiltrarsi all’interno del letale castello di Wolfenstein per recuperare un dossier, contente l’ubicazione della base del folle generale del Reich. L’impresa però, come è lecito immaginarsi, si rivelerà tutt’altro che semplice e nel corso dei due tronconi (ognuno diviso in 4 capitoli) che compongono la vicenda saremo costretti a farci strada tra le fila nemiche, in un turbine di situazioni via via sempre più adrenaliniche che ci porteranno a scendere fin dentro alle viscere della terra, per debellare un male le cui origini affondano nella notte dei tempi. Seppur priva di quella ricchezza di particolari e caratterizzazioni che è possibile ritrovare in The New Order, la trama che collega le varie vicende di The Old Blood è comunque densa di avvenimenti e personaggi degni di nota che, seppur spesso si esauriscano in una manciata di minuti, possono tranquillamente rivaleggiare con titoli ben più blasonati. Ovviamente, seppur ricca di riferimenti agli eventi che saranno, tutto è stato confezionato per essere totalmente indipendente, di modo da poter essere apprezzato anche dai neofiti della serie.

La forza del passato futuro

Il punto di forza del ritorno alla ribalta di Wolfenstein risiedeva senza dubbio nel suo essere un FPS dannatamente old school: situazioni al cardiopalma, nemici in quantità esorbitante, tantissime armi sempre a disposizione e, ovviamente, tonnellate di proiettili da deflagrare. Il tutto coniugato con un gameplay non certo banale e ricco di spunti interessanti, che scelto inoltre di non rinunciare ad un background fortissimo ed emotivamente coinvolgente. Proprio per questo l’esperienza di The Old Blood sarà vista come la manna dal cielo da tutti coloro che hanno apprezzato il precedente titolo di MachineGames, dato che ne eredita pesantemente tutte le caratteristiche principali, affiancandole ad un paio di trovate inedite. Tra queste spicca senza dubbio il tubo scomponibile che B.J. recupererà nelle fasi iniziali di gioco il quale, sebbene non abbia una grandissima utilità in combattimento, permetterà di scalare alcune pareti, fattore che, oltre a creare percorsi alternativi, andrà ad aumentare la verticalità delle mappe. Il secondo aspetto inedito, ovviamente, risiede nell’introduzione di un paio di bocche da fuoco nuove di zecca. Tornano anche i vari talenti, sebbene adesso presenti in numero ridotto, sbloccabili eseguendo varie azioni e che andranno a potenziare la potenza bellica di B.J..

Un bel gioco (non sempre) dura poco

Immutato, al pari dell’ossatura di gioco, è anche l’impatto grafico restituito da Wolfenstein: The Old Blood che, appoggiandosi nuovamente all’id Tech, non fa altro che riproporre gli stessi pregi e difetti del predecessore: una grafica non certo da urlo, seppur ricca e funzionale, si accompagna ad un frame rate decisamente stabile. Certo, non saremo al cospetto del tanto atteso fattore WOW, ma la solidità dell’esperienza è per lo meno più che garantita. Luci e ombre caratterizzano anche la qualità del level design che pare esso stesso suddiviso in due al pari della campagna: se è vero che le fasi ambientante all’interno del castello diWolfenstein risultano maggiormente articolate e ricche di percorsi alternativi che favoriscono anche l’approccio stealth, è anche vero che nella parte finale tutto lasci maggiormente spazio a mappe più dirette e meno dense di personalità. Niente da dire, invece, sulla longevità del titolo che, trattandosi di un’espansione proposta al prezzo di € 19,90, impartisce una severa lezione a gran parte dei DLC presenti sul mercato, oltre che ad alcuni titoli venduti a prezzo pieno: se è vero che giocando di fretta, magari ad un livello di difficoltà basso e ignorando ogni tipo di collezionabile, il tutto si esaurisce in circa 5 ore, se sceglierete di affrontare una sfida più ardua e scovare ogni bonus nascosto difficilmente ci impiegherete meno di 7 ore. Se poi vi dovesse dispiacere deporre definitivamente le armi, i ragazzi diMachineGames hanno predisposto delle arene speciali, tratte da alcune location della campagna, tramite le quali sarà possibile falciare quanti più nemici possibili, alla ricerca del punteggio più alto. E se siete nostalgici, all’interno dei vari livelli di gioco sono nascosti gli 8 capitoli che compongono il primo episodio del gloriosoWolfenstein 3D.

Missione compiuta? Dopo aver terminato Wolfenstein: The Old Blood non posso che dire sì. Sia Blazkowicz che MachineGames sono riusciti nell’ardua impresa che si erano prefissati: il primo ricollegandosi al proprio futuro, i secondi consegnandoci un DLC indipendente ricco di sostanza e proposto ad un prezzo più che competitivo. Quindi, sia che abbiate giocato il vecchio titolo, sia che vogliate avvicinarvi a questa saga, sia che siate in cerca di un valido FPS fareste bene a dare una chance a Wolfenstein: The Old Blood.