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Recensione Where Winds Meet

di: Simone Cantini

In oriente sono da sempre maestri nella rappresentazione scenica delle arti marziali. Sarà perché le hanno inventate loro, fatto sta che se pensiamo a pellicole dedicate ai vecchi sganassoni sinuosi è veramente difficile trovare esponenti occidenti degni anche solo di allacciare le scarpe ai maestri asiatici. Tra queste produzioni ve ne è una particolarmente celebre, anche al di fuori dei patri confini, che mescola azione adrenalinica a coreografie altamente spettacolari, per quanto foriere di una messa in scena alquanti improbabile: sto ovviamente parlando del wuxia. Ovviamente il mondo videoludico non poteva rimanere impassibile al cospetto di cotanta ispirazione, pertanto non stupisce che dietro a Where Winds Meet vi sia proprio uno studio proveniente dalla Cina, che poi altro non è che la patria dei lavori in questione. Saremo dinanzi all’ennesimo free to play predatorio, oppure stavolta le carte in tavola saranno profondamente ribaltate?

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Una storia nella storia

Lo confesso, alla sceneggiatura di Where Winds Meet ho prestato davvero pochissima attenzione, vuoi perché l’italiano è una chimera nella produzione firmata Everstone Studio (e ci sono TANTISSIME linee di testo già solo nelle primissime battute), vuoi perché comunque non ci troviamo al cospetto di niente di memorabile. Una volta impostato il nostro personaggio attraverso un complesso e ricchissimo editor, verremo catapultati nel periodo delle 5 Dinastie e dei 10 Regni (907-979 d.C.), e saremo chiamati a fare luce sul nostro passato e su quello delle persone che ci hanno accudito in tenera età. Avrà quindi un lunghissimo viaggio in cui sarà l’azione vera a propria a rubare la scena, visto che trattandosi di una produzione free to play non mancherà una soverchiante quantità di attività collaterali da svolgere, utili ad allungare comunque con gusto una minestra già sufficientemente corposa.

Sotto questo punto di vista il titolo cinese non compie poi chissà quale rivoluzione, infarcendo tanto il menu di gioco che la gigantesca mappa del mondo di un quantitativo impressionante di missioni secondarie, sfide e opzioni di acquisto (a questo argomento sempre spinoso ci arriverò a breve). Come sempre accade in questi casi, il rischio di rimanere spiazzati è forte ed il gioco fa davvero poco per prendere per mano il giocatore, visto come lo inonda sin da subito con millemila informazioni e divagazioni pericolosamente tentatrici. Il rovescio della medaglia, è che quasi tutto è sempre estremamente curato e, soprattutto, divertente, lontano anni luce da quelle ripetitive missioni in odor di grinding estremo che infarciscono le produzioni analoghe.

Libertà al potere

Questo è sicuramente uno degli aspetti più convincenti di Where Winds Meet, che per bontà del materiale ludico prodotto è davvero difficile da inquadrare come titolo completamente gratuito. E questa sua caratteristica non è solo di facciata, ma anche fattuale, dato che non parliamo di un gioco che ti illude per le prime ore, solo per poi metterti davanti ad un muro che è possibile abbattere solo spendendo denaro sonante. Il titolo Everstone Studio non è lontanamente pay to win, ma un gioco che è possibile completare semplicemente giocando, senza che vi sia il bisogno di shoppare per ottenere l’arma giusta o il personaggio in grado di ribaltare le sorti degli scontri più impari.

La struttura ludica di Where Winds Meet, difatti, è estremamente onesta e alquanto scalabile in fatto a difficoltà, in modo da presentare sempre un tasso di sfida gestibile e regolabile, così da scongiurare i fastidiosissimi paywall. La sua natura di action in terza persona è quella propria dei titoli retail e si basa su di un combat system estremamente dinamico e reattivo, che non rinuncia a sfruttare in maniera interessante la classica meccanica delle parate perfette (se siete refrattari ad un simile sistema sono presenti molteplici aiuti in-game). Alle varie e numerose armi a cui è possibile accedere, si accompagnano anche le classiche skill da potenziare, presenti anche essere in numero assai corposo. Combinare il tutto rende il flow degli scontri simili ad un mix tra Sekiro, Ni-Oh e i Ghost di casa Sucker Punch, con questi ultimi che tornano anche con prepotenza nella caratterizzazione e struttura del mondo di gioco.

Naturalmente non mancherà anche la possibilità di giocare insieme ad altri guerrieri, sebbene il gioco sia perfettamente godibile anche in solitaria: in qualsiasi momento sarà possibile passare da sessione offline ad online, così da poter incrociare il cammino con altri giocatori in carne e ossa, con i quali sarà possibile anche intraprendere particolari missioni espressamente pensate. Non mancano anche le gilde e altre funzionalità cooperative, oltre alla presenza di un utilissimo sistema di messaggistica asincrona in chiave souls (sebbene molto più esplicita, visto che sarà possibile scrivere il testo a piacimento): una feature che ho trovato molto utile in presenza di enigmi che richiedevano una conoscenza del cinese un pizzico più approfondita.

Figlio di un dio minore?

E l’elefante nella stanza, ovvero il sistema di monetizzazione? Diciamo che si tratta di una presenza meno goffa e ingombrante del previsto, dato che le millemila valuta che è possibile farmare (o acquistare in cambio di denaro reale) consentiranno di mettere le mani unicamente su elementi estetici: che si tratti di skin, completi, acconciature o quanto altro, nessuno di questi oggetti avrà un impatto sulle nostre statistiche di gioco, relegando il superamento dei vari task unicamente alla nostra abilità. Sembra una cosa già detta risentita, ma vi assicuro che per una volta tanto non sono parole gettate al vento. Letteralmente parlando…

Generalmente, quando parliamo di titoli gratuiti, siamo inizialmente portati a pensare ad un aspetto tecnico tutto sommato modesto, non certo in grado di rivaleggiare con i tripla A più blasonati per i quali abbiamo speso i nostri bravi denari. Ecco, anche sotto questo punto di vista Where Winds Meet pare divertirsi nel voler sovvertire ogni iniziale pregiudizio, regalandoci un colpo d’occhio che non può fare a meno di sorprendere anche il più scettico dei giocatori. Tutto (o quasi), a partire dal nostro personaggio, passando per i numerosi NPC principali e le varie ambientazioni denota una cura realizzativa assai marcata, grazie a modellazioni assai rifinite, texture di buonissima qualità e una direzione artistica ispirata al punto giusto.

Ovviamente non è sempre tutto oro quello che luccica, dato che non mancano momenti in cui lo stacco qualitativo si avverte senza troppi sforzi, con elementi visivi che paiono cozzare con prepotenza tra loro, ma tenendo sempre bene a mente il modello di vendita, nel complesso il livello generale è sempre elevatissimo. Poi potremmo avere sicuramente da ridire in merito a qualche compenetrazione di troppo, momenti recitativi meno ispirati e qualche elemento scenico non certo all’altezza della situazione, ma vista la grandezza del mondo di gioco (e la quantità di attività presente), si può anche chiudere un occhio di tanto in tanto. E anche un po’ le orecchie, visto che il voice over in inglese (presente anche un cinese di altro spessore) non appare sempre convincente al punto giusto, complice anche un lip sync a tratti sballato. E non posso che sottolineare ancora una volta l’assenza della nostra lingua, che avrebbe sicuramente rappresentato un plus, vista la mole corposa di testi che ci vengono continuamente proposti.

Where Winds Meet è un titolo che sorprende proprio perché riesce a ribaltare molti dei pregiudizi legati ai free to play: non è un’esperienza predatoria, non è un grind infinito, e soprattutto non è un prodotto minore dal punto di vista tecnico. Certo, qualche sbavatura c’è, dall’assenza dell’italiano al lip sync ballerino, ma la ricchezza del combat system, la cura artistica e la varietà di attività rendono l’avventura di Everstone Studio un wuxia digitale capace di intrattenere a lungo senza chiedere il portafoglio in pegno. In definitiva, un viaggio che merita di essere intrapreso, soprattutto se siete curiosi di scoprire come la tradizione orientale possa dialogare con il videogioco moderno.