Valfaris - Recensione

Poco importa se negli anni ’90 eravamo utenti home computer, console o da sala giochi, visto che grazie a produzioni del calibro di Turrican o Contra ognuno di noi si poteva godere una sana dose di azione shooter/platform. E non nego che proprio il personaggio nato dalla fantasia, e dall’estro di coder, del buon Manfred Trenz, sia in particolar modo legato alla mia giovinezza videoludica, oltre che foriero di una buona dose di nostalgia difficilmente appagata dalle produzioni attuali. Capita, però, che arrivi un titolo indipendente in grado di evocare vecchie sensazioni, grazie ad un design figlio di quell’epoca del videogioco e ad un gameplay dannatamente efficace. E se a questo si aggiunge un livello di difficoltà degno dei tempi che furono, con annesse imprecazioni, ecco che tutto finisce per assumere i contorni di Valfaris.

Casa dolce casa?

Sviluppato dai ragazzi di Steel Mantis, già autori del riuscitissimo Slain: Back From Hell, Valfaris racconta le gesta del brutale Therion, figlio di Vroll, il sovrano del pianeta da cui il gioco prende il nome. Dopo aver intercettato una trasmissione spaziale, il giovane si appresta a fare ritorno sul suolo natio, oramai trasformato in una morente landa mutante, per mettere fine alle malefatte del proprio genitore, ovviamente facendo a pezzi tutto quello che incontrerà lungo il proprio cammino. Esile nella forma, la trama di Valfaris si dipana per mezzo di semplici dialoghi statici, mai troppo prolissi, ma efficaci ed utili a tratteggiare l’universo del gioco, invero ottimamente caratterizzato e ricco di guizzi creativi. La struttura della produzione Steel Mantis ricalca quella del binomio citato in apertura di recensione, e ci propone un’esplorazione in puro stile run and gun a scorrimento orizzontale, in cui l’obiettivo consisterà nel farci strada attraverso una serie di livelli letteralmente ricolmi di minacce pronte a farci la pelle. Fortunatamente non dovremo difenderci a mani nude, ma potremo contare su tre differenti strumenti di morte: un’arma da fuoco standard dalle munizioni infinite, una lama per il corpo a corpo, ed una bocca da fuoco pesante, i cui proiettili saranno rappresentati da una barra azzurra (ricaricabile falciando con la spada i nemici). Una delle peculiarità di Valfaris risiede proprio nell’armamentario a nostra disposizione, che potrà essere incrementato esplorando i vari stage, così da mettere le mani su di un corposo set di equipaggiamenti ottimamente differenziati, che potremo scambiare presso i vari checkpoint, ma anche potenziare spendendo alcuni peculiari materiali. La varietà, in questo senso, non manca, visto che tra mitragliatori, shotgun, lanciarazzi e lame in grado di assorbire l’energia vitale dei nemici, Valfarsi ci consegna un variegato campionario di strumenti di morte. Tanta abbondanza, però, non deve certo farci prendere sotto gamba la sfida che i ragazzi di Steel Mantis hanno preparato per noi, dato che l’avventura di Therion è contraddistinta da un tasso di difficoltà decisamente sopra la media, capace di costringerci a ripetere più e più volte intere sezioni: sì, perché tra boss e midboss dannatamente bastardi, e avversari comuni in grado di farci la pelle in un paio di colpi, il calendario che avete appeso alla parete rischierà più volte l’autocombustione. Per fortuna a mitigare un poco le cose ci pensa un sistema di checkpoint ben distribuiti, capaci di rappresentare la più classica delle oasi nel deserto, così da spezzare in modo intelligente il ritmo di gioco ed alleviare il potenziale senso di frustrazione.

Vecchie glorie

Altra chicca di Valfaris, oltre al frenetico e puntuale gameplay, è il level design generale che, pur rifuggendo all’espediente del backtracking, è in grado di proporre un insieme di stage ottimamente progettati, e che non si risparmiano una manciata di porzioni segrete utili a racimolare oggetti bonus. Un altro fiore all’occhiello è rappresentato dall’estrema varietà dell’azione, in grado di alternare momenti shooter a sezioni platform, non disdegnando un paio di incursioni a bordo di un devastante mech. Un meritato plauso lo meritano anche i citati boss, ognuno estremamente caratterizzato e dotato di un peculiare moveset. Azzeccatissimo anche lo stile grafico utilizzato, che sfrutta una gradevolissima e curata pixel art dannatamente old school, che ben si sposa a tematiche e meccaniche ludiche, anche se bisogna sottolineare come in alcuni casi, soprattutto quando lo schermo è ricolmo di nemici e proiettili, la leggibilità dell’azione sia a tratti problematica. Prepotente e martellante è anche la soundtrack, caratterizzata da riff metal brutali ed in grado di sottolineare alla perfezione la mattanza, esplicitata visivamente in modo eccellente, perpetrata da Therion. Buone nuove anche sul versante della longevità che, a meno di non essere dei robot in grado di completare il tutto in meno di due ore (sbloccando il relativo Trofeo/Achievement), potrebbe dilatarsi fino a raggiungere le 8-10 ore: un risultato decisamente ottimo.

Valfaris è cattivo e spietato, degno erede di una difficoltà ed un gameplay lontani quasi tre decadi, ma anche un gioco dannatamente divertente e riuscito. Il lavoro firmato Steel Mantis riesce a colmare in modo efficace il vuoto lasciato da Turrican, Contra e figli vari, regalandoci un’esperienza solida e stimolante. Difficile ed a tratti sadica, con un approccio talvolta trial and error, l’avventura di Therion saprà fare la gioia degli inguaribili nostalgici, ma anche di coloro che sono in cerca di una sfida degna di questo nome, oltre che maledettamente divertente.

  • Gameplay old school che funziona

  • Sfida stimolante

  • Soundtrack e stile riuscitissimi

  • Azione talvolta caotica

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