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Recensione Turrican Flashback

di: Simone Cantini

Non ho mai nascosto la mia avversione per le minestre riscaldate, il voler spremere ad oltranza brand che oramai hanno esaurito da tempo le proprie cartucce, oppure il riproporsi pedissequo e privo di guizzi di titoli già giocati in ogni forma. Eppure, non nego di avere nel cuore un paio di brand di cui mi auguro, oramai invano da anni, una felice resurrezione, magari in modo da sfruttare le nuove tecnologie, senza che la loro anima venga però barbaramente snaturata. E se in merito silenziosa collina, di quella casa nipponica che pare pensare solo ai pachinko, ne ho piene le tasche di rumor che si divertono a giocare con i miei sentimenti, è sul ritorno di un’icona della mia infanzia videoludica che avevo abbandonato, da tempo immemore, ogni benché minimo barlume di speranza. Poi è arrivato Turrican Flashback a riaccendere un esile lumicino.

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Welcome (back) to Turrican!

Trovo quanto mai superfluo ribadire ancora una volta quanto adori questa serie, visto che a tal proposito scrissi un pezzo proprio qua sul Tribe, oramai 10 (sigh) anni fa, pochi mesi dopo essere entrato baldanzoso in redazione. Pertanto, se proprio volete approfondire ulteriormente la storia di questa leggendaria saga, vi invito a recuperarlo. Sicuramente, però, ci sarà qualche pigro non proprio propenso a recuperare questa “perla” di cultura videoludica, pertanto non posso esimermi dal fare un breve riassunto: Turrican può essere sinteticamente definito come il Metroid made in Germany, visto il modo palese in cui il titolo Nintendo, agli albori degli anni ‘90, influenzò il talentuoso coder teutonico Manfred Trenz. La versione digital/futuristica del signor Turricano (recuperate il pezzo di cui sopra per saperne di più), difatti, poteva essere tranquillamente scambiata per un emulo di Samus Aran, un soldato armato di tuta cybernetica e capace di trasformarsi in una sfera, catapultato in una serie di livelli dalle dimensioni gigantesche, ovviamente ricolmi di minacce letali e gargantueschi boss. Un run’n gun vecchia scuola, in cui l’esplorazione andava a braccetto con una frenetica azione blastatoria, condita da una spruzzata di sano platforming: tante armi differenti, un comparto tecnico semplicemente pazzesco (in primis su C64), ed una colonna sonora che, nella conversione per Amiga 500, servi ad alimentare l’alone di misticismo che ammantava un Chris Huelsbeck sempre più in rampa di lancio. Insomma, un vero e proprio classico, che seppe superarsi in maniera sfacciata con il suo seguito, Turrican 2: The Final Fight, che ancora oggi non posso che ritenere il punto più alto della serie, nonché uno dei giochi più importanti di sempre. Più grande, più colorato, più bastardo, oltre che sorretto da una soundtrack monumentale, che non posso fare a meno di canticchiare ancora oggi, a quasi 30 anni dal giorno in cui incrocia il mio Albatross con Bren McGuire. E sono proprio questi due titoli a costituire il primo troncone di Turrican Flashback, raccolta che possiamo dividere idealmente in un pre ed un post Trenz. La seconda metà del cielo, difatti, porta esclusivamente la firma di Factor 5, il team che si occupò della conversione Amiga dei titoli citati, e che in seguito ai noti problemi di pirateria che flagellavano il gioiello Commodore, decise di far sbarcare su console le nuove avventure del nostro eroe.

Citofonare Turricano

Tanto Mega Turrican (Turrican 3 una volta approdato su Amiga) che Super Turrican, difatti, rappresentano un netto stacco con il passato, a partire dall’approccio al level design, adesso decisamente più ristretto e lineare che in precedenza. Se il core gameplay rimase pressoché invariato, non mancarono comunque alcune piccole variazioni, che hanno nell’infelice rampino (comparso nella produzione Megadrive) e nel raggio congelante (su Super Nintendo) due scelte non proprio felici. Non parliamo, comunque, di due giochi brutti, sia chiaro, ma è lampante come pur presentando un’esperienza di tutto rispetto, il confronto con la magnificenza di quanto partorito da Trenz fosse alquanto impari. Ecco che, allora, i benefici di questo ideale passaggio di consegne permisero un boost a livello puramente estetico, con un’orgia di strati di parallasse semplicemente impensabile nelle prime sortite di Bren, coadiuvate da una grafica ancora più pulita e dettagliata. Spiace, però, che pur essendo più accattivante a livello puramente visivo, oltre che strutturalmente identico (a parte un boss mancante), Turrican Flashback presenti Mega Turrican, a scapito del terzo titolo per Amiga: data l’importanza del lavoro svolto da Huelsbeck, che è realmente parte integrante della grandezza del gameplay, sarebbe stata preferibile la release per home computer, vista la superiorità del Paula, il chip audio dedicato presente nel 16 bit statunitense. Per il resto non si può davvero dire nulla in merito alla qualità di quanto proposto dalla raccolta, anche se bisogna considerare che in relazione ai circa 30 Euro richiesti per l’acquisto, il lavoro di riproposizione è risultato alquanto pigro. Ad eccezione di alcuni filtri utili a replicare la resa dei CRT dell’epoca, difatti, ci ritroviamo al cospetto di mere emulazioni di quanto giocato a suo tempo, con l’unica aggiunta dei save manuali e di una funzione di rewind a sparigliare le carte. Data l’assenza di altre versioni dei giochi in questione (tipo la director’s cut dell’episodio SNES), qualche aggiunta extra come un player musicale, dietro le quinte o bozzetti, avrebbero sicuramente fatto la gioia dei nostalgici, in definitiva i veri destinatari del lavoro in questione.

Turrican Flashback è un salto nel passato che fa sicuramente rivivere sulle attuali macchine momenti gloriosi del periodo 8-16 bit, ma non rappresenta di certo quello step che i fan del personaggio creato da Manfred Trenz si aspettano oramai da 3 decenni. I giochi presenti nella raccolta mantengono inalterato tutto il loro fascino, e risultano freschi e divertenti ancora oggi, segno di come si stia parlando di un quartetto di veri e propri classici, ma si tratta di un qualcosa che chiunque, fan o semplice curioso, avrebbe già potuto testare a dovere tramite i classici emulatori. A mancare è quel guizzo capace di rendere una vera chicca da collezione Turrican Flashback, magari con la speranza che il successo fatto registrare in fase di preorder delle copie fisiche (letteralmente vaporizzate dopo poche ore), possa portare al rilancio che la saga meriterebbe da tempo. Chiudo con un mio piccolo desiderio: quanto vorrei che a curare questa rinascita fossero i ragazzi di Housemarque, l’unico team che al momento reputo capace di rendere nuovamente giustizia (dopo Factor 5) al lavoro di Trenz.