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Recensione The Sims 4

di: Andrea "Macchiaiolo" Barbara

Ogni volta che penso alla serie The Sims mi si palesa un sorriso ebete sul viso.
Complice l’età in cui giocai i primi capitoli, la nostalgia crea quell’effetto “caldo cuscino” dove accoccolarsi e lasciarsi andare ai ricordi.
Correva l’anno 2000 e in quegli anni ero un incallito giocatore PC, mezzo principale di studio e esercitazione durante l’università o altro. L’arrivo di The Sims accompagnato dal solito tam tam mediatico soprattutto scandalistico, come spesso accade quando a parlare è chi non conosce la materia, fu un colpo di fulmine. Presentato come un simulatore di vita, fin dai primi momenti emergeva la sua natura prettamente gestionale e gli esserini che dovevano scimmiottare delle reali persone, si trasformavano in semplici entità affamate di bisogni per poter progredire.
Maxis, la società fondata nel 1987 da Will Wright, inventore del gioco e Jeff Braun, mi aveva già convinto una decina di anni prima con quel capolavoro di Sim City.

L’idea di passare dal gestire una città a gestire il cittadino mi stuzzicava e nemmeno a dirlo funzionò alla grande.
Negli anni abbiamo assistito a diversi capitoli del “simulatore di vita” di Maxis, diventata poi EA.
La vetta come contenuti e complessità si raggiunge già con The Sims 2, ritenuto dalla maggior parte degli appassionati, il capitolo definitivo, ma la maturità vera si raggiunge con The Sims 3.

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Nel 2014 esce il quarto capitolo per PC.
Complice una gestione ormai nelle mani avide di EA e un piccolo passo indietro nell’aspetto grafico, questo capitolo viene accolto un po’ freddamente. I contenuti sono stillati con il contagocce, anzi con il contamonete e la parte pseudo-realistica lascia il passo ad un approccio più cartoon e meno pesante.
Nel frattempo avevo abbandonato già da anni il gaming su PC, salvo qualche fugace capatina, spostando la mia attività ludica in toto sulle console, lasciando appunto il PC a mero mezzo di lavoro.
In questa migrazione i generi che mi sono venuti a mancare sono appunto i gestionali e in particolar modo la serie The Sims. La loro versione console c’è sempre stata, ma si è sempre rivelata una versione a perdere della controparte PC.
Nel 2017, dopo ben 3 anni (come successo tra l’altro per il primo capitolo), The Sims 4 esce anche su console, precisamente per PS4 e Xbox One. Inutile dire come già l’annuncio non fece che alimentare le mie poche speranze di vedere un capitolo dignitoso anche per le mie care macchine da gioco, speranze fomentate anche dall’annuncio di un porting quasi 1 a 1 della versione PC.
Il problema quando si vola troppo in alto è che la caduta è rovinosa, ma andiamo con ordine.

Vita da Sims

Piccolo chiarimento doveroso per quei 3 o 4 che negli ultimi 20 anni hanno vissuto in un paesino sperduto sulle Ande o solo da pochi giorni sono stati liberati da Jumanji, cosa è The Sims?
The Sims è un gestionale che ci vede alle prese con uno o più personaggi, i Sims appunto, in cui dovremo appagare i loro bisogni fisici e mentali per poter realizzare i loro o i nostri obiettivi.
Ogni Sim possiede un proprio sogno di vita, un’aspirazione e in questo quarto capitolo anche delle abilità specifiche e vari stati d’umore che influenzano la sua vita sociale.
Inizialmente dovremo premurarci di soddisfare gli istinti più bassi, come fame, sonno, igiene e evacuazioni varie, fino a creare degli automatismi e in seguito preoccuparci di sviluppare il nostro personaggio di modo che sia adatto al lavoro scelto per fare carriera e raggiungere velocemente il nostro obiettivo.
Le cose si fanno complicatamente divertenti quando i personaggi aumentano di numero e si instaurano dei rapporti interpersonali basati sugli interessi comuni. Possono sbocciare amori, odi, competizioni o semplici amicizie, tutto ovviamente sempre con l’ottica di qualche possibile traguardo o solo perché ci piace vedere sguazzare i nostri pesciolini in questo complesso acquario digitale.

Arriviamo così a questo quarto capitolo che si porta dietro tutte le novità dei precedenti tre, come l’età e la morte per vecchiaia introdotte nel secondo, strutture abitative più complesse e un sistema di carriera più completo come nel terzo. A tutto questo aggiungiamo un sistema di umori più presente e divertente da gestire o semplicemente da subire, un sistema di costruzione delle abitazioni più libero e un sistema di personalizzazione del proprio Sim più potente.
Dopo 3 anni era lecito aspettarsi una versione che comprendesse non dico tutte le espansioni uscite finora per la versione PC, ma le più importanti almeno sì. Certo questo sarebbe vero se non stessimo parlando di EA. Inutile quindi aggiungere che la versione console arriva senza la minima espansione a corredo, fatta eccezione per quelle poche gratuite che si sono avvicendate negli anni, come le piscine, i neonati e poco altro.
Prepariamo il borsello se vogliamo mettere mano a tutta l’offerta disponibile. Tra l’altro faccio subito presente che le espansioni a disposizione per la versione console sono una parte di quelle disponibili per PC, quindi anche a patto di mettere mano al portafogli dovremo comunque attendere prima di pareggiare l’offerta della controparte.

Damnatio Padis

Il gioco si apre con il classico Create a Sim, dove potremo creare da zero il nostro personaggio, potremo scegliere la fascia di età, il colore della pelle, muovere ogni parte del corpo fino a farle raggiungere la dimensione desiderata (non pensate male birbanti, parliamo di un gioco Pegi12). Fino a questo punto possiamo tranquillamente essere soddisfatti del sistema di controllo, poi però inizia il gioco vero e proprio.

Scelto il posto dove vorremo sistemare la nostra nuova famiglia tra un assolato deserto, una caotica metropoli e un ridente paesello immerso nel verde, dovremo selezionare un edificio già ammobiliato o decidere di ammobiliarlo noi con i risparmi del nostro personaggio, oppure decidere di tirare su l’edificio da zero.
Qualunque sia la vostra scelta preparatevi a maledire ogni minuto il pad nelle vostre mani.
Mettiamo in chiaro una cosa, tastiera e mouse non sono replicabili con il pad, non è possibile realizzare un porting diretto di un’interfaccia pensata per il mouse. Non è assolutamente pensabile di rimappare un pad per sopperire alla mancanza di immediatezza di un’accoppiata mouse e tastiera. Sembro ripetitivo, ma è solo per inculcare bene questo concetto nelle vostre teste, vuoi che tra voi si celi un futuro programmatore di videogiochi.
Nei precedenti capitoli di The Sims, Maxis e dopo EA si erano un pochino preoccupati di creare un’interfaccia e un sistema di controllo che avesse le sue fondamenta sul pad in quanto gioco per console.
Nel caso del quarto capitolo questo non è avvenuto.
La cosa esilarante non è che il gioco è castrato in qualche suo aspetto, quando non riuscite a fare una cosa è perché non riuscite a dare il comando giusto, non perché non è presente.
La modalità Costruisci, vera delizia della serie, dove ogni novello architetto vuole creare la propria casa dei sogni, sarà fonte continua di imprecazioni, mandando al macero ogni buon proposito che ci eravamo posti.
Muri storti, finestre improbabili, stanze non allineate saranno il vostro incubo e probabilmente anche il motivo per cui difficilmente userete questa modalità. A meno che non siate masochisti, in questo caso avete trovato pane per i vostri denti.
La modalità Vivi, dove poi risiede il cuore dell’esperienza di gioco si comporta leggermente meglio.
Lo schema di comandi risulta più intuitivo ma vi troverete spesso a switchare tra 2 sistemi distinti di controllo senza volerlo. Sono stati previsti infatti 2 livelli di controllo, quello dei menù funziona a sequenza, quindi muovendo a destra o a sinistra passiamo da un comando all’altro, mentre quello che riguarda l’area di gioco vera e propria funziona con il classico puntatore mosso tramite analogico.
Il passaggio tra un sistema e l’altro avviene tramite click di uno dei grilletti del pad. Spesso però ci troviamo a cercare di muovere il cursore che invece risulta incollato ai menù. Dopo qualche ora di gioco il tutto risulta più snello, ma vi assicuro che se giocando a The Sims 4 dovesse comparirvi qualche tick nervoso sapete quale potrebbe essere la causa.

Conclusioni

The Sims 4 su console risulta essere quindi un porting troppo diretto da PC, senza essersi preoccupati troppo della piattaforma di arrivo.
Parliamoci chiaro, per me che volevo un’esperienza completa del gioco è quanto richiedevo effettivamente da EA, ma un minimo di adattamento doveva essere realizzato.
Anche graficamente il titolo è pressoché identico alla controparte PC, complice anche un motore grafico alleggerito, anche se possiamo notare qualche affaticamento nel caso ci sia troppo affollamento nelle abitazioni o nelle fasi di caricamento tra una zona e l’altra della città. Niente ovviamente che non sia risolvibile tramite patch.
The Sims 4 per console risulta quindi un’occasione sprecata per fare un centro perfetto, un porting che a livello di contenuti pareggia con la controparte originale, ma si perde nel realizzare un sistema di controllo adeguato.