The Binding of Isaac: Rebirth - Recensione

Il povero Isaac è destinato a morire. Rinchiuso in uno scantinato buio e pieno di mostri, con soltanto il proprio pianto da usare come arma. Ma forse, scendendo sempre più in questo seminterrato terribile, e perdendo sempre più la propria umanità, lo sfortunato Isaac potrebbe sopravvivere.
Scoprite di più su The Binding of Isaac: Rebirth nella recensione di Console-Tribe a cura di Giorgio “Nadim” Catania!

Isaac un tempo era un bambino felice e spensierato. Viveva con la mamma, giocava con i suoi giochi, conduceva una vita semplice ma senza pensieri. Però un giorno la mamma, senza alcun motivo apparente, ha cominciato a trattarlo male. Prima gli ha tolto tutti i giochi e i vestiti. Poi lo ha rinchiuso nella cameretta, impedendogli di uscire. E infine ha cercato di ucciderlo con un lungo coltellaccio.
Isaac, disperato, è riuscito a sfuggirle all’ultimo gettandosi nella botola che conduceva al seminterrato. Ma una volta lì ha capito di aver commesso un grave sbaglio. Perché lo scantinato, come sanno tutti i bambini, è un luogo buio e pericoloso. Tana di creature terribili, che non vedono l’ora di mangiarsi chiunque capiti a tiro in un solo boccone.
Tuttavia Isaac non ha demorso, e ora si trova costretto a lottare per avere salva la pelle. In quello che è un gioco indie dal gustoso sapore retrò: The Binding of Isaac: Rebirth. Disponibile sul PSN per PlayStation 3PlayStation Vita e l’ancora giovane PlayStation 4 – gratis per chi ha un abbonamento PS+.

Paura del buio…

Nessun tutorial. Nessun aiuto. Niente di niente. In The Binding of Isaac: Rebirth il giocatore deve cavarsela da solo fin dall’inizio. Una volta avviata la prima partita e selezionato il personaggio con cui affrontarla – ognuno con le proprie statistiche, ma all’inizio è disponibile solo Isaac, gli altri vanno sbloccati – bisogna rimboccarsi le mani e sopravvivere. Giusto un cenno su come muoversi e combattere con quattro graffiti sul pavimento. Analogico sinistro, ci si muove. Analogico destro o tasti frontali, si sparano le lacrime amare del povero Isaac, nemmeno fossero proiettili veri. Si possono poi lasciare sul campo delle bombe per far esplodere oggetti e uccidere nemici. Si possono raccogliere oggetti vari, che altro non sono che power up, lungo le location che si percorrono. La telecamera è sistemata in alto e permette di vedere con chiarezza Isaac e tutto ciò che gli sta attorno. Il resto sta a voi.
Vi basti sapere soltanto che i cuori rappresentano la salute del povero Isaac, e che quando si svuotano del tutto giunge rapida e inesorabile la morte.
Insomma, tutto chiaro, no? Beh… buona fortuna allora!

Don’t Die!

Una volta superata una delle porte della stanza principale, si passa alla zona successiva. Tutte quante si susseguono, corridoio dopo corridoio, camera dopo camera, in modo randomico. Quindi ogni volta si incontrano stanze con nemici, trappole e oggetti sistemati in posti e modi differenti. Capita, seppur di rado, di imbattersi in qualche area con le impostazioni uguali a quelle di un’altra attraversata in una partita precedente, ma è un fenomeno abbastanza raro. Ciò implica che non si può mai essere completamente pronti a fronteggiare ciò in cui ci si imbatte perché… è impossibile prevedere quello in cui ci si imbatte. Tutto qui. E di nemici contro cui sparare tristi lacrime ce ne sono a bizzeffe. Piccoli e grandi. Deboli e resistenti. Innocui e pericolosi – si fa per dire, sono tutti potenzialmente mortali.
Per superare ogni zona bisogna uccidere tutti i mostri, senza alcuna eccezione. I proiettili per fortuna sono infiniti e in genere dopo ogni battaglia si ottiene qualcosa: cuori, bombe, monete – con cui comprare oggetti o fare altro ancora – potenziamenti… anche questi sono vari come non mai. Ce ne sono di tutti i tipi, e bisogna scoprire a che servono semplicemente testandoli in prima persona. Occhi che permettono di sparare dietro la nuca. Bocche che fanno vomitare colpi micidiali. Criniere che distruggono le pietre e gli oggetti sparsi qua e là. Cuori misteriosi che potenziano momentaneamente la vita di Isaac. Maschere e vestiti dalle funzioni più disparate. Carte con cui invocare poteri particolari – anche nocivi.
Insomma, bisogna sperimentare. E se si muore, pazienza: si riparte da zero, pronti per un altro giro. Un po’ come succede in un altro indie piuttosto punitivo, Don’t Starve. Con la differenza che in quel titolo si collezionano risorse per creare un accampamento e sopravvivere alle intemperie e ai nemici. Mentre in The Binding of Isaac: Rebirth si deve procedere sala dopo sala. Con lo scopo di incontrare il boss del livello – scelto anche questo in maniera casuale tra un set piuttosto grande e vario – e scendere al piano inferiore.
Nulla di adatto per dei giocatori deboli di cuore o poco stoici.

Isaaaaaac? Dove seeeeiiiii?

Imparare le basi per giocare e imparare a gestire i nemici richiede ben poco tempo. Una volta fatto tutto ciò, si possono affrontare una partita dietro l’altra, come se si stessero mangiando ciliegie. Perché, sì: se il gioco acchiappa chi lo prova, poi non lo molla più. Una sorta di droga in cui si continua a dire, ad ogni stanza, “un’altra e poi smetto”. Complice soprattutto un gameplay da roguelike di quelli che sanno regalare soddisfazioni, e uno stile davvero macabro e disturbato, rappresentato magnificamente. In un 2D di vecchio stampo, rappresentato però in maniera nitida e fluida grazie alle console odierne.
Mostri alla Silent Hill, quindi, orridi al punto giusto. Che vomitano e defecano schifezze di ogni genere, con il solo scopo di trucidarvi. Boss che rappresentano deformazioni spaventose, o che impersonano in qualche modo incubi che hanno infestato i sonni della nostra infanzia. Il tutto accompagnato da una colonna sonora adatta al contesto, e da effetti sonori da brivido, o da ghigno divertito.
Ovviamente sta poi ad ognuno di voi decidere quanto tutto ciò possa essere di vostro gradimento. Perché sebbene il tutto sia mostrato con una grafica cartoonescae uno stile ironico, magari potrebbe comunque non piacere.
A noi di Console-Tribe il miscuglio è piaciuto. E dato che da queste parti amiamo i roguelike e le sfide, non possiamo non consigliare The Binding of Isaac: Rebirth agli amanti del genere.

4 Commenti a “The Binding of Isaac: Rebirth”

  1. The_WLF on

    Questa volta mi trovo in disaccordo con la rece. Ho trovato questo gioco pessimo come pochi altri.

    Guarda, all'inizio anche io la pensavo come te: 10-15 minuti di giocato mi avevano portato subito a bollarlo come l'ennesima minchiata indie. Poi l'ho ripreso in mano in un momento di "pausa riflessiva"  ( :D) e sono finito anche io con il dire "ancora una stanza e poi smetto…" 🙂

  2. fomento on

    Questa volta mi trovo in disaccordo con la rece. Ho trovato questo gioco pessimo come pochi altri.

    Perché?

    Roguelike/dungeon crawler dalle tinte horror molto divertente.

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