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Recensione Styx: Master of Shadows

Forse qualcuno si ricorda di Of Orcs and Men, un interessante gioco di ruolo rilasciato circa due anni fa per Xbox 360, Ps3 e PC che ottenne critiche tutto sommato positive, sviluppato da Cyanide Studio e Spiders. Uno dei personaggi più divertenti e carismatici era Styx, un goblin davvero maligno, che oggi troviamo protagonista nel gioco a lui dedicato, Styx: Master of Shadows, un’avventura dal timbro completamente diverso rispetto al…sequel.

di: Giovanni Manca

Forse qualcuno si ricorda di Of Orcs and Men, un interessante gioco di ruolo rilasciato circa due anni fa per Xbox 360, Ps3 e PC che ottenne critiche tutto sommato positive, sviluppato da Cyanide Studio e Spiders. Uno dei personaggi più divertenti e carismatici era Styx, un goblin davvero maligno, che oggi troviamo protagonista nel gioco a lui dedicato, Styx: Master of Shadows, un’avventura dal timbro completamente diverso rispetto al…sequel.

Le origini di un Goblin dell’ombra

Ebbene si, le vicende narrate in Styx MoS sono molti ambientate anni prima rispetto al fianco di Arkail in Of Orcs and Men e ci portano a scoprire le origini e il passato di Styx. Effettivamente è proprio questo aspetto che da interesse alla trama del gioco, di per se non troppo ispirata nel suo “apparente” plot principale: Styx deve raggiungere il cuore dell’enorme “Albero del mondo”, fonte suprema di potere, protetto però dagli elfi e dai guerrieri umani, nella torre di Akenash. L’obiettivo di questo viaggio all’interno della vastissima torre è chiaro ma le vicende legate a Styx, al suo passato e ai suoi poteri, sono sicuramente più intriganti, almeno per chi subisce un certo fascino da parte di questo cattivissimo essere.
Cattiveria che si scatena in dinamiche decisamente diverse rispetto al passato dal momento che Cyanide abbandona quasi completamente l’aspetto ruolistico abbracciando quello dello stealth game in una delle sue “interpretazioni” più pure degli ultimi anni. Styx può anche combattere a viso aperto, con una combinazione veloce di parata e affondo, ma si capisce ben presto che questa è una tattica sbagliata, estremamente sconsigliata, incapace di portare qualsiasi risultato utile; il goblin è rapido, ma soprattutto furbo e silenzioso, in grado di sgattaiolare nell’ombra senza farsi vedere, nascondersi sotto i tavoli o dietro un muro, e colpire alle spalle i malcapitati che si trovano sulla sua strada. Lo studio dell’ambiente circostante ed una pianificazione delle proprie mosse è di conseguenza una vera necessità e il design della torre di Akenash è l’ideale per esaltare quest’aspetto di gioco, proponendo quasi sempre più di una soluzione alternativa al problema che si pone davanti, magari guardando dal buco della serratura della porta prima di avventurarsi in una nuova stanza. Oltre alla sue innate doti Styx può destreggiarsi con oggetti che trova nel suo percorso, ad esempio lanciandoli per distrarre le guardie, spegnere le torce per creare oscurità o con le sue abilità che ritroverà un po’ alla volta. SI tratta di poteri che accrescono notevolmente le capacità di Styx e coinvolgono diversi aspetti dell’approccio al gioco: furtività, agilità, clonazione, vista d’ambra, attrezzatura, uccisione e predatore, tutte divise in quattro step di upgrade. Il goblin sarà in grado di diventare invisibile, non fare nessun rumore, clonarsi per distrarre il nemico, individuare facilmente oggetti e nemici, uccidere da posizioni impossibili. Sono solo alcune delle numerose abilità che Styx apprende durante il suo viaggio ma sono sufficienti per rendersi conto della varietà con cui è possibile affrontare le diverse situazioni, divertendosi cercando sempre una soluzione diversa e ancora non sperimentata. Sarebbe stato tutto perfetto se l’intelligenza artificiale dei nemici fosse stata dello stesso livello, purtroppo invece questo è uno degli aspetti meno convincenti dell’ intera produzione in considerazione del fatto che gli script sembrano troppo semplici da leggere facendo sembrare le guardie un po’ tonte. Non troppo intelligenti dunque ma molte e piuttosto cattive: le aree sono ben sorvegliate e trovare le vie di fuga non è per nulla una cosa semplice, ricordando che essere scoperti e combattere non è proprio una mossa vincente per la pellaccia di Styx. L’avventura è dunque avvincente, lunga ed impegnativa, pensata per veri e propri amanti del genere stealth in crisi di astinenza.

Unreal di un tempo

Styx MoS è un titolo che Cyanide Studio ha previsto solo per Xbox One, PS4 e PC ma dopo averci giocato e saggiata la realizzazione tecnica è difficile capire perchè non sia stato proporsto anche per PS3 e Xbox 360. Il motore grafica è il collaudatissimo Unreal Engine 3 e nessun virtuosismo tecnico fa pensare ad una impossibilità di conversione, tutto il contrario: complessivamente il lavoro fatto è apprezzabile ma siamo molto lontani da quanto visto negli ultimi tempi sulla next gen, sotto tutti i punti di vista, dal dettaglio delle texture agli effetti luce, dalle animazioni sia del personaggio principale che dei nemici agli effetti particellari. Sia ben chiaro, non siamo davanti ad una catastrofe ma è lecito aspettarsi di più in considerazione degli hardware di riferimento. A parte Styx inoltre, la caratterizzazione dei nemici non rimarrà indelebile nei nostri ricordi, per usare un eufemismo, mentre la vastità della torre è in grado di regalare scorci d’impatto in mezzo comunque ad una certa ripetitività di locazioni.

Al fianco di Styx

Master of Shadow non è certamente un videgioco che si rivolge alla massa quanto piuttosto ad una certa nicchia di utenti che cercano un gameplay quasi anacronistico, videogiocatori ben disposti a chiudere un occhio davanti ad una realizzazione tecnica appena sufficiente ma ben felici di giocare finalmente al loro genere preferito: lo stealth game. Da questo punto di vista, Styx è davvero eccellente e non deluderà gli appassionati, anzi, potrebbe rappresentare per loro una pietra miliare.