Strike Suit Zero: Director’s Cut - Recensione

Nel panorama delle console casalinghe è un evento piuttosto raro occuparsi di un progetto realizzato grazie al crowdfunding, un sistema di finanziamento collettivo generalmente utilizzato in ambiente personal computur e mobileStrike Suit Zero, nel nostro "banco di prova" in versione Xbox One, non fa comunque eccezione dal momento che nel 2012 venne presentato da Board Ready Games come titolo PC; rilasciato nel corso dei mesi anche per piattaforme Linux e Mac, il gioco arriva dunque anche per le console di nuova generazione. Allora, amici consolari, sentivate la mancanza di un bel viaggio nello spazio profondo? Si?! Bene, allaciatevi le cinture, l'avventura del tenente Adams ha inzio.

Nel panorama delle console casalinghe è un evento piuttosto raro occuparsi di un progetto realizzato grazie al crowdfunding, un sistema di finanziamento collettivo generalmente utilizzato in ambiente personal computur e mobileStrike Suit Zero, nel nostro “banco di prova” in versione Xbox One, non fa comunque eccezione dal momento che nel 2012 venne presentato da Board Ready Games come titolo PC; rilasciato nel corso dei mesi anche per piattaforme Linux e Mac, il gioco arriva dunque anche per le console di nuova generazione. Allora, amici consolari, sentivate la mancanza di un bel viaggio nello spazio profondo? Si?! Bene, allaciatevi le cinture, l’avventura del tenente Adams ha inzio.

Colonie Spaziali

La letteratura fantascientifica è talmente vasta e popolare che rende particolarmente difficile, per chi vuole raccontare una nuova storia, riuscire a sorprendere grazie a trovate originali; Born Ready Games non ha certamente osato da questo punto di vista preferendo andare su quello che potremmo definire “usato sicuro”. Siamo alla fine del XXIII secolo, il 2299, quando sul pacifico pianeta Terra viene captato un misterioso segnale alieno il cui messaggio illustra agli scienziati terrestri come realizzare motori in grado di raggiungere la velocità della luce. E’ l’alba di una nuova era: decine e decine di nuove astronavi spaziali partono alla ricerca di nuovi pianeti abitabili e dell’origine del segnale alieno; le colonie sono sempre più numerose e forti, i rapporti con le Nazioni Unite della Terra si fanno sempre più tesi, la richiesta di indipendenza sempre più pressante. Gli eventi precipitano quando degli esploratori coloni trovano finalmente la fonte del segnale alieno, il relitto di una nave spaziale che custodisce un incredibile segreto: è guerra civile tra la terra e i coloni.
In questa terribile guerra, come citato più su, interpreteremo il tenente Adams, ufficiale della flotta terrestre, protagonista di una serie di vicende incredibili fino all’inevitabile epilogo. Un canovaccio dunque molto collaudato che richiama moltissime esperienze passate tra le quali, giusto per rimanere in ambito Xbox One, quelle narrate in Titanfall,che propongono un’altra guerra tra terra e coloni. Benchè non originale, la storia in Strike Suit Zero riesce ad essere avvincente, raccontata in modo da lasciare sempre qualche domanda in sospeso la cui risposta si trova solo nelle missioni successive.

Guerra nello spazio profondo

Strike Suite Zero è un simulatore di combattimento spaziale, decisamente ispirato ai grandissimi classici: doveroso citare il capostipite da cui tutto ha avuto inizio, il leggendario Elite, la serie Wing Commnader e quella di Star WarsColony Wars, Zone of Enders e Homeworld. A proposito di quest’ultimo, la colonna sonora di Strike Suit Zero è stata realizzato proprio da Paul Ruskay, il compositore che alla fine degli anni ’90 si occupò del titolo di Relic Entertainement.
L’avventura inizia con delle brevi messioni tutorial il cui unico scopo è quello di farci raggiungere una buona familiarità con il sistema di controllo, utilizzando un jet spaziale molto agile e veloce. Lo schema proposto è quello classico, in cui la combinazione dei due stick e i pulsanti dorsali permettono un controllo completo dell’astronave ma non semplice, soprattutto in considerazione che, i players only console, non hanno in questi anni avuto modo di provarlo in altri titoli. Il tutorial risolve questa desuetudine grazie alla sua completezza e riesce a preparare al meglio il giocatore alle 18 missioni che lo attendono; queste offrono una gradevole varietà di situazioni: difesa da attacco di grandi navi da guerra, scorta, battaglie su vasta scala, puro duello aereo, distruzione di obiettivi strategici, occupare stazioni spaziali. Non mancano missioni ed obiettivi secondari la cui utilità, oltre ad aumentare lievemente la longevità del gioco, è quella di sbloccare potenziamenti equipaggiabili nei quattro diversi caccia spaziali a disposizione della flotta terrestre: cannoni al plasma, laser, mitragliatori, missili, corazze e scudi. Delle quattro, l’astronave che caratterizza il gioco è la Strike Suit, in grado di trasformarsi in un mech dopo aver raccolto la materia energetica, il Flux, rilasciata dalla distruzione delle navi nemiche: uno specifico indicatore su schermo ci avverte quando l’energia raccolta è sufficiente per effettuare la trasformazione. L’approccio al gioco cambia profondamente e se da una parte ci troviamo alla guida di un mezzo dalla forza d’attacco devastante, dall’altra ci troveremo di fronte ad una moltitudine di nemici spaventosa; la varietà del gameplay ne beneficia notevolemente rendendo la sfide stimolanti nonostante una intelligenza artificiale delle flotte nemiche piuttosto altalenante. Queste considerazioni vanno ad aggiungersi ad una curva di difficoltà piuttosto “bizzarra”, dal momento che in certe situazioni ci sentiremo onnipotenti guerrieri galattici, grazie alla resistenza della nostra astronave e alla sua potenza di fuoco, in altre, la frenesia dell’azione, il numero dei nemici su schermo e la loro potrebbe portarci alla morte in pochissimo tempo, soprattutto nelle missioni più avanzate. Nonostante questi problemi, l’esperienza di gioco è divertente ed appagante.

Panorami stellari

Strike Suit Zero gira sul motore grafico sviluppato dagli stessi Born Ready Games, lo Xed Engine, il quale si dimostra a suo agio anche in ambito console. Coloratissimi panorami galattici fanno da eccellente sfondo alle battaglie tra navicelle spaziali dalle texture dettagliate e ottime animazioni, credibili e fluide; di buonissimo livello la realizzazione e l’utlizzo degli effetti luce, che ricreano alla perfezione le atmosfere delle battaglie spaziali. Il frame rate è generalmente costante anche se nelle fasi più concitate i rallentamenti sono piuttosto vistosi. Se dal punto di vista puramente tecnico il lavoro di Born Ready Games è di buon livello, è sul fronte del design artistico che si fa più aprezzare, grazie a Junji Okubo, un vero e proprio maestro del mondo Mech, divenuto celebre grazie alla serie animata Viper’s Creed e ad Appleseed. Di grande atmosfera la colonna sonora realizzata da Paul Ruskay e esaltata dalla voce di Kokia, famosa cantante di Tokio, salita alla ribalta nel 2004 per aver realizzato il brano utlizzato dalla squadra olimpica del suo paese come musica di incoraggiamento.

Un viaggio inaspettato

Nel corso delle nostre analisi dei giochi per le nuove console, spesso ci siamo trovati davanti a unici esponenti di un genere particolare e, di conseguenza, acquisti quasi obbligati per gli amanti dello stesso per mancanza di alternative. Rimanendo in ambito console, con Strike Suit Zero siamo in presenza di un esponente di un genere che non ha alternative neppure nella passata generazione di console, PS3 e XBox 360, dimenticando volutamente un’esperienza non proprio riuscita come Darstar One: Broken Allience. Gli amanti delle avventure spaziali non devono però dare una possibilità al titolo Born Ready perchè non hanno altro a cui guardare ma perchè Strike Suit Zero è davvero un buon gioco, divertente e ottimamente realizzato. Peccato per la mancanza di una modalità multiplayer online, sia coperativa che competitiva, ma la modalitàsingle player è in grado di regalare soddisfazioni: esploratori della galassia, avete un viaggio da compiere.

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