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Recensione Stellar Blade

di: Simone Cantini

Dopo una demo deflagrante in quanto a successo di pubblico, al punto da far preoccupare gli stessi sviluppatori di Shift Up per il numero di ore accumulate dai giocatori, Stellar Blade è finalmente pronto a svelare tutte le sue carte. Gli entusiasmi preliminari saranno stati rispettati dal codice finale? EVE è veramente meritevole di essere accostata a nomi del calibro di Bayonetta e 2B? Certo, l’impresa non era proprio così semplice come si potrebbe pensare, visto anche il pedigree dello studio di sviluppo coreano, ma pur con le sue inevitabili ingenuità, l’esclusiva PS5 si è dimostrata capace di mettere sul piatto un insieme di elementi tutt’altro che disprezzabili. Anche se, checché ne dica quel mattacchione di Yoko Taro, il suo Nier: Automata può continuare a dormire sonni ben tranquilli.

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Lotta per la sopravvivenza

Alla fine sono riuscito a capire cosa si nascondeva dietro la minaccia dei Naityba, ed arrivare alla fine dell’avventura di EVE. Una cavalcata lunga ed intensa, che mi ha tenuto incollato allo schermo per una 30ina abbondante di ore, suddivise tra storia, digressioni secondarie e puro cazzeggio. Un viaggio sicuramente affascinante e ricco di spunti interessanti che, pur nella sua imperfezione, dimostra come Shift Up ci abbia messo relativamente poco ad addomesticare un settore sconosciuto come quello console. Già, perché passare dallo sviluppo di produzioni destinate al mondo mobile al più esigente mercato degli hardware casalinghi non è certo un salto da poco, viste le differenti variabili che ne gestiscono l’ecosistema. Un contraccolpo che lo studio capitanato da Kim Hyung-tae ha dimostrato di saper assorbire in modo efficace, pur lasciando intravvedere qualche piccolo scricchiolio strutturale. Cedimenti che in parte sono andati a colpire proprio il comparto narrativo di Stellar Blade che, tenendo fede a quanto dichiarato nel tempo, ha evidenziato un debito di riconoscenza nei confronti di Nier: Automata davvero impossibile da non notare.

Stellar Blade

Il futuro tratteggiato da Shift Up, difatti, ha moltissimi punti in comune con l’immaginario di Yoko Taro, pur non riuscendo a raggiungerne le vette qualitative. Una storia, quella di EVE, Adam e Lily, che riesce comunque ad intrattenere ed emozionare, grazie ad una serie di eventi sicuramente interessanti da vivere e giocare, ma che peccano per una sceneggiatura che non si risparmia qualche marchiano colpo a vuoto in quanto a dialoghi e recitazione. Un limite che si è riversato a cascata anche sul cast chiamato a muovere le fila del racconto, tratteggiato in maniera non propriamente efficace, al punto che viene quasi sempre molto difficile empatizzare con loro (salvo qualche eccezione), tanto che si potrebbe superficialmente essere portati a pensare che il clamore suscitato da Stellar Blade sia dovuto più alla caratterizzazione estetica di EVE piuttosto che alla sua effettiva bontà ludica. Per fortuna le cose stanno diversamente.

Stellar Blade

Oltre le gambe c’è di più…

Le migliori certezze del pacchetto, Stellar Blade le mette sul piatto per quanto riguarda il suo gameplay, che si è rivelato perfettamente aderente a quanto visto nella demo, ma riservando più di una sorpresa in questa sua installazione definitiva. Sul combat system ho già disquisito in fase di anteprima, e non posso che confermare la bontà di quanto realizzato dai ragazzi di Shift Up: prendendo nettamente le distanze dalla strega PlatinumGames, ma anche dagli androidi di Square Enix, il team ha messo in piedi un’esperienza più ragionata e meno frenetica delle produzioni citate, ibridando un moveset comunque ampio e assai sfaccettato con alcuni elementi cari ai soulslike. Al set di combo, ampliabili tramite uno skill tree assai vasto, è necessario abbinare una corretta lettura dei pattern nemici, così da poter sfruttare al meglio schivate e parate, ovviamente da effettuare con il giusto tempismo. Riuscire nell’intento, oltre a diminuire lo scudo nemico (esaurirlo ci consentirà di effettuare una sorta di finisher) ci permetterà di accumulare Energia Beta, il valore da impiegare per scagliare le mosse speciali in dotazione di EVE, in modo analogo a quanto visto nella demo.

La release finale, però, ha sollevato il sipario su di un altro paio di possibilità belliche, che si traducono nel consueto indicatore legato all’equivalente del rage mode ed in un ulteriore set di abilità legate alla pressione del dorsale destro, in abbinamento ai 4 pulsanti frontali del pad. Destreggiarsi tra combo e deviazioni, non disdegnando schivate millimetriche, pur non raggiungendo le vette adrenaliniche delle ingombranti pietre di paragone, si traduce in combattimenti sempre interessanti e assai variegati, che peccano unicamente per una eccessiva semplicità di fondo (almeno a livello di difficoltà standard), salvo qualche sporadica ed imprevista eccezione. A semplificare la vita ad EVE, inoltre, ci pensa una feature non presente nella demo, ovvero la possibilità di impiegare il drone comandato da Adam come se fosse un’arma da fuoco. Premendo in qualsiasi momento il grilletto sinistro, difatti, il gioco si trasforma in un vero e proprio TPS (tra l’altro dal gunplay affatto disprezzabile), con tanto di munizioni differenti da sbloccare ed acquistare tramite un set di potenziamenti dedicati. Nulla ci vieterà, pertanto, di alternare letali e violenti fendenti a salve di razzi o proiettili esplosivi, utilissimi per eliminare dalla distanza le minacce, ma anche per provare ad interrompere le varie catene di attacchi.

Tale meccanica, inoltre, avrà il suo sfogo massimo all’interno di sezioni legate alla storia che trasformano l’esperienza in un vero e proprio shooter, data l’impossibilità di utilizzare la nostra fidata spada. Un aspetto che mette ancora di più in luce la volontà di Shift Up di proporre un titolo il più variegato possibile, grazie all’introduzione di varie digressioni ludiche in grado di mutare di tanto in tanto il mood di gioco. Questo si è tradotto anche in sezioni improntate sul platforming, sulla risoluzione di enigmi ambientali, un minigioco dedicato alla pesca (come poteva mancare in una produzione orientale?) ed in prove di abilità che, sebbene non sempre tarate alla perfezione, contribuiscono a rendere meno scontato e prevedibile l’impegno del giocatore. L’impegno, in tal senso, è palpabile ed evidente e mette in mostra il desiderio di mettere in piedi un’esperienza single player di stampo fortemente old school (nel senso più buono del termine), ricca di contenuti non legati alle oramai trite ed inopportune espansioni a pagamento.

La bellezza non è una colpa

Un impegno che emerge anche dalla massiccia presenza di costumi per EVE ed i suoi compagni, con la nostra eroina che potrà modificare il proprio aspetto grazie ad un quantitativo davvero importante di skin differenti, che potremo ottenere semplicemente giocando e portando a termine gli incarichi, siano questi primari o secondari. E proprio in merito alle ammiccanti mise che la nostra eroina avrà a disposizione, è quanto mai opportuno dedicare qualche parola, viste le polemiche che hanno accompagnato il reveal della spiccata sensualità della letale combattente. Polemiche che, come già espresso nel precedente pezzo, ho trovato veramente fuori luogo e prive di un qualsiasi fondamento, visto che, per quanto possa sembrare strano, stiamo pur sempre parlando di un mero insieme di poligoni.

Che qualcuno possa trovare estremamente affascinante la protagonista del gioco mi pare un qualcosa di comprensibile e affatto fuori luogo, così come non ritengo in alcun modo offensivo il modo in cui il team ha scelto di proporre al pubblico il proprio main character. D’altro canto di esempi simili ne sono pieni gli scaffali videoludici, a partire dalla prima versione di Lara Croft (resa celebre anche dalle sue spigolose protuberanze), passando per la citata Bayonetta o le sballonzolanti lottatrici di Dead or Alive. In fondo non è certo l’aspetto fisico a far funzionare Stellar Blade, che potrebbe tranquillamente reggersi sulle proprie gambe anche se il pad fosse costretto a controllare un anonimo impiegato o una studentessa meno prorompente. Poi, che a livello di puro marketing la scelta sia stata molto furba, c’è davvero poco da obiettare, ma relegare l’eventuale successo del gioco unicamente ad un aspetto così marginale sarebbe davvero ingiusto nei confronti del lavoro di Shift Up.

Di tutto un po’

Ed il fatto che Stellar Blade riesca ad andare oltre alla mera estetica della sua protagonista è dovuto anche al mondo di gioco in cui ci troviamo a muoverci, strutturato in maniera assai intrigante, soprattutto per il modo in cui poco alla volta apre i suoi contenuti al giocatore. Superato il primo step più lineare e blindato, per quanto non privo di piccole divagazioni, il gioco si dischiude maggiormente una volta raggiunta la città di Xion, una sorta di corposo hub in cui sarà possibile assistere ad alcuni degli snodi portanti della storia, ma anche accettare varie missioni secondarie che, in determinate situazioni, andranno a modificare la struttura degli stage precedentemente visitati, lasciando il campo anche ad un po’ di backtracking mai troppo invasivo. Da qua, inoltre, sarà possibile accedere a delle macroaree che, per quanto non proprio irresistibili in quanto a pura caratterizzazione, forniscono al tutto un respiro più ampio, grazie anche a numerosi segreti da scoprire. A queste porzioni si alternano i momenti più blindati, prevalentemente legati all’avanzamento della trama, che saranno ambientati in sezioni lineari ma comunque assai corpose in quanto ad offerta ed estensione, oltre che caratterizzate da un level design sempre interessante. L’amalgama ricorda a grandi linee il citato Nier: Automata (richiamato anche da alcune evidenti omaggi visivi), sebben manchino i guizzi creativi che solo una personalità bizzarra come quella di Taro è in grado di tirare fuori dal cilindro. Tutto in Stellar Blade è funzionale ma privo di particolari guizzi, rendendo l’esperienza e la scoperta del mondo piacevole ma priva di scossoni in grado di rendere l’esperienza davvero memorabile.

Questi piccoli inciampi, figli dell’inesperienza del team nei confronti di un genere così lontano dal loro passato produttivo, sono riscontrabili anche nella struttura delle varie missioni secondarie, caratterizzate da alti e bassi creativi, oltre che da un non perfetto bilanciamento del loro apporto alla lore generale. Nel primo caso ci troviamo al cospetto di quest in grado di spaziare dalle fetch più banali ed abusate, ad altre assai più stratificate, utilissime per esplorare a dovere gli stage ma anche per mettere il giocatore al corrente di nuovi aspetti di questo mondo futuristico. E proprio a tal proposito vanno evidenziati alcuni passi più lunghi della gamba, visto che non mancano missioni opzionali in grado di sottendere in maniera un po’ troppo spudorata alcuni aspetti della trama, rendendo meno importante il nodo principale delle vicende che, per i completisti compulsivi, apparirà sin troppo telefonato e prevedibile. Peccato, perché ci sono momenti molto belli che avrebbero meritato una maggiore attenzione in tal senso.

Next gen a metà

Luci ed ombre, con le prime che riescono comunque a spiccare nell’economia generale, caratterizzano anche il comparto tecnico della produzione che, dopo il poderoso incipit, invero uno showcase tecnico di pregevolissima fattura, lascia il campo ad un’estetica sicuramente più contenuta. Se è vero che l’impatto visivo si attesta su livelli più che buoni, grazie ad un design generale azzeccato e convincente, per quanto non scevro delle sue evidentissime fonti di ispirazione, non mancano alcuni colpi a vuoto capaci di ridimensionare un poco la portata del tutto. Parlo di alcune texture non proprio irresistibili che si registrano in primo luogo delle zone aperte (la resa delle pareti rocciose è un vero colpo basso), ma anche in alcuni elementi di contorno secondari: piccolezze, sia chiaro, ma l’orgia di effetti che ci viene vomitata davanti nel prologo lasciava presagire qualche spregiudicatezza in più. Per il resto c’è davvero poco da obiettare sul lavoro svolto da Shift Up, che è riuscita ad assemblare un’esperienza dannatamente convincente sul fronte tecnico, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi e delle creature ostili, che per pura perizia di programmazione. Le tre impostazioni grafiche presenti saranno in grado di accontentare tutte le tipologie di giocatori, anche se confesso che il preset bilanciato riesce a rappresentare un ottimo compromesso, capace di coniugare risoluzione e frame rate in maniera davvero convincente.

Inutile spendere lodi in merito alla poderosa soundtrack, dato che basterebbe leggere il nome di Keiichi Okabe per rendere l’idea di ciò che è pronto a titillare le nostre orecchie. Il compositore responsabile delle OST di Drakengard e Nier, difatti, ha collaborato con i musicisti di Shift Up per realizzare una serie di brani evocativi e potenti, caratterizzati da temi vocali impossibili da lasciare scorrere semplicemente via. Convince invece a metà il doppiaggio in lingua italiana, non sempre centrato a dovere ed in grado di trasmettere la dovuta enfasi a dialoghi già non proprio irresistibili in quanto a pura scrittura.

E alla fine dell’analisi è giusto porsi una scomoda domanda: l’attenzione riservata nelle ultime settimane a Stellar Blade era giustificata? La risposta, alla luce delle decine di ore trascorse in compagnia di EVE, non può che essere affermativa, visto che l’avventura di cui è protagonista si è rivelata essere un’esperienza solida e molto divertente, per quanto non certo rivoluzionaria nella sua ossatura ludica. Impreziosito da un combat system interessante e sfaccettato e da un loop di gameplay che cerca di andare oltre la mera sequenza di combattimenti all’arma bianca (riuscendoci nella maggior parte dei casi), il debutto console di Shift Up riesce a portare a casa il risultato con successo. I suoi maggiori limiti sono da ritrovare in una struttura non certo rivoluzionaria e da una narrazione che finisce per scoprire un po’ in anticipo le sue carte, complici alcune missioni secondarie sin troppo esplicite. Tolte queste magagne, ciò che resta è un titolo generoso e riuscito, capace di ricompensare gli sforzi dei giocatori con una mole convincente di contenuti, sia primari che accessori. Il che, in un periodo in cui vogliono spingerci a spendere denaro ulteriroe anche solo per premere Start, non è certo una cosa da sottovalutare.