Sly Cooper: Ladri nel Tempo - Recensione

C’era davvero bisogno di rispolverare Sly Cooper e la sua banda? Certo, iniziare una recensione con una domanda non è proprio il massimo, visto che di solito siamo soliti mettere in piedi un breve cappello introduttivo, utile a descrivere sinteticamente quello che poi sarà ampliato nel corpo dell’articolo. Però sembrava doveroso uscire un po’ dal consueto seminato, anche in virtù del fatto che il gioco analizzato sembra lui stesso discostarsi da quanto si trova oggi in commercio, legato come è ad un passato che le produzioni odierne sembrano aver accantonato per sempre. E se aziende che fatturano milioni (poco importa se di Dollari o Euro) hanno operato una tale scelta, ecco che l’iniziale interrogativo guadagna improvvisamente significato.

C’era davvero bisogno di rispolverare Sly Cooper e la sua banda? Certo, iniziare una recensione con una domanda non è proprio il massimo, visto che di solito siamo soliti mettere in piedi un breve cappello introduttivo, utile a descrivere sinteticamente quello che poi sarà ampliato nel corpo dell’articolo. Però sembrava doveroso uscire un po’ dal consueto seminato, anche in virtù del fatto che il gioco analizzato sembra lui stesso discostarsi da quanto si trova oggi in commercio, legato come è ad un passato che le produzioni odierne sembrano aver accantonato per sempre. E se aziende che fatturano milioni (poco importa se di Dollari o Euro) hanno operato una tale scelta, ecco che l’iniziale interrogativo guadagna improvvisamente significato.

Back to the future

Il continuum spaziotemporale e i paradossi legati al suo modificarsi sono il fulcro portante di questo Sly Cooper: Ladri nel Tempo (appunto), nuovo episodio con protagonista il procione portato anni e anni fa su PS2 da Sucker Punch. La quarta avventura dello scaltro ladro e della sua banda ha inizio quando la fidanzata del geniale Bentley, la mente del terzetto, sparisce misteriosamente nel bel mezzo dei lavori di test di un congegno temporale realizzato dai due. Contemporaneamente anche le pagine del Thievious Raccoonus, il tomo contenente le tecniche ladresche della dinastia Cooper, iniziano a svanire una dopo l’altra. Che i due eventi siano collegati? L’unico modo per scoprirlo è quello di mettere in moto l’ultima invenzione della tartaruga e lanciarsi in una scoppiettante corsa attraverso 5 epoche storiche, alla ricerca degli avi di Sly, nel tentativo di riportare gli eventi sui giusti binari. Semplice e priva di particolari twist narrativi, la trama imbastita da Sanzaru risulta comunque ben sviluppata e tutto sommato divertente, forte di un cast di personaggi che, nonostante il cambio di sviluppatore, non ha perso un briciolo della sua simpatia e caratterizzazione. Dopotutto è utile ricordare come Ladri nel Tempo nasca proprio dalla volontà di Sanzaru
di dare un seguito a quella che è da sempre la saga più amata dai suoi membri, al punto che furono loro stessi a convincere Sony a finanziare il progetto in seguito alla presentazione di una demo di gioco autoprodotta. E l’amore per le avventure del procione e la sua banda traspare in ogni momento di gioco, in quello che è un vero e proprio omaggio ai platform 3D che tanto furoreggiavano sulla console più venduta nell’era dei 128 bit.

Tanto o troppo?

Sly Cooper: Ladri nel Tempo, riprende in toto le meccaniche della serie, alternando fasi platform ad altre in puro stile stealth, per quanto semplificato rispetto ai massimi esponenti del genere, accompagnando il tutto con divertenti digressioni ludiche di diversa natura, legate ad uno dei personaggi che andremo di volta in volta a controllare.
Ciascuno dei 6 livelli di gioco, difatti, si presenta come un ambiente open world disseminato di missioni, ognuna delle quali richiederà il controllo di uno dei membri del nutrito cast e caratterizzata da uno stile unico. In apparenza canonico l’apporto fornito da 
Sly, assieme al quale ci troveremo ad arrampicarci e a borseggiare, le sue meccaniche subiranno man mano delle variazioni non appena entreremo in possesso dei vari costumi alternativi disseminati lungo le epoche, ognuno dotato di particolari abilità indispensabili per superare i principali snodi narrativi e recuperare la montagna di collezionabili di cui ogni livello e ricolmo. Bentley, dal canto suo, ci presenterà un approccio caratterizzato da una serie di minigiochi in cui saremo chiamati ad affrontare sezioni shoot’em up oppure labirinti da superare per mezzo del redivivo Sixaxis. Il roseo Murray, invece, ci consentirà di menare le mani, ma anche di esibirci in una spassosa gara di ballo, mentre l’ispettrice Fox trasformerà il tutto in un simil TPS. E poi ci sono loro, gli antenati di Sly, dotati di peculiari tecniche che consentiranno di variare ulteriormente lo stile di gioco. Insomma, la quantità di situazioni differenti non manca e difficilmente nel corso delle 12 ore abbondanti (che diventano quasi 20 se scegliete di scoprire TUTTI i segreti), necessarie per arrivare ai titoli di coda, vi ritroverete a ripetere più e più volte la solita sequela di azioni fotocopia. Quantità e qualità dunque? Non proprio, visto che alcune sezioni risultano talvolta sin troppo semplicistiche, ma è giusto ricordare che le digressioni più marcate non sono mai temporalmente troppo dilatate, risultando comunque un piacevole e bilanciato diversivo. Ovviamente scordatevi la spettacolarità dei blockbuster odierni, le distruzioni su larga scala e le situazioni da cardiopalma: Ladri nel Tempo è un riuscito ritorno alle origini, un omaggio appassionato ad un genere oggi fagocitato dai lustrini, ma non per questo meno dignitoso e meritevole di essere giocato. L’unica cosa che accumuna il titolo Sanzaru ai giochi odierni, ahinoi, è la difficoltà pericolosamente tarata verso il basso: purtroppo non si può mai avere tutto…

Non stupisce ma chissene…

Sotto il profilo estetico fa piacere notare come le impressioni avute in occasione della prova della demo (che potete leggere qua) siano state fortunatamente, seppur in parte, disilluse: l’aspetto grafico, superata la prima missione introduttiva, subisce un lieve boost, pur non sfoggiando texture in alta definizione o modelli poligonali da urlo.
Tutto è in verità realizzato in maniera assai spartana, specie se confrontato con le incursioni in HD dei cugini 
Ratchet & Clank, ciò nonostante la direzione artistica che da sempre accompagna la serie ben si sposa con un simile minimalismo grafico. Di tutta altra pasta il sonoro, forte di un doppiaggio eccellente (e in italiano) e di un accompagnamento sonoro che ben sottolinea le varie epoche storie e le differenti situazioni.

Sly Cooper: Ladri nel Tempo non è una rivoluzione, né l’esclusiva definitiva per le macchine Sony. Le intenzioni della produzione Sanzaru sono chiare sin dal primo istante: riportare sugli schermi in alta definizione un (quasi) classico del passato, correggendo lievemente il tiro, senza però stravolgerne la natura. O si odia o si ama, non ci sono vie di mezzo. Di certo, se sceglierete la seconda via, preparatevi ad immergervi in un’avventura assai longeva e ricca di elementi da scoprire, forte di un cast di personaggi divertenti e ottimamente caratterizzati: tutto sta nella forma mentale in cui vi approccerete al gioco. Ah già, la risposta alla domanda iniziale è, a nostro giudizio, sì…