Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut - Recensione

Non amo mai recensire i porting di titoli con qualche anno sulle spalle, visto che mi sono sempre chiesto se sia più logico disquisire in merito alla qualità del lavoro di conversione, piuttosto che sulla bontà della produzione in quanto tale. Nel corso degli anni, però, quando mi sono trovato in simili situazioni, ho sempre optato per la prima strada, dato che se si sceglie di riproporre un qualcosa di vecchiotto, non si può certo pretendere di cavarsela con il minimo sindacale. Vero Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut?

Non ci siamo già visti prima?

Le premesse narrative di Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut sono quanto mai velleitarie, come vuole la tradizione del brand, ma dato che parliamo della riproposizione del secondo capitolo ufficiale, tra l’altro uscito unicamente come produzione DSiWare, la narrativa si fa ancora più esile. Ciò non ha impedito, però, al titolo firmato come sempre WayForward di proporre la consueta sceneggiatura ricca di spunti comici, supportati a dovere dal cast di personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed amare nel corso di quasi 20 anni di militanza videoludica. A prescindere da questo, comunque, la produzione non tradisce i suoi punti fondamentali, presentandoci il consueto mix di platform e azione, spalmato all’interno di una cornice metroidvania sempre piacevole. Ovviamente ci troviamo al cospetto di un prodotto che fa della spensieratezza e dell’immediatezza i suoi assi vincenti, pertanto la struttura non sarà mai troppo caotica o cervellotica, aprendosi poco alla volta dinanzi al giocatore, man mano che la genietta entrerà in possesso delle varie abilità speciali, indispensabili per sbloccare l’accesso alle differenti parti della mappa di gioco. Sotto questo aspetto, quindi, Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut non presenta alcuna sorpresa ai fan della sinuosa ragazza, siano essi nuovi o vecchi fan del brand, che tra incantesimi, colpi tricotici e divertenti situazioni, non tarderanno a trovarsi a proprio agio.

Conversione svogliata

Se sul fronte puramente ludico Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut non presta il fianco a particolari critiche, considerando anche che parliamo di una produzione risalente a 10 anni fa, è nei confronti della realizzazione tecnica di questo porting che è davvero difficile chiudere un occhio. Rispetto a quanto visto tempo fa su PS4, difatti, le versioni Xbox One e Switch non presentano alcuna differenza, il che, visto il precedente debutto su console attuali, non è certo un ottimo biglietto da visita. Questo perché l’aspetto estetico è rimasto praticamente inalterato, situazione che porta ad ammirare su schermo pixel enormi, che hanno come conseguenza quella di avere in bella vista un comparto grafico assai sgranato, anche per gli amanti della pixel art a tutti i costi. Sono difatti assenti filtri grafici in grado di mitigare la situazione, che assume contorni assai grotteschi se scegliamo di giocare in 16:9, che scongiuriamo di non preferire in nessun caso alle tre opzioni in 4:3 (originale con finestra ridotta e a dimensione ingrandita, con o senza bordi). Il che, vista comunque la bontà del materiale di partenza, risulta essere davvero un peccato. L’assenza di una qualsiasi forma di miglioramento o aggiunta, pertanto, finisce con lo stonare con quel Director’s Cut che campeggia nel titolo, dato che ci troviamo dinanzi alla svogliata riproposizione fedele all’originale del software di partenza. Questo va ad impattare anche su alcune scelte di puro design che, ad oggi, risultano anacronistiche, come la scelta di legare la consultazione della mappa di gioco alla necessità di accedere ogni volta all’inventario, e quindi selezionare l’oggetto in questione.

Shantae: Risky’s Revenge – Director’s Cut rappresenta tutto quello che un porting attuale non dovrebbe essere, visto il modo assai pigro e sciatto con cui il secondo capitolo delle avventure della genietta WayForward arrivano su Xbox One e Switch. Se sul gioco in questione è davvero difficile muovere degli appunti, visto che parliamo comunque di un metroidvania solido e divertente, per quanto molto basilare, la pochezza del lavoro di conversione lascia alquanto basiti, anche al cospetto di un prezzo di commercializzazione tutto sommato contenuto. Insomma, se avete già giocato a suo tempo l’avventura, e non siete fan incalliti di Shantae, viene davvero difficile consigliare senza riserve il titolo in questione, vista anche l’assenza di qualsiasi tipo di aggiunta o miglioria.

  • Metroidvania semplice ma divertente

  • Porting sin troppo essenziale

  • Nessuna aggiunta rispetto all’originale

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