Recensioni

Recensione Screamer

di: Simone Cantini

Il mio rapporto con lo Screamer originale del 1995 è abbastanza conflittuale, nato da una sliding doors che mi tormenta ancora oggi: ingolosito dalle recensioni più che positive del lavoro Graffiti (l’attuale Milestone), risparmiai faticosamente per poterlo acquistar, ingolosito anche da un concorso che prevedeva un gioco omaggio qualora nella confezione fosse stato rinvenuto un voucher. La mattina immediatamente antecedente all’acquisto che sarebbe avvenuto post scuola, un mio compagno mi racconta di come avesse messo le mani sul gioco la sera prima, trovando nella scatola l’ambito tagliando, che gli consentì di portarsi a casa pure Mortal Kombat 3. Una sfiga immane, che mi ha accompagnato durante tutta la prova del reboot del titolo corsistico di casa Milestone, stavolta però con la consapevolezza che nessuno me lo avrebbe potuto portare via. E meno male, vista la qualità del lavoro dello studio nostrano.

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Noi siamo un trio, moltiplicato per 5

A Screamer gli si deve volere bene, non tanto perché è un ottimo racing arcade (vabbè, questo lo davo per scontato visti i nomi in campo), quanto per il modo in cui si preoccupare di proporre un’esperienza ludica che, ad oggi, è unica nel suo genere. Una volta avviato il pacchetto, ci si spalancano le porte del Torneo, ovvero il corposo story mode che ci accompagnerà per oltre 10 ore. Tutto ruoterà attorno a 5 differenti team, composti da 3 membri ciascuno, che decideranno di partecipare alla gara in questione, sia ingolositi da 100 miliardi messi in palio dal misterioso Mister A, sia per motivi personali, che scopriremo man mano che ci faremo largo tra le varie missioni. La sceneggiatura, pur non raggiungendo vette di spessore incredibile, funziona a dovere e rappresenta la prima, gradita sorpresa di Screamer: il mondo di gioco a tinte cyberpunk lascia intravedere una costruzione ben più profonda di quello che giocheremo a schermo, ma saranno le motivazioni che animano le varie squadre a mantenere desta l’attenzione del giocatore. Ciascun team ha i propri scheletri nell’armadio e la curiosità di vedere dove andremo a parare è sempre presente, così da spingerci a portare a termine le oltre 100 missioni che scandiscono il tutto.

Un racconto che, tra alti e bassi, funziona alla perfezione e riesce a conferire uno spessore narrativo in grado di giustificare le immancabili corse sfrenate lungo i vari percorsi. Si tratta di un approccio sicuramente originale per il periodo storico dei racing, arcade e non, figlio di un modo di concepire il videogioco che fa davvero piacere ritrovare. E quale modo migliore per farlo che non rispolverando un brand per i più oscuro o dimenticato come Screamer, che a metà degli anni ’90 riuscì brillantemente a portare alla ribalta la scena videoludica nostrana, già fiorente ed interessante, ma per lo più legata a produzioni decisamente minori, a tratti squisitamente amatoriali e dalla forte impronta artigianale. E da vecchio player che ha vissuto il periodo in questione, non si può che ripensare a Simulmondo, Genias e Idea. I tempi sono fortunatamente (?) cambiati per il panorama italiano, come dimostra questo reboot di Screamer, che mantiene intatta l’anima arcade del suo progenitore, ma la corrobora con trovate moderne davvero interessanti.

Tokyo drift, più o meno…

Anche se sono passati più di 30 anni dal debutto del primo Screamer, l’anima arcade sfacciata e a tratti tamarra non ne ha voluto sapere di abbandonare la serie. Pertanto, il gameplay ruoterà tutto attorno a corse serratissime, in cui il feeling di guida sarà immediato e lontano dal voler replicare modelli simulativi impeccabili. Tutto ruoterà principalmente ad un set di controlli che sfrutteranno i due stick analogici per gestire curve e derapate, con queste ultime che saranno indispensabili per superare al meglio le tortuose curve che caratterizzano i 35 percorsi disponibili. Altra meccanica da tenere presente sarà la trasmissione semi automatica dei vari bolidi, che si tradurrà nella necessità di premere il dorsale sinistro non appena il motore raggiungerà un certo numero di giri. Farlo ci ricompenserà con piccolo boost temporaneo, ma servirà anche ad aumentare il nostro tasso di sincronia: si tratta di una feature che, fintanto che sarà mantenuta attiva (colpire ostacoli o avversari diminuirà il valore) ci consentirà di riempire la barra Echo. Si tratta di un indicatore diviso in segmenti, che ci permetterà di sfruttare accelerazioni durature, attraverso l’attivazione di un piccolo QTE che,se completato con il giusto tempismo, ci fornirà una durata maggiore del bonus.

All’Echo e alle accelerazioni è legata a doppio filo la barra dell’Entropia, anche essa divisa in settori e che si riempirà gradualmente man mano che sfrutteremo la sua gemella azzurra. La sua utilità si rivelerà fondamentale per eliminare gli avversari, dato che alla sua attivazione (tenendo premuto il dorsale destro) sarà legato un aumento della nostra velocità che, se colpiremo un altro veicolo, lo farà esplodere. Un breve pressione dell’input in questione, invece, ci consentirà di attivare per un breve lasso di tempo uno scudo, utile per difendersi dagli assalti nemici. Non poteva mancare anche una modalità ancora più potente, nota come Overdrive, che sarà accessibile una volta riempita completamente la barra dell’Entropia: attivarla garantirà una velocità estrema, con conseguente aumento delle nostre potenzialità offensive, con il rovescio della medaglia rappresentato dalla nostra denotazione in caso di urto con le barriere del percorso.

A chiudere il cerchio delle possibilità offerte da Screamer ci pensano le caratteristiche uniche dei vari veicoli, ciascuno dotato di un proprio sistema di guida, a cui si accompagna la skill unica in dotazione di ciascun pilota. Parliamo di abilità sia attive che passive, che si renderanno accessibili al raggiungimento di determinati obiettivi, siano collisioni con altri mezzi, o l’esecuzione di un certo numero di derapate. La varietà, in tal senso, non manca, così da permettere a ciascuna tipologia di giocatore di trovare la combinazione più adatta al proprio stile di guida, o alla tipologia di gara che si sceglierà di affrontare.

A ciascuno la sua gara

Anche sotto questo punto di vista, Screamer non si vergogna di proporre un numero di opzioni ludiche davvero corposo, tanto offline che online. Per chi non ama le sfide attraverso il web, non può che far piacere la presenza di una modalità split screen fino a 4 giocatori, eredità di un passato che non sempre riesce a fare capolino nel presente. Collegandosi alla rete, invece, sino a 16 player potranno darsi battaglia, anche se questa modalità non è stato possibile collaudarla in questo periodo prelancio, data la mia impossibilità a reperire avversari online. Ci tornerò sopra sicuramente dopo l’uscita del gioco, così da poter sperimentare le playlist create da Milestone, le lobby private e caprie a cosa si riferisce quel Coming Soon relativo ad una funzionalità attualmente non disponibile.

Non poteva mancare anche una ricchissima modalità Arcade, che ci permetterà di cimentarci nelle classiche gare su pista, ma anche di sperimentare altre interessanti funzionalità. Data la natura team based della sceneggiatura, non potevano mancare gare a squadre, tanto in due che in tre, che ci richiederanno di ottenere il maggior punteggio collettivo, sia eliminando gli avversari che ottenendo il miglior piazzamento possibile. Presenti anche gare a checkpoint e time attack, oltre che sfide basate sull’Overdrive, dove dovremo resistere il più a lungo senza esplodere, il tutto con tanto di classifiche online e ghost delle migliori performance altrui. Insomma, il pacchetto è davvero curatissimo e ricco di soprese, oltre che impreziosito dalla possibilità di dare vita al nostro match ideale, attraverso una serie numerosissima di variabili liberamente selezionabili.

Quello dell’accessibilità, è un tema portato avanti con successo da Screamer, come dimostrano le numerose opzioni che è possibile utilizzare anche per rendere più docile lo story mode, tra aiuti alla guida e possibilità di intervenire su aggressività dell’IA e velocità di gioco. E proprio sul comportamento degli avversari digitali mi permetto di fare un piccolo appunto, dato che in tal senso un maggiore bilanciamento non sarebbe stato male, dato che anche a settaggi più bassi non mancano situazioni in cui i nemici appaiono davvero imprendibili, anche guidando in maniera impeccabile: un ammorbidimento del tutto, soprattutto per coloro che desiderano semplicemente godersi la storia, non sarebbe male. Fortunatamente, questo non si traduce nella comparsa del famoso e fastidioso effetto elastico, croce e delizia dei racing, dato che in generale il comportamento su pista è sempre risultato credibile e coerente.

Voices in my head

Anche sul fronte tecnico non si registrano assolutamente sbavature, dato che tutto scorre ancorato a 60 frame al secondo, anche in situazioni in cui la scena su schermo si fa bella affollata, tanto in pista che sullo sfondo. L’impatto estetico di Screamer, difatti, è davvero degno di nota, con quel mix di architetture e tecnologia in salsa cyberpunk che ben si sposa alle tematiche generali. La modellazione degli ambienti e notevole e garantisce un colpo d’occhio sempre piacevole lungo i 4 biomi in cui è suddiviso il tutto, così come accattivante è la realizzazione dei fantasiosi veicoli, ognuno caratterizzato alla perfezione e che potremo personalizzare presso l’officina grazie ad un nutrito set di elemento ottenibili in-game. Quello degli extra è un tema importante nell’economia di Screamer, che presenta una ricchissima galleria in cui sarà possibile accedere a bozzetti, ascoltare le tracce elettro rock della soundtrack, oppure rivedere gli ottimi intermezzi in chiave anime
dallo studio giapponese Polygon Pictures (Ghost in the Shell 2: Innocence).

Convince anche il lato sonoro, che oltre alle citate musiche sempre calzanti, vanta un voice over ottimo (c’è anche l’immancabile Troy Baker), con ciascuno dei personaggi che si esprimerà nella propria lingua di origine, in virtù di un traduttore automatico che nel mondo di Screamer ciascun individuo ha impiantato nel cervello: una trovata narrativa simpatica, che dà vita ad una babele linguistica davvero particolare e riuscita.

In definitiva, questo nuovo Screamer è uno di quei rari casi in cui il passato non viene semplicemente riesumato, ma riletto con una consapevolezza moderna che ne esalta l’identità invece di soffocarla. Milestone non si limita a giocare con la nostalgia: la usa come trampolino per costruire un arcade che ha carattere, ritmo e un mondo sorprendentemente ricco, capace di parlare tanto a chi c’era nel ’95 quanto a chi scopre il brand oggi. Certo, qualche sbavatura nel bilanciamento dell’IA c’è, e l’online resta un’incognita da verificare, ma sono dettagli che non intaccano la sostanza di un progetto che sa divertirsi e far divertire. Per chi è cresciuto con i pomeriggi passati davanti a un monitor CRT e per chi cerca un racing immediato, sfacciato e pieno di idee, Screamer è un ritorno che profuma di casa. E, per una volta, nessun compagno di classe potrà portarselo via.