Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark - Recensione

Un gatto che può essere sia vivo che morto. È lui il protagonista di Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quarkplatform prodotto da Italic Pig e distribuito da Team17 - i creatori di Worms. Riuscirà questo micio sfortunato a salvare l'universo dalle singolarità che lo perseguono? Non lo sappiamo. Però sappiamo com'è questo gioco.
E noi di Console-Tribe vogliamo raccontarvi com'è. Attraverso la recensione di Giorgio "Nadim" Catania!

È una tranquilla giornata del 1935 quando Erwin Schrödinger, fisico e matematico austriaco, formula un esperimento che in futuro verrà chiamato “Paradosso del gatto di Schrödinger”. Tale esperimento, tanto crudele quanto illuminante e puramente teorico, è volto a evidenziare una possibile conseguenza paradossale dell’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica. E consiste nel rinchiudere un simpatico micetto all’interno di una scatola contenente una fiala sigillata di veleno. Tale ampolla però può rompersi in qualsiasi istante. Quindi finché la scatola rimane chiusa il gatto può essere considerato sia vivo che deceduto. Solo aprendo suddetta scatola si può scoprire però qual è la verità.
Utilizziamo tale esperimento anche in ambito videoludico. Applicandolo a Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quarkplatform bidimensionale partorito dalle menti di Italic Pig. Secondo il paradosso di cui abbiamo parlato sopra, questo titolo può essere considerato sia bello che brutto finché non lo si gioca. Quindi la domanda è: com’è davvero? Noi di Console-Tribe abbiamo aperto la scatola in cui è rinchiuso questo gattino. E abbiamo scoperto che è morto già da un bel po’…

“Aprite! Mi manca l’aria!” [cit. Gatto di Schrödinger]

Nello Zoo delle Particelle la vita trascorre tranquilla. Fino a quando un evento singolare scatena il panico e il caos. Il risultato? Fotoni, Bosoni e Gluoni scappano via e tutto sembra ormai perduto. Ma non temete: arriva subito il vostro amichevole Gatto di Schrödinger, pronto a risistemare il putiferio! Come? Con un misto di battute irriverenti e freddure agghiaccianti. E con mosse di combattimento che farebbero impallidire perfino Jet Li – ma anche no.
Ecco quindi che comincia Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark, con il nostro Gatto che deve entrare nello zoo e andare a caccia di elementi fisici imbizzarriti. Ad aiutarlo ci pensano non solo la sua agilità e il suo acuto spirito di osservazione, ma anche i simpatici Quark. Cosa sono i Quark? Se volete la risposta completa, consultate qualche buon libro di fisica. Se volete la risposta semplice… beh, sappiate solo che sono particelle che, combinate in combo di tre, donano al Gatto poteri strabilianti. Quelle gialle permettono di svolazzare verso l’alto, quelle blu di tirare pugni verso il basso e distruggere muri, quelle rosse di piazzare piattaforme sospese e quelle verdi di creare scudi protettivi. A ognuna di esse è assegnato un tasto dorsale, e combinandole si ottengono abilità nuove e molto comode. L’utilizzo ponderato di queste particelle è fondamentale per spianarsi la strada lungo i vari livelli che si esplorano e raggiungere i relativi traguardi.
Sebbene all’inizio il gameplay a base di salti, pugni e combo di particelle si dimostri un miscuglio divertente e ben strutturato, presto si intuisce come in realtà sia complicato da padroneggiare. Specie quando al giocatore viene fatta anche solo un po’ di fretta – ricordarsi a quale dorsale corrisponde quale particella e saper mescolare il tutto nel modo giusto non è affatto così immediato. Così morire potrebbe diventare una cosa non poi tanto rara, specie per una reattività dei controlli non immediata. Se a ciò si aggiunge un sistema di checkpoint non sempre ottimale, il risultato diventa claudicante.

“Perché sento uno strano odore qui dentro?” [cit. Gatto di Schrödinger]

Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark come detto è un platform. Ciò implicherebbe un susseguirsi di livelli strutturati per potenziare al massimo un gameplay scattante e movimentato. Peccato che, a conti fatti, il titolo non sia quello che ci si aspetta. I livelli sono in genere sì ideati per sfruttare l’uso di combodei Quark, peccato che abbiano un’ossatura molto ripetitiva e poco originale. Si salta, si picchia qualche mostriciattolo, si evitano trappole, scorrendo da una parte all’altra di ogni sessione. La grafica inoltre induce una certa confusione nel giocatore: dove si deve andare per continuare il gioco quando non vengono mostrati altro che muri anonimi e tutti uguali tra loro? Ci si potesse basare sullo sfondo, magari, le cose funzionerebbero meglio. Peccato che tali sfondi siano spesso poco dettagliati e caratterizzati. Quindi dove andare? A destra? O a sinistra? Ma quel muro non l’avevo già sfondato? Se salto da questa parte dove finisco? Per unplatform questa è una pecca non da poco.
A fare da base alle vicende del Gatto inoltre c’è una storia proposta con numerose battute e scene di intermezzo dallo stile grafico talvolta troppo confuso. Sì, i programmatori conoscono la fisica. E sì, qualche spiritosaggine strappa un sorriso anche a chi di fisica non capisce un tubo. Peccato che nel gioco il Gatto incontri svariati personaggi con cui intavolare dialoghi logorroici, a dir poco. Minuti interi di botta e risposta in cui si dovrebbe in teoria ridere e chiedere cosa accadrà dopo. Ma che svelano invece una noia di base. Perché in un platform si dovrebbe parlare ai personaggi come se si stesse giocando a un GdR? Ci fossero almeno draghi da abbattere o fanciulle da salvare…

“Non… mi sento… bene…” [cit. del fu Gatto di Schrödinger]

Ricapitoliamo. Un platform con delle idee di base buone, ma un po’ troppo complicate. Con un gameplay talvolta poco preciso e confuso. Un comparto grafico non solo povero di base, ma che non aiuta affatto l’orientamento del giocatore. Un sonoro fatto di un doppiaggio di qualità ma musiche monotone. Una longevità basata esclusivamente sulla pazienza del giocatore di portare a termine i soliti passaggi, spesso imprecando per le morti accidentali. Il tutto condito da una trama che possono davvero capire in pochi.
Un quadro poco invitante, vero? Beh, questo è Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark. Viene quindi da domandarsi: perché quale motivo comprare un platform simile quando in circolazione ce ne sono già parecchi ben più ricchi, curati e divertenti? Bella domanda, davvero. Se siete amanti della fisica, un paio di motivi potreste pure averceli. Altrimenti, lasciate perdere.
In fondo il gatto di Schrödinger è già morto, nel 1935. Lasciamolo riposare in pace.

2 Commenti a “Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark”

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