Resident Evil 2 Remake - Recensione

Tornare a casa dopo tantissimo tempo è sempre un piacere, così come smisurata è la voglia di riabbracciare consuetudini e situazioni il cui ricordo è saldamente custodito nel nostro cuore. Eppure può capitare che, una volta varcata la soglia, ci si accorga di come le cose siano cambiate, a volte in modo appena percettibile, altre in forma ben più evidente. Ed è proprio quando il mondo che credevamo di conoscere a menadito sembra voler fare di tutto per disorientarci, che basta un piccolo e noto appiglio per rincuorare le nostre memorie, al punto che finiamo per abbracciare con rinnovata fiducia questa bizzarra commistione di vecchio e nuovo. Bel pippone, vero? E solo per introdurre quella figata di Resident Evil 2 Remake.

Casa dolce casa

E brava Capcom, che alla fine sei riuscita ad intercettare sul serio quello che ogni buon fan dei VERI Resident Evil chiedeva a gran voce da anni, ovvero un ritorno alle atmosfere ed ai ritmi di gioco che avevano contribuito a rendere immortale la serie. E per farlo hai scelto bene, complice lo zampino dei nostrani ragazzi di Invader Studios, di rispolverare quello che, non a torto, è dai più ritenuto come l’episodio più riuscito della serie, ovvero il mai troppo lodato secondo capitolo. Ed il plauso ai nostri coder conterranei è quanto mai dovuto, visto che se non fosse stato per il clamore suscitato dal loro viscerale remake del titolo in questione (poi mutato in Daymare 1998), la casa di Osaka forse non si sarebbe neppure resa conto dell’amore smisurato che i fan nutrono nei confronti della duplice (quadruplice) avventura di Leon e Claire. Per chi c’era, in quel 1998 che vide nascere il titolo su PS1, c’è poco da dire che non sia stato già detto e giocato nel corso di questi due decenni, ma una piccola introduzione è senza dubbio doverosa nei confronti di coloro per cui le vicende narrate in Resident Evil 2 Remake sono solo una mitologico racconto. La storia del titolo in questione si accoda a quella narrata nel primo episodio della serie, e vede come protagonisti Leon Kennedy, recluta del dipartimento di polizia di Raccoon City, e Claire Redfield, sorella del buon Chris che si reca nella poco raccomandabile cittadina nella speranza di avere notizie del fratello. Inutile dire come gli eventi finiscano per precipitare dopo pochissimi istanti, catapultando i due in un incubo a base di non morti e mutanti, le cui vicende, pur scorrendo in parallelo, dovranno essere giocate separatamente, dando così vita a due distinte campagne. Pur condividendo gran parte delle situazioni e delle location, queste saranno caratterizzate da una disposizione di oggetti e nemici differenti, oltre a presentare enigmi ed equipaggiamenti peculiari, elemento che raddoppia di fatto la longevità principale della produzione (stimata attorno alle 6-7 ore). Come ben sapranno i fan di lungo corso, per assistere al true ending sarà necessario giocare due volte (con ovviamente qualche lieve variazione) entrambe le storyline. Fortunatamente, rispolverando una gradita consuetudine del passato, portare a termine Resident Evil 2 Remake ci ricompenserà, oltre che con la dovuta dose di soddisfazione personale, con alcune modalità aggiuntive, prese di peso dalla release originale, che ci vedranno vivere l’esperienza da prospettive ancora differenti. A chiudere il pacchetto ci pensano artwork e costumi alternativi, quasi un monito ad un corollario di extra che, con il passare del tempo, ha finito per essere fagocitato da quell’aberrazione genetica che risponde al nome di DLC compulsivi.

Ritorno al futuro

Se riproporre una storia nella sua quasi totale interezza non è certo compito difficile, di ben altra caratura sono gli sforzi necessari a trasportare nella contemporaneità l’ingessato gameplay del 1998. Sarebbe stato, difatti, un suicidio ricorrere ancora oggi alle inquadrature fisse viste in origine, volte ad ottimizzare le risicate risorse hardware dell’epoca. Capcom, allora, come abbiamo già avuto modo di vedere grazie alla 1 Shot Demo, ha optato per un approccio vicino al quarto capitolo, rendendo di fatto il tutto un survival in terza persona estremamente ravvicinata. L’idea di accostare questo angolo di passato alle espressioni più recenti della serie, però, non ha di certo snaturato la natura originale di Resident Evil 2 Remake: il ritmo di gioco, difatti, è rimasto il medesimo che ricordavamo, un perfetto bilanciamento tra esplorazione e situazioni adrenaliniche, senza però che ci si ritrovi mai a controllare una letale macchina assassina. Se è vero che Claire e Leon possono adesso muoversi e sparare, un binomio quasi blasfemo nel 1998, le loro movenze restano quelle di un’impacciata ragazza e di una recluta alle prime armi. Gli stessi zombie, inoltre, hanno visto aumentare la loro resistenza, che unita alle imprevedibili nuove movenze che li caratterizzano, rendono spesso più utile la fuga incondizionata piuttosto che la brutale mattanza. I sotterfugi sono resi in certi frangenti indispensabili anche dalla risicata quantità di munizioni che il gioco saprà elargirci, il cui numero non ci permetterà mai di trasformare il tutto in una brutale esperienza shooter. Questo, unito ad un tasso di sfida tutt’altro che morbido sin dal livello intermedio, non fa altro che acuire la tensione in maniera magistrale, al punto che ci ritroveremo a muoverci sempre con estrema cautela, pronti a sobbalzare ad ogni minimo rumore. Torna anche il celeberrimo, stringente (finché non troveremo le espansioni) inventario, che ci porterà a salutare con calore i consueti bauli magici, quasi sempre accompagnati dalle vecchie macchine da scrivere che, a meno di non giocare a difficoltà estrema, ci consentiranno di salvare la partita quante volte vorremo. Si tratta di una piccola concessione alla modernità che, a livello puramente personale, non mi sento certo di condannare. Così come si è rivelata estremamente utile e gradita la rinnovata mappa, che ci indicherà la posizione degli oggetti non raccolti ed i punti di interazione lasciati in sospeso. Insomma, è innegabile che, pur cambiando radicalmente la propria prospettiva, Capcom sia riuscita a rendere accattivante, tanto ai vecchi quanto ai nuovi fan, uno dei suoi titoli più amati, senza cadere nell’odioso tranello di snaturarne irrimediabilmente l’ossatura ludica.

Restauro d’autore

Le ottime prestazioni del RE Engine erano già emerse in occasione del lancio del settimo episodio, pertanto era più che lecito aspettarsi una performance adeguata anche con Resident Evil 2 Remake. E le aspettative, una volta avviato il titolo, sono state senza dubbio ampiamente ripagate: il lavoro svolto da Capcom per riportare a nuova vita location ed asset passati è, difatti, davvero encomiabile. La riscrittura estetica del suo classico raggiunge vette di eccellenza, sia per quanto concerne la mera modellazione che l’effettistica generale, con una gestione delle fonti di luce e degli effetti particellari veramente notevole. Certo, qualche sbavatura lato texture permane, così come non mi sento di apprezzare la corsa di Claire, ma si tratta davvero di piccoli nei che non inficiano minimamente il lavoro globale. Il top, però, rimangono le animazioni degli zombie, raccapriccianti nella loro ondeggiante vacuità, così come è impressionante la loro rinnovata caratterizzazione, ricca di dettagli che in più di un frangente finiscono per raccontare flebilmente la storia di questi sventurati esseri umani. Ed è anche il substrato narrativo, in virtù della maggiore potenza computazionale a disposizione, ad aver subito un gradito ed efficace ampliamento, grazie ad un inedito set di cinematiche, a cui si accompagna una manciata di location mai viste prima che, pur nella loro sinteticità, non fanno altro che corroborare il già ottimo lavoro di base. Impeccabile anche il sonoro, forte di un’effettistica in grado di accompagnare magistralmente il nostro incedere, oltre che di aumentare in modo puntuale la tensione generale. Niente da dire anche sul versante del doppiaggio, che gode di una riuscita recitazione in lingua italiana.

Resident Evil 2 Remake è il ritorno a casa che tutti i fan della serie attendevano da anni, un ritorno in grande stile in quella Raccoon City che, da oltre venti anni, riesce sempre a far scorrere un brivido lungo la schiena di coloro che sono cresciuti a pane ed Umbrella. Il titolo Capcom poteva agilmente essere liquidato come una sbrigativa ed abbozzata operazione nostalgia, consci del fatto che gli aficionados non avrebbero comunque saputo resistere al suadente richiamo dei ricordi. Eppure la casa di Osaka ha visto bene di puntare in alto, attuando una riscrittura scenica e strutturale eccellente, pur rimanendo fortemente legata al materiale di partenza, facendo centro. La duplice avventura di Leon e Claire, difatti, si è vista preservare intatto tutto il proprio fascino, segnata unicamente da un indolore passaggio ad un gameplay sì più moderno, ma non per questo irrispettoso delle sue impeccabili origini. Inutile girarci troppo attorno, sia che vi siate lasciati spalle il G-Virus più di venti anni fa, sia che non siate mai entrati in contatto con i suoi devastanti effetti, ci sono davvero pochissimi motivi perché possiate rimandare questa allegra scampagnata in quel di Raccoon City.

  • Infrastruttura ludica fedele all’originale

  • Ritmo impeccabile

  • Tecnicamente solidissimo

  • Non adatto ai deboli di cuore