Recensione REPLACED
di: Luca SaatiEra il 2021 quando venne mostrato il primo trailer di REPLACED. Il gioco doveva uscire nel 2022, ma si sa come funziona l’industria videoludica oggi. Ci sono voluti cinque anni e un numero indefinito di posticipi, ma finalmente i ragazzi di Sad Cat Studios sono riusciti a consegnare la loro opera prima al pubblico di tutto il mondo, con il lancio su Xbox (disponibile anche su Game Pass) e PC.
Anni di attesa che, però, non mi hanno fatto perdere l’interesse per il gioco. Sarà per il suo particolare uso della pixel art, sarà per la sua atmosfera alla Blade Runner. In fondo, dopo Cyberpunk 2077, la febbre da cyberpunk non vuole saperne di fermarsi. E una nuova voce pronta a dire la sua in questo genere sa sempre come attirare l’attenzione, in un modo o nell’altro.
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IA in fuga
È un incipit, quello di REPLACED, che sa come catturare l’attenzione. Warren sta lavorando al suo progetto di intelligenza artificiale, R.E.A.C.H., o, per gli amici, REACH, quando, in seguito a un incidente, quell’intelligenza artificiale si trasferisce nel suo corpo, prendendone il controllo totale. Inizia così una rocambolesca fuga dal laboratorio che porta REACH all’esterno di Phoenix City, oltre il muro.
Quella descritta da REPLACED è un’America alternativa degli anni ’80, stravolta da una catastrofe nucleare. Phoenix City, con le sue mura, è diventata una roccaforte della corporazione che controlla una città corrotta, in cui i criminali prosperano e la vita umana non è altro che merce di scambio.
In questo scenario, REACH deve tornare al suo laboratorio nel cuore della città, ma gli abitanti all’esterno delle mura, chiamati gli Scarti (della società), vedono in lui un faro di speranza nella lotta contro la corporazione. Il protagonista, nel suo viaggio, scopre un’umanità e delle emozioni che non gli sono mai appartenute, mentre osserva con i propri occhi gli orrori generati da una società dominata dalla disperazione e dalla paura di essere controllati. Gang minacciose e schiaviste presidiano la zona esterna, mentre REACH resta sconvolto nello scoprire il vero motivo della sua esistenza.
Quello narrato da REPLACED è un racconto che, mai come di questi tempi, risulta attuale nel trattare il ruolo dell’intelligenza artificiale e la spersonalizzazione dell’essere umano. La storia non mi ha colpito tanto per chissà quale colpo di scena o per una ventata di freschezza nel genere cyberpunk, ma ha saputo lasciare il segno grazie a un’atmosfera degna dei grandi classici del genere, come il già citato Blade Runner.
Il tutto è sostenuto da un cast di personaggi ben caratterizzato e da una regia dinamica, che non resta ancorata alla visuale 2D ma enfatizza i momenti più incisivi con movimenti di camera capaci di dare profondità allo scenario. Il ritmo della narrazione è un crescendo costante, fino a un finale esplosivo, raggiunto in circa una decina d’ore.
John Wick in 2D
Superato l’incipit, REACH entra in possesso di un’arma dalla doppia funzione: pistola e bastone. Tuttavia, la pistola è inizialmente bloccata e i primi combattimenti si limitano a un approccio corpo a corpo, mettendo in mostra quello che si può tranquillamente definire un free flow in 2D. C’è un tasto per l’attacco, uno per la schivata, da eseguire quando l’indicatore sopra la testa dei nemici diventa rosso, e uno per il contrattacco, che si attiva invece quando l’indicatore è giallo.
Questi primi istanti non mi hanno colpito particolarmente: i nemici tendono ad attaccare uno alla volta, rendendo il combattimento piuttosto semplice. Ma è andando avanti che il combat system acquisisce profondità, diventando via via più interessante e impegnativo.
Dopo poco tempo si installa una batteria all’interno dell’arma che si ricarica colpendo i nemici, spingendo a mantenere uno stile di combattimento aggressivo e mai passivo. Quando l’indicatore è carico, è possibile sparare con il grilletto destro un colpo letale sulla maggior parte degli avversari; se uno di essi è particolarmente vicino, si attiva una spettacolare animazione di finisher. Più avanti si sbloccano ulteriori opzioni offensive e difensive, come un attacco capace di rompere gli scudi o un counter per i colpi d’arma da fuoco, che rendono gli scontri sempre più dinamici.
Quello che all’inizio sembrava un sistema poco soddisfacente si trasforma in una danza fluida e brutale, dove REACH diventa una sorta di John Wick videoludico, calato in un contesto 2D e cyberpunk.
A livello di difficoltà normale, i combattimenti di REPLACED offrono un buon livello di sfida, merito anche della varietà di nemici, che aggiungono ulteriore profondità. Dal ninja, che richiede il giusto timing per il contrattacco, al tank corazzato da colpire per rimuovere gli scudi, fino all’agente di polizia che preferisce mantenere la distanza con bombe e armi da fuoco.
Meno entusiasmanti, invece, le poche boss fight, che si limitano a svolgere il classico compitino quando la narrazione raggiunge il suo culmine.
REPLACED può contare anche su sequenze platform e su qualche puzzle ambientale che serve a spezzare il ritmo del gameplay. La componente platform si distingue leggermente rispetto ad altri esponenti del genere 2D solo per una certa pesantezza dei movimenti del protagonista, percepibile pad alla mano, ma per il resto propone sequenze piuttosto tradizionali. Con il progredire dell’avventura si sbloccano nuove abilità, come il doppio salto, da eseguire sfruttando le correnti d’aria, e un gancio utile per restare aggrappati alle pareti più instabili.
Un piccolo consiglio: usate le frecce direzionali per le sezioni platform, poiché la levetta analogica non restituisce la stessa sensazione di precisione. A tutto ciò si affiancano i classici puzzle che richiedono di spostare oggetti per procedere o, in momenti più rari, di esplorare l’ambiente per scoprire una password necessaria ad avanzare. Verso il finale entra in gioco anche un sistema di hacking, proposto sotto forma di un piccolo e semplice minigioco.
Inoltre, non mancano momenti di quiete, lontani dall’azione frenetica. Nel rifugio degli Scarti, la Stazione, è possibile dialogare con diversi personaggi per approfondire la lore e svolgere piccoli incarichi secondari. Le loro ricompense permettono di potenziare la salute e la batteria della pistola.
C’è persino una sala giochi con tre cabinati arcade in cui svagarsi con mini-giochi ispirati ai grandi classici come Space Invaders e Frogger. E tra una missione secondaria e una partita al cabinato, ci si può anche mettere a caccia di gatti randagi e interrogarsi, non senza ironia, sulla loro misteriosa esistenza (occhio all’achievement!).
Pixel art al neon
Prima di procedere con l’analisi tecnica, è doverosa una piccola precisazione: non ho potuto testare, prima del lancio, la versione Xbox Series X. Ho giocato l’intero titolo su PC, più precisamente su un ROG Strix SCAR 18, il laptop top di gamma con 5090, per intenderci. Visto lo stile grafico del gioco, non mi aspetto particolari differenze tra la versione da me testata su PC e quella disponibile da oggi sulla console di Microsoft, soprattutto considerando che gli stessi sviluppatori, prima del lancio, hanno parlato di 4K e 60 fps.
Nei prossimi giorni testerò anche la versione Xbox Series X e, se dovessero emergere differenze significative, aggiornerò questo articolo. In caso contrario, quanto segue è da considerarsi il mio giudizio definitivo sull’aspetto grafico.
Sin dall’annuncio, REPLACED ha catturato l’attenzione per il suo stile grafico e il risultato finale, devo dire, è valso ogni anno di attesa. Il mondo retro-futuristico di REPLACED prende vita grazie a una pixel art disegnata a mano, arricchita da una serie di effetti moderni come illuminazione volumetrica dinamica, effetti meteorologici e riflessi realistici, che restituiscono un’atmosfera cyberpunk davvero unica.
È uno stile perfettamente in linea con il look del gioco, che guarda al passato con la pixel art e allo stesso tempo si proietta in avanti con le tecnologie più moderne, retro-futuristico per l’appunto. Quando si dice arte in movimento, REPLACED ne è un esempio calzante: colori desaturati che si mescolano alle luci al neon durante la notte, e un sole caldo, carico di speranza, che accompagna gli abitanti di Phoenix City nelle ore diurne.
Le animazioni sono un altro fiore all’occhiello della produzione di Sad Cat Studios. La già citata pesantezza del protagonista non è un limite, ma una scelta che serve a dare fisicità al personaggio, con ogni movimento capace di restituire il giusto feeling pad alla mano, che si tratti di un semplice salto o di una spettacolare finisher contro un nemico.
A chiudere il quadro c’è una colonna sonora synth-wave che dà enfasi a ogni momento chiave del gioco, pur senza rimanermi impressa nella memoria.
L’esperienza non è stata esente da bug. Alcuni difetti che mi capitavano frequentemente sono stati risolti ieri, altri purtroppo persistono, ma fortunatamente non sono tali da compromettere l’esperienza di gioco. In generale, un po’ di lavoro extra in fase di polishing è ancora necessario, anche se gli sviluppatori stanno continuando a migliorare la loro creatura.
IA e umanità
Tra storia, estetica e gameplay, REPLACED è un’esperienza totalmente compiuta e coerente, che sa sfruttare il proprio DNA cyberpunk e il suo impianto 2D senza strafare. Il gioco non rivoluziona il genere, ma incanala influenza e atmosfera in un corpo unico, regalando una decina d’ore di azione, esplorazione e riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale e umanità.