Recensione di Trinity: Souls of Zill O’ll - Recensione

Recensione di Trinity: Souls of Zill O'll di Console Tribe

Chi non conosce Omega Force, probabilmente non è un grande fan della saga Dynasty Warriors. Braccio destro di Tecmo Koei, questa navigata software house si è mossa agilmente su diverse piattaforme, coprendo con l’ombra del proprio franchise tutte le macchine da gioco finora disponibili. Versatilità che si era già ampiamente dimostrata col passaggio della serie Dynasty Warriors da fighting game a hack & slash. Gli Omega, dopo quasi undici anni di onorata carriera, ci riprovano: questa volta, però, cambiando tutto. Trinity: Souls of Zill O’ll si presenta infatti come un action-RPG completamente slegato dal resto dei lavori di Omega Force.
Si parte per il continente di Vyashion! Portate armi e qualche incantesimo, se volete sopravvivere.

Storie da una terra sconosciuta

Sin dalle prime immagini Trinity si dimostra come un prodotto, concepito e sviluppato da veterani del mestiere. Le prime sequenze in CG, che raccontano parte del background della storia, sono di pregevole fattura, non solo per stile ma anche per realizzazione e montaggio. Omega Force riesce a tenerci incollati allo schermo nonostante le vicende raccontante non siano né freschissime né troppo originali. Situazione e ambientazione ripetono fondamentalmente quanto visto in anni e anni di buon fantasy senza neanche il minimo sforzo di personalizzare gli elementi più abusati. Vyashion per quel poco che vedremo è la classica terra spaccata da una guerra intestina: da una parte c’è il nord con l’impero di Dyneskal, dall’altra il regno di Rostorl che si estende a sud. Tra le due nazioni non corre buon sangue, anzi domina un clima di allerta e terrore che non permette ai cittadini di dormire sonni tranquilli, soprattutto dopo la recente battaglia che ha inasprito ulteriormente i rapporti.

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È a quest’altezza cronologica che fa la sua apparizione il nostro eroe, Areus. Rifugiato ed orfano di padre, il giovane ha come unico obiettivo nella vita quello di vendicare la morte del genitore e per questo si arruola prima come gladiatore e poi come avventuriero, con la speranza di poter diventare così forte da sconfiggere Re Balor di Dyneskal. Nel corso delle sue quest riuscirà a costruirsi una piccola compagnia, aggiungendo al suo seguito Selene e Dagda, due co-protagonisti che, come vedremo, si dimostrano più funzionali a dare profondità al gameplay rispetto al loro valore come elementi della trama. Trinity, dopo le prime ore lineari, comincerà a sviluppare una noiosa tendenza per l’eccessiva discorsività, infarcita di luoghi comuni e passaggi obbligati di stile fantasy che non aiutano certo la digeribilità della storia.
Un’occasione mancata per Omega Force che aveva gettato le premesse per un lavoro diverso, creando un mondo credibile e a suo modo affascinante. Sicuramente Vyashion e, perché no, anche i nostri eroi, meritavano un trattamento diverso.

La chiamata dei tre

Come anticipavamo, Areus è un gladiatore riadattato ad avventuriero per pure aspirazioni di vendetta. Con il giovane si accompagneranno gli altri due eroi che lo aiuteranno nello svolgere le missioni. Trinity è fondamentalmente un action-RPG nel quale saremo chiamati a combinare le caratteristiche dei personaggi e ad utilizzarle a nostro vantaggio. Ogni eroe ha una sua crescita in termini di livelli che oltre a conferirgli maggiore potenza d’attacco e difesa gli dà accesso ad una serie di poteri magici. In combattimento avremo la possibilità di switchare da un personaggio all’altro semplicemente premendo un tasto, conferendo dinamicità e un certo spessore tattico alla battaglia. Spesso saremo anche chiamati a sfruttare elementi dell’ambiente in combinazione con i poteri dei nostri eroi per distruggere facilmente la frotta dei nemici che il gioco continua a mandarci contro. Infatti è più sul numero che sulla difficoltà su cui si basa la sfida. Nonostante sia completamente assente un sistema di combo, la possibilità di alternare colpi diversi e di aggiungere al menù di selezione ben sei mosse d’attacco diverse, rende soddisfacente e piacevole da giocare ogni combattimento. Inoltre l’attacco speciale combinato tra due personaggi, previo caricamento di una barra d’azione, aggiunge quel tocco in pieno stile beat’em up che farà la gioia dei nostalgici.

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Trinity si dimostra tanto generoso sul versante del puro gameplay action quanto scarno su tutto il resto. L’intera progressione di gioco è basata su una serie di quest da “recuperare” attraverso menu testuali per poi essere proiettati in un dungeon che sarà il terreno per la nostra missione. I dungeon si differenziano di poco e le missioni di solito richiedono di recuperare qualche oggetto o uccidere un nemico, aprendoci la strada fino all’obiettivo a colpi di mazzate. Tra una quest e l’altra ci troveremo anche ad affrontare qualche incarico strettamente legato alla main story che ci darà qualche elemento del background oppure si limiterà a far progredire gli eventi raccontati. Come dicevamo poco sopra, la buona fattura del combat system rende sopportabile questo sistema così scarno e poco accattivante, ma non riesce comunque a limarne del tutto i grossi difetti. Il tentativo di diversificare l’azione fallisce miseramente poi nell’Arena, dove affronteremo una serie di sfide utili a procurarci oggetti speciali, denaro e exp. Alternare dungeon crawling con arena fight di puro combattimento non è una delle scelte più sensate che si potesse fare.

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Vyashion

Al buon dettaglio grafico delle scene in CG si contrappone una versione minimal per quanto riguarda le sezioni in-game. È bene precisare subito che Trinity non è un titolo tra i più belli mai creati, ma non è neanche un titolo tra i più “ricchi” mai creati. Gli sviluppatori, infatti, per evidenti motivi di budget si sono orientati su qualcosa di più ristretto rispetto ai classici GDR, recuperando per le città e i luoghi di interesse la classica (e antica) interfaccia a menu su sfondo caratteristico. Insomma, vi troverete di fronte ad una cartolina della zona urbana sulla quale sono stati appiccicate delle voci attraverso cui vi muoverete agilmente tra taverne, negozi e arene. Diverso il discorso per i dungeon di combattimento, dove sarà possibile esplorare un vero e proprio environment in tre dimensioni anche se a bassa risoluzione poligonale, con texture low-res spalmate ovunque e modellazione poligonale abbastanza povera. Altro punto di rammarico visto che i nemici mostrano un ottimo potenziale per quanto riguarda l’idea creativa alla base. In alcuni boss, anche se non si sfiora l’eccellenza, è possibile apprezzare un ottimo impegno nella realizzazione, che aumenta il piacere di vederli crollare al suolo. Stranamente pregevole, invece, il doppiaggio e la soundtrack che accompagna piacevolmente le scampagnate fuori porta.

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Soul of Trinity

Omega Force aveva promesso almeno trenta ore per completare il gioco, assicurando una longevità di tutto rispetto per un titolo di questo tipo. Peccato doverle spendere tra buoni combattimenti e una personalizzazione/navigazione davvero povera che non favorisce quella fantastica immedesimazione dovuta ad un’ambientazione fantasy. A dire il vero tale trasporto è già castrato dalla non superba realizzazione grafica e da una storia non eccellente, ma Trinity rimane comunque un titolo divertente e accessibile per quanti vogliono divertirsi con un po’ di button mashing ragionato (forse uno dei pochi titoli che merita questo ossimoro) e che sanno anche come accontentarsi.