Recensione di Sam & Max: The Devil’s Playhouse Ep.5 - Recensione

Recensione di Sam & Max: The Devil's Playhouse Ep.5 di Console Tribe

Episode 5: The City that Dares not Sleep

Ed eccoci qui cari lettori. Siamo giunti infine al traguardo di una delle migliori serie digitali degli ultimi anni. Sebbene piuttosto in ritardo rispetto la data d’uscita (nostra culpa), eccoci pronti per recensirvi anche l’ultimo capitolo di Sam & Max: The Devil Playhouse (del resto ve lo avevamo promesso!). Avevamo lasciato la coppia di freelance police in un turbinio di colpi di scena, rivelazioni, e battute al vetriolo. Un marasma di situazioni, gag e citazioni in pieno stile Sam & Max insomma!
A questo punto la domanda non può che essere una sola: sarà riuscita Telltale a confezionare un finale degno di questo nome? Largo alle congetture, comincia la recensione!

The City That Dares Not Sleep (based on the cherished ’80s adult movie “Totally into Max”)

Se ne sono viste di cotte e di crude in questa terza stagione del dinamico duo poliziesco. Eravamo partiti da premesse piuttosto semplici, eppure nel corso delle scorse quattro puntate abbiamo fronteggiato invasori alieni, faraoni immortali, cervelli inscatolati, cloni in mutande e divinità lovecraftiane! Un mix decisamente esplosivo che nel suo climax ha portato alla risoluzione di tutta una serie di sotterfugi narrativi, abilmente orchestrati dagli sceneggiatori di Telltale. Max si è infine fuso con una (baby) divinità distruttrice di mondi, ed in preda ad un raptus distruttivo che oseremmo definire “godzilliano”, minaccia di mettere a ferro e fuoco l’intera isola di Manhattan. Toccherà a noi, nei panni di uno scombussolato Sam, pelare la proverbiale “gatta”. Come? Ma ovviamente attraverso un bel “viaggio al centro…. di Max”! Compagni d’eccezione e gag a tutto spiano, saranno le migliori compagne di ogni esploratore/anatomista dell’ultim’ora. Garantito!

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Sam and… Max??? Where is Max?!?

Siamo ormai giunti alla fine, e come già detto, Sam si troverà a fronteggiare (in compagnia di alcune vecchie facce, ma sostanzialmente da solo), la minaccia rappresentata dal suo migliore amico, Max. Come già accaduto nel corso di questa terza stagione, Telltale piega le necessità del gameplay alla trama e mai il contrario, così che se nella storia Sam si trova per la prima volta senza Max, allora anche il giocatore dovrà fare a meno dello strampalato coniglio, e quindi della sua rosa di stravaganti poteri mentali. È forse proprio questa la grande novità (o se vogliamo “anomalia”) di questo episodio. Dopo averci viziato per ben quattro capitoli con gli stravaganti poteri del coniglio, e dopo averci fatto sudare per conquistarli tutti, Telltale semplicemente fa tabula rasa, in modo il gioco torna alle sue origini, diventando nulla più che un semplice punta e clicca. Perché? Ovviamente per sublimare una narrazione superba, decisamente coinvolgente, assolutamente la migliore vista sino ad ora nel corso della serie. Nello spirito dei migliori serial TV, questo quinto episodio di The Devil Playhouse rimpinza il giocatore di colpi di scena, così che c’è spazio per la suspence narrativa persino nel finale! Perché allora serpeggia in queste righe un vago senso di delusione? Ma semplicemente perché, al pari di grande opere videoludiche come Metal Gear Solid 4, questo The City That Dares Not Sleep non è un intrattenimento cinematografico o televisivo, quanto piuttosto un videogame. Un videogame il cui gameplay non è mai risultato tanto insipido, o se vogliamo “semplicistico” e spoglio. A ben vedere non è che ci sia qualcosa di veramente sbagliato, semplicemente si ha l’idea che, in favore della narrazione, Telltale abbia confezionato un episodio che, almeno dal punto di vista ludico, appare sin troppo sotto tono rispetto ai grandiosi standard degli episodi precedenti (primo su tutti The Tomb of Sammun-Mak).

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A dispetto di un gran numero di ambienti e situazioni, per esempio, abbiamo tutta una serie di puzzle di una semplicità disarmante, il cui scopo non sembra null’altro di quello che essere sciapiti collanti narrativi. Al giocatore non resta che controllare Sam e, similmente a quanto già visto, condurlo pad alla mano alla ricerca di tutta una serie di oggetti, il cui utilizzo è strettamente legato alla risoluzione dei puzzle. Intendiamoci, parliamo di cose che si facevano anche prima! Tuttavia l’uso dei poteri di Max, qui assenti, rendeva il gameplay decisamente più versatile ed elastico, e la soluzione degli enigmi meno scontata. Il tutto si risolve quindi nel binomio prendi l’oggetto/usa l’oggetto, senza alcuna possibile variazione. Un vero peccato, perché i poteri di Max erano un’idea decisamente buona, e non solo quelli, ma anche il fattore “esplorativo” presente in questo quinto capitolo pareva uno spunto più che valido per confezionare un qualcosa che fosse abbastanza cervellotico da essere all’altezza della trama. Un’occasione decisamente mancata che, se da un lato lascia il conforto di una sceneggiatura assolutamente ricca di stile, dall’altro non può che lasciare un terribile amaro in bocca. Peccato, proprio ora che ne volevamo di più!

!==PB==!
Segnali di stile

Riguardo lo stile della serie, è ancora una volta doveroso segnalare come gli sviluppatori siano stati, anche in dirittura d’arrivo, capaci di attingere alla mitologia della serie, tirando in ballo praticamente ogni comprimario apprezzato anche solo nelle precedenti due stagioni (ancora inedite su circuito Playstation). È inoltre ancora una volta palese, come la cura degli sviluppatori sia stata a dir poco maniacale per ciò che concerne il campo recitativo e vocale degli attori digitali che, seppur animati da un motore grafico incapace di far gridare al miracolo, sono tranquillamente in grado di competere con le più blasonate produzioni per home console.
Tutto, dai movimenti al timbro vocale, dalla colonna sonora alla direzione della telecamera, sembra voler richiamare una produzione televisiva di spessore, così che l’idea di una serie episodica si concretizzi per un’ultima, granitica, volta nella mente dello spettatore. Ancora una volta un plauso alle musiche d’accompagnamento, adeguate e stilose quanto basta per accompagnare degnamente ogni momento del gioco, e all’ottimo doppiaggio (only in english). Vero e proprio marchio di fabbrica (assieme alla sceneggiatura) di ogni produzione Telltale. Tutta roba di cui abbiamo abbondantemente parlato, ma che ancora una volta ci pare doveroso ricordare.

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Grande Giove!

Il quinto episodio di Sam & Max: The Devil Playhouse è infine giunto al termine. Ne abbiamo viste tante, ne abbiamo viste di tutti i colori e, di certo, ci siamo divertiti un mondo. Sam & Max 3 chiude i battenti degnamente, dimostrando al mondo che si può fare grande intrattenimento senza bisogno di scialacquare, e magari addirittura centellinando la fruizione ad un’uscita mensile. Siamo sicuri che nella società del “tutto e subito”, perle come queste verranno apprezzate da pochissimi, tuttavia a chi avrà voglia di osare (o anche solo a chi capirà qualcosa di lingua inglese) non possiamo che consigliare la superba opera di Telltale, davvero una gradevolissima sorpresa tra le uscite dell’anno, e sicuramente uno dei migliori titoli digitali di sempre.
Lo ammettiamo, chiudiamo il sipario con l’amaro in bocca. Ma sarebbe pretenzioso e sciocco pretendere più di quel che ci è stato offerto. Telltale, con i suoi pregi e con i suoi difetti, ha imbastito un’opera che merita di essere giocata in lungo e in largo. Se c’è una delusione, è forse quella di aver appena finito un qualcosa di cui se ne sarebbe voluto di più. Ma tranquilli, questi ragazzacci amanti dei punta e clicca sono già al lavoro! E mentre aspettiamo una season four per il duo cane/coniglio, pare proprio che ci rincontreremo tutti in un prossimo Ritorno al Futuro. See you soon!

“Holy beer-battered Princes of Maine and Kings of New England in a glass-bottom boat with trip-hop DJ and the second runner-up in the Miss Teen Oklahoma Pageant!”