Recensione di Killzone 3 - Recensione

Recensione di Killzone 3 di Console Tribe

A soli due anni dall’acclamatissimo secondo capitolo della serie, Guerrilla Games ci riporta su Helghan per permetterci di porre fine (?) alla sanguinosa guerra tra ISA ed Helghast.
Gli occhi rossi del nemico ci osservano in lontananza, presagio di morte e distruzione. Noi, però, non siamo il tipo di soldati che si ritira con onore. No. Un soldato ISA serve la sua patria, completa la missione o resterà ucciso provandoci. Siamo sul territorio nemico, in svantaggio numerico e male armati. Come al solito. Come sempre. È ora di scendere in campo e farla finita una volta per tutte!

Guerra senza fine

Le vicende di Killzone 3 iniziano esattamente da dove si erano interrotte, con Scolar Visari che giace morto sul pavimento del suo palazzo, mentre Rico e Sevchenko rimangono in attesa di nuovi ordini, nonché di una bella lavata di capo dall’alto comando per aver fatto fuori un potenziale prezioso prigioniero come l’imperatore di Helghan. Gli Helghast però, sotto il comando del Senato, sono tutt’altro che finiti e stanno per organizzare una clamorosa, ultima offensiva per spazzare via le forze ISA, costrette ormai alla ritirata immediata. Ma Sev e Rico non sono esattamente il tipo di soldati che rispettano gli ordini e finiranno per intraprendere un attacco a sorpresa per eliminare definitivamente la resistenza Helghast, guidata da un nuovo e folle tiranno: il Presidente Stahl. Questo avido mercante d’armi e possessore di un potente esercito personale, dotato di devastanti armi sperimentali create da lui stesso, ben presto scavalcherà l’autorità senatoria per prendere il controllo della situazione, deciso a sterminare il nemico, fino all’ultimo ISA presente sul pianeta.
Questo l’incipit del titolo che stavolta cerca di marcare maggiormente l’accento sul comparto narrativo, proponendo una trama più appassionante e sentita, raccontata finalmente con più attenzione anche grazie ad una narrazione più complessa, strutturata su diversi piani temporali e condita da piacevoli colpi di scena. Nonostante questo, però, il plot pecca troppo spesso di presunzione, dando per scontati – ed omettendo – argomenti che invece avrebbero dovuto essere raccontati in maniera più particolareggiata per arricchire il quadro generale della vicenda che, quantunque sia indubbiamente migliore di quanto visto in Killzone 2, rimane ancora leggermente “ingabbiato”, non riuscendo a catturare fino in fondo il giocatore nonostante gli sforzi profusi. Tuttavia nelle vicende narrate si respira costantemente un’epicità incredibile e le cutscene, rigorosamente realizzate con l’engine di gioco, non fanno che amplificare ancor di più l’esaltazione che si proverà vivendo le gesta di Sev e compagni, presentando una regia altamente spettacolare, impreziosita dall’imponente comparto tecnico di cui vi parleremo tra poco.

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Buona, anche se altalenante, la caratterizzazione dei personaggi: finalmente si approfondirà maggiormente la personalità dei protagonisti dell’avventura, assaporando con più attenzione il rapporto che li lega e le conseguenze che la guerra sta avendo sui loro animi. Peccato che il tutto si riduca ad una manciata di character mentre i rimanenti figuranti rimarranno poco più che comprimari.

Fino all’ultimo uomo

Una volta sul campo di battaglia, sarà come se non l’aveste mai lasciato. Lo straordinario quanto realistico feeling delle armi, la pesantezza del protagonista e la spietatezza dei nemici, sono rimasti pressoché invariati. Ciò che stupisce però è l’incredibile varietà che caratterizza l’intera campagna principale; tra i classici e serratissimi scontri a fuoco, appassionanti sessioni di “cecchinaggio”, fasi scriptate, inedite sequenze stealth e scorribande a bordo di mezzi corazzati e potentissimi mech, non ci sarà davvero il tempo di riprendere il fiato. Perfezionata anche l’I.A. nemica: nonostante gli Helghast solitari non siano in grado di fronteggiare un qualsiasi nostro attacco, affrontati in gruppo saranno capaci di crearci più di qualche problema, accerchiandoci, sfruttando abilmente le coperture ed avanzando implacabili qualora dovessimo indietreggiare di qualche metro. Purtroppo è rimasta invariata la pessima I.A. amica che vedrà i nostri commilitoni avanzare in maniera disordinata e poco convinta, facendosi puntualmente falciare dalle raffiche nemiche. A tal proposito, dobbiamo segnalare l’introduzione di un fattore che probabilmente farà storcere il naso ai giocatori più hardcore, ovvero la possibilità di essere rianimati una volta a terra. Tuttavia questo avverrà soltanto se il nostro compagno sarà abbastanza vicino da prestarci soccorso, e soltanto quando non si lascerà atterrare anch’egli dal nemico durante l’operazione; in caso contrario ripartiremo dall’ultimo checkpoint.
Tornando alla campagna, è palese sin da subito come gli sviluppatori abbiano concentrato i loro sforzi nel cercare di rendere epico ogni singolo momento dell’avventura. L’azione sarà serrata e gli scenari mozzafiato di Helghan creeranno quell’atmosfera da brivido che solo le grandissime produzioni possono vantare. La campagna non avrà mai momenti di stanca, manterrà sempre altissima la sua qualità dall’inizio alla fine, raggiungendo vette di pura esaltazione in determinati scontri. Il livello di difficoltà, leggermente spostato verso l’alto, contribuirà a mantenere sempre elevato il tasso di adrenalina ed il livello di sfida, ma non raggiungerà mai fastidiosi picchi di frustrazione che avrebbero potuto minarne la godibilità.
Sul versante armi non ci sono particolari innovazioni ma, comunque sia, qualche aggiunta di peso era inevitabile. Troveremo nuovi fucili d’assalto, torrette automatiche con razzi a ricerca di calore e, addirittura, un cannone ad impulsi in grado di distruggere letteralmente ogni nemico nel suo raggio di fuoco. Discorso a parte per il pubblicizzatissimo jet-pack, divertente diversivo che permetterà di sperimentare approcci differenti in alcuni punti (pochi a dire il vero) della campagna, dove la normale routine del percorso da seguire per avanzare potrà essere arginata dalla libertà permessa dall’apparecchio. Jet-pack che sarà armato anche di una mitraglietta fissa, non molto potente ma dotata di munizioni infinite, molto utile se i colpi delle armi standard dovessero scarseggiare.

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Troviamo delle new entry anche tra le file Helghast con nuove tipologie di soldato, come i boia, armati di mitragliatrice pesante, oppure gli incursori, simili a dei ninja, velocissimi e spietati nel corpo a corpo. I chimici, armati di un temibile lanciafiamme a lunga gittata o i ricognitori armati di jet-pack, sicuramente i più pericolosi data la loro imprevedibilità e alla possibilità, che sfrutteranno costantemente, di raggiungervi anche dove vi sentirete più al riparo.
Fortemente ispirate e diversificate le ambientazioni: dai decadenti resti delle città di Helghan alle montagne rocciose, dalla letale giungla ai ghiacciai; la nostra avventura si dipanerà senza sosta attraverso moltissime location, l’una più affascinante dell’altra. Molto curato anche il level design, che ci vedrà impegnati in estenuanti scontri in territori angusti talvolta con percorsi obbligati ma, data la fluidità ed il ritmo forsennato dell’azione, non si avrà mai la sensazione di seguire un lunghissimo script.
In caso doveste trovarvi a corto di munizioni, potrete infine godere del nuovo, spettacolare sistema di uccisioni corpo a corpo: questa nuova feature, anch’essa molto acclamata e pubblicizzata da Guerrilla, ci permetterà di eliminare i malcapitati nemici in maniera tanto veloce quanto cruenta, il tutto tramite la pressione di un solo tasto; vi basterà assalire un nemico alle spalle per tagliargli la gola, oppure frontalmente per vedere il nostro Sev perforargli a mani nude i bulbi oculari e tante altre sevizie di cui vi lasciamo il piacere della scoperta.
Chiudendo il quadro dei miglioramenti, segnaliamo un sistema di copertura perfezionato, che ci permetterà letteralmente di “scivolare” (tenendo premuto l’apposito tasto) verso la copertura più vicina. Il tutto rende l’azione molto più fluida, consentendo al giocatore di muoversi in maniera più agile da un riparo all’altro, rimanendo meno esposto al fuoco nemico.

Parlando di longevità, possiamo affermare che la campagna single player potrà essere completata in circa 8 ore, del tutto in linea con lo standard degli odierni FPS. Saranno comunque ore cariche di emozioni e dense di azione in cui ammirare la summa di tutto l’enorme lavoro svolto dal team di sviluppo; lavoro che, possiamo dirlo, si è rivelato di magistrale qualità. Campagna che potrà essere affrontata anche in cooperativa, anche se – inspiegabilmente – solo offline. A tal proposito segnaliamo un inedito splitscreen verticale con inquadratura “sfalsata” che consentirà ai giocatori di concentrarsi maggiormente sulla “propria azione” senza essere distratti dall’inquadratura del compagno.
Sicuramente un’ottima aggiunta, ma si sente ancora la mancanza della cooperativa online, se non per l’intera campagna almeno con delle missioni apposite. Un vero peccato vista la notevole quantità e qualità dell’offerta videoludica proposta dal titolo.

!==PB==!
Il controllo è tutto

Una delle novità più interessanti di Killzone 3, parlando da un punto di vista puramente tecnico, è sicuramente la piena compatibilità con l’ultima periferica di controllo Sony, il Move.
Fin dal primo istante di gioco si potrà infatti decidere se giocare il titolo in maniera canonica, impugnando saldamente tra le mani il fido DualShock 3, oppure il Move nella mano destra e il Navigation Controller nella sinistra o, in alternativa, continuare ad usare con una sola mano (in maniera piuttosto scomoda, va detto) il normale pad per gli spostamenti. Se opterete per la seconda possibilità, avrete poi modo di modificare tutte le opzioni che vorrete dal menu di gioco, calibrando per bene il Move e decidendo le dimensioni della dead zone, la velocità di rotazione della telecamera e dello spostamento del mirino stesso. Insomma, si potrà cambiare a piacimento ogni parametro, basterà avere solo la pazienza di fare poi i tentativi necessari per trovare il settaggio più performante in base alle proprie esigenze.
Una volta modificate le impostazioni, non si dovrà far altro che memorizzare i pochi suggerimenti utili a comprendere la nuova mappatura dei tasti: il grilletto del Move servirà per sparare, il tasto Move per trovare una copertura e abbassarsi, la ricarica sarà effettuabile inclinando a sinistra il controller e gli attacchi corpo a corpo si innescheranno spostando velocemente in avanti il Move. Ovviamente poi si dovrà tenere in considerazione il contesto in cui ci si trova, visto che utilizzando i mezzi o il jet-pack i tasti si adatteranno ai relativi comandi, e così dovrete fare anche voi. Molti comandi risulteranno comunque intuitivi, anche se dovrete spendere qualche minuto per adattarvi alla novità, e le sparatorie risulteranno tanto articolate quanto ben strutturate, alternando la pressione dei tasti all’utilizzo dei sensori di movimento. Il Navigation Controller inoltre si sposa perfettamente con il Move, dimostrandosi comodo nell’utilizzo e di grande praticità.
Nonostante tutto, qualche piccolo difetto è presente in questo sistema: sebbene il mirino risponda perfettamente al movimento del Move, dimostrandosi più preciso dello stick analogico del DualShock 3, ricaricare l’arma potrebbe comportare uno spostamento della visuale troppo marcato se non fatto con la dovuta precisione; inoltre si sconsiglia altamente di usare il sensore di movimento alle difficoltà più elevate, a meno che non siate perfettamente abituati ad utilizzare la nuova periferica, pena un numero cospicuo di morti e molta frustrazione. Stessa cosa dicasi per le partite in multiplayer. Se si ha familiarità con il Move in ambito sparatutto, si potranno ottenere dei buoni risultati, altrimenti aspettatevi un numero di morti decisamente alto. Ad ogni modo sarà possibile giocare dei match contro altri giocatori che usano il Move attraverso un apposito filtro, così da mettere tutti alla pari facendo delle skill dei singoli il solo modo di prevalere.
Per concludere, il Move risulta ottimamente implementato e capace di regalare molto divertimento, oltre che una nuova prospettiva di gioco. Infatti sparare mirando direttamente al bersaglio da colpire sarà sempre molto divertente ed appagante, aggiungendo ulteriore atmosfera al titolo. Si può quindi tranquillamente affermare che Killzone 3 è la prima, vera killer application per il sensore di movimento Sony.

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Qualunque sia la tua fazione, servila con onore

Una volta effettuato l’accesso al comparto multiplayer del titolo, ci troviamo davanti alle tre modalità principali: Guerriglia, Operazioni e Zona di Guerra. La prima è ovviamente il classico deathmatch fino a 24 giocatori che richiede alle fazioni di eseguire più kill dell’avversario per portare a casa il round. Operazioni vede una squadra attaccare e l’altra difendere, con obiettivi dinamici che si susseguono per tutta la durata del round. Alla fine di ogni turno il giocatore che ha totalizzato il punteggio più alto viene omaggiato con un filmato che riassumerà le sue eroiche gesta sul campo: una simpatica trovata per gratificare i player più fanatici dei risultati. Non c’è che dire, una modalità molto ben organizzata ma purtroppo giocabile solamente, ed inspiegabilmente, in sole tre mappe. La modalità madre del titolo, Zona di Guerra, vede invece le due fazioni affrontarsi in battaglie in cui gli obiettivi cambieranno in maniera sequenziale. Si passa dalle varianti del “capture the flag”, alla difesa di un territorio, al dover assassinare un determinato giocatore avversario e via discorrendo. Inutile dire che proprio questa modalità si riconferma, per la sua profondità, la vera protagonista dell’intero comparto, seppur non aggiunga nulla di nuovo a livello di dinamiche rispetto al secondo capitolo, fattore che dopo due anni di sviluppo avrebbe potuto essere più curato.
Leggermente ridimensionate le classi e le abilità presenti: salta subito all’occhio l’assenza dell’Assaltatore, il soldato armato di lanciarazzi che tanto fece discutere in Killzone 2. Non capiterà più quindi di giocare in partite in cui fioccheranno razzi a destra e a manca, proprio per rendere l’esperienza più bilanciata.
Il Tattico non potrà più piazzare i punti di respawn ovunque, e questo comporta l’impossibilità di rilasciarli nei pressi della base nemica, anch’esso un fattore che minava pericolosamente le sorti delle partite nel titolo precedente.
Il Medico ed il Cecchino sono stati resi meno “vulnerabili”: il primo infatti potrà usufruire di un bot di supporto che lo seguirà facendo fuoco ai nemici più vicini, il secondo, oltre al fucile di precisione, potrà portare con sé anche una mitragliatrice leggera per difendersi più facilmente quando non è appostato.
Parlando di stabilità dei match giocati, siamo lieti di comunicarvi che le nostre sessioni di gioco si sono svolte in maniera inappuntabile, mettendo in evidenza un netcode praticamente perfetto anche nelle partite più affollate.
Di pregevole fattura anche le mappe (che prendono spunto dalle location del single player), soprattutto perchè il team di sviluppo ha avuto l’accortezza di ridimensionare leggermente l’area di gioco, restringendola e scongiurando così il pericolo di creare nel giocatore una sensazione di smarrimento che avrebbe potuto rendere confusionaria l’esperienza di gioco. Queste sono state poi studiate in modo tale da offrire un giusto compromesso tra scontri ravvicinati e combattimento a distanza, per non rendere mai troppo avvantaggiata l’una o l’altra classe.
Divertente infine la possibilità di usare (sebbene soltanto in pochissime mappe) sia il jet-pack che il mech d’assalto, fattori che possono sicuramente fare la differenza nella partita ed offrono ulteriori approcci agli scontri, se non bastassero le decine di varianti offerte dalle classi di soldato.
Come già accennato, attraverso un’apposita opzione, potrete impostare il matchmaking in modo tale che esso ricerchi soltanto giocatori che utilizzano il Move, permettendovi di affrontare entusiasmanti battaglie a suon di motion controller; niente però vi vieta di utilizzare il sensore di movimento anche nei match standard, la libertà d’azione e di scelta è quindi totale.
Chiude il quadro la conseta modalità allenamento dove affrontare partite contro i bot e prendere così confidenza con le meccaniche di gioco online.
Per quanto riguarda l’interazione con gli altri giocatori è rimasto invariato il sistema di comunicazione vocale che vi permetterà di sentire la voce dei giocatori più vicini.
In definitiva abbiamo un comparto online solido e a cui non si può veramente rimproverare nulla: confezionato in maniera pressochè ineccepibile sotto ogni punto di vista e sicuramente capace di infiammare il PSN più dello stesso predecessore, dati anche i pratici ed importanti miglioramenti che sono stati apportati per bilanciare ed ottimizzare l’esperienza di gioco.

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Raccogli la mascella, è tutto vero

Dal titolo che abbiamo scelto per questo paragrafo potrete facilmente intuire che ci apprestiamo a parlare del meraviglioso, imponente, impressionante comparto tecnico di Killzone 3. Sembrava impossibile migliorare qualcosa che due anni fa sembrava al limite della perfezione ma, i limiti, esistono per essere superati. Graficamente parlando ci troviamo davanti ad un livello qualitativo mai raggiunto prima d’ora, modellazione poligonale e texturizzazione rasentano la maniacalità. Le ambientazioni godono di orizzonti vastissimi e sono arricchite da innumerevoli effetti ambientali: il più affascinante e riuscito è sicuramente il vento che soffierà sul campo di battaglia polvere e detriti che, sebbene vi offuscheranno la vista, vi lasceranno al contempo senza parole. Sensazionali anche gli effetti particellari delle esplosioni e delle fiamme, come gli effetti visivi scaturiti da fulmini che squarceranno il cielo di Helghan o i continui lampi provocati dalla contraerea nemica. Il motore che muove il tutto non perde mai un colpo in azione, tuttavia rimangono dei fastidiosi cali di framerate durante il salvataggio automatico che corrisponde al raggiungimento del checkpoint. Davanti a cotanta magnificenza si possono benissimo chiudere entrambi gli occhi ma, visto lo spettacolo che ci si parerà davanti ad ogni nuovo scenario, è meglio lasciarli aperti.
Parlando del comparto audio, il titolo raggiunge vette altissime sia per quanto riguarda la campionatura degli effetti che per la soundtrack, decisamente ispirata e, a tratti, emozionante. Di discreta fattura anche il doppiaggio in italiano, quantunque talvolta appaia sotto tono rispetto alle eclatanti espressioni facciali e al contesto narrativo: di sicuro molto più convincente la versione originale che potrà essere goduta anche dai meno anglofoni grazie ai sottotitoli.
Nel complesso Killzone 3 setta nuovi, pesantissimi e difficilmente superabili standard per quanto riguarda l’aspetto grafico di un videogame, mettendo in risalto come mai prima d’ora lo straordinario hardware del monolite nero.

Il re non abdica

Siamo giunti al momento del verdetto. Difficile valutare un titolo come Killzone 3. Stavolta il titolo Guerrilla Games ha avuto un piccolo vantaggio rispetto al suo predecessore: non è stato divorato dall’hype. Certo, è comunque uno dei titoli di punta della line-up Sony ma non è stato anticipato da un’attesa spasmodica come quella di due anni fa, e questo ha giocato indubbiamente a suo favore. Killzone 3 si riconferma semplicemente uno dei più grandi capolavori del genere FPS. La campagna principale sprizza carisma ed epicità da tutti i pori, impreziosita anche dalla possibilità di affrontarla in cooperativa. Il comparto multiplayer, per profondità e completezza (a parte l’assenza della co-op online), rappresenta un vero e proprio “mondo” in grado di risucchiare il giocatore per sessioni di gioco eterne. Il tutto è ovviamente esaltato da un comparto tecnico mastodontico, in grado di spremere la PlayStation 3 come mai prima d’ora si era visto. Rimangono tuttora lievi imperfezioni, come ad esempio un comparto narrativo sempre troppo superficiale per conquistare il cuore del giocatore, e sicuramente è questo il più grande limite di questa incredibile produzione.