Recensione di God of War Collection Volume II - Recensione

Recensione di God of War Collection Volume II di Console Tribe

Una delle feature contenute nella prima generazione di PS3 (le oramai defunte 60 GB) più rimpiante dai possessori del monolite nero è, senza ombra di dubbio, la presenza della compatibilità, con relativo upscaling a 1080p, con la sconfinata libreria di titoli sviluppati per PS2. Ma Sony, spinta maggiormente dal desiderio di fare cassa, piuttosto che da quello di accontentare i suoi delusi sostenitori, sembra non aver dimenticato quanto le (neppur tanto) vecchie glorie ospitate sulla sua console più venduta di sempre possano affascinare ancora oggi il popolo videoludico.
Ecco quindi che, con un’abile mossa di marketing, sono cominciate a comparire sugli scaffali dei negozi riedizioni in alta definizione di alcuni dei titoli più amati apparsi nella generazione a 128 bit. Tutto ha avuto inizio con la collection dedicata ai primi due episodi incentrati sulle gesta del Fantasma di Sparta, per poi proseguire con la trilogia imperniata sul ladro Sly, fino ad arrivare a lambire le poetiche produzioni targate Fumito Ueda. Ma per chiudere (momentaneamente) il cerchio laddove tutto era iniziato, è necessario volgere lo sguardo alla meno fornita, ma pur sempre notevole, ludoteca PSP: e quale modo migliore che presentare i due spin-off dedicati a Kratos ospitati sulla piccola di casa Sony?
È giunto il momento della God of War Collection Volume II.

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Una finestra sul passato

All’interno dei due capitoli contenuti nella collection, ci ritroveremo a rivivere alcuni aspetti dell’esistenza di Kratos lasciati in ombra nel corso della trilogia principale. Chain of Olympus ci consentirà di venire in contatto con le origini semi-divine del nostro spartano preferito, in quello che può essere a tutti gli effetti considerato come il prequel di tutta la saga. In questo episodio, infatti, assisteremo alla genesi del barbaro eroe e vivremo in prima persona le vicende che lo hanno portato a divenire il possessore delle letali Lame del Caos, oltre che assistere con i nostri occhi al massacro che porterà Kratos a giurare vendetta nei confronti di Ares.
In Ghost of Sparta, la cui linea temporale abbraccia il periodo che separa i primi due capitoli della serie, avremo l’occasione di far luce sul destino riservato a Deimos, il fratello di Kratos scomparso in tenera età e della cui sorte il nostro eroe si sente responsabile. Il tutto squartando, massacrando e distruggendo chiunque, sia esso divino o umano, osi contrapporsi alla furia omicida del futuro Dio della Guerra.

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Una cura… divina

Al di là del collaudato gameplay, da sempre vero marchio di fabbrica della saga ideata da David Jaffe e sul quale ci soffermeremo brevemente tra poche righe, a stupire positivamente nella collection in questione è l’eccellente lavoro di pulizia che ha accompagnato la rimasterizzazione degli originali titoli PSP. È impossibile, difatti, non notare le differenze che intercorrono tra versione casalinga e portatile: nonostante la mole poligonale che muove il tutto sia, per forze di cose, rimasta inalterata, il passaggio all’alta definizione ha contribuito ad aumentare a dismisura la già elevata pulizia grafica delle produzioni Ready at Dawn, complice lo smussamento dell’aliasing presente nella versione handheld, ma difficilmente percettibile su schermi più piccoli. Certo, sarebbe sciocco aspettarsi la magnificenza a cui ci ha abituato il capitolo conclusivo della trilogia, ma se consideriamo la pochezza di calcolo (rapportata a PS3) di PSP, non si può rimanere indifferenti dinanzi alla tecnica sfoggiata dai due titoli portatili, i quali sono capaci di mantenere inalterata la loro indubbia qualità anche nel salotto di casa. A godere di questo lavoro di restyling, comunque, è soprattutto l’engine incaricato di gestire il tutto, adesso inchiodato a 60 frame per secondo e capace di non mostrare il benché minimo tentennamento anche nelle fasi più concitate. Come se non bastasse il tutto è fruibile anche in 3D, a patto di avere un televisore compatibile. Un ulteriore beneficio del passaggio su PS3, oltre che puramente tecnico-stilistico, lo ritroviamo anche in termini di bruto gameplay: se l’assenza del sin troppo richiesto secondo analogico andava a minare non poco la giocabilità degli originali, la presenza della seconda levetta è servita a rendere più immediata la gestione della schivata, adesso non più relegata all’uso combinato dei dorsali e dell’unico stick ospitato su PSP. La cura profusa da Sony in questa riedizione, inoltre, è avvertibile anche sotto il profilo sonoro, ora capace di garantire all’imponente colonna sonora e all’ottimo doppiaggio la bellezza del mixaggio in 5.1. Ultima chicca, che di sicuro farà la felicità dei cacciatori di trofei, è l’implementazione di questi ultimi, come da prassi oramai consolidata per le produzioni destinate al monolite nero.
L’ossatura di gioco, invece, non ha subito nessun cambiamento: nessun extra che non fosse già presente all’interno degli UMD originali è stato inserito in questa collection. Di conseguenza la longevità è rimasta invariata: alle 5 ore o poco più necessarie per completare Chain of Olympus, si vanno ad aggiungere le circa 8 necessarie per arrivare ai credits di Ghost of Sparta. Ma considerando il prezzo budget a cui l’accoppiata viene proposta, si può dire che ci troviamo di fronte ad una durata più che soddisfacente.

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Nella botte piccola…

Giunti a questo punto dell’analisi è assai lecito porsi la più scontata delle domande: vale la pena acquistare questa collection? Indubbiamente, se possedete già le versioni portatili, non ci sono validi motivi che possano spingervi a sborsare i 40 € (toglietene 10 se sceglierete di scaricarlo dal PSN) necessari per potersi portare a casa il Blu-Ray in questione. Se invece non avete ancora avuto il piacere di inondare di sangue gli schermi della piccola di casa Sony, complice anche il prezzo a cui viene proposta la raccolta potete procedere senza indugio all’acquisto. L’unica raccomandazione che ci sentiamo di dovervi rivolgere è quella di mantenere basse le vostre aspettative estetiche, dato che il tripudio grafico a cui ci ha subdolamente abituato il capitolo conclusivo della storia di Kratos è (ahinoi) distante anni luce. A non aver subito nemmeno il più piccolo ridimensionamento, fortunatamente, è la furia distruttiva dello spietato Fantasma di Sparta. E questo non può che valere da solo il prezzo del biglietto.