Recensione di Disgaea 3: Absence of Justice - Recensione

Recensione di Disgaea 3: Absence of Justice di Console Tribe

Andavate male a scuola? Eravate considerati dei teppisti, dei
fomentatori dell’intero gruppo classe, dei bulli? I vostri genitori
sono stati convocati decine e decine di volte e si sono sempre sentiti
ripetere che eravate degli irrecuperabili mascalzoni e che da grandi
sareste solo potuti diventare dei poco di buono?

Allora eravate degli studenti modello, perfetti e con un roseo avvenire, o meglio, lo sareste stati alla Evil Academy.



Questa è di fatto la “realtà immaginaria” con cui avrete a che fare in
Disgaea 3 e già da queste piccole premesse potete rendervi conto di
quanto sia fuori da ogni logica questo titolo della Nippon Ichi.

Disgaea è sempre stato uno dei titoli più demenziali, dissacranti, difficili e hardcore mai apparsi nel mondo videoludico.

Tutti gli episodi sfornati fino ad ora sono imbastiti su trame a dir
poco folli: facili da seguire e comprendere ma con una quantità di
citazioni e gag relative ad anime/manga veramente esagerata e questo
terzo capitolo non fa eccezione.

Vi basti sapere che il nostro protagonista “Mao”, conosciuto come il
migliore (peggiore) studente di tutta la Evil Academy, cova un mortale
rancore per il padre (l’overlord locale) e trama segretamente (nemmeno
molto) al fine di sconfiggerlo e ucciderlo.

Da dove nasce tale risentimento per il genitore? Avrà commesso crimini
terribili? Sarà una persona indegna di essere chiamata papà?

Beh, certamente si! Infatti il vecchio di Mao ha erroneamente
calpestato la SlayStation del ragazzo, rompendola e cancellando il
salvataggio da milioni e milioni di ore del suo gioco preferito.

Non fareste anche voi lo stesso? Non sarebbe questa colpa espiabile
solo con la vita? Mao è pienamente convinto di ciò e non trova modo
migliore per eliminare il padre, se non quello di diventare un eroe: un
combattente che trae il suo potere da amore, amicizia e giustizia…
una cosa veramente deprecabile e che chiaramente getta nel panico tutta
l’accademia (alla fine lui è sempre il figlio e successore
dell’Overlord).



Se prima eravate perplessi, dopo aver conosciuto l’introduzione del
gioco dovreste aver capito perfettamente l’ironia e il sarcasmo che
pervadono Disgaea in ogni suo aspetto: anche nel sistema di
combattimento.



Facoltà di gameplay-Durata corso: 10000 anni.





Come ogni J-GDR tattico anche Absence of Justice punta tutto sul
gameplay, ma limitarsi a dire che fa di questo il suo punto di forza
sarebbe incredibilmente limitativo.

Disgaea 3 “è gameplay”.

Dal primo capitolo della saga i programmatori della Nippon Ichi hanno
sempre aggiunto qualcosa al già complesso comparto giocato del titolo,
ma in questo caso si sono superati, forse per lo spazio a disposizione
e per la voglia di stupire veramente alla loro prima comparsa su
console next gen.

La conseguenza diretta di tale voglia è una complessità e una quantità
abnorme di modi diversi di giocare Disgaea. In primo luogo la software
house ha ampliato tutte le possibilità presenti nei vecchi giochi,
portando il livello massimo dei personaggi a 9999 (non ci sono cifre in
eccesso), aumentando incredibilmente l’equipaggiamento a disposizione
dei nostri eroi, che come al solito sarà esplorabile e potenziabile, ed
inserendo una miriade di personaggi extra, tra cui, udite udite:
Laharl, Etna e Flonne, ovverosia il trio del primo capitolo del gioco,
che faranno la loro comparsa in questo Disgaea 3 come personaggi
giocabili extra senza però ricoprire un ruolo preciso nella trama.
Questo perchè anche i protagonisti, come i piani del Netherworld
(l’universo di Disgaea) sono slegati da capitolo a capitolo, governati
da Overlord differenti e con le loro peculiarità, ecco quindi svelato
il motivo per cui tali personaggi extra non ricoprono un ruolo preciso
nella narrazione, nonostante la presenza di numerose citazioni riferite
alle loro precedenti avventure.

Dobbiamo però procedere con ordine, altrimenti non riusciremo mai e poi
mai a districarci nell’incredibilmente complesso gameplay del titolo in
questione.

Prima di questa digressione si parlava di equipaggiamento esplorabile.

Non si tratta di un errore di battitura, bensì dell’item world, oramai
famoso nel mondo di Disgaea e presente fin dal primo capitolo.

In parole povere OGNI arma o armatura presente nel gioco avrà al suo
interno un vero e proprio dungeon, in cui potremo entrare. L’utilità di
fare ciò risiede nel fatto che, entrati nello strumento di morte
prescelto, quest’ultimo genererà un random dungeon, pieno di nemici e
boss che saremo chiamati a sconfiggere, col fine ultimo di potenziare
l’oggetto.

Detta in modo semplice più scenderemo nei piani che compongono un’arma
(tanto più numerosi quanto più potente è l’oggetto) più nemici
massacreremo, più potente l’arma sarà al nostro ritorno nel mondo reale.

Solo leggendo ciò avrete oramai capito quante possibilità vi mette a
disposizione Disgaea 3, anche perchè alcune armi leggendarie hanno nel
loro random dungeon fino a 1000 piani.

Lo stesso procedimento è inoltre utilizzabile per i propri alleati, è
presente infatti un Class World che permetterà, entrando dentro al
nostro amico di turno, di potenziarlo e di sbloccargli varie e
molteplici abilità nascoste.

Se tutto ciò ancora non avesse saziato la vostra fame di gameplay, vi
basti sapere che sono presenti le “evility” , una sorta di abilità
innate che ogni personaggio ha a disposizione. Queste capacità possono
naturalmente essere sostituite o affiancate da altre più potenti
semplicemente spendendo mana, che otterrete sconfiggendo nemici o
comprando determinati oggetti.



Non possiamo dilungarci ancora con il sistema di crescita dei
personaggi, non ci basterebbero 200 pagine e non è nostra intenzione
farlo, rovineremmo a tutti il piacere di scoprire i più reconditi
segreti inseriti dalle malate menti che lavorano in Nippon Ichi.



Possiamo e vogliamo invece introdurvi al sistema di combattimento di
Disgaea 3. Abbiamo davanti il classico sistema a scacchiera, grazie al
quale potremo schierare e muovere i nostri personaggi così come faranno
i nostri avversari, in una continua alternanza tra player ed enemy
turn.

Se alla base del sistema di fight non si trovano innovazioni (è un
sistema collaudato oramai da anni), le novità sono invece riscontrabili
esaminando gli elementi di contorno che a loro volta permettono diversi
ed innumerevoli approcci alla battaglia.

Avremo la possibilità di lanciare i nostri alleati, per fargli
raggiungere luoghi elevati o creare pile umane e farle roteare
vorticosamente per colpire tutti i nemici presenti nell’area, o ancora
fonderci con i nostri compagni sfruttando sia le loro che le nostre
particolarità ed ottenendo temporaneamente attacchi più potenti.

Come nei vecchi Disgaea, dopo aver selezionato tutti gli attacchi da
far eseguire ai nostri personaggi, questi ultimi concateneranno i loro
assalti, se indirizzati sullo stesso bersaglio, dando vita a vere e
proprie combo.

Tali metodi si riferiscono al classico attacco diretto nei confronti
degli avversari, ma potremo usare anche tattiche più sofisticate e
redditizie ma chiaramente

più complesse.

Il Geo Block system è l’esempio principe di tali possibilità. In
determinati campi di battaglia saranno presenti serie di blocchi
colorati, detti per l’appunto “geo block”. Questi hanno la
particolarità di poter essere distrutti o cambiati di colore in
svariati modi e nel momento in cui una di queste due condizioni si
verifica tutto ciò che si trova su di essi (sia alleati che avversari)
subisce danni.

A prima vista potrebbe sembrare una cosa inutile e potreste preferire
l’approccio normale alle battaglie. Punto Nulla di più sbagliato:
Infatti se riuscirete a sfruttare bene la distruzione dei blocchi
potrete dare il via a una lunghissima combo che influenzerà tutti i geo
block presenti nella zona, infliggendo a qualsiasi avversario danni
elevatissimi, se non addirittura letali.

Queste sono forse le caratteristiche salienti del gameplay offerto da
Disgaea 3, ma non rappresentano altro che la punta dell’iceberg. Punto
Infatti fra summon, colpi finali e combo concatenate lunghissime avrete
da fare per parecchio tempo al fine di comprendere bene tutte le
possibilità che avrete sottomano. Possibilità che comunque verranno
illustrate di volta in volta da esplicativi tutorial in game.





Preistorico? NO!….Vintage!





In questa generazione di console, il comparto grafico è sempre stato ed
è il più discusso e nel caso di Absence of Justice lo è ancora di più.

Se cercate una grafica all’avanguardia avete sbagliato titolo. Ad un
primo esame si potrebbe bocciare senza indugio l’esperienza visiva
offerta da Disgaea. Personaggi 2D in ambienti tridimensionali si vedono
da anni e anni nel panorama dei GDR tattici, e non c’è nessuna
differenza rispetto a titoli che si trovavano su PS2 o addirittura
sulla prima Playstation. O meglio, i cambiamenti ci sono stati:
interfaccia e animazioni sono sicuramente di buona fattura, ma non si
tratta di nulla di eclatante o che possa essere considerato degno delle
console attuali.

Quindi Disgaea 3 è totalmente insufficiente sotto questo aspetto?

In verità no. Come avevamo detto questo è quello che viene naturale
pensare ad una prima rapida ed inesperta occhiata. Considerando invece
la demenzialità della trama e il genere di gioco che abbiamo davanti,
tale scelta diventa azzeccatissima: i personaggi al limite del deformed
e la caratterizzazione fumettosa trovano nella datata apparenza di
Disgaea il loro alleato più forte, in grado di tramettere totalmente
l’ilarità presente nel gioco e di essere altamente funzionale ai fini
del gameplay.

Nippon Ichi non manca certamente di buoni elementi nei suoi team e, pur
lavorando per ridisegnare interfacce ed effetti di magie, colpi ed
abilità, portandoli a livelli degni delle nuove console, è riuscita a
non snaturare il gioco, salvaguardando tutto ciò che di buono e di
caratteristico offriva.



Se proprio si vuole trovare un difetto non voluto nel comparto grafico
di Disgaea 3, esso risiede nei due personaggi principali: Mao e
Raspberyl, veramente troppo simili nel loro character design ai due
protagonisti storici del primo capitolo: Laharl ed Etna.

Tale scelta ha però un senso se consideriamo quanto i vecchi personaggi sono stati amati dai fan della serie.



Lezioni di inglese scritto e parlato.





Il sonoro è invece un aspetto che il salto generazionale ha contribuito
a migliorare. Sia i dialoghi dei filmati che quelli delle sequenze
animate in gioco sono doppiati in maniera perfetta ed aderenti alle
situazioni raccontate.

Le musiche, le canzoni e gli effetti sonori sono qualcosa di veramente
attinente all’intera atmosfera che pervade il gioco, anche se forse a
tratti fin troppo legate al gusto giapponese. Nonostante ciò
arriveranno però pronte e precise a sottolineare il contesto emotivo e
di serietà (o non serietà) di ogni dialogo e di ogni scena.

Come al solito, per titoli del genere non è presente la localizzazione
in lingua italiana, nè come traccia audio, nè come sottotitoli e
interfaccia di gioco. Se per l’audio la scelta pare addirittura
corretta (il giapponese è sicuramente la lingua più adatta) altrettanto
non si può dire per ciò che riguarda i sottotitoli e l’interfaccia.

La mole di dialoghi, necessari fra l’altro, per godere della trama
fuori da ogni canone, rende il titolo abbastanza ostico per chi non
mastica bene l’inglese. Che un JGDR tattico abbia pochissimi fan nel
paese si PES e FIFA è comprensibile, tuttavia non inserire i
sottotitoli italiani, viste anche le innumerevoli spiegazioni scritte
del gameplay, ci pare più una discriminazione o un dispetto che una
scelta dettata da ragioni economiche.





No Lifer, Nerd!





La longevità di Disgaea 3 merita indubbiamente un paragrafo a parte.

Si è fatto un gran parlare di giochi da 60-70 euro che duravano meno di
10 ore, ci siamo spesso lamentati di come in questa next gen le case di
sviluppo non abbiano fatto altro che pompare la grafica spendendo
pochissimo tempo sulla longevità, se non tramite modalità online a
volte forzate e ridicole. Tutte cose vere, fino a questo momento.

Tempo fa gli sviluppatori della Nippon Ichi avevano parlato di circa 4
milioni di ore di gioco, e si erano levate da tutte le parte voci di
dissenso. Si affermava che era una sparata incredibile atta solo a
coprire quello che sarebbe stato un gioco corto come altri, e che senza
online (cosa confermata) era impossibile.

Ebbene oggi, con il gioco tra le mani possiamo dire che la sparata era
un tantino esagerata, ma che facendo alcuni calcoli a un milione di ore
si arriva. Non vi spaventate, è più un numero per i record che qualcosa
di reale, anche perchè non vi basterebbero 50 anni di gioco per
terminarlo.

A tale cifra si arriva considerando, oltre alla trama, agli extra e
agli svariati finali alternativi, la possibilità di portare a livello
massimo tutti gli equipaggiamenti presenti nel gioco, da quelli base ai
leggendari. Cercare di raggiungere tali livelli di tempo dedicato al
gioco non è però una cosa utile ai fini pratici, in quanto potenziare
le armi e armature iniziali non ha assolutamente nessuna utilità; se
non quella di regalare a tale titolo il record di gioco più duraturo.
Record che comunque gli appartiene anche guardandolo con occhi da
comuni mortali. Solamente la trama vi porterà via un centinaio di ore
di gioco, per essere completata senza quasi nessun extra.

Questa sarà la longevità che dovranno aspettarsi i giocatori interessati solo a vedere un finale.

Gli amanti del grinding più estremo invece gioiranno della possibilità
di godersi le otto conclusioni alternative, o di portare tutti i
personaggi a livello 9999 con armi al massimo grado, uccidendo i boss
opzionali con poca fatica.

Per toccare tutto ciò con mano dovranno spendere più o meno 700-800 ore della loro vita.

Questo naturalmente per la versione liscia del gioco, in quanto in
madrepatria sono usciti moltissimi DLC: che fra personaggi aggiuntivi e
nemici extra, arrivano quasi a duplicare la durata totale del titolo,
portandola ad una cifra superiore alle 1000 ore.





Restricted! For your eyes only!





Se siete riusciti ad arrivare fino a qui senza stramazzare al suolo,
allora potete seguirci per le ultime righe e farvi un’idea generale su
questo Absence of Justice.

Disgaea nel suo genere non ha di fatto nessun serio antagonista (se non
consideriamo qualche vecchio e stanco FF tactics), dall’uscita del
primo capitolo è rimasto sempre saldamente sul trono, senza che nessuno
potesse nemmeno avvicinarlo.

Con questa sua terza incarnazione, ancora una volta Nippon Ichi ha
introdotto nuovi standard aumentando il gap che separa Disgaea dai
pochi e spesso ridicoli contendenti e rendendolo irraggiungibile per
molto tempo.

Il gioco però continua ad avere i soliti difetti: non strizza
assolutamente l’occhio ai nuovi adepti che vorrebbero avvicinarsi ai
Jgdr-tattici, rimane un titolo hardcore perfino per gli hardcore gamers
più accaniti, un gioco difficile ed esagerato che se non amate
difficilmente amerete, un titolo con una curva di apprendimento
lunghissima.

Quanto di buono presente nella trama viene reso ancora una volta
difficilmente fruibile ai più, complice anche la non localizzazione in
altre lingue al di fuori dell’inglese.

Chi invece ha sempre apprezzato la follia, la demenzialità e le trovate
geniali di Disgaea, non potrà fare altro che rimanere impigliato nella
ragnatela creata da Nippon Ichi, perdendo per parecchio tempo la sua
vita sociale.

A chi consigliare tale gioco? A tutti i fan della saga: vecchi e nuovi
e a chi vuole semplicemente farsi una marea di risate con l’humour nero
e dissacrante di praticamente tutti i personaggi presenti.

Chi invece non vuole sfidare i propri limiti o non è in grado di
abituarsi lentamente a un gioco, può tranquillamente lasciar perdere
questo nuovo capitolo.

Possiamo solo concludere stringendo la mano agli sviluppatori, che
ancora una volta hanno saputo innovare e rinnovarsi, non seguendo la
moda dell’innovazione a tutti i costi, ma secondo canoni precisi e
coerenti, e chiedergli a gran voce di far arrivare al più presto tutti
i DLC già usciti in Giappone e magari, lo diciamo senza vergogna, di
regalarci, nel prossimo Disgaea, un traccia sottotitoli nella nostra
lingua.