Recensione di Demon’s Souls - Recensione

Recensione di Demon's Souls di Console Tribe

Esistono pochi videogiochi in grado di spiazzarmi completamente e di
farmi avvertire la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa che
sfugge completamente alle comuni definizioni di categoria o genere
videoludico.

Ma in fondo, dopo 24 anni di carriera come videogiocatore fa sempre
piacere ritrovarsi a non essere in grado di identificare con certezza
ciò di fronte a cui ci si trova; nella maggior parte dei casi
però, l’esperienza insegna che si tratta di prodotti
profondamente diversi dalla massa di videogames che affollano gli
scaffali dei negozi, e che spesso sono volutamente concepiti per non
voler raggiungere le esigenze di chiunque videogiochi, ma piuttosto di
stupire una porzione specifica di persone che ricercano esperienze
ludiche particolari, e per le quali non è così importante
possedere solamente quei titoli che rimangono per settimane ai primi
posti delle classifiche di vendita.

E’ indubbiamente a questo tipo di appassionati che un gioco come Demon’s Souls
si rivolge, in una apertissima sfida a tutti i possibili giudizi della
critica specializzata e forse anche del cosiddetto “grande pubblico”.

Fate un bel respiro, perché stiamo per scoprire uno dei lati
più oscuri e affascinanti dell’arte videoludica
contemporanea…

 



Profeticus Tenebrae

Infauste conseguenze genera la brama di Potere.

Re Allant, dodicesimo monarca del Regno di Broletaria, aveva pensato di
portare grande prosperità e ricchezza al suo Reame utilizzando
l’antico potere delle anime, concentrando un enorme numero di
esse in una forza magica utilizzabile a piacimento e teoricamente
inesauribile. Tutto parve procedere secondo il suo volere, fino al
giorno in cui gli giunse voce di una densa e misteriosissima nebbia,
fitta e scura come le Tenebre, che da ogni direzione cominciava ad
avvolgere la sua Terra, consumando e distruggendo ogni cosa su cui essa
si posasse e divorando le anime di coloro che ne entravano in contatto.
Broletaria fu così in breve tempo tagliata fuori dal resto del
mondo, ed ogni tentativo di capire cosa fosse quel muro di nebbia che
avanzava imperterrito, fu vano. Coloro che partirono per addentrarsi al
suo interno e comprenderne la minaccia non fecero mai più
ritorno, pur essendo potentissimi maghi o guerrieri. Solamente il
valoroso Vallarfax della Reale Guardia del “Twin Fangs” poté
uscire da quella Oscurità per mettere in guardia l’intero
Regno dall’imminente catastrofe: i riti per la canalizzazione
dell’abnorme numero di anime propiziati per anni e senza sosta
dal Re Allant, avevano infine risvegliato il Demone Antico, la
gigantesca Bestia che secondo la leggenda giaceva eternamente
prigioniera nelle profondità del Nexus, il Mondo dei morti, e
che ora vagava per Broletaria all’interno della vasta bruma
intrisa di forza malvagia cibandosi delle anime dei viventi. Tutti
coloro a cui i demoni sottraevano l’anima, restavano vivi ma in
preda della follia più assoluta, e ciò aveva trasformato
in breve tutte le lande toccate dal potere dell’Antico in zone
dominate dal caos più totale. Ciò che è peggio,
è che Vallarfax riferì di come ormai il potere della
Bestia era accresciuto in misura tale, da risultare inimmaginabile per
gli umani pensare di sconfiggerla.

Sull’orlo dell’estinzione dell’intera Broletaria e di
tutti i Regni vicini e lontani minacciati essi stessi dal titanico
potere del Demone Antico, apparve dal nulla uno sconosciuto; nessuno
sapeva chi fosse in origine, ma la sua storia è qui narrata
poiché fu egli che contro ogni previsione e sfidando da solo il
leggendario Male, salvò l’intero genere umano
dall’estinzione certa.

La storia di questo misterioso personaggio è proprio quella che
spetterà a noi portare a compimento all’interno del lungo
e sfiancante viaggio nelle terre maledette dell’un tempo
rigoglioso Reame di Broletaria.





Il Viatico delle Anime (Perdute)

Demon’s Souls è l’ultimo lavoro in ordine di
tempo di un gruppo di bravissimi sviluppatori giapponesi, quei “From
Software” conosciuti dai più per la lunghissima serie di Armored
Core. Non è però una sorpresa notare che il loro primo IP
originale pensato esclusivamente per Playstation 3 sia un gioco di
ruolo che raccoglie diversi spunti artistici del Fantasy tipicamente
europeo, seppur sarebbe un enorme errore cadere nella tentazione di
definire subito Demon’s Souls come un’opera che fa
il verso alle tipiche atmosfere e alle meccaniche di gioco
dell’RPG occidentale. Si tratterebbe ovvero di un’analisi
superficiale e del tutto priva dell’attenzione che merita
l’ispirata e particolarissima struttura concettuale alla base del
Titolo in questione.

E’ necessario ricordare che l’anima stessa di questo
videogioco proviene da molto lontano, da quel King’s Field che in
pochi hanno avuto il privilegio di giocare ormai ben più di 10
anni fa sulla vecchia PSOne o su PC, e la cui eredità artistica
è oggi raccolta a piene mani da questa nuova incarnazione
videoludica creata nel segno della continuità ideale con il suo
progenitore.

Se anche coloro che hanno trascorso molte ore davanti ai vari The Elder
Scrolls e Might and Magic si ritroveranno a sorridere compiaciuti di
certi aspetti stilistici a loro familiari, (a partire dallo stesso
editor iniziale nel quale saremo responsabili della creazione
dell’aspetto fisico del protagonista), esiste in Demon’s Souls
una sorta di fortissima identità artistica che rende tale
prodotto diverso rispetto a qualunque cosa abbiate mai visto fino ad
ora. E’ difficile dire se si tratti di una peculiarità
trasmessa alla nostra percezione dalla netta manifestazione
dell’identità culturale giapponese che pervade in ogni
caso questo RPG; quel che però si evince facilmente è che
giocare a Demon’s Souls significa ritrovarsi
improvvisamente immersi all’interno di suggestive ambientazioni,
di colori e di paesaggi che carpiscono le nostre più intime
sensazioni di timore: tutto è tetro e oscuro, tutto è
pregno di un mistero ancestrale, come se ogni elemento scenico
annunciasse una imminente Fine. Si tratta di un qualcosa che possono
aver sperimentato tutti coloro che abbiano giocato ad opere del calibro
di ICO o Shadow of the Colossus, e che solitamente suscita emozioni
nette o di amore a prima vista o di repulsione, in base alla storia e
alle preferenze della passione videoludica del singolo videogiocatore.

Neppure la definizione di “RPG puro” s’addice per bene a questo Demon’s Souls;
certo gli elementi di un complesso gioco di ruolo ci sono tutti, ma la
funzione evolutiva dei parametri personali del vostro personaggio e di
quelli dei suoi armamenti non sono così “centrali” come ci si
aspetterebbe. E’ bene spiegare chiaramente questo passaggio:
all’inizio del gioco, come si accennava più sopra, vi
verrà offerta la possibilità di creare un avatar
appartenente ad una delle 10 classi di guerrieri a disposizione, si va
dal ladro al barbaro, dal mago al prete, fino al templare o il
cavaliere e così via. Ognuna delle classi corrisponde ovviamente
a determinate caratteristiche fisiche, intellettive e magiche, di cui
disporrà il vostro personaggio e, sempre in linea con ogni altro
gioco di ruolo dai tempi di “Dungeons’n Dragons” in poi, essa
stabilisce anche fin da subito quali saranno le armi, le armature e gli
incantesimi che il protagonista sarà in grado di utilizzare nel
gioco. La classe di appartenenza determina tra le altre cose anche il
peso complessivo dell’equipaggiamento che potete portarvi
appresso prima che il vostro avatar cominci a muoversi in modo meno
agile ed efficace, e vi anticipo fin da subito che con tutto quello a
cui andrete incontro questa è l’ultima delle cose che
potreste desiderare.





Il Varco verso l’Incubo

Terminata la fase di creazione del personaggio, il gioco vi
mostrerà l’impavido ingresso del “neonato” protagonista
all’interno della misteriosa Nebbia demoniaca che sta
inghiottendo l’intero Regno di Broletaria, flagello a cui proprio
egli dovrà porre fine. Tale incipit si traduce in una breve
sezione esplorativa di un dungeon la quale riveste la funzione di
tutorial; in questa fase potrete prendere confidenza con le strategie
basilari di combattimento e con il sistema di controllo
dell’avatar: scoprirete come curarvi, come affondare potenti
colpi al nemico, e come evitare prontamente di ritrovarvi infilzati
delle sue spade. Il tutorial ha anche un altro compito, probabilmente
molto più importante di quello a cui è funzionalmente
preposto: serve a presentarvi il cuore stesso ed il significato
dell’azione di gioco di Demon’s Souls,
un’azione basata su combattimenti serrati e brutali, i quali
bastano da soli ad attenuare profondamente la struttura e le atmosfere
dell’RPG classico e che mostrano chiaramente e da subito come
tutta la vostra avventura sarà costituita in massima parte da un
durissimo percorso affrontato con le vostre proprie forze in
pressoché totale solitudine, contro un nemico incredibilmente
più potente di voi.

Nel gioco sarete soli. Sarete pressoché l’unica creatura
vivente dotata di senno all’interno di un mondo avvolto dalle
tenebre del male e della follia, tenebre che stanno disintegrando il
vostro Regno e che stanno trasformando tutti coloro avvolti da esse in
esseri votati alla distruzione. Non è un caso che il tutorial si
concluderà con la vostra (inevitabile) morte al cospetto di un
gigantesco demone che con un unico colpo di spada metterà fine
in maniera scioccante e subitanea a tutte le vostre illusioni di poter
padroneggiare le situazioni di gioco fino a quel momento presentate.

La morte fisica del vostro avatar non è il vero Game Over,
tutt’altro, è l’origine stessa del vostro
difficoltoso cammino. Dopo la sconfitta, (dopo ogni sconfitta), vi
risveglierete in un enorme salone Celeste denominato Nexus, nel quale
le anime dei valorosi guerrieri caduti attendono di poter tornare sulla
Terra per continuare a combattere contro il male. Il Nexus è il
punto di raccordo fondamentale tra l’ingresso dei 5 scenari che
compongono il gioco e le incombenze di morte cui andrete incontro nella
battaglia. Al suo interno incontrerete tra gli altri anche gli spiriti
di un fabbro che si offrirà di forgiarvi nuove armi e paramenti
o di riparare quelli in vostro possesso, e quello di un povero
rigattiere che conserverà il vostro equipaggiamento in eccesso.
Dal Nexus è possibile uscire sia in forma carnale sia, molto
più frequentemente, in forma di anima, e tale sarà anche
la materia di cui sarete composti per la maggior parte del gioco, visto
che per gran parte del vostro tempo sarete fisicamente morti. Vi
sarà concesso ritornare nella forma vivente solo in tre
circostanze precise: tramite il ritrovamento durante le vostre
esplorazioni di un particolare frammento di pietra detto “Ephemeral
Eye”, tramite l’invocazione del vostro personaggio
all’interno della partita di un altro giocatore connesso per
mezzo della rete PSN (e di questo parleremo tra poco illustrando il
particolarissimo concetto di multiplayer di Demon’s Souls),
oppure, ben più difficile, quando sconfiggerete uno dei
terrificanti demoni a guardia della fine di ogni mappa (e badate che
ognuno dei 5 livelli è composto in media da 2 o 3 mappe con
relativi Guardiani che attendono la vostra venuta…). La differenza
principale tra l’affrontare la vostra avventura in forma di
Essere materiale piuttosto che in forma eterea, è che quando
siete semplicemente un’Anima i vostri punti di vita sono
esattamente dimezzati rispetto a quando siete in carne e ossa, ed
è inutile dire quanto questo costituisca una ulteriore
difficoltà per affrontare l’esplorazione di dungeon che
straripano di guerrieri indemoniati: mai come in quest’ultimo
lavoro dei “From Software” vi capiterà di tenere così
tanto agli HP del vostro personaggio!



Un lungo e difficoltoso cammino…

Qualunque sia il modo in cui affronterete l’avventura,
accadrà che ogni volta che ucciderete un avversario riceverete
come ricompensa la sua anima; le anime sono preziosissime poiché
servono da una parte ad acquistare, riparare e potenziare oggetti del
vostro equipaggiamento nel Nexus al pari di denaro vero e proprio,
dall’altra a promuovere progressivamente il vostro protagonista a
livelli di abilità superiori, rendendolo in tal modo
progressivamente più forte e resistente.

Il Nexus è così importante soprattutto perché
nelle 5 zone di Broletaria nelle quali ha luogo la vostra avventura non
troverete negozi o luoghi nei quali rifocillarvi o curarvi, né
percorsi alternativi che vi consentano di affrontare con meno affanno
le orde di avversari non-morti. Ci siete solo voi e la vostra
intraprendenza, circondati da un territorio ostile e costretti a delle
strade pressoché obbligate e piene di nemici. In qualunque
momento riteniate di avere bisogno di acquistare medicine o
potenziamenti, sarete tenuti a tornare all’inizio del livello e
accedere nuovamente al Nexus. Certo, potreste tornare al Nexus anche
facendovi uccidere, ma la bruttissima sorpresa sarà in quel caso
scoprire che avete perso tutte le anime raccolte fino a quel momento e
che l’unico modo per recuperarle è tornare immediatamente
nel punto esatto in cui avete perso la vita per recuperare il vostro
“bottino” (in compenso tutti gli oggetti e le armi che avevate raccolto
fino a quel momento resteranno nel vostro equipaggiamento).

E’ comunque fondamentale per la vostra sopravvivenza capire nel
più breve tempo possibile come padroneggiare nel migliore dei
modi le capacità offensive e difensive del protagonista, a
seconda della classe a cui avete scelto di appartenere in origine. Demon’s Souls
stupisce infatti fin da subito per un paio di cose: la prima è
la spettacolare componente Action di cui è dotato rispetto ai
combattimenti contro i vari non-morti e esseri posseduti dal male che
incontrerete; si tratta di fatto di un aspetto del game design
così ben realizzato, da trasformare ogni scontro in un momento
in cui è richiesta la massima concentrazione e padronanza dei
comandi da parte del giocatore. Il vostro protagonista (cioè
voi) dovrà infatti preoccuparsi non semplicemente di menare
spadate o stilettate a destra e manca, ma di elaborare ben più
complesse tecniche per colpire, difendersi da, ed evadere velocemente i
colpi nemici. Tenete conto che nella maggior parte dei casi i potenti
avversari che incontrerete nei 5 scenari principali del gioco vi
attaccheranno sempre in gruppo, il che moltiplica la richiesta delle
vostre migliori doti di guerriero, soprattutto perché gli
attacchi avverranno contemporaneamente e da ogni direzione dopo che
sarete stati accerchiati; se avevate in mente i ridicoli combattimenti
multipli di Assassin’s Creed, dove ogni opponente ha la
compiacenza e la pazienza di aspettare il proprio turno prima di
colpirvi, è bene che non ne teniate affatto conto per immaginare
cosa vi aspetta in Demon’s Souls. La seconda ragione
(strettamente correlata alla prima) per cui questo titolo vi
colpirà con la forza di un potente destro sulla faccia, è
proprio per la sua MOSTRUOSA difficoltà. Se vi serve qualche
metro di paragone con cui accomunare questo gioco, direi che sarebbe il
caso di dimenticare completamente Oblivion e pensare piuttosto ad un
Devil May Cry o un Ninja Gaiden Sigma giocati al massimo livello di
difficoltà… ma in tutta onestà potrebbe non essere
sufficiente anche pensare a tale scenario. Se questa ultima frase vi ha
spaventato, è bene che vi mettiate comodi ed ascoltiate il
resto. Demon’s Souls non è semplicemente un titolo
ostico, è una vera e propria sfida verso voi stessi e la vostra
personale autostima di cosiddetti “hardcore gamer”.





Volontà e Abnegazione

Per rendere meglio l’idea di cosa sia il cammino che affronterete
nel gioco, si possono aggiungere altri particolari come ad esempio il
fatto che non esistano checkpoint: in qualunque punto del livello
moriate, dovrete ripartire comunque dal suo principio; oppure possiamo
anche dire che ogni volta che ricomincerete il livello tutti i nemici
saranno lì al loro posto ad aspettarvi, nonostante li abbiate
precedentemente uccisi. L’unico aspetto del gioco che concede uno
spiraglio di compassione verso il giocatore, è che se vivete
abbastanza per poter giungere in alcuni punti delle ambientazioni dove
è possibile aprire delle scorciatoie tra la parte iniziali della
mappa e quelle più interne e difficoltose, non dovrete poi
più affrontare la “strada più lunga” per giungere a
destinazione, (e credetemi, in uno scenario di difficoltà
apocalittica come questo vivrete tutto ciò come un incredibile
sollievo).

Un’altra caratteristica interessante e legata in un certo qual
modo alla possibile facilitazione dei compiti del protagonista,
è la “World Tendency”: le vostre azioni durante il gioco
determinano l’aumento o la diminuzione della malvagità nei
vari livelli, che si traduce in pratica nel fatto che in alcuni
passaggi chiave del vostro cammino potreste non trovare alcuni
pericolosissimi mostri lì dove altrimenti sarebbero, o che i
vostri nemici potrebbero essere dotati di un numero minore di HP e un
più basso livello di forza fisica e magica; il tutto non
può che essere positivo per i nervi del videogiocatore. E’
poi consigliabile esplorare bene ogni angolo degli scenari di
Broletaria, in modo da scoprire potenti armi e protezioni nascoste,
nonché ritrovare dei fondamentali personaggi non-giocanti che vi
doneranno importantissimi strumenti per procedere nell’avventura.


Se il primo impatto con Demon’s Souls
per il videogamer impreparato a cotanta violenza (e all’altissima
frequenza iniziale con cui si manifesterà la scritta “You Died”)
potrebbe essere traumatico, è bene carpire immediatamente lo
spirito dell’Opera in questione per innamorarsene, o anche per
odiarla, ma essendo comunque incapaci di staccarsene: morire in questo
videogioco non è un evento accidentale, ma è piuttosto il
dovuto sacrificio che segue l’essersi addentrati senza usare la
dovuta circospezione in qualche nuova sezione del livello; è la
naturale conseguenza del non aver eseguito alla perfezione una serie di
combattimenti e di non aver dimostrato ai vostri avversari la vostra
incredibile maestria nell’arte guerriera. Morire è la
prova che il vostro esercizio di stile non è stato perfetto, al
pari del ginnasta che manca la medaglia per aver sbagliato dei passaggi
basilari nella propria prestazione. Tutta l’architettura del
gioco si basa sulla continua e perfettibile iterazione del percorso
dell’eroe che dopo la morte ritorna sui suoi passi per tentare
nuovamente la sorte, e la cui riuscita nell’impresa è
legata strettamente alla precisione del videogiocatore, alla sua
capacità di mantenere il sangue freddo nelle situazioni
difficili e alla sua pazienza. Non fate affidamento su erbe e panacee
che pur troverete (raramente) perquisendo i cadaveri dei vostri nemici
per curare le vostre ferite, né pensate di poter raccogliere le
anime del demone nel numero che più vi aggrada prima di poter
tornare nel Nexus e acquisire nuove armi e incantesimi; quasi tutte le
situazioni che affronterete porteranno infatti prima o poi al ritorno
nel Nexus e non è nel semplice potenziamento della vostra spada
o nell’acquisto di uno scudo più resistente che risiede la
chiave per giungere alla fine del cammino. La chiave è nelle
vostre capacità e solo in quelle.



Realizzazione Tecnica

Apparentemente non c’è alcun elemento così
incredibile nella grafica e nel motore che muove quest’Opera; agli
occhi del videogiocatore amante di effetti speciali e texture
dettagliatissime e spettacolari Demon’s Souls non concede nulla che faccia gridare al miracolo…

All’apparenza, appunto.

Perché dopo una trentina di minuti di gioco immersi nel mondo
d’incubo che circonda il personaggio principale , tutti quei colori
scuri e spenti dello scenario e tutte quelle animazioni assolutamente
essenziali osservabili negli ambienti di gioco appariranno
semplicemente la migliore soluzione possibile alla resa grafica di
questo Titolo e alle sue atmosfere che traboccano senso della
devastazione e di fine del mondo. Intendiamoci, Demon’s Souls è
capace in alcuni momenti di lasciarvi a bocca aperta, come per esempio
quando vi ritroverete di fronte a mostri grandi 20 volte il
protagonista e animanti magnificamente, o come quando vi si pareranno
davanti agli occhi dei vertiginosi strapiombi sul mare, o anche quando
dovrete fronteggiare durante la vostra avventura delle terrificanti
aberrazioni demoniache che sembrano uscite direttamente dalla fantasia
di Howard Philip Lovecraft. E’ tuttavia chiaro di come l’intenzione di Demon’s Souls non
sia affatto quella di stupire per la sua veste grafica, -seppure ripeto
che essa è perfetta per il gioco-, ma quella di avvolgere il
giocatore all’interno di un gameplay magnetico e a suo modo unico. Per
tale motivo smetterete presto di accorgervi anche di alcuni sporadici
rallentamenti e a volte di alcuni comportamenti anomali del motore
fisico, e lo farete proprio perché c’è ben altro per cui
preoccuparsi!

Il sonoro di Demon’s Souls può
anch’esso essere giudicato essenziale: alcuni cupissimi sottofondi
orchestrali nei momenti più concitati del gioco e un pregevole
doppiaggio in inglese britannico da ascoltare durante le poche
situazioni nelle quali incontrerete personaggi non giocanti, poi solo
il rumore delle vostre spade contro quelle dei vostri nemici, e un
silenzio rotto dal fischio del vento e a volte dal gracchiare dei corvi
che attendono di cibarsi della vostra carcassa…



Non siamo soli…

Un gioco così incredibilmente particolare già nella sua
modalità single-player, non poteva che avere una equivalente
sezione online. Cominciamo col dire che appena inizierete a giocare
sarete fin da subito connessi ai server multiplayer di Demon’s Souls,
ma non troverete nella schermata dei titoli alcun riferimento alla
possibilità di connettervi in qualche modo ad una sezione
multiplayer. Piuttosto vi accorgerete nel corso dell’avventura
che i videogiocatori possono interagire tra loro inizialmente in due
modi; possono lasciare lungo il percorso dei brevi messaggi ad uso e
consumo degli altri avventurieri, avvertendoli magari di un pericolo
che si nasconde dietro un angolo o del modo migliore per abbattere un
nemico oltre una certa porta. Se poi si toccano delle macchie di sangue
disseminate un po’ ovunque, si potrà assistere alla
rappresentazione degli ultimi momenti di vita di un giocatore che ci ha
preceduto. Per non parlare del fatto che di tanto in tanto dei fantasmi
bianchi con la forma degli altri videogamer che stanno affrontando il
nostro stesso livello proprio in quel momento, si materializzeranno
attorno al nostro personaggio, “avvertendoci” così che non siamo
gli unici a combattere in quel momento la dura lotta contro il
male…

La parte più interessante del gioco online è però rappresentata dalla sezione cooperativa. In Demon’s Souls,
fino a 4 giocatori possono coalizzarsi per affrontare assieme i
difficilissimi dungeon del gioco, nonché i fortissimi mostri di
fine livello. Esistono tuttavia delle condizioni che vanno soddisfatte
affinché il gioco cooperativo sia fruibile; l’Host (il
giocatore che decide di dare inizio alla partita online) deve essere
nella sua forma vivente e deve trovare una sorta di “marcatore” di
colore azzurro, il quale può essere lasciato solo dai giocatori
che si trovano invece nella loro forma di spirito tramite
l’utilizzo di un oggetto denominato “Blue Eye Stone”. Una volta
trovato il marcatore, è possibile controllare tramite esso
quanti e quali altri giocatori sono online, il loro rank nella
classifica mondiale e il loro livello di reputazione, nonché
scegliere di invocarne fino a 3 nella propria partita. I giocatori
invocati si materializzeranno nella forma di spiriti di colore azzurro
e vi aiuteranno a fronteggiare i nemici fino al termine del livello.
Immagino comprendiate perfettamente quanto questo sistema possa a volte
diventare l’unica via praticabile per superare momenti di gioco
che potreste altrimenti giudicare impossibili da sostenere con
l’aiuto delle vostre sole forze. La “brutta” notizia, è
che il supporto degli altri giocatori nelle vostre partite non ha alcun
effetto sul procedimento della vostra avventura in single-player:
terminate un intero livello con l’aiuto di 2, 3 o 4 guerrieri “discesi”
dalla PSN, e l’unico effetto ottenuto sarà quello di aver potuto
raccogliere un gran numero di anime da usare come denaro nel Nexus per
l’acquisto di nuove armi o per il level-up; la storia del gioco procede
solo ed esclusivamente quando portate a termine una mappa senza
l’ausilio di nessun altro che non siate voi, punto.

Non è tutto, perché in aggiunta alla “Blue Eye Stone” di
cui sopra, girovagando per il livello potreste trovare anche una “Black
Eye Stone”. Questa darebbe il via ad un differente sistema multiplayer:
il giocatore che utilizza tale oggetto diviene un fantasma nero e
“invade” letteralmente la partita di un altro giocatore connesso in
rete, dando il via ad uno scontro all’ultimo sangue tra i due e
vinto il quale il fantasma nero si potrà appropriare di tutte le
anime raccolte fino a quel momento dall’avversario. Le nefaste
conseguenze di tale esito sono anche quelle di modificare la “World
Tendency” del malcapitato sconfitto e di rendere così di fatto
la sua partita più difficile… Sadismo allo stato puro.

Sempre riguardo l’interazione online tra giocatori, in Demon’s Souls
è necessario dire che non esiste una chat vocale, ma visto il
tipo di gioco non se ne sente certo la mancanza; piuttosto è
interessante il fatto che i videogiocatori possano scambiarsi tra loro
le rispettive merci e l’equipaggiamento durante la
modalità cooperativa; chiaro che la pratica di questo sistema di
“trading” è consigliabile solo con altri avventurieri la cui
reputazione sia come minimo buona, giusto per evitare di fare cattivi
affari….





De Profundis

Lo si diceva all’inizio, Demon’s Souls
è un coraggiosissimo esperimento artistico. Alcuni di voi
potrebbero vedere in esso il più geniale incontro tra un RPG e
un MMORG senza alcun termine di paragone attualmente sul mercato, una
specie di nuovo punto di riferimento di un genere che nasce proprio con
questa opera, e non è un azzardo pensare che i “From Software”
abbiano forgiato qualcosa che grazie alla sua unicità possiede
tutte le carte in regola per essere ricordato a lungo nella storia
dell’industria videoludica.

Demon’s Souls non appaga il videogiocatore dandogli in
pasto ciò che egli si aspetta per il proprio divertimento, lo
schiaffeggia per bene e gli detta le sue regole, i suoi tempi, e
pretende da esso dedizione e pazienza come quasi niente e nessuno aveva
mai fatto fin ora.

In uno scenario globale dominato dal modello videoludico “mordi e
fuggi”, dai colossal americani dell’Action-Game, dagli FPS e
dalle simulazioni ultra realistiche, questo Titolo si staglia solitario
sull’orizzonte del mondo dell’intrattenimento elettronico.
Non c’è una cifra numerica precisa che possa indicare il
valore di Demon’s Souls;
non c’è in realtà per nessun gioco, ma per questo
in particolare. Il voto che viene qui assegnato è meramente
indicativo del suo potenziale “valore di mercato”, ma tutti coloro che
abbiano il coraggio di voler sperimentare uno dei titoli a suo modo
più innovativi e coinvolgenti degli ultimi 10 anni, passi
tranquillamente sopra ad ogni fredda ed approssimativa computazione
percentuale e si procuri tosto una copia di questo bellissimo,
misterioso e difficilissimo gioco giapponese.

Forse lo adorerete, forse vi spaventerà a morte e ve ne
disferete, ma dovete vederlo almeno una volta in azione. Comunque la
pensiate, non ve ne scorderete per lungo tempo.