Recensione Brothers in Arms: Hell’s Highway
di: Redazione17 – 27 settembre 1944
L’azione di questo terzo capitolo di Brothers in Arms si svolge nelle drammatiche giornate dell’operazione Market-Garden. Questo nome non è per niente nuovo nel mondo dei videogame, visto che mesi fa Electronic Arts ambientò nello stesso periodo l’ultimo capitolo di Medal of Honor, l’Airborne che divise un po’ la critica e il mondo videoludico. In quelle tristi giornate dell’autunno del ’44, le truppe alleate tentarono di fermare l’avanzata tedesca combattendo nelle campagne e nelle città olandesi, con il proposito di occupare i più importanti ponti e le principali vie di comunicazione che univano i Paesi bassi alla Germania. Il punto forte dell’offensiva degli Americani e dei Britannici erano le forze aviotrasportate, quei paracadutisti immortalati nel gioco targato EA. Purtroppo, l’esito di questa serie di operazioni militari è tristemente nota: le forze dell’Asse riuscirono ad avere la meglio sulle truppe nemiche, relegando nel fallimento tutto il piano ingegnosamente ideato dal Generale Montgomery. Il 27 settembre 1944 il brutale resoconto dell’operazione Market-Garden gelò il cuore degli Alleati: dei ventimila soldati che ne presero parte, solo 2200 tornarono per raccontarlo! In questo scenario apocalittico si inscrive la vicenda di Baker e compagni, anzi fratelli. Il focus dell’azione non è concentrato sui veri protagonisti della vicenda storica, e cioè i paracadutisti e i piloti degli alianti e degli aerei, ma bensì su quel manipolo di soldati che a terra preparavano il terreno per i loro commilitoni caduti dal cielo. Il contesto storico, ben narrato e forte di una precisione fattuale imprescindibile, è il pretesto per narrare le vicende che coinvolgono il sergente Baker e la sua squadra, concentrandosi soprattutto sull’aspetto umano della guerra, con ampi riferimenti agli episodi precedenti. Torneranno alla memoria molti dei personaggi cruciali di Road To Hill 30 ed Earned in Blood, costringendo Baker a confrontarsi con i fantasmi delle avventure passate mentre la vita in trincea continua, tra dissapori e piccole vittorie, lacrime e sangue. In questo frangente, purtroppo Hell’s Highway lascia un po’ l’amaro in bocca. I riferimenti agli scorsi capitoli sono davvero tanti ma inseriti nel plot principale in maniera leggermente superficiale, tanto da lasciare qualche volta il giocatore con la sensazione spiacevole di non capirci un granché della trama (almeno nella prima metà di gioco). Per godersi a pieno tutta la storia che ruota intorno a questo manipolo di uomini si ha bisogno di un bagaglio di conoscenze della serie piuttosto nutrito. Certo per venire incontro a questa struttura narrativa seriale, i ragazzi di Gearbox hanno inserito un riassunto delle ‘puntate precedenti’ a inizio avventura, ma questo purtroppo risulta affrettato e poco dettagliato. Prima di immergersi anima e corpo nel cuore della trama, bisogna aspettare un po’ per familiarizzare con i nomi dei personaggi che ci circondano, ma ancora di più con quelli che ci hanno lasciato nel corso delle operazioni militari precedenti. Infatti i ricordi di Baker giocano un ruolo fondamentale nel tratteggiare il personaggio, nel giustificare le sue reazioni alle battaglie. Il lavoro fatto per rendere realistico e psicologicamente dettagliato il protagonista è encomiabile, ma non ci saremmo aspettati nulla di diverso da una serie che ha fatto della vicenda umana il suo cavallo di battaglia. Potremmo paragonare Brothers in Arms a quel filone cinematografico che raccontava la guerra in maniera più intimista e drammatica come La sottile linea rossa o l’indimenticabile Apocalypse Now, dove l’insicurezza umana e la fragilità della vita si scontrano con la realtà brutale delle pallottole e delle bombe, in una danza senza fine dove nessuno è risparmiato. Come nei precedenti capitoli, la narrazione corale della storia ci porterà a conoscere decine di personaggi, da Jasper a Corion, che affiancheranno Baker nelle varie battaglie fino a riproporci Hartstock direttamente da Earned in Blood. I personaggi saranno talmente ben caratterizzati e ‘tridimensionali’, da lasciarsi amare in ogni momento di gioco.
Agli ordini, Comandante!
Il gameplay di Hell’s Highway riprende e migliora quello già visto nelle precedenti incarnazioni. Dovremmo affrontare e superare diverse missioni per favorire l’avanzata delle forze Alleate nei territori olandesi. Ciascuna missione sarà divisa in checkpoint, talvolta introdotti da sequenze narrate con lo stesso motore grafico del gioco. Combattere in Brothers in Arms non vuol dire imbracciare il fucile e lanciarsi a testa bassa contro i nemici cercando di farne fuori il maggior numero. Al contrario, lanciarsi in una mossa del genere non farà altro che portarci verso una morte prematura. Lo scopo del gioco è di creare delle azioni corali e ben strutturate per avere la meglio sulle truppe nemiche. Abbiamo a disposizione due squadre sotto il nostro comando, diverse per equipaggiamento, che dovremo guidare sul campo di battaglia. Per la maggior parte delle volte saremo affiancati da una squadra armata di mitragliatrice pesante comandata da Jasper a cui dovremo chiedere di inchiodare con un fuoco di soppressione le postazioni nemiche, bloccandole. A questo punto toccherà a noi e alla restante squadra eseguire una manovra di accerchiamento e far fuori le truppe tedesche. Sulla carta sembra un gioco da ragazzi, ma riuscire a fare una manovra del genere senza perdite sarà frutto di un accurato studio del terreno e delle posizioni dei vari contendenti. Per facilitarci il compito avremo a disposizione sempre una mappa tattica, su cui saranno segnati i vari obiettivi e tutti i militari in campo. Consultarla prima di una battaglia è mandatorio, per sfruttare al meglio il territorio circostante e per individuare le zone migliori dove posizionare le nostre squadre e partire all’attacco. Il tempismo in queste circostanze è cruciale. Individuare il momento migliore per aggirare un nemico può risolvere la battaglia in poche fucilate, mentre perdere l’attimo fuggente potrebbe costare la vita a qualche nostro compagno. Per fortuna il gioco ci viene incontro indicandoci con un cerchio quando la squadra nemica è bloccata dal nostro fuoco di soppressione. É quello il momento giusto per partire all’attacco. Attendere troppo farà in modo che i crucchi si riprendano e ricomincino a spararci addosso. In questo frangente scopriamo una delle nuove features introdotte in questo capitolo della serie: la possibilità di coprirci dietro dei ripari. Perfettamente mutuata da Rainbow Six (sempre della Ubisoft, d’altronde), questa facoltà ci permette di nasconderci dietro uno qualsiasi degli elementi del piano di gioco. In questo caso la visuale passerà in terza persona, dandoci modi di osservare il campo di battaglia e di continuare a elaborare la nostra strategia. La funzione copertura è ben implementata nel gioco e come nel titolo di Tom Clancy il passaggio verso la terza persona non è staccato e macchinoso. Purtroppo non è vero il contrario: uscire in fretta dalla copertura è invece un’operazione non tanto fluida, dando la sensazione che il personaggio sotto il nostro controllo sia in qualche maniera appiccicato al muro. Continuando a giocare, questa impressione sbiadisce e comunque non inficia in maniera drammatica il gameplay. Bisogna precisare anche che non tutte le coperture sono uguali: alcune, come le palizzate o i tavoli di legno, possono cadere sotto il fuoco nemico, quindi la scelta della copertura è di vitale importanza. Comandare i vostri sottoposti è una cosa estremamente semplice: premendo il tasto L2 apparirà un anello sul campo di gioco, indicando il luogo dove volete che la vostra squadra si posizioni. In questo caso, posizionando il cursore vicino a un muro, vedrete i vostri commilitoni correre a testa bassa e nascondersi al riparo in attesa di altri ordini. Muovere il cursore invece nei pressi di una postazione nemica attiverà l’icona della attacco: in questo caso, i militari vostri alleati apriranno il fuoco contro l’obiettivo creando una cortina di proiettili che schiaccerà il nemico a terra. Creare strategie diventa quindi facile e immediato, grazie a una risposta del pad sempre pronta e senza indecisioni, e tutto sta nelle vostre abilità di stratega. Le squadre che potrete comandare variano soprattutto per equipaggiamento. La squadra d’assalto equipaggiata con armi leggere è utilissima per creare manovre di accerchiamento e per il fuoco di copertura. La seconda squadra è invece quella armata di mitragliatrice MG o di bazooka (new entry del gioco) ed è fondamentale nel fuoco di soppressione e nel devastare le postazioni nemiche elevate a colpi di missili, con effetti drammaticamente spettacolari. L’intelligenza artificiale implementata nel gioco è al di sopra della media, anche se non perfetta. La risposta ai vostri comandi sarà quasi sempre precisa e convincente, anche se talvolta assisterete a comportamenti aberranti dei vostri commilitoni, mentre si muovono verso la loro destinazione senza sfruttare le dovute precauzioni. Per fortuna casi del genere rappresentano l’eccezione e non la regola e questo non inficia minimamente il realismo del titolo. I Tedeschi dal canto loro ce la metteranno davvero tutta per incastrarvi e per avere la meglio, utilizzando le vostre stesse tattiche, cercando di accerchiarvi e di schiacciarvi sotto il fuoco pesante. Sta a voi tenere sempre la situazione sotto controllo e contrastare i vostri nemici cercando di anticipare le loro mosse. Per rendere il gameplay ulteriormente vario e avvincente, non mancheranno azioni particolari come guidare mezzi corazzati o piazzare cariche esplosive sotto i cannoni della contraerea o delle vere e proprie missioni in solitario, dove sarete voi e il vostro fucile contro i Tedeschi. L’arsenale a disposizione è vasto e comprende tutte le armi in dotazione dell’esercito degli Alleati e dei Tedeschi, perfettamente riprodotte. Imbraccerete fucili Garand, mitragliatrici MG, il Browning Authomatic Rifle (BAR) per soddisfare la vostra voglia di distruzione. Se poi lo sciacallaggio è il vostro sport preferito c’è la possibilità di ‘prendere in prestito’ le armi dei tedeschi abbattuti e così vi troverete per le mani delle MP40 o delle Mauser K98. Immancabili le granate, utili per devastare intere postazioni nemiche. Siccome non si vive di sola distruzione, il gioco è arricchito da una serie di obiettivi secondari ed esplorativi che vi ricompenseranno con notizie storiche originali e testimonianze sul luogo in cui state combattendo.
Cartoline dall’inferno
Gearbox ha fatto un ottimo lavoro per ricreare l’Olanda del ’44, dalle campagne dei primi livelli, fino alle città devastate dalla guerra dei momenti avanzati di gioco. L’aspetto visivo è credibile e ben strutturato. Per quanto il level design risenta del gameplay stesso, non si avrà mai la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di artificiale, che sembra palesemente messo lì apposta per essere sfruttato dal giocatore. Anzi la varietà di approcci al gameplay è dovuta proprio a questa randomizzazione del setting ambientale. Dal punto di vista meramente grafico il gioco fa una gran figura grazie all’utilizzo dell’Unreal Engine 3 che non tradisce mai, realizzando ambienti 3-D convincenti e profondi. La quantità di modelli statici e in movimento che questo motore grafico riesce a gestire contemporaneamente regala sempre una certa emozione. Inoltre la gestione fisica delle collisioni è ricreata alla perfezione, con schegge che ci pioveranno addosso dai nostri ripari, cadaveri che voleranno in aria sotto la pioggia delle nostre granate con un splendido e realistico effetto rag-doll. Le esplosioni sono molto ben realizzate, dando quell’inappagabile senso di soddisfazione nel vedere una torre o un campanile volare in mille pezzi sotto i missili del nostro bazooka preferito. A riguardo merita aprire una parentesi su una delle innovazioni spettacolari introdotte con Hell’s Highway: la Action Camera. Partendo dal presupposto che la guerra è anche spettacolare (nel senso più brutale del termine), i ragazzi di Gearbox hanno pensato bene di farne una forma d’arte. Il risultato è una sorta di moviola che accompagna le nostre uccisioni più efferate. Lanciate una granata al posto giusto e vedrete la visuale zoomare verso il gruppo di malcapitati mentre l’esplosione dilania i loro corpi: i resti umani così fatti a pezzi voleranno da tutte le parti lasciandosi dietro una scia di sangue e ossa, un po’ come succedeva in Burnout con le lamiere delle automobili che si schiantavano. L’Action Camera, per quanto divertente e spettacolare può alla lunga diventare un po’ ripetitiva e per questo è possibile disattivarla dal menu delle opzioni, ma vi assicuro che lo farete molto raramente e solo se decidete di riprendere in mano il gioco per gustarvelo senza tanti fronzoli. Purtroppo se vogliamo muovere qualche critica a questo titolo realizzato comunque in maniera egregia, dobbiamo puntare il dito ad alcune imperfezioni nelle texture durante le scene di intermezzo: soprattutto quelle dei volti dei soldati, per quanto molto ben realizzate, risultano essere troppo sporche e mal definite. Questo solo per trovare il pelo nell’uovo in un gioco che comunque fa della grafica uno degli elementi più spettacolari. Il sound è assolutamente perfetto. Le musiche di sottofondo sono epiche e altisonanti come un gioco di guerra pretende, ma mai invadenti e fastidiose. Gli effetti sonori sono dirompenti. In alcuni frangenti si possono definire solo come assordanti! Il crepitio delle armi automatiche, le esplosioni dei mortai, il rumore delle schegge che ci piovono addosso e il sibilo dei proiettili che ci fischiano a dieci centimetri dalla testa contribuiscono a creare uno scenario sonoro dalla potenza disarmante. Ugualmente sorprendente è l’effetto ‘sordità’ che ci coglie quando una granata ci esplode a pochi metri di distanza, azzerando completamente tutti i rumori ambientali e lasciandoci in compagnia del nostro stordimento e di un fastidiosissimo sibilo. Il doppiaggio è interamente in italiano e per fortuna ci troviamo di fronte a un lavoro più che soddisfacente sia nella traduzione che nella interpretazione. La cura nei particolari si nota anche nel fatto che durante le fasi di appostamento i militari comunicheranno con un bisbiglio per esplodere in urla furibonde durante le sparatorie più concitate.
Andate e conquistate!
Il versante multiplayer di Brothers in Arms è la diretta prosecuzione delle promesse di gameplay fatte durante il gioco in single player. Non ci sono tantissime opzioni da settare, in quanto la modalità a disposizione è soltanto una: la conquista del territorio nemico. Il gioco è tutto incentrato sul combattimento a squadre così come lo è la sua controparte single player. Quindi potremo creare delle partite da quattordici a venti giocatori divisi in due fazioni. Ciascun partecipante all’azione avrà una propria funzione e un proprio arsenale a disposizione. Il vero obiettivo delle partite multi giocatore è quello di saper coordinare i vari militari sulla mappa e concertare delle strategie di attacco o di difesa. L’idea è molto allettante, anche se diventa un po’ ostica da gestire quando ci si trova a giocare con sconosciuti che magari non parlano neanche la nostra lingua (o noi la loro), o peggio con gente che pensa solo a fraggare a destra e a sinistra, rovinando lo stile ragionato del gameplay. Le fasi di gioco alternano momenti di difesa e momenti di attacco, con il sottinteso che le due modalità si affrontano in maniera strategicamente diversa. Le mappe a disposizione sono varie e in numero abbastanza nutrito, ma ovviamente ci aspettiamo che ne vengano rilasciate altre tramite dei servizi di download. Il gioco supporta la chat vocale ed è una cosa più che auspicabile visto lo spessore del titolo.
The Long Road
La durata del gioco è più che accettabile. Il single player è lungo, pieno di missioni e checkpoint a cui si sommano i vari obiettivi secondari e per completarlo al 100% sono richieste molte ore di gioco. A questo dobbiamo aggiungere i tre livelli di difficoltà tra cui il livello ‘Reale’, vero pane per i denti di chi si sente militare dentro. In questo frangente l’HUD (già di suo abbastanza spartano) viene completamente eliminato dallo schermo insieme al puntatore del mirino. Diventa una questione di riflessi e di mira. Per rendere ancora più complicate le cose, i checkpoint non esistono, costringendo il giocatore a misurare bene ogni mossa, per non dover iniziare tutto da capo. Se questo non bastasse, alla nutrita campagna single player si aggiunge un comparto multi giocatore che saprà regalare tante ore di divertimento, soprattutto se si vengono a creare dei gruppi affiatati e che prendono sul serio l’approccio strategico di questo titolo.
Verso la vittoria
Per terminare questo viaggio all’interno di Brothers in Arms: Hell’s Highway, non possiamo che fare i complimenti a Gearbox per aver ricreato l’atmosfera che pervadeva le campagne e le vie delle città olandesi durante l’operazione Market-Garden. La veridicità storica si sposa perfettamente con il versante fiction della trama, in un connubio che rende il giocatore partecipe in ogni momento della Storia. Purtroppo, l’eccessivo legame di questo ultimo capitolo al primo della serie inficia leggermente la comprensione della trama intimista che coinvolge Baker, nonostante la presenza di diversi filmati esplicativi. Ciò non toglie che il gioco si lascia vivere fino in fondo, grazie anche al gameplay coinvolgente e a un’intelligenza artificiale che sembra non lasciare nulla al caso. Il comparto multiplayer aggiunge fascino e longevità, rendendo questo titolo un must per tutti gli amanti della serie e per chi si avvicina per la prima volta a questo franchising.