Recensione di 3D Dot Game Heroes - Recensione

Recensione di 3D Dot Game Heroes di Console Tribe

Nell’infinita gara che si corre a suon di proclami di potenza del proprio hardware, di motori 3D sempre più complessi, di grafiche protese al fotorealismo e di budget spropositati per la realizzazione di videogame dalla tecnologia all’avanguardia, quale spazio nel mondo potrebbe mai trovare un esperimento come 3D Dot Game Heroes? Guardatelo: un colorato ammasso di giganteschi e ineleganti pixel tridimensionali, all’interno di un mondo altrettanto brutto esteticamente, e con delle mappe uscite senza dubbio da qualche vecchissimo progetto videoludico di non meno di 20 anni fa… chi è quel folle che immetterebbe mai sul mercato un titolo del genere sperando di ricavarne profitto, e chi penserebbe di trovare per esso il supporto di una qualche schiera di appassionati?
La risposta ad entrambe le domande è: FROM Software, lo stesso publisher (e creatore) nipponico del Demon’s Souls che lo scorso anno giunse come un tornado in una giornata di sole, costringendo addirittura alcuni celebri magazine europei ed americani ad annoverare la candidatura di quell’impressionante action-RPG tra i papabili al titolo di Game of The Year. Questi ragazzi devono intendersene davvero su come si faccia a proporre qualcosa di originale in un mercato intasato da migliaia di giochi sempre uguali a se stessi, perché hanno accettato senza pensarci due volte, nel novembre dello scorso anno, di pubblicare questo surreale lavoro del gruppo giapponese Silicon Studio, evidentemente certi che non sarebbe passato inosservato.
Ma cosa è esattamente 3D Dot Game Heroes? La risposta più diretta è che teoricamente si tratta del più convenzionale e consumato stilema di RPG, così come esso è stato concepito per l’intero arco degli anni ’80. Accendere la propria PlayStation 3 e far partire il gioco è ovvero come azionare una macchina del tempo. Badate che non si parla di una semplice soluzione visuale basata sulla ricreazione dell’illusione di un vecchio gioco. E’ proprio il gioco stesso che si mostra con orgoglio nel suo essere “antico”.

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Ora, lasciamo stare per un attimo qualunque considerazione inerente ad una storia e ad un sistema di gameplay che potrebbe giustificare l’esistenza di 3D Dot Game Heroes esattamente nella sua forma attuale, ma piuttosto parliamo di “stile”. Lo stile è la prima chiave di lettura per avvicinarsi a tale prodotto, e per iniziare a cercare una giustificazione plausibile anche al suo prezzo relativamente alto. Ciò va sottolineato perché la tentazione iniziale di credere che un titolo del genere non meriti la stessa visibilità ed importanza di altri lavori tecnicamente più avanzati, non deve ingannare: questo grazioso parto dell’ingegno ha classe da vendere e non sfigura davanti a titoli ben più blasonati. Non sarà mai un best-seller, certo, ma a chi importa? Una volta iniziato, esso attrae il videogiocatore con la potenza di un magnete, e lo costringe a giocare fino alla fine della storia… non è forse questa la cosa più importante in un videogame?

Leggende bidimensionali

La storia narrata in 3D Dot Game Heroes ripesca dallo sterminato patrimonio del mondo degli RPG la più classica delle vicende epiche, infarcendola però di dettagli narrativi del tutto surreali. Nel pacifico Regno bidimensionale di Dotnia, molto tempo fa un potente Demone apparve dal nulla rubando i sei Cristalli della Forza che proteggevano il Reame, e con essi rapì anche i sei Saggi che vegliavano sul potere dei Cristalli. L’intento del Demone era quello di costringere i Saggi a rivelargli il segreto della potenza delle sei gemme, così da poterne disporre e sviluppare un potere invincibile. Fortunatamente, un valoroso e completamente sconosciuto eroe partì da solo alla volta della dimora del Mostro, armato della sua sola spada magica; giunto al suo cospetto, in una epica battaglia finale, i sei Saggi riuscirono a canalizzare il potenziale mistico delle sei pietre in un’unica gemma ricolma della forza della luce, e dettero questa all’eroe affinché egli possedesse il potere necessario per fronteggiare il titanico nemico. Alla sua morte, il Demone venne risucchiato e sigillato nella gemma di luce, che per effetto della nuova presenza malefica al suo interno si tramutò istantaneamente in una pietra scura come le tenebre.
Una nuova epoca di pace e prosperità ebbe inizio per Dotnia da quel momento, un’epoca che a molti sembrava destinata a durare per sempre. Il tempo tuttavia trascorse inesorabile, e tutte le migliaia di visitatori che giunsero inizialmente nel Reame 2D dalle terre vicine, per ascoltare la leggenda dell’eroe senza nome che sconfisse il Male, presto dimenticarono dell’accaduto e delle sue gesta. Dotnia scivolò nelle memorie popolari come una vecchia landa bidimensionale la cui gloria apparteneva ormai al passato remoto. Fu allora che il Re Tezuro, reggente di Dotnia, prese la decisione più importante dall’inizio della sua carica, e ordinò che quella Terra diventasse tridimensionale, perché essa potesse in tal modo tornare ad essere un grande Regno all’avanguardia tra gli altri vicini.

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Ma proprio quando sembrava che le tre dimensioni stessero riportando Dotnia agli splendori di un tempo, un malvagio prete di nome Fyueru rubò l’antica pietra nella quale era stato sigillato il Demone che aveva minacciato in passato il Regno, con l’intento di liberarlo e allearsi con esso per poter dominare la stessa Dotnia. Un nuovo periodo di caos minaccia ora gli abitanti del Reame, e migliaia di mostri, richiamati dal potere del Demone risveglio, scorrazzano per esso terrorizzando chiunque si trovi sul loro cammino.
Ma forse esiste ancora una speranza. A Dotnia vive un discendente dell’antico eroe che sconfisse il Male per la prima volta; forse tale discendente possiede lo stesso coraggio del suo antenato, e forse egli (o ella, dipende da voi), è di nuovo l’unica speranza per il regno.
Un eroe senza nome; i cristalli della Forza.
Dov’è che ho già sentito questa storia? Ho come un déjà vu…

!==PB==!
La macchina del Tempo

All’inizio dell’avventura è possibile selezionare, da un editor apposito, la figura del o della protagonista con cui si inizierà la partita. Da notare un paio di cose: la prima è che l’editor consente di generare eventualmente da zero il proprio “pixellosissimo” eroe, divertimento assicurato invece per chi avrà la pazienza di crearsi un proprio avatar completamente personalizzato; la seconda è che all’inizio di ogni partita, dopo che verrà caricato il salvataggio più recente, si avrà la possibilità di scegliere se continuare il gioco con lo stesso personaggio o eventualmente cambiarlo. Non è una semplice preferenza estetica: i personaggi femminili, ad esempio, tendono ad essere molto più efficaci per l’uso delle magie, laddove quelli maschili maneggiano con maggiore facilità armi dai parametri offensivi migliori, ma di tali dettagli si parlerà più avanti.
Le avventure di cui il vostro eroe sarà protagonista, sono rappresentate per mezzo della classica visuale “a volo di rondine” dei vecchi JRPG, con la telecamera che modifica eventualmente in maniera automatica altezza e angolazione delle inquadrature in situazioni come i dialoghi e incontri con personaggi chiave e mostri, o gli ingressi all’interno di castelli e dungeon. Fin dal principio del gioco vi accorgerete che uno degli elementi su cui si focalizzano le principali meccaniche dello stesso è l’arma principale del protagonista, ovverosia la sua spada. Esistono diverse tipologie di spade rinvenibili nel corso dell’avventura, ognuna dotata di proprie caratteristiche specifiche che influenzano i parametri di velocità, destrezza e ovviamente potenza degli attacchi. Il funzionamento della spada è piuttosto particolare; va innanzitutto notato che essa è chiaramente di dimensioni abnormi e semplicemente fuori da ogni canone razionale di grandezza rispetto alle proporzioni dei personaggi e dello scenario.

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L’uso della spada in 3D Dot Game Heroes è davvero la prima dimostrazione che questo titolo nasce con l’intento di scherzare con un intero genere videoludico che si è sempre preso troppo su serio. Premendo il tasto cerchio infatti, l’arma a seconda delle situazioni può essere grande da 3 a 100 volte il protagonista (non è uno scherzo!), spazzerà via il campo di battaglia da tutto quello che si trovi all’interno del suo raggio di azione; decisamente d’effetto da vedere. La vostra lama può essere migliorata nei suoi parametri fondamentali recandosi in ogni momento dai fabbri presenti qui e lì nel pugno di villaggi in cui vi capiterà di imbattervi nel gioco. Interessante notare che ogni spada è dotata di una certa quantità di “upgrade points” che determinano il massimo numero di miglioramenti realizzabili sull’arma stessa. Vuol dire praticamente che nessuna arma può essere sviluppata al massimo in ogni sua caratteristica, e sta al giocatore scegliere il giusto compromesso tra il miglioramento della larghezza, lunghezza, potenza e forza magica del proprio strumento. C’è da dire che, essendo questo un action-RPG “puro” e una diretta ispirazione del progenitore “zeldiano”, non esiste alcun sistema di turnazione nell’architettura del gameplay, ovvero tutti i combattimenti che affronterete avverranno sempre e rigorosamente in tempo reale.
Esattamente poi come succede in tanti altri giochi di ruolo, anche la magia è un elemento gestibile in 3D Dot Game Heroes. Seppure non moltissimi, nel corso dell’avventura saranno rinvenibili diversi incantesimi che si riveleranno fondamentali non solo per attaccare i propri nemici, ma anche per superare alcuni passaggi della mappa di gioco o enigmi all’interno dei vari dungeon. L’uso delle magie ovvero, non è opzionale ed il loro utilizzo è fondamentale per non rimanere bloccati nei labirinti di Dotnia o nelle varie zone che compongono il Reame.
Ogni volta che si utilizza un incantesimo, viene consumata una certa quantità di energia magica a disposizione del protagonista, la quale è rappresentata da una serie di pozioni blu in alto a sinistra sullo schermo. L’energia magica (e anche quella fisica) perduta durante il cammino possono essere ripristinate o con appositi prodotti acquistati nelle botteghe dei villaggi o anche con il più classico pernottamento nella locanda più vicina.
Per pagare qualunque tipo di merce o servizio di cui abbiate bisogno nel corso dell’avventura, dovete ovviamente possedere del denaro. Al pari delle avventure dell’indimenticabile Link, questo si potrà ricavare quasi sempre o direttamente dai nemici, dopo che essi saranno stati eliminati ed esploderanno in una colorata nuvola di pixel tridimensionali, o anche… beh, falciando l’erba delle varie mappe o rompendo qui e lì vasi e ornamenti all’interno dei dungeon… come in Legend of Zelda, appunto!

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A proposito dei centri abitati disseminati nel gioco va detto che, come nel migliore stile che caratterizzava la vecchia scuola del JRPG, i personaggi non giocanti di 3D Dot Game Heroes ricoprono un ruolo fondamentale rispetto alle possibilità di intraprendere side-quest più o meno interessanti, in grado di aumentare notevolmente la già altissima longevità del gioco. Tutti gli NPC che incontrerete infatti, vi forniranno spesso tanto informazioni fini a sé stesse quanto indizi o vere e proprie richieste di aiuto rispetto al completamento di piccoli incarichi, che possono essere ricompensati talvolta con armi o a anche con oggetti di gioco molto potenti. Interessante (e divertente) notare anche che i dialoghi con gli NPC non restano sempre uguali, ma mutano col procedere dell’avventura e sbloccano appunto nuovi eventi. Se non vi spaventa l’obsoleto e talvolta frustrante vagare da una bottega all’altra all’interno di un villaggio per parlare con tutti gli uomini, donne, vecchi, bambini e cani (!!!) che incontrerete, sicuramente questa caratteristica del nuovo titolo dei Silicon Studio vi procurerà estremo godimento.

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Memorabilia

Il resto dell’architettura di gioco è scandita da una enorme concatenazione di citazioni videoludiche tratte verosimilmente dai primi, memorabili capitoli di Zelda e Dragon Quest, in chiave rigorosamente dissacrante. Partiamo dalla barra di energia del personaggio principale, una fila di mele rosse (anziché i zeldiani cuori) che si “scaricano” ogni volta che si venga colpiti; e le armi ausiliarie del protagonista? Un boomerang, o un arco con delle frecce e un rampino… mai visto nulla del genere, giusto?
Quel che colpisce maggiormente comunque sono davvero i surreali dialoghi dei vari personaggi e alcune delle situazioni rappresentate nel gioco. E’ difficile spiegare razionalmente per quale motivo 3D Dot Game Heroes susciti numerosi sorrisi nelle situazioni più disparate; immagino che il modo migliore per compiacersi della comicità del gioco sia comunque quella di poter cogliere le tante pantomime, situazioni, gesti e dialoghi visti negli storici titoli del passato e riproposti qui in modo volutamente canzonatorio. Ovvero, la forza espressiva di questo titolo è tanto più potente quanto più si riescano a cogliere dei paralleli e delle cristalline citazioni di dettagli degli storici RPG degli anni ’80. Quella che potremmo chiamare “L’operazione Nostalgia” che permea ogni singolo istante dell’avventura raccontata in 3D Dot Game Heroes, è talmente evidente che i Silicon Studio hanno perfino avuto la divertentissima trovata di inframezzare i caricamenti tra le varie porzioni della mappa di gioco con dei poster raffiguranti le parodie delle copertine di alcuni gloriosi titoli dell’epoca 8-bit, da Castlevania, a Mega-Man, a Final Fantasy e tutte le altre leggende di quel tempo.

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Guardare il presente, senza timore

3D Dot Game Heroes non tenta neppure minimamente di nascondere il suo essere uno spudorato omaggio ad una categoria di giochi che non esistono più; anzi, la cosa giusta da dire in questo caso è che tale godibilissimo prodotto non è nient’altro che un atto di amore nei confronti di un tempo trascorso per sempre, un degno tributo ad un mondo e a delle atmosfere fatte di grandi pixel, pochi colori e architetture di gioco talmente robuste da essere in grado di sfidare senza alcun timore l’inesorabile incedere degli anni.
Dai menu delle opzioni rigorosamente scarni e di forma rettangolare, alle musiche che ricalcano in armonia e timbro sonoro le storiche composizioni sui vecchi chipset audio delle console SEGA e Nintendo, alle strutture dei livelli e i movimenti dei mostri, ogni cosa è riprodotta alla perfezione e nel rispetto dell’archetipo del glorioso videogame nipponico del tempo che fu.
Non c’è la minima speranza di poter godere appieno di quanto tale videogame ha da offrire se lo si guardi con l’occhio malizioso e un po’ dozzinale di chi brama solo grafica e sonoro allo stato dell’arte. Come già mi capitò di dire a suo tempo per Demon’s Souls, per colui che si riconosca nella categoria del “videogiocatore da numeri uno delle classifiche”, il consiglio è quello di stare lontano mille miglia dalle avventure dei cubettosi protagonisti di 3D Dot Game Heroes.

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Non se ne abbiano a male i più giovani, nessuno è colpevole degli anni che porta sulle spalle, ma aver festeggiato più di 25 compleanni, o possedere comunque abbastanza esperienza e memoria per ripercorrere con la mente i pomeriggi piovosi scanditi dalla magia dei primi episodi di Zelda sul NES, ricordando con trasporto le spigolose e gracchianti melodie quasi monofoniche provenienti dal vecchio televisore del soggiorno, sono le chiavi essenziali per guardare dal verso giusto il rebus di 3D Dot Game Heroes. Un piccolo gioiello costruito con arte e capace di essere enormemente più profondo della sua apparente bruttezza estetica. Sarà una frase banale, ma poiché la bellezza è negli occhi di chi guarda, questo videogame potrebbe per alcuni videogiocatori diventare uno dei più belli dell’epoca presente. In fondo, i giochi migliori riescono sempre a sfidare i luoghi comuni e gli standard del loro tempo, e spesso, a vincere.
Antico, eppure, adorabile.