Rainbow Six Extraction - Recensione

Rainbow Six è probabilmente la serie che più rappresenta il cambiamento dell’industria videoludica avvenuto con la scorsa generazione di console, Nata sul finire degli anni ’90 dalla penna di Tom Clancy, i primi capitoli erano degli shooter tattici, un genere che ormai possiamo dare per disperso e dimenticato da tutti gli sviluppatori. Con gli anni la serie ha iniziato a cambiare senza mai stravolgere la sua natura, ma con una componente online sempre più presente nella vita dei giocatori e con i primi GaaS (games as a service) che iniziavano ad affacciarsi era ormai impossibile restare ancorati a quel passato. La cancellazione di quel Rainbow 6: Patriots nel 2014 è lì a darci conferma di questa cosa e così Ubisoft si reinventa la serie con Rainbow Six Siege. Quest’ultimo ha inizialmente faticato a fare breccia nel cuore dei giocatori, ma il supporto costante di Ubisoft lo ha trasformato in uno dei multiplayer competitivi più popolari degli ultimi anni. Un successo che continua tuttora grazie a eventi, aggiornamenti e contenuti nuovi rilasciati con grande regolarità e soprattutto un movimento eSports semplicemente impressionante. Tra i vari eventi c’è n’è uno che nel 2018 riuscì a fare breccia tra i giocatori: Outbreak. Proprio dal grande successo di quest’ultimo nacque l’allora Rainbow Six Quarantine poi ribattezzato Extraction, un nome un po’ più elegante in questi tempi di pandemia.

Lore

La storia di Rainbow Six Extraction prende piede dopo gli eventi del già citato evento Outbreak di Siege. In quest’ultimo una capsula russa Soyuz non identificata si è schiantata e ha innescato un’epidemia nella città di Truth or Consequences. L’evento ha portato alla creazione di una task force specializzata dedicato al contenimento di pericoli simili, ed ecco quindi che nacque il REACT, acronimo di Rainbow Exogenous Analysis and Containment Team. Quello di Truth or Consequences non fu però un evento isolato, e pochi anni dopo in rapida successione vengono colpite diverse città con REACT che viene immediatamente schierato per contenere la minaccia.

Come già capitato in altri giochi multiplayer, anche con Rainbow Six Extraction la storia si limita a svolgere il semplice ruolo di dare un contesto in cui immergere il giocatore. Nonostante qualche tentativo con delle cutscene cinematiche che si sbloccano una volta raggiunti alcuni traguardi, è chiaro sin dall’inizio che il gioco non si rivela in grado di sconvolgere con una scrittura profonda o con colpi di scena inaspettati. Il tentativo di Ubisoft è comunque apprezzabile visto che tra le cutscene e il codex che fa da database c’è un minimo di sostanza. Quel che è comunque chiaro sin dall’inizio è che il cuore di questo spin-off della serie nata dalla penna di Tom Clancy è il gameplay.

Anti-archei

Rainbow Six Extraction è uno shooter in prima persona PvE in cui una squadra di 3 giocatori è impegnata ad affrontare una serie di quest in varie località sparse per il mondo. Se sul gunplay e sul sistema di controllo abbiamo veramente poco da dire essendo praticamente i medesimi di Siege, è tutto il contorno che è stato praticamente ristrutturato per adattarsi al multiplayer cooperativo e alla lotta agli archei (questo il nome delle creature che infestano la mappa).

Ogni partita, o come le chiama il gioco le Incursioni Tattiche, trasporta i giocatori all’interno di una delle mappe del gioco suddivise in tre aree. La prima area è quella con la difficoltà più bassa e con minori ricompense in termini di XP, la seconda aumenta il numero di ricompense e automaticamente la difficoltà, infine la terza è quella più complicata e con il numero ancora più alto di ricompense.

Ciascuna area ha un obiettivo che varia di volta in volta. In totale il gioco può contare su 13 obiettivi che propongono missioni di sabotaggio, di caccia, decontaminazione, triangolazione e così via. 12 sono le mappe ambientate tra New York, San Francisco, Alaska e la già citata Truth or Consequences. Da Siege ritornano anche alcuni Operatori: Extraction ne propone 18 (la metà da sbloccare progredendo nei livelli) il cui stile di gioco e le abilità sono state adattate per affrontare la minaccia degli archei.

La combinazione di tutti questi elementi (mappe, numero di obiettivi e operatori) dovrebbe garantire a Rainbow Six Extraction una buona varietà, eppure l’operazione non è riuscita del tutto. Questo perché il gioco richiederà un eccessivo farming per sbloccare tutti i contenuti. Il sistema di progressione è sostanzialmente suddiviso in due parti: c’è il livello utente che aumenta completando sfide e missioni che vi permette di sbloccare nuove cutscene, operatori e mappe; e c’è poi il livello di ogni singolo Operatore che permette di potenziare vari aspetti di ciascun personaggio. Aggiungeteci poi il fatto che le mappe più avanzate si rivelano piuttosto difficili richiedendo quindi un livello degli operatori più avanzato, ed ecco quindi che il rischio ripetitività si trova dietro l’angolo con Extraction.

Il che si rivela un peccato perché è proprio quel livello di sfida tendenzialmente alto uno dei maggiori pregi dell’opera di Ubisoft. Rainbow Six Extraction può essere giocato anche in singleplayer, ma i lupi solitari non avranno una vita lunga poiché dopo poco il gioco si rivela ostico nonostante il numero di nemici sulla mappa si adatti al numero di giocatori. Il titolo è concepito per un’esperienza cooperativa nuda e cruda con i giocatori che devono comunicare e agire da squadra alternando momenti stealth in cui liberare in silenzio la mappa dalla presenza nemica, ad altri in cui barricarsi in difesa e sparare a qualsiasi cosa si muova, o perché no attirare uno specifico avversario in trappola. Il tutto senza dimenticarsi delle abilità degli operatori da sfruttare per ottenere anche il più piccolo vantaggio sulla minaccia Archea.

Operatori in ostaggio

Uno dei maggiori pregi di Extraction è quello di adattare il tatticismo tipico della serie Rainbow Six a un’esperienza che possiamo definire anomala per il brand. E quando parliamo di tatticismo non ci riferiamo solo alla collaborazione e allo sfruttamento delle abilità degli operatori, ma anche a quella semplice, quanto fondamentale, scelta di continuare o meno una missione dopo aver ripulito un’area. Nel gioco infatti non esiste una vera e propria rigenerazione della salute, ma possiamo sfruttare dei kit medici (sparsi nella mappa o distribuiti dagli operatori di supporto) che danno un boosttemporaneo di energia che si consumerà pian piano. Se quindi si è a corto di salute converrà magari procedere all’estrazione invece di continuare la missione e andare incontro verso morte certa. In caso di estrazione completata, il gioco vi premia con tutti i punti XP, ma è in caso di morte che le cose si fanno più interessanti.

Innanzitutto il gioco non vi darà nessun punto esperienza in caso di fallimento e il personaggio sarà inutilizzabile fin quando non andrete a recuperarlo nella mappa in cui ci ha lasciato le penne. Solo dopo aver effettuato una apposita missione di estrazione recupererete quei punti XP persi in un primo momento. Inoltre gli operatori vanno incontro alla stanchezza, questo vuol dire che non vi sarà possibile utilizzare sempre lo stesso, ma dovrete alternarli così da dare loro il tempo di recuperare la salute. Un sistema questo che da una parte potrebbe infastidire quei team i cui giocatori si specializzano in un solo ruolo, ma che dall’altra incentiva alla sperimentazione e al far aumentare di livello un po’ tutto il roster contemporaneamente. Con il level up degli Operatori si possono sbloccare nuove armi e potenziamenti. Ci sono infine i gadget come kit di rianimazione, corazza, granate e così via sbloccabili utilizzando la tecnologia REACT che si può raccogliere nelle mappe del gioco.

Maelstrom

Arrivati al livello massimo, i giocatori troveranno un ulteriori incentivo a continuare a popolare i server di Extraction grazie al Protocollo Maelstrom. Si tratta di una modalità end-game che si sblocca una volta raggiunto il livello utente massimo che propone delle sfide che cambiano ogni settimana. Queste missioni ricordano le classiche incursioni di cui vi abbiamo parlato finora, ma con un livello di sfida triplicato. Innanzitutto il tempo è più ridotto e il numero degli obiettivi per ciascun area è triplicato. In ogni missione dovrete quindi completare un massimo di nove obiettivi invece dei soliti tre con un numero di minacce in ogni mappa ancora più alto del solito. Per affrontare il Protocollo Maelstrom è consigliabile avere gli operatori al livello massimo ed essere davvero organizzati con il proprio team. A tal proposito segnaliamo che sono disponibili solo sei operatori alla volta in questa modalità costringendovi così ad adattarvi alla circostanza. Obiettivi e operatori cambiano ogni settimana così da rendere le sfide sempre varie per i giocatori. Le ricompense però in Maelstrom sono ancora più ricche, e troviamo anche i crediti REACT, la moneta premium utilizzabile per acquistare gli oggetti stagionali.

Siege ma con i mostri

Come per il gunplay, anche il comparto visivo di Extraction è preso di peso da Siege. Quella offerta dal gioco è una grafica che svolge onestamente il suo lavoro senza picchi né verso l’alto e né verso il basso. Ci sentiamo di premiare il sistema di illuminazione in grado di dare quel pizzico di sentore horror al gioco, così come il level design, la distruttibilità ambientale, la modellazione poligonale dei personaggi e gli effetti particellari. La versione Xbox Series X si è rivelata stabile a 60 fotogrammi al secondo con una risoluzione 4K dinamica, in alternativa trovate anche la modalità a 120 fotogrammi al secondo (con qualche calo) ma con la risoluzione a 1080p. Di buon livello anche il comparto sonoro grazie a un accompagnamento che riesce ad immergere ulteriormente nell’esperienza di gioco e un doppiaggio completamente in italiano.

Commento finale

Malgrado alcune perplessità riguardanti il bilanciamento degli operatori (alcuni si sono rivelati più utili di altri) e il rischio ripetitività dietro l’angolo, Rainbow Six Extraction si è rivelata un’esperienza davvero divertente, ben strutturata e anche piuttosto ostica capace di regalare diverse ore di divertimento. Un gioco consigliato non solo ai fan di Rainbow Six, ma più in generale a tutti coloro che cercano un’esperienza PvE che si differenzia quel tanto che basta dai classici titoli alla Left 4 Dead. Speriamo che l’esperienza accumulata da Ubisoft in tutti questi anni di supporto a Siege venga riversata anche in Extraction così da garantire una lunga vita alla squadra REACT.

  • Non un semplice reskin di Siege

  • Il tatticismo di Rainbow Six in una nuova veste

  • Al lancio ci sono un buon numero di contenuti

  • Livello di sfida alto

  • Storia accessoria

  • Bilanciamento da rivedere

  • In singleplayer perde il suo senso di esistere

  • Richiesto un eccessivo farming per progredire