Project Root - Recensione

Redazione: "E' arrivato Project Root, chi lo fa?"
Io: "Che gioco sarebbe, mai sentito"
Redazione: " Uno shoot 'em up che sembra bello figo, tipo quelli degli anni tuoi, quando noi non eravamo ancora nati, dai video sembra somigliare allo Stardust che ti piaceva tanto"
io: "ok lo faccio io!!"
Rumore di passi in fuga...

Redazione: “E’ arrivato Project Root, chi lo fa?”
Io: “Che gioco sarebbe, mai sentito”
Redazione: ” Uno shoot ‘em up che sembra bello figo, tipo quelli degli anni tuoi, quando noi non eravamo ancora nati, dai video sembra somigliare allo Stardust che ti piaceva tanto”
io: “ok lo faccio io!!”
Rumore di passi in fuga…

Palle al napalm 

Pensandoci bene non credo di aver mai amato più di tanto gli shoot ‘em up, nonostante ne abbiamo davvero giocato uno sproposito nella mia lunga carrieragiochereccia, soprattutto quelli casalinghi. In realtà la vera motivazione non è mai stata la giocabilità frenetica o, che so, le ambientazioni, quanto il desiderio di veder riprodotte sul mio televisore le fighissime esplosioni che ammiravo in sala giochi: navicelle spaziali che prendevano fuoco, sciami di alieni messi li nello schermo solo per farmi godere della loro distruzione digitalizzata. E così decine e decine di shoot ‘em up che negli anni mi lasciavano l’amaro in bocca e abbandonavo dopo dieci minuti perché le esplosioni non erano belle come mi aspettavo; il ricordo di un desiderio lontano, quasi dimenticato ma ecco che all’improvviso tutto si avvera, Project Root è nel mio schermo, una lacrima rotola sul mio viso, le esplosioni digitalizzate sono come quelle degli shoot ‘em up arcade di fine anni ’80. Voto 100. Ah, devo anche giocarci, non basta aver raggiunto lo scopo di una vita?!

Gira la ruota

Ok, generalmente non si fa una recensione partendo dalle conclusioni ma vi dico subito che le esplosioni sono l’aspetto più riuscito di Project Root, carente sotto tutti i punti di vista, in particolare gameplay e realizzazione tecnica, tralasciando la trama dal momento che sfido chiunque a ricordarne una qualsiasi dei giochi di questo tipo. Project Root è uno sparatutto che cerca di strizzare l’occhio alla vecchia scuola arcade cercando di inserire qualche novità, in particolar modo nel sistema di controllo e nel gameplay in generale, fallendo miseramente in entrambi i fronti. Vediamo perché. Il mezzo a nostra disposizione è una navicella spaziale che si comporta come un elicottero, nel senso che può liberamente fermarsi sospeso in aria, virare velocemente e spostarsi con una velocità abbastanza limitata; l’inquadratura e sempre dall’alto, con il nostro mezzo aereo sempre in basso allo schermo. Questa scelta genera un grosso problema di giocabilità perché Project Root non propone uno scrolling verticale od orizzontale ma permette di muoverci in ogni direzione della mappa con la conseguenza che se da un lato si ha un certo controllo di quello che abbiamo davanti al muso, dall’altro non è possibile controllare quello che abbiamo dietro. Questo obbliga ad un’azione costantemente “rotatoria” il che crea una confusione totale e una estrema difficoltà ad essere precisi nel colpire i bersagli, con la conseguenza che a ruotare non sarà solo la telecamera ma anche un paio di elementi sferici. Forse si sono accorti in ritardo di questo marasma catastrofico e hanno pensato bene di facilitare il compito al giocatore permettendogli di sparare contemporaneamente sia il fuoco aria-aria che i missili aria-terra, semplicemente premendo nello stesso momento i due pulsanti dedicati. Ci sarebbero anche gli inutili upgrade della navicella, una mappa piuttosto grande, ma trovare il fegato di proseguire nel gioco è un’impresa non da poco, non dagli appassionati del genere perché hanno una miliardata di giochi molto migliori a cui dedicarsi, figuriamoci chi non apprezza gli shooter di questo tipo. Forse può interessare solo i cacciatori incalliti di achievements, ma forse.

Battaglia per la terra

Il titoletto non centra nulla con il gioco, o meglio, è il titolo di un film sci fi orripilante con Travolta di tre lustri or sono e ci sembra azzeccato usarlo per dare un’idea del comparto tecnico del titolo OPQAM. Vi abbiamo già annoiando citando le esplosioni fighissime ma stavamo facendo riferimento ad una triste storia ormai datata: metti le esplosioni digitalizzate anni ’80 in un contesto grafico che cerca di essere moderno senza riuscirci ma non in modo così scarso da renderle contestuali.Project Root non soffre di particolari problemi tecnici ma quello che gira nello schermo non si può certo considerare un prodigio della tecnica, al contrario, oltretutto su console di nuova generazione. Avrebbe comunque sfigurato anche su hardware molto ma molto meno potenti. Insomma, non basta la patacca di indie game per chiudere con le mani due occhi, meglio lasciarsene una libera per usarla anche dietro, non si sa mai. Project Root, pollice verso.

  • le esplosioni anni ’80

  • inquadratura pessima

  • sistema di controllo problematico

  • azione caotica

  • realizzazione tecnica scarsa

 

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