Recensioni

Recensione Possessor(s)

di: Simone Cantini

Quando sei il team responsabile di Solar Ash e (soprattutto) Hyper Light Drifter, è normale avere gli occhi della platea videoludica puntati addosso ad ogni singolo passo. Ecco perché l’arrivo di Possessor(s), l’ultima fatica targata Heart Machine, non poteva certo passare inosservata, anche perché a distribuire il tutto ci ha pensato quella macchina da guerra che risponde al nome di Devolver Digital che, quando si parla di produzioni indipendenti, ha sempre l’occhio molto lungo. E anche in questo ci ha visto sicuramente bene, sebbene la produzione in questione non abbia quella forza detonate che ha reso celebre e indimenticabile il passato remoto dello studio.

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Convivenza forzata

L’incipit di Possessor(s) ci trasporta nella città di Sanzu, devastata da una catastrofe interdimensionale e che diventerà in un lampo il teatro di una lotta disperata: Luca, la protagonista della storia, si ritroverà a stringere un patto per la propria sopravvivenza con il demone Rhem, dopo aver assistito inerme alla morte del suo amico d’infanzia Kaz. Quello tra la giovane e la mostruosa creatura + legame che non avrà un ruolo unicamente narrativo, ma anche ludico: ogni abilità, ogni potere, ogni passo avanti nel gameplay è il riflesso di questa convivenza forzata. Un rapporto simbiotico che permetterà anche alla sceneggiatura di dipanarsi sotto gli occhi del player e che saprà tratteggiare un mondo spietato e cupo al punto giusto, pur non rappresentando la vetta stilistica della produzione.

A prescindere da ciò, avventurarsi all’interno della dozzina di ore necessarie a giungere ai titoli di coda sarà un vero piacere, visto anche il modo in cui la città di Sanzu rivelerà poco alla volta i suoi oscuri segreti. Ovviamente, se sarete mossi dal desiderio di sviscerare ogni anfratto della corposa mappa di gioco, e portare anche a termine i vari task opzionali, preparatevi a vedere incrementato in maniera significativa il tempo richiesto.

Ritorno alle origini

Un impegno fisiologico, dato che nel caso di Possessor(s) ci troviamo al cospetto di un metroidvania, che non punta assolutamente a riscrivere le fondamenta del genere, bensì a celebrarne l’essenza, regalandoci un’esperienza sicuramente prevedibile, ma non per questo da sottovalutare. Gli elementi ludici messi sul piatto sono i consueti: mappa abbondante, percorsi inizialmente insuperabili e skill da sbloccare gradualmente, così da poter sviscerare a dovere segreto dell’avventura di Luca e Rhem. Anche in questo caso le sorprese non sono moltissime, con solo la frusta in dotazione di Luca (da utilizzare per appendersi a particolari elementi o attirare i nemici) che garantisce un pizzico di brio in più. Il resto è tutto sommato molto blando e alquanto prevedibile.

Laddove Possessor(s) si gioca le sue carte migliori è relativamente all’interessante e sfaccettato sistema di combattimento: Luca avrà a disposizione un’arma e tre slot abilità e tutto sarà personalizzabile recuperando in-game i vari equipaggiamenti. Ognuno di loro avrà moveset dedicati nel caso degli strumenti di offesa, i quali potranno essere anche personalizzati per mezzo di skill passive, mentre le abilità permetteranno di avere accesso a mosse speciali, utilissime per avere la meglio negli scontri più impegnativi. Per quanto non rivoluzionario sulla carta, il sistema di combattimento è risultato molto appagante e reattivo, grazie anche ad un’ottima implementazione della meccanica di parata e ai pattern di attacco di nemici e boss, sempre tutti molto intriganti da comprendere e domare.

E ora dove vado?

Purtroppo, però, Possessor(s) non evita di prestare il fianco anche a qualche macroscopico difetto, capace di mitigare quanto di interessante messo sul piatto da Heart Machine: a spiccare in primis in negativo è senza dubbio la caoticità della progressione che, complice anche una mappa difficilmente leggibile, rende sin troppo oscuro il comprendere dove sia necessario andare di volta in volta. Non aiutano, in tal senso, le stazioni della metropolitana che fungono da viaggio rapido, dato il loro numero molto esiguo a cui si affianca un posizionamento alquanto sballato. Anche il sistema di potenziamento dell’arsenale di Luca, unico elemento upgradabile, non agevola il giocatore, visto che sarà possibile investire la valuta guadagnata solo presso alcuni appositi venditori, presenti solo in alcuni punti fissi dell’area di gioco. Per fortuna la difficoltà risulta essere molto ben calibrata, così da venire incontro a queste magagne.

Laddove Possessor(s) si concede il lusso di colpire pienamente il bersaglio, è relativamente al comparto tecnico/artistico, che grazie ad un intelligente e azzeccatissimo uso della grafica bidimensionale, riesce a restituire un colpo d’occhio davvero affascinane. Dagli sprite agli sfondi, tutto gode di una cura per il dettaglio davvero impressionante: personaggi e ambientazioni catturano sempre lo sguardo ed il mood anime anni ’90 conferisce al tutto una interessantissima atmosfera dark retrò. Un respiro che si avverte anche nell’accompagnamento sonoro, che non può che rimandare alle atmosfere dell’ultimo decennio dello scorso secolo, reinterpretato in chiave lo-fi e jazz in maniera assolutamente convincente per le nostre orecchie. Convince anche il doppiaggio in lingua inglese, sempre puntuale ed espressivo al punto giusto, mentre non può che far piacere la presenza della nostra lingua per quanto riguarda tutti gli elementi testuali della produzione. 

Possessor(s) non è il titolo che ridefinisce il metroidvania, ma è un gioco che sa come catturarti con il suo mondo cupo e affascinante. Heart Machine mette sul piatto un combat system solido e appagante, una direzione artistica che colpisce al primo sguardo e un’atmosfera che trasuda anime anni ’90. Certo, la progressione caotica e qualche scelta di design discutibile frenano l’entusiasmo, ma la voglia di esplorare Sanzu e di scoprire i segreti del legame tra Luca e Rhem resta forte fino ai titoli di coda. Non è un capolavoro, ma è un’esperienza che merita di essere vissuta: un metroidvania che celebra il genere e che, pur con i suoi limiti, regala ore di sfida e suggestione a chi ama perdersi in mondi oscuri e stilosi.