PlayStation Vita Pets - Recensione

40/40. Gli occhi di molti giocatori sanguinano ancora se ripensano a uno dei voti più controversi della storia videoludica recente. Eppure quello che apparve dinanzi agli increduli lettori (occidentali) del magazine Famitsu non era uno scherzo ordito dai sadici redattori nipponici, bensì una cruda realtà che da allora portò a guardare con diffidenza coloro che avevano osato paragonare Nintendogs a quell’Ocarina of Time, dai più ritenuta sino ad allora la massima espressione del media che tanto amiamo. È innegabile, però, come con il suo titolo portatile la casa di Kyoto fosse riuscita a segnare, nuovamente, il mercato in maniera indelebile: quei cani virtuali diedero origine ad una progenie degna dei più prolifici roditori che, tra delfini, cavalli, gatti e altri mammiferi ci accompagna ancora oggi. Un presente che grazie a PlayStation Vita Petssembra più un grigio passato, ma almeno per una volta non lasciamoci andare a superficiali quanto non perfettamente calzanti paragoni scomodi.

40/40. Gli occhi di molti giocatori sanguinano ancora se ripensano a uno dei voti più controversi della storia videoludica recente. Eppure quello che apparve dinanzi agli increduli lettori (occidentali) del magazine Famitsu non era uno scherzo ordito dai sadici redattori nipponici, bensì una cruda realtà che da allora portò a guardare con diffidenza coloro che avevano osato paragonare Nintendogs a quell’Ocarina of Time, dai più ritenuta sino ad allora la massima espressione del media che tanto amiamo. È innegabile, però, come con il suo titolo portatile la casa di Kyoto fosse riuscita a segnare, nuovamente, il mercato in maniera indelebile: quei cani virtuali diedero origine ad una progenie degna dei più prolifici roditori che, tra delfini, cavalli, gatti e altri mammiferi ci accompagna ancora oggi. Un presente che grazie a PlayStation Vita Petssembra più un grigio passato, ma almeno per una volta non lasciamoci andare a superficiali quanto non perfettamente calzanti paragoni scomodi.

Non solo coccole

Giusto per toglierci subito il dente, sgomberando così il campo a dubbi, lo scrivo ora e subito: in PlayStation Vita Pets ci sono i cani da accudire, coccolare, lavare, nutrire, vestire, allenare e far giocare, proprio come nel suo illustre predecessore. Eppure non me la sento di considerarlo un mero clone e non sarò certo io a fomentare la consueta cantilena del Nintendo crea e tutti copiano. Cioè, in parte è vero, ma ai ragazzi di Spiral House (gli sviluppatori del titolo) va riconosciuto il merito di aver dotato la loro creazione di una propria personalità, che esula dal semplice dog sitting e fa sfociare il nostro amore virtuale in quella che è una vera e propria avventura. Difatti l’isola di Castlewood, oltre ad ospitare il centro adozioni presso cui potremo incontrare il nostro cucciolo, fu in passato anche la sede del regno di re Rufus e del suo fido amico, ovviamente a quattro zampe, Cosmo. Quando il reame fu messo in pericolo da una banda di predoni, il sovrano pensò bene di nascondere i suoi preziosi tesori in alcuni luoghi di Castlewood , lasciandoci in eredità un diario contenente gli indizi utili al ritrovamento. Naturalmente sfruttando le capacità del nostro cucciolo, in un curioso ibrido tra un training game e un gioco di esplorazione, condito con una spruzzata di elementari componenti ruolistiche.

Fiuto ergo sum

Poco importa che sia un Husky, un Dalmata, un Labrador o un Collie, qualunque sia la scelta che opererete presso il centro adozioni vi ritroverete subito a dover soddisfare le richieste di un vivace cucciolo parlante, sia sfruttando le vostre dita (e il doppio touch screen) che la voce. Sotto questo aspetto il tutto si è dimostrato estremamente funzionale, grazie ad una risposta precisa degli input impiegati, sebbene le varie fasi siano minate da una inevitabile ripetitività di fondo che da sempre affligge questa tipologia di software. Certo, di sicuro le cose da fare all’interno del nostro appartamento non mancano, ma le operazioni di routine (pulizia e alimentazione in primis) non brillano certo per enfasi. Va meglio quando si tratta di allenare il nostro cagnolino, sia che si tratti di rinforzarne la muscolatura che di fargli apprendere alcuni basilari comandi canini. Soprattutto in virtù del fatto che questa crescita fisica e intellettiva non sarà mai fine a se stessa, ma tornerà utile quando ci avventureremo per Castlewood alla ricerca dei tesori di Rufus e Cosmo: attraversare uno stretto passaggio sarà, difatti, impossibile se non avremo addestrato il nostro amico a strisciare, così come una porta estremamente pesante non potrà essere aperta se questi risulterà troppo debole. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma sono comunque piccoli accorgimenti che uniti ai semplici enigmi di cui Castlewood è disseminata rendono la progressione decisamente più interessante e divertente. Fermo restando il target di riferimento di questoPlayStation Vita Pets che, sin dalle prime battute non nega di strizzare l’occhio ad un pubblico molto giovane.

Senti chi parla. Troppo…

Se guardate poche righe più in alto sicuramente noterete come abbia utilizzato l’espressione cucciolo parlante. No, nessun errore, stavolta i nostri amici a quattro zampe non si limiteranno a guaiti ed altri versi tipicamente canini, bensì si produrranno in un campionario mediamente assortito di frasi discretamente recitate nella nostra lingua, seppur alla lunga finiscano con il risultare decisamente fastidiose. Ed il doppiatore sarà l’unico elemento che differenzierà tra loro le quattro razze disponibili in PlayStation Vita Pets, oltre all’estetica naturalmente. Il versante tecnico non presta il fianco a particolari critiche, ma neppure a lodi sperticate: gli animali che saremo chiamati ad accudire sono ben realizzati ed animati (e mi sembra il minimo!), ma il resto risulta decisamente poco rifinito e curato finendo per cadere nell’anonimato estetico. Fortunatamente le varie forme di interazione funzionano perfettamente, rendendo davvero sottile il velo che separa il nostro reale dal peloso virtuale.

Dai, ovvio che in basso non campeggia un roboante 100/100. D’altro canto non siamo nipponici e i tempi in cui un cucciolo virtuale poteva fare sfracelli sono passati da un bel po’. Ciò nonostante PlayStation Vita Pets riesce a sollevare la testa con una dignità che, non nego, inizialmente non avrei mai ritenuto possibile. Pur poggiandosi su basi non certo inedite ed originali, la creatura di Spiral House riesce comunque nel difficile tentativo di dire la sua in un genere decisamente avido di sorprese. Ovvio, il pubblico a cui si rivolge non è sicuramente quello più adatto alla console Sony, ma non per questo trovo giusto mortificare un prodotto per certi aspetti originale e ben più divertente di tanti suoi cugini. E solo per questo meriterebbe il massimo del punteggio anche qua, sulle pagine di Console Tribe. Ah, già, non sono nipponico: me lo devo appuntare che rischio di fare confusione…

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