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Recensione Pac-Man World 2 Re-Pac

di: Marco Russi

Quando un’icona come Pac-Man torna in scena, la domanda sorge spontanea: sarà riuscito Bandai Namco a rendere giustizia a un classico del 2002 oppure si tratta soltanto di un’operazione nostalgia?

Con Pac-Man World 2 Re-Pac, la risposta non è immediata. Da un lato troviamo un restyling tecnico convincente, con grafica aggiornata e un Pac-Man finalmente più fluido nei movimenti.

Dall’altro, rimane evidente quanto la formula originale, dopo oltre vent’anni, fatichi a reggere il confronto con i platform moderni.

Trama semplice, ma con una novità

I fantasmini rubano i Frutti Dorati dal villaggio e liberano il malvagio Spooky. Pac-Man deve recuperarli e salvare la sua terra.
La differenza principale rispetto al passato? Questa volta Pac-Man ha una voce: un doppiaggio curato che aggiunge ironia e carattere a un personaggio solitamente muto.

Non stravolge l’esperienza, ma è una scelta curiosa che rende le cutscene più vivaci.

Struttura dei livelli: facile e lineare

Il gioco propone sei mondi, ognuno composto da tre livelli e un boss finale, collegati da un hub centrale.

Il gameplay resta quello di un platform 3D classico, accessibile a tutti: checkpoint frequenti, vite abbondanti e difficoltà generale molto bassa.
Gli scontri con i boss sono gli unici momenti che richiedono più attenzione, dato che non prevedono checkpoint intermedi.

Tra aiuti, tecnica ed extra nostalgici

La nuova modalità Fata elimina il limite delle vite e semplifica ulteriormente l’avventura.

Un’aggiunta che, però, appare quasi superflua vista la già scarsa difficoltà del gioco.

Sul piano tecnico, invece, il lavoro è apprezzabile: grafica più vivace, animazioni aggiornate e framerate stabile rendono l’esperienza piacevole e fluida. Pac-Man si muove meglio rispetto all’originale grazie a comandi più reattivi e precisi. Anche l’audio convince, con un doppiaggio ben recitato e una colonna sonora fedele all’originale.

Non mancano contenuti extra: livelli post-game, costumi alternativi, labirinti da sbloccare e persino classici arcade come Pac-Man e Ms. Pac-Man. Tutti elementi che arricchiscono il pacchetto, pur senza stravolgerne la natura di breve passatempo nostalgico.

Il limite più grande: un design invecchiato

Ed eccoci al vero tallone d’Achille del gioco: il level design.
Pac-Man World 2 Re-Pac si porta dietro le stesse idee del 2002, senza un reale rinnovamento. I livelli sono perlopiù corridoi lineari in cui il giocatore deve saltare, raccogliere frutti e affrontare pochi nemici. Mancano interazioni più complesse, bivi significativi, segreti realmente stimolanti o meccaniche capaci di sorprendere.

Nei platform moderni siamo abituati a mondi più stratificati, ricchi di sfide ambientali, puzzle integrati e varietà nel ritmo. Qui, invece, si procede in maniera quasi automatica, con poche variazioni sul tema e una progressione che raramente alza l’asticella.
Il rischio, soprattutto per chi non ha nostalgia dell’originale, è di percepire l’avventura come una sequenza di livelli ripetitivi, senza quella spinta a proseguire data dalla curiosità o dall’originalità.

La stessa raccolta di collezionabili, pur utile a sbloccare bonus, appare forzata e poco gratificante, perché spesso richiede soltanto un giro in più in aree già visitate. In questo senso, il titolo mostra tutta la sua età: un design pensato vent’anni fa, che oggi risulta scolastico.

Il gioco resta godibile se preso come esperienza leggera e lineare, ma chi è cresciuto con Mario Odyssey, Crash Bandicoot 4 o persino i più recenti indie platform troverà qui un prodotto che non osa, non innova e non rischia. Un peccato, perché l’occasione di svecchiare davvero la formula c’era, ma non è stata colta

Un remake tecnicamente solido, ma appesantito da un design vecchio e poco ispirato. Buono per una parentesi nostalgica, trascurabile per chi cerca un platform attuale e stimolante.