Oxenfree - Recensione

Nata dall'iniziativa di alcuni ex-dipendenti di Telltale Games e Disney Interactive, Night School Studio esordisce nel panorama videoludico rilasciando Oxenfree, un'opera assolutamente atipica che si prefigge di lasciare il segno. Potevamo quindi esimerci da un'attenta analisi? Certo che no.

Nata dall’iniziativa di alcuni ex-dipendenti di Telltale Games e Disney Interactive, Night School Studio esordisce nel panorama videoludico rilasciando Oxenfree, un’opera assolutamente atipica che si prefigge di lasciare il segno. Potevamo quindi esimerci da un’attenta analisi? Certo che no.

L’isola dei misteri

Diciamolo subito: Oxenfree è diverso da qualunque altro titolo e quanto al genere non trova nemmeno una precisa collocazione. I Night School Studio sono riusciti nell’ardua impresa di plasmare qualcosa di unico, dalla forte personalità, senza peraltro essere innovativi a tutti i costi. Se proprio volessimo etichettarlo, potremmo dire che Oxenfree è un “teen drama” all’insegna del paranormale, il tutto proposto in chiave videoludica attraverso un gameplay dalle meccaniche essenziali e delle scelte stilistiche e narrative che non possono passare inosservate.
Ma andiamo con ordine.
A fare da sfondo all’intera vicenda è Edwards Island, un’isoletta turistica ospitante alcune installazioni militari oramai dismesse dove accadono fenomeni inspiegabili. Insomma, il luogo perfetto per un’avventura da brividi. Non a caso, i nostri protagonisti altri non sono che cinque adolescenti, ognuno dei quali con un bagaglio emotivo distinto e sapientemente confezionato dagli sviluppatori. Nei panni di Alex, una ragazza che affronta la perdita del fratello, facciamo quindi la conoscenza dei nostri compagni d’avventura: Jonas, il suo nuovo fratellastro; Clarissa, la spocchiosa del gruppo; Ren, l’amico nerd e dunque logorroico; ed infine Nona, la ragazza pacata ed introversa per la quale Ren stravede.
Una volta raggiunta la spiaggia, i cinque accendono un falò ed iniziano a conversare mandando giù qualcosa da bere. Poco dopo, attratti da una misteriosa caverna in cui si mormora succedano cose strane sintonizzando la radio su determinate frequenze, scatenano una misteriosa entità dalle intenzioni malevole. Così, tra strane ed inquietanti apparizioni e disturbanti alterazioni dello spaziotempo, i cinque si trovano coinvolti in qualcosa che sfugge all’umana comprensione e che metterà la loro stessa vita in pericolo. Ovviamente non possiamo anticiparvi null’altro per evitare di rovinarvi la sorpresa. Possiamo solo dirvi che l’isola racchiude in sé tutto quel che serve per trattenervi davanti al televisore fino ai titoli di coda.

Cosa mi dici mai?

Come già anticipato in apertura, il gameplay, per come siamo soliti intenderlo, è ridotto all’osso: nei panni di Alex possiamo camminare, saltare, arrampicarci, aprire porte ed interagire con determinati oggetti dello scenario, utilizzando di tanto in tanto anche la radiolina che Alex porta con sé. E’ però nei dialoghi che Oxenfree dà il meglio di sé, attraverso la possibilità, invero non del tutto inedita, di scegliere cosa dire selezionando il rispettivo balloon che farà capolino sopra la testa di Alex. Le conversazioni diventano quindi coinvolgenti e naturali, complice l’eccellente doppiaggio, e trasformano almeno in parte l’evolvere della storia, influenzando pure i rapporti interpersonali. I nostri cinque protagonisti gesticolano, si arrabbiano, si annoiano e provano empatia. La narrazione di Oxenfree fa quindi largo uso delle emozioni umane e fa dell’adolescenza e del paranormale i suoi temi predefiniti: più che un’esperienza di gioco potremmo definirla un’esperienza emozionale da vivere pad alla mano. La cosa tragica è che dovrete avere, per forza di cose, assoluta dimestichezza con la lingua inglese, perché il gioco non è stato localizzato, nemmeno per quanto riguarda i sottotitoli. Un difetto, se così possiamo chiamarlo, che di certo non può passare inosservato e che rischia di allontanare parecchi giocatori. Seguire i dialoghi ed al contempo scegliere la risposta da dare, può rivelarsi davvero complicato, non dimenticatelo.

Arte da vivere

Il mondo di gioco è frutto di una realizzazione artistica di elevata caratura, con scenari a due dimensioni e mezzo disegnati ad acquerello dalle proporzioni distorte: tra inquietanti foreste, fatiscenti installazioni militari e corsi d’acqua vi torneranno in mente le suggestive atmosfere di Lost, Twin Peaks e, restando in ambito videoludico, di Alan Wake. Fa da contrasto lo stile “fumettoso” dei personaggi, anch’essi tratteggiati con estrema cura.
Pregevole anche il comparto sonoro, con musiche a tema, effetti ambientali credibili ed un doppiaggio di alto livello.
Problemi tecnici all’orizzonte? Un po’ di tearing in alcuni frangenti, occasionali blocchi e dei controlli forse un po’ “legnosi”, soprattutto durante le arrampicate. Nulla di particolarmente invalidante, sia chiaro, ma da un gioco poco avido di risorse ci saremmo aspettati un’esperienza priva di qualsivoglia grattacapo di natura tecnica. E’ probabile che gli sviluppatori ci mettano una pezza quanto prima.

Il costo del biglietto

Concludendo, Oxenfree è senza alcun dubbio un titolo meritevole di attenzione, unico nel suo genere e dotato di grande atmosfera. Un’avventura dal fascino dark che fa della narrazione il suo cavallo di battaglia, evidenziando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che i videogiochi hanno molto da raccontare. Certo, resta il fatto che riuscirete a giungere ai titoli di coda in appena 4-5 ore ed il prezzo non incoraggiante (€ 19,99), unitamente alla mancata localizzazione in lingua italiana, potrebbero farvi desistere, a ragione. Il punto, però, è che rischiereste di perdervi una piccola grande perla, non priva di difetti ma a suo modo affascinante. Il nostro consiglio è quindi quello di aspettare un’eventuale riduzione del prezzo del “biglietto”. Edwards Island è una piccola isola che merita di essere visitata almeno una volta nella vita.

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