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Recensione Odin Sphere: Leifthrasir

di: Simone Cantini

Piove mentre la piccola Alice si aggira annoiata per la casa, in compagnia del fido gatto Socrate. Vorrebbe giocare, ma non ha molta voglia di tirare fuori dal baule quelle bambole oramai impolverate. Sbuffa, mentre il suo piccolo amico peloso le si strofina sornione contro le caviglie avvolte dalle candide calze. Alice lo carezza, quasi distrattamente, mentre con la coda dell’occhio scorge uno strano libro sul pavimento. La copertina, per quanto anonima, sembra attrarla con una forza alla quale è impossibile resistere. Alice si china, meccanicamente, ed inizia a sfogliare quel tomo misterioso, finendo con il venire rapita da Odin Sphere: Leifthrasir, mentre Socrate le si accoccola placidamente ai piedi.

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Cinque storie, un solo destino

Erano gli anni in cui la moda del tridimensionale stava dettando legge, relegando in un angolo le produzioni bidimensionali, quasi non fossero neppure degne di essere ricordate anche solo nei sogni più arditi. Ed è in questo scenario assai bizzarro in cui la gloriosa PS2 si apprestava a cedere il passo alla sua oscura e più scattante sorella, che il buon George Kamitami scelse di sovvertire le regole che sembravano oramai scolpite nella roccia, lanciando sul mercato Odin Sphere, un frenetico e riuscito concentrato di azione e anatomie bizzarre (da sempre marchio di fabbrica dei suoi Vanillaware) frullate assieme rigorosamente in due dimensioni. Come prevedibile, sedotti come erano da costruzioni geometriche ben più avveneristiche ed appariscenti, i player del globo non premiarono come avrebbe meritato l’opera del team nipponico, confinandolo all’interno di quella nicchia di titoli che, molto spesso, sono in grado di regalare più soddisfazioni di quanto non facciano i loro ipertrofici cugini. Fortuna vuole, però, che in un’epoca videoludica che pare non poter prescindere dal ripescare da un passato talvolta neppure troppo felice e remoto, Kamitami e compagni abbiano visto bene di dare una decisa lucidata al loro piccolo gioiello, riproponendolo su tutte le console Sony attualmente in commercio (sì, parlo anche di te PS Vita) con il nome di Odin Sphere: Leifthrasir. Il gioco, oggi come allora, non è altro che frenetico action, condito con una veemente spruzzata di elementi ruolistici. Durante le circa 40 ore necessarie a giungere agli agognati titoli di coda saremo chiamati a vivere 5 avventure parallele, interpretando di volta in volta uno dei personaggi la cui vita, in un modo o nell’altro, sarà destinata ad intrecciarsi con quella degli altri protagonisti. Il tutto seguirà uno svolgimento cronologico tutt’altro che lineare , ricordando in parte quanto visto nella saga di Forbidden Siren, seppur in maniera meno frammentata.

Odin Sphere Leifthrasir

La potenza è nulla senza controllo

Il nucleo dell’azione di Odin Sphere: Leifthrasir ci vedrà impegnati a venire a capo di un dedalo di stage collegati tra loro come se fossero un elementare labirinto, sulla scia di quanto visto già in Muramasa: The Demon Blade (guarda caso sempre di Vanillaware): all’interno di ogni stanza troveremo ad aspettarci orde di nemici, oppure giganteschi boss, che dovremo sconfiggere tramite un combat system in apparenza molto semplice ma che, con il progredire della storia, necessiterà di andare oltre il mero button mashing per avere la meglio sugli avversari più ostici. Le combo basilari saranno relegate alla pressione del tasto Quadrato, che in combinazione con le frecce del d-pad, permetteranno di scatenarsi negli attacchi più disparati. A questi potremo aggiungere altre mosse che sarà necessario sbloccare recuperando particolari pietre nascoste nei vari stage, le quali andranno a sbloccare un corposo set di mosse accessorie (tutte upgradabili) che sarà possibile assegnare all’accoppiata tasto Cerchio e d-pad. Non mancheranno poi pozioni, che sarà possibile craftare in ogni momento combinando tra loro qualunque oggetto che recupereremo sul campo di battaglia, un interessante sistema di crescita che non sarà legato unicamente all’uccisione dei nemici, ma si baserà anche sul cucinare (tramite un apposito NPC) i piatti più disparati, a patto di aver recuperato ingredienti e relativa ricetta. Chiude il cerchio l’immancabile set di equipaggiamenti accessori, in gradi di fornire bonus passivi oltre che di migliorare le caratteristiche del nostro personaggio. Padroneggiare e gestire al meglio tutte le risorse potrà sembrare decisamente complesso, ma basteranno pochi minuti di gioco per capire come una simile abbondanza di idee sia stata declinata in maniera decisamente fruibile. E questa semplicità di utilizzo è quanto mai necessaria alla luce del sistema di reward che permea ogni singolo micro stage: ciascun combattimento, difatti, terrà conto della nostra abilità, del tempo impiegato per concluderlo, della qualità e varietà di combo e dei danni ricevuto e causati. A seconda del giudizio che otterremo saremo ricompensati con un set di oggetti la cui qualità sarà ovviamente legata al grado ottenuto, rendendo quindi la sfida contro sé stessi ben più di un semplice vanto personale. Interessante anche la cornice narrativa che funge da corollario alle varie azioni, tratteggiata attorno a luoghi e personaggi della mitologia norrena, capace di vantare un cast di protagonisti e comprimari interessanti e ricchi di fascino. Magari sul lungo percorso si potrebbe avvertire un po’ troppo il peso del backtracking e del riciclo di alcuni ambienti e nemici, ma si tratta comunque di una scelta per lo meno giustificata da esigenze di racconto.

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Non chiamatelo remaster

Pur non trattandosi di un remake completo, sarebbe alquanto riduttivo etichettare Odin Sphere: Leifthrasir come un mero remaster. La grafica, forte della risoluzione in full HD, risulta ancora più sontuosa e certosina di un tempo, grazie a degli sprite dettagliatissimi e ad un impianto scenico che in virtù dei numerosi strati di parallasse (bei tempi quando la bontà di un titolo era legata a simili aspetti…), una cura maniacale per il dettaglio ed un character design splendido, sarà in grado di titillare a dovere anche le pupille più esigenti. Impeccabile la colonna sonora curata dal maestro Hitoshi Sakimoto, riarrangiata per l’occasione. Ottimi i due voice over presenti (giapponese ed inglese), così come la localizzazione nella nostra lingua. E allora perché non definirlo semplicemente un remaster? La risposta è evidente confrontando la modalità classica (in pratica il gioco originale) presente sul disco con quella rinnovata: oltre a migliorare ed ampliare il parco mosse, Kamitami e soci hanno visto bene di introdurre tutto il sistema di abilità passive, feature inedite ed uno snellimento radicale di alcune farraginose meccaniche presenti in origine. In pratica ci troviamo al cospetto di una versione ampliata e potenziata del vecchio Odin Sphere.

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Odin Sphere: Leifthrasir ha quel buon sapore di una volta, di quando i giochi venivano realizzati con cura sin dal principio, consci del fatto che non ci sarebbero state patch in corsa o DLC già pianificati da tempo a salvare un debutto disastroso. La creatura di Vanillaware, già notevole nove anni fa, torna oggi in tutto il suo rinnovato splendore, per ricordarci come si stava meglio quando si stava (tecnicamente parlando) decisamente peggio di oggi. Due sola parole: fatelo vostro.