Recensioni

Recensione Mullet MadJack

di: Simone Cantini

Sempre di fretta, sempre di corsa, coerentemente in linea con la società attuale, che ci vuole perennemente in movimento, pronti a produrre e produrre ancora ed ancora. Una vita forsennata e scandita da ritmi ed orari precisi, che tendono ad incastrarsi e sovrapporsi come non mai, in un loop infinito e apparentemente inscalfibile. Ecco, se vi ritrovate in una simile descrizione, allora avete molto in comune con il mondo tratteggiato in Mullet MadJack, ipercinetico FPS sviluppato dai brasiliani ragazzi di HAMMER95, che tra ironia e citazioni à gogo, costruisce un’esperienza dannatamente attuale nella sua acida e futuristica concezione. Pronti anche voi a fare incetta di like, mentre si falciano senza pietà orde di robot senzienti? Ovviamente tendo sempre sottocchio il nostro preziosissimo timer…

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10 secondi per morire

Ah l’IA, croce e delizia dei tempi moderni, uno strumento in grado di semplificare a dismisura il lavoro per i poveri umani, perennemente vessati da scadenze e doveri vari. Peccato che nel futuro dipinto da Mullet MadJack, pur senza raggiungere le disastrose vette toccate da una certa Skynet, il mondo sia oramai sotto il controllo di robot senzienti, che hanno preso il posto degli uomini in cima alla scala sociale. I padroni che furono della Terra sono ora ridotti a svolgere umilianti lavori virtuali, gregge di pecore non digitali chiamate a creare hype, generare like e mantenere sempre alto il tenore di vita dei robomiliardari. Un’esistenza che, in perfetto stile con la frenesia dei tempi moderni, richiede anche di assorbire costantemente dopamina per poter sopravvivere, pena la morte dopo appena 10 secondi.

Un loop che è al centro degli streaming organizzati per sollazzare la popolazione della Terra, di cui il nostro Moderatore dal capello ingombrante diverrà protagonista, mosso dal desiderio di un paio di scarpe nuove di zecca. E dalla necessità di salvare, nel mentre, una principessa del web. Per farlo dovrà scalare un grattacielo in odor di Die Hard, ovviamente brulicante di automi pronti a fargli la pelle. Peccato che di mezzo ci siano questi famosi 10 secondi di vita, che potranno essere incrementati a suon di uccisioni: indugiare troppo e portare il timer a zero, però, farà scattare letteralmente il game over. Un concept folle e assurdo, accompagnato da una sceneggiatura altrettanto fuori di testa, ma che se ben sviscerata nasconde una critica nemmeno troppo velata al bisogno di apparire che attanaglia la società attuale. Un lavoro di critica che non risparmia ironia e citazioni, che spaziano da Hokuto a Demolition Man, passando per Akira, in un concentrato di acida follia dall’estetica tipicamente anni ’90.

Game non sempre over

Come detto, core dell’esperienza proposta da Mullet MadJack sarà proprio la gestione dell’esiguo tempo a disposizione del nostro protagonista, che è servito per costruire un FPS ipercinetico, in grado di far sembrare il nuovo corso di Doom una sorta di rallenty del genere. Ciascun piano del grattacielo non porterà via più di una trentina di secondi per essere superato, e ci chiederà di essere quanto più rapidi possibile, sia cercando piccole scorciatoie in grado di agevolare la fuga, si uccidendo quanti più robot possibili, così da incrementare il tempo a nostra disposizione. L’idea è tanto strampalata quanto azzeccata, e da vita ad un loop di gioco divertente e a tratti spiazzante, con l’unico intoppo da ritrovare in una certa ripetitività del layout dei livelli, che saranno generati in maniera procedurale.

Un escamotage, questo, che si affianca alla natura roguelike dell’esperienza e che, nonostante io sia oramai refrattario ad una simile impostazione, ho trovato comunque molto calzante ed adatta al contesto. Tali meccaniche si tradurranno nel poter scegliere un potenziamento o un’arma alla fine di ciascun piano, con il monte di power up accumulati che si resetterà ogni 10 livelli superati, dopo aver ucciso il boss di turno. In cambio di questo ridimensionamento otterremo un checkpoint da cui ripartire, oltre ad un bonus che verrà mantenuto perennemente per ciascuna run. La progressione è risultata pertanto molto organica e stimolante, complice anche un gameplay divertente e sempre pronto a sorprendere con varie trovate, capaci di sovvertire in parte un’ossatura così schematica ed essenziale. Non mancheranno anche alcune piccole chicche più o meno nascoste (spassosissimo l’unboxing in stile anni ’90), oltre a classifiche online, modalità endless e boss rush, capaci di elevare a dovere il già sostanzioso fattore rigiocabilità. Benvenuti anche i vari livelli di difficoltà, che permetteranno a chiunque di godersi Mullet MadJack a prescindere dal proprio grado di abilità.

Next, please!

Fin dall’avvio del gioco, a colpire l’occhio è indubbiamente l’ispiratissimo stile grafico adottato da Mullet MadJack, che ricalca in modo smaccato lo stile anime visto a cavallo degli anni ’80 e ’90. Tra luci al neon, colori acidissimi ed una caratterizzazione azzeccata e assai convincente, il mondo di gioco riesce a bucare lo schermo con efficacia, al punto che verrebbe quasi voglia di avere tra le mani una serie animata tratta dal titolo HAMMER95. Naturalmente, vista la frenesia del gameplay, sarebbe stato un delitto trovarsi al cospetto di un frame rate traballante, ed infatti non ci si può lamentare della fluidità generale, che è risultata quasi sempre elevatissima ed impeccabile. Ho detto quasi perché non sono mancati alcuni momenti in cui la conta dei fotogrammi cala esponenzialmente, lasciando il tutto in preda di vistosissimi scatti per un paio di secondi. Fortunatamente si tratta di episodi davvero sporadici, ma risultano parimenti abbastanza incomprensibili. Azzeccato anche il fronte sonoro, che vanta un voice over in inglese sopra le righe quanto basta, a cui si affianca una soundtrack synth/rock sempre sul pezzo e galvanizzante al punto giusto. Ah, tutto è localizzato pure in italiano…

Un certo Andy Warhol profetizzò i famosi 15 minuti di notorietà, ma a Mullet MadJack bastano appena 10 secondi per entrare nel cuore dei giocatori. Per quanto sia essenziale e semplicissimo il suo concept ludico, il lavoro firmato HAMMER95 ha le gambe lunghe e riesce ad intrattenere a dovere grazie ad un divertimento e ad un equilibrio quasi impeccabile. Gran parte del fascino è da imputare anche al substrato narrativo che permea la produzione e che, ad uno sguardo superficiale, potrebbe quasi apparire come superfluo e marginale. Quello che resta, qualunque sia la vostra disamina, è un FPS atipico e sfacciato, divertente e lisergico al punto giusto, che paga soltanto una certa ripetitività del layout dei livelli e la consueta tassa di aleatorietà che siamo chiamati a scontare quando ci si approccia ad un roguelike.