Metamorphosis - Recensione

I lavori videoludici tratti da opere letterarie celebri non sono certo una rarità, basta pensare ai lavori di American McGee, tutto sommato fedeli alle opere di Carrol, ma anche a rielaborazioni in chiave decisamente più kitsch come Dante’s Inferno. Proprio per questo motivo non stupisce l’arrivo di Metamorphosis, titolo sviluppato dai ragazzi di Ovid Works che, proprio come suggerisce il titolo, prende spunto dal capolavoro di Franz Kafka. Come sarà andato questo incontro di media?

Sogno o son desto?

Dichiarando apertamente di ispirarsi al capolavoro dello scrittore boemo, Metamorphosis mette in scena l’avventura del giovane Gregor Samsa, che una mattina si risveglia dal proprio sonno solo per scoprire di essersi tramutato in un gigantesco insetto. A dispetto della palese ispirazione, però, il lavoro dei ragazzi di Ovid Works non si vergogna di prenderne in parte le distanze, sin dal principio, dato che il nostro sventurato eroe vedrà ridotte le sue dimensioni a quelle di un piccolo scarafaggio. Questo escamotage non è però dovuto alla volontà di tradire il materiale di partenza, ma è in realtà un semplice escamotage utile ad imbastire il gameplay di Metamorphosis: il titolo, difatti, giocherà proprio sulla piccolezza di Gregor, portandoci ad esplorare ambienti giganteschi, ma anche surreali ambientazioni in cui si ritrovano a vivere altri insetti come lui. Il tutto collocato all’interno delle pareti videoludiche di un walking simulator, in cui sono però presenti delle intriganti e corpose sezioni platform, corredate anche da qualche enigma e da alcune fetch quest, che andranno a scandire la progressione generale. Data la peculiarità della nuova natura di Gregor, il protagonista si ritroverà a muoversi all’interno di cassetti, grammofoni divenuti night club per artropodi, ma anche città e strampalati uffici, ricolmi di congegni ed ostacoli da superare. Qualunque sia l’ambiente in cui ci aggireremo, c’è da rimanere piacevolmente colpiti dal modo in cui tutto è stato progettato dai ragazzi di Ovid Works, con gli stage umani che colpiscono nel segno grazie ad un senso di scala ottimamente reso sullo schermo, mentre le location più a nostra misura presentano uno stile davvero azzeccato. In entrambi i casi il nostro obiettivo sarà quello di trovare il percorso giusto, magari sfruttando anche delle sostanze appiccicose sparse per i livelli, che ci permetteranno di scalare ostacoli e pareti. Il motore che ci spingerà ad arrivare ai titoli di coda, raggiungibili in poco più di 3 ore, sarà la volontà di tornare umano, recuperando i documenti necessari ad accedere agli uffici della Tower, una misteriosa organizzazione gestita dagli insetti che sembra saperne assai in merito alla nostra trasformazione. Questo nostro viaggio, però, finirà presto per intrecciarsi con l’arresto del nostro amico Josef, incriminato in seguito a dei non precisati motivi. Lo sviluppo parte da premesse sicuramente stuzzicanti, oltre che sorretto da dialoghi ben scritti e a tratti anche spassosi, ma che finisce ben presto per diventare sin troppo criptico e confuso, fino a giungere ad uno dei due finali in maniera sin troppo brusca, e senza che tutti i nodi siano stati districati con chiarezza, lasciando ben presto sullo sfondo il materiale originale di partenza.

La voce del padrone

A dispetto, quindi, di una narrazione non perfettamente a fuoco e centrata, la molla che ci spinge a proseguire il viaggio di Gregor è senza dubbio nascosta nel gameplay generale di Metamorphosis, che può vantare delle fasi platform davvero intriganti, oltre che calate in livelli di pregevole fattura. È indubbio, infatti, come lo stile generale del lavoro di Ovid Works giochi un ruolo di primaria importanza nel coinvolgimento del giocatore, grazie ad atmosfere che sembrano più provenire da Alice nel Paese delle Meraviglie, piuttosto che dallo scritto a cui si ispira. Buone anche le performance generali, che su Switch non hanno fatto registrare problematiche evidenti, anche in modalità portatile. Ottimo il comparto audio, con una soundtrack decisamente calzante ed un doppiaggio in inglese davvero suggestivo, che ha nei cambiamenti della voce di Gregor l’aspetto più intrigante e riuscito. Il tutto è sottotitolato in italiano, per la gioia dei non anglofoni.

Seppur solo ispirato allo scritto di Franz Kafka, Metamorphosis riesce a catturare ugualmente il giocatore, grazie ad un gameplay non certo rivoluzionario, ma che se calato nel giusto contesto (come quello della produzione in questione) riesce a mettere sul piatto dei motivi sufficienti ad intrattenere il giocatore. Ad una storia che parte da premesse interessanti, ma che si perde un po’ troppo nell’incedere, si accompagnano delle sezioni platform e walking simulator rese ancor più gradevoli dallo stile generali e dall’eccellente senso di scala che accompagna le sezioni in ambienti umani. Peccato che il tutto si esaurisca davvero troppo in fretta per riuscire a strappare un giudizio più lusinghiero.

  • La storia inizia bene…

  • Fasi platform interessanti

  • Senso di scala reso alla perfezione

  • …ma si fa ben presto molto fumosa

  • Longevità ridotta

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