Liberated - Recensione

Giusto un paio di settimane fa, in occasione della recensione di Fury Unleashed, avevo accennato alla crescita delle produzioni videoludiche polacche, oramai una realtà fortemente consolidata per quanto riguarda il mercato europeo. E ad ulteriore conferma di quanto affermato in tale sede, ecco giungerci su console Liberated, debutto dei ragazzi di Atomic Wolf, che sono stati capaci di creare un’esperienza decisamente originale, ma che si porta appresso qualche inevitabile peccato di gioventù.

Every breath you take

Ultimamente si sente spessissimo dire che siamo meno importanti dei dati che produciamo, e tale affermazione trova la sua più spietata attuazione nel distopico universo in cui è ambientato Liberated. In un prossimo futuro, difatti, il governo degli Stati Uniti ha sviluppato un software in grado di tracciare i comportamenti di tutti i cittadini, così da poter sempre sapere (e prevedere) le azioni di ciascuna persona. Il tutto nasce in seguito ad un attentato avvenuto in una scuola elementare, che ha spinto le autorità a trasformare il paese in una sorta di Grande Fratello, in cui il denaro contante è stato abolito e l’attività social è obbligatoria, così da poter facilitare il controllo totale. In questo mondo opprimente, però, c’è una cellula di ribelli, i Liberated del titolo, che si batter per risvegliare le coscienze oramai sopite dei cittadini, oltre che fare luce sulla reale natura dell’attentato da cui tutti è scaturito. Ed anche noi, nei panni di quattro distinti personaggi, avremo il nostro ruolo in questa lotta, all’interno di altrettanti capitoli, in un gioco che mescola racconto, azione, enigmi ed esili bivi narrativi, utili più a visualizzare scene differenti, ma che non contribuiranno a modificare l’esito della storia. Il mix che ne scaturisce è davvero interessante e per certi aspetti originale, complice anche la volontà di raccontare il tutto attraverso le pagine di un fumetto, in cui di tanto in tanto le vignette si tramuteranno nei vari stage di gioco. Le circa 4 ore necessarie a giungere ai titoli di coda di Liberated, pertanto, scorrono veloci, e grazie ad una sceneggiatura interessante, il giocatore è sempre invogliato ad andare avanti. Peccato per il ritmo altalenante che caratterizza l’esperienza.

Chi ben comincia…

Una volta terminata la mia esperienza in compagnia di Liberated, non ho potuto fare a meno di tornare con il pensiero a Fahrenheit, il titolo sviluppato da Quantic Dream durante l’epoca dei 128 bit. Il titolo dei ragazzi di Atomic Wolf, difatti, condivide con il lavoro di Cage e soci un incipit davvero promettente e sfaccettato, capace di mettere sul piatto un insieme di elementi ludici quanto mai variegati, ma che non hanno però trovato la medesima applicazione nel proseguo. Il capitolo iniziale, difatti, presenta praticamente tutto quanto, a livello ludico, ho citato nella porzione precedente dell’articolo, creando nel giocatore una serie di aspettative che saranno, però, disilluse nei 3 capitoli successivi. Terminata la storia dell’hacker, difatti, tutto scorrerà in maniera decisamente più lineare, catapultandoci in sezioni in cui sparatorie e stealth si prenderanno la ribalta, inframmezzate da qualche piacevole, ma pur sempre sparuto, enigma. Non che si tratti di un male, dato che, pur essendo molto elementari come meccaniche, sia i momenti shooter che le capacità di agire nell’ombra si sono rivelate funzionali e riuscite, ma spiace constatare un appiattimento generale così marcato, soprattutto dopo un inizio di tutta altra natura. Quello che ci resta, in definitiva, è un semplice twin stick shooter bidimensionale, che fa dello stile e della sceneggiatura i suoi innegabili punti di forza: spogliato di ciò, difatti, Liberated risulterebbe un prodotto quanto mai banale. È evidente, difatti, come siano questi elementi esterni al gameplay (estetica e narrazione) a tenere il giocatore incollato al pad, vista la bontà del lavoro svolto dai ragazzi di Atomic Wolf, anche se Switch (la versione da me testata), ho riscontrato qualche sporadico calo di frame rate, pur se non tale da pregiudicare la godibilità del titolo. Spiace, al solito, constatare come nella pletora di linguaggi in cui il gioco è stato tradotto, continui a latitare il nostro caro italiano, il che in un titolo che punta forte sulla narrativa è un vero peccato.

Liberated è un titolo dalle due facce, in leggera antitesi tra loro: ad un incipit alquanto sfaccettato, difatti, si contrappone un proseguo dell’avventura decisamente più monocorde, per quanto avvincente e ben realizzato. A dispetto della brevità dell’esperienza, il ricordo di quelle battute iniziali che sembravano promettere molto di più di quanto poi ci sarebbe aspettato, non può che condizionare il giudizio complessivo, fermo restando che Liberated si attesta come un convincente debutto di una giovane software house polacca che, a questo punto, sono curioso di vedere all’opera nel loro prossimo lavoro: idee e talento ci sono, il tutto deve solo essere messo a fuoco in modo migliore.

  • Il primo capitolo mette in luce molte potenzialità…

  • Storia e stile intriganti

  • …che non trovano sfogo nel proseguo

  • E l’italiano?

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