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Recensione Jurassic World Evolution 3

di: Luca Saati

Quando Jurassic World Evolution 3 è stato annunciato, mi ero posto una semplice domanda: Frontier sarà riuscita ad andare oltre il semplice fan service, creando un gestionale a tutto tondo per gli amanti del genere? Sono passati quattro anni dal secondo capitolo, e Jurassic World Evolution 3 amplia e perfeziona la formula dei suoi predecessori con l’obiettivo di offrire un’esperienza ancor più profonda nella gestione di un parco a tema preistorico. Tuttavia, il gameplay non si evolve, restando immutato.

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Il mio Jurassic Park

Jurassic World Evolution 3 suddivide la sua esperienza in tre componenti principali: la classica Campagna, la modalità Sfida e la modalità Sandbox.

La Campagna vede, tra gli altri, l’attore Jeff Goldblum doppiare il Dr. Ian Malcolm nel ruolo di guida e narratore. La storia è ambientata dopo gli eventi dei film recenti e vede il giocatore gestire una serie di strutture e parchi in varie parti del mondo. La campagna è strutturata a tappe, mantenendo una certa libertà creativa nei vari habitat, pur dovendo rispettare alcuni dictat. C’è, ad esempio, il parco specializzato nelle voliere, ma niente e nessuno vieta di espanderlo con nuove strutture per accogliere altre tipologie di dinosauri. Sulle prime, la campagna guida il giocatore nei vari aspetti della gestione del parco, introducendo mano a mano le novità di gameplay di questo terzo capitolo. Superata la prima fase di ambientamento, la campagna si rivela ben strutturata e sufficientemente lunga, dando continuità tra una mappa e l’altra: a ogni cambio di scenario non si riparte da zero con le ricerche, rendendo così la progressione più rapida.

Sfida propone una serie di scenari con condizioni predefinite, con l’obiettivo di riportare il parco al livello che merita completando gli obiettivi. Con il completamento delle sfide a 5 stelle, si sbloccano statue e decorazioni estetiche da usare altrove, creando così un legame diretto tra questa modalità e le altre, in particolare Sandbox.

Sandbox è la classica modalità libera in cui si possono creare isole personalizzate e modificare una serie di parametri (denaro, ricerche, catastrofi, aggressività dei dinosauri, esigenze degli ospiti). Il generatore di isole consente di scegliere dimensione, morfologia, percentuale di acqua, rilievi e clima, producendo un codice che può essere condiviso con altri giocatori o riutilizzato per più run, trasformando le mappe in un vero contenuto creato dalla community. L’idea, come al solito per questa tipologia di modalità, è costruire il proprio parco personale senza vincoli oppure personalizzare il livello di sfida su misura.

Con queste tre modalitàJurassic World Evolution 3 è chiaramente un’esperienza longeva, capace di tenere impegnati gli appassionati per diverse decine di ore. Il limite, a un certo punto, diventa la propria fantasia e la voglia di spingersi sempre oltre con la creazione del proprio parco giurassico.

I soliti dinosauri

Giocando a Jurassic World Evolution 3 mi sono sentito esattamente come i personaggi dell’ultimo film, Jurassic World – La Rinascita, talmente abituati alla presenza dei dinosauri da non stupirsi più alla loro visione. Questo perché il terzo capitolo della saga di Frontier non fa nulla per staccarsi davvero da quanto seminato con i precedenti due episodi. Da una parte la scelta è comprensibile, dato che la formula di gioco ha funzionato finora e squadra che vince non si cambia; dall’altra si sente il bisogno di un qualcosa in più che stravolga il gameplay e renda questa saga più completa sul fronte gestionale, capace di scrollarsi di dosso quel senso di ripetitività che incombe inevitabilmente.

Il focus dei ragazzi di Frontier è stato quasi interamente sul rendere i dinosauri più vivi. Innanzitutto, adesso i dinosauri hanno un sesso (maschio/femmina) e possono riprodursi, dando vita a piccoli cuccioli che rappresentano per il parco una grande attrazione, attirando più visitatori. Con la presenza dei cuccioli, ora i dinosauri hanno veri e propri cicli di vita, crescendo col tempo con tanto di animazioni e IA dedicate: restano vicino ai genitori, interagiscono tra loro e possono essere più vulnerabili a predatori o stress ambientale, introducendo nuove situazioni da gestire. La presenza del sesso dei dinosauri influenza anche la genetica, con un sistema più profondo che consente di scegliere il sesso delle nuove creazioni oltre a una serie di tratti che possono poi essere ereditati dalla prole, con risultati talvolta inaspettati.

Passando alla gestione generale del parco, sono stati introdotti tutta una serie di automatismi: strumenti come le torrette di osservazione o le telecamere di sicurezza evitano ogni volta di dover andare a selezionare manualmente una squadra per effettuare lavori come la manutenzione del parco o la cattura degli animali in fuga.

L’aspetto economico del parco è stato reso più interessante con negozi, ristoranti e bar che possono essere adattati in base al flusso degli ospiti, oltre a dover tenere conto del posizionamento per massimizzare le entrate. Ci sono anche una serie di nuove attrazioni per attirare più visitatori e incassare ancora più soldi. Notevoli i tour interamente personalizzabili che permettono ai visitatori di interagire in maniera più diretta con i dinosauri. Tuttavia, l’aspetto economico resta ancora la parte più debole della produzione: appare chiara l’intenzione di Frontier di trasformare il tutto in un autentico parco giochi pad alla mano, in cui non ci si deve preoccupare più di tanto delle finanze.

Infine, la grande svolta rispetto al passato è rappresentata da un editor che permette di personalizzare qualsiasi aspetto (dagli edifici ai recinti) e condividerlo con la community tramite il workshop, esattamente come accade già in Planet Coaster 2. Anche la terraformazione è notevole: tra montagne scoscese, canyon profondi, altipiani collegati da ponti, laghi con cascate multilivello e combinazioni di biomi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Sul fronte tecnico c’è davvero poco di cui lamentarsi. I dinosauri sono senza ombra di dubbio il punto forte e gli scenari sono piacevoli, arricchiti dal ray tracing. Per il genere di appartenenza, Jurassic World Evolution 3 è una gioia per gli occhi, riuscendo a trasmettere, in combinazione con un efficace comparto sonoro, le stesse emozioni della saga cinematografica. C’è qualche piccolo calo di frame rate e qualche sporadico fenomeno di pop-up, ma niente che vada a inficiare l’esperienza di gioco. Nota positiva anche per il sistema di controllo e per l’interfaccia, che si adattano molto bene al pad.

Il parco giochi definitivo?

Jurassic World Evolution 3 è la naturale evoluzione della saga di Frontier, perfezionando meccaniche consolidate e aggiungendo tocchi affascinanti come i cicli vitali dei dinosauri, senza però osare una rivoluzione nel gameplay gestionale. I fan continueranno a essere incantati dalla sua libertà creativa e longevità, ma un fan generico dei gestionali che non si emoziona con i dinosauri rischia di restare nuovamente con l’amaro in bocca a causa di elementi di gameplay a tratti superficiali. Ideale per chi sogna di costruire il parco giurassico perfetto, resta però un’opportunità mancata per ambire al top del genere