Incantesimi a portata di Move… con Sorcery. - Recensione

Tra i progetti più interessanti annunciati in occasione della presentazione ufficiale del PlayStation Move, spiccò (nel lontano 2010) un certo Sorcery: un breve filmato rivelò le gesta di un giovane mago, armato della propria bacchetta, intento a lanciare ogni sorta di incantesimo attraverso l’utilizzo del luminescente nuovo controller targato Sony. Il tutto venne accolto con inaspettato ottimismo dai videogiocatori che, almeno sulla carta, videro il progetto come un forte tentativo di decasualizzare (concedeteci il neologismo) il concetto di controller di movimento. Il lavoro di The Workshop ha finalmente fatto il suo debutto sul mercato: premesse rispettate o ennesima delusione?

Tra i progetti più interessanti annunciati in occasione della presentazione ufficiale del PlayStation Move, spiccò (nel lontano 2010) un certo Sorcery: un breve filmato rivelò le gesta di un giovane mago, armato della propria bacchetta, intento a lanciare ogni sorta di incantesimo attraverso l’utilizzo del luminescente nuovo controller targato Sony. Il tutto venne accolto con inaspettato ottimismo dai videogiocatori che, almeno sulla carta, videro il progetto come un forte tentativo di decasualizzare (concedeteci il neologismo) il concetto di controller di movimento. Però i mesi passarono e con loro tutta una serie di produzioni non propriamente indimenticabili, ma del giovane mago si erano inspiegabilmente perse le tracce: ennesimo vaporware annunciato? Sicuramente no, dato che dopo un deciso cambio di rotta, il lavoro di The Workshop ha finalmente fatto il suo debutto sul mercato: premesse rispettate o ennesima delusione?

Same old story…

Il più classico degli incipit vede il giovane Finn, neo apprendista dello stregone Dash, prendere in prestito la bacchetta del vecchio maestro, spinto dal desiderio di sentirsi solo per qualche istante un potente stregone. E come insegna la tradizione sono sufficienti pochi istanti per far sì che Finn combini l’immancabile disastro, stavolta rappresentato dalla distruzione delle magica pozione preparata con cura da Dash. Inizia quindi la ricerca degli ingredienti utili a rimettere tutto a posto, ricerca che sarà (ovviamente) fonte di nuovi guai per il giovane e la misteriosa gatta parlante Erlaine: difatti, in seguito al reperimento di un cristallo, un’antica minaccia si risveglierà e toccherà ai due eroi riportare l’ordine nel regno. La trama di questo Sorcery, indubbiamente, non spicca per originalità e lo stesso può essere detto per il suo prevedibile e lineare dipanarsi, che vi accompagnerà senza particolari scossoni sino ai titoli di coda. Laddove però il lavoro di The Workshopcerca di distinguersi è nel sistema di controllo, rigorosamente gestito dall’accoppiata Move + Navigation Controller (si può utilizzare anche il canonico Dualshock, a patto di voler convivere con i crampi), rispettivamente incaricati di gestire la bacchetta magica e il mago, in quello che si presenta come un atipico e divertente action in terza persona.

Bibbidi bobbidi bu!

L’utilizzo del Move come strumento di offesa si rivelerà ben presto un’impresa molto semplice ed intuitiva, complice l’ottimo lavoro di mappatura e gestione dei movimenti svolto dai programmatori. Sarà sufficiente indirizzare i nostri colpi verso un avversario per lanciare un dardo nella sua direzione: grazie alla precisione comprovata del Move, a cui si unisce un sistema di targeting semiautomatico, difficilmente vedremo uno dei nostri attacchi cadere nel vuoto. La mira semi assistita sarà fonte di qualche intoppo unicamente quando ci troveremo ad affrontare molti nemici contemporaneamente, dato che il sistema tende a preferire il nemico che ci troveremo più vicino. Sotto questo punto di vista sarebbe stata gradita la possibilità di selezionare e fissare il nostro bersaglio. Ma si tratta comunque di un inconveniente con cui si riuscirà a convivere dopo pochi scontri. Ottimamente realizzata, invece, la gestione delle varie magie, le quali potranno essere richiamate attraverso la pressione del tasto Move, a cui andrà combinato un movimento specifico della bacchetta. Avremo a disposizione 5 tipologie differenti di incantamenti (ognuno legato ad un particolare elemento), che potranno essere concatenati tra di loro per poter dare origine ad effetti sempre differenti: ad esempio sarà sufficiente creare un vortice d’aria e lanciare al suo interno una palla di fuoco per dar vita ad un tornato fiammeggiante. Tutto, inoltre, è contestualizzato in base al tipo di nemico che andremo ad affrontare: starà, quindi, al giocatore scoprire quale sia il potere da utilizzare per avere la meglio in ogni situazione, soprattutto in occasione delle divertentissime boss battle che saremo chiamati ad affrontare. Altro aspetto interessante della produzione è costituito dal laboratorio alchemico il quale, una volta entrati in possesso dei reagenti necessari e di alcune ampolle, ci permetterà di creare un vasto campionario di pozioni (il tutto mescolando attivamente per mezzo del Move i vari ingredienti), per poi sorbirle dopo averle debitamente agitate e rovesciate in bocca. Per quanto riguarda il controller relegato alla mano sinistra, questi servirà a direzionare i movimenti di Finn, l’utilizzo dello scudo magico e la gestione dell’inquadratura, il cui controllo si è rivelato in alcuni frangenti non troppo efficace.

Incantesimo riuscito a metà

Uno dei punti deboli della produzione The Workshop è da ricercare nella non eccelsa realizzazione tecnica: questa ennesima iterazione dell’Unreal Engine 3, difatti, non è certo una delle più memorabili, a causa di un’ottimizzazione che risente pesantemente della travagliata gestazione patita da questo Sorcery. Minato da un aliasing assai marcato, un frame rate che perde visibilmente qualche colpo in occasione delle situazioni più concitate ed un campionario di texture non propriamente esaltanti, l’impatto visivo iniziale con il mondo di Finn lascia decisamente con l’amaro in bocca. Soprattutto considerando che, al di là di tutte le problematiche che si porta appresso, stiamo parlando di un titolo del 2012. Fortunatamente a risollevare le sorti del tutto interviene un level design che, per quanto lineare, non lesina scorci e situazioni decisamente convincenti. Privo di mordente, inoltre, anche il character design, capace di un guizzo unicamente in occasione della messa in scena dei vari boss. Sicuramente di tutta altra pasta il comparto sonoro, forte del solito, impeccabile doppiaggio con cui Sony è solita coccolarci, a cui si unisce una colonna sonora che, per quanto mai troppo presente, presenta una tracklist perfettamente amalgamata con il contesto, ricca di temi davvero ben orchestrati ed evocativi. Nella media con gli standard del genere la longevità, la quale si aggira attorno alle canoniche 8-10 ore, senza però offrire niente in merito ad una eventuale rigiocabilità, possibilità che andrà a stuzzicare unicamente i trophy hunter più incalliti.Sorcery è un titolo onesto, forse il miglior gioco puro attualmente disponibile per la periferica Sony. Di sicuro non è la killer application che tutti si auguravano, ma semplicemente un titolo molto divertente che ogni possessore di Move farebbe bene a non lasciarsi sfuggire, complice anche il prezzo budget a cui viene proposto.

2 Commenti a “Incantesimi a portata di Move… con Sorcery.”

  1. Spaceman on

    Non mi ha mai convinto fino in fondo questo gioco, però devo ammettere sono sono un po' curioso.

    A prezzo pieno no, ma sui 20 euro ci potrei fare un pensierino.

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