Hood: Outlaws & Legends - Recensione

A ben vedere, nonostante una popolarità smisurata, l’apporto del buon Robin Hood al mondo dei videogiochi è sempre stato decisamente minimale. Se mi soffermo a pensare all’iconica figura, a metà strada tra veriditicità storica e pura leggenda, il titolo più importante che mi balza alla mente, nonostante il suo ruolo marginale, è senza dubbio l’immortale Defenders of the Crown. Certo, non sono mancate altre produzioni, per quanto minori in fatto di importanza storica, ma almeno fino all’avvento di Hood: Outlaws & Legends, non ricordo particolari avventure che mi hanno portato ad interagire con Robin di Loxley. E dopo aver trascorso un bel po’ di ore in compagnia del lavoro di Sumo Newcastle, sono portato a pensare che, forse, sarebbe stato meglio continuare così.

 

Rubare ai ricchi…

E dire che, almeno sulla carta, l’idea che è alla base di Hood: Outlaws & Legends non sarebbe nemmeno tutta da buttare, visto il modo sicuramente originale con cu ripropone le meccaniche heist viste in Payday o Hunt. Nel gioco, difatti, saremo arruolati all’interno di una squadra, composta da 4 giocatori, che dovrà scontrarsi con un team rivale, nel tentativo di sottrarre alle forze dello stato un prezioso forziere, in quello che è un interessante meccanismo PvPvE. Divisi in tre fasi distinte, i match ci vedranno prima intenti a localizzare la posizione dello sceriffo, a cui dovremo sottrarre furtivamente la chiave della camera blindata che custodisce il bottino. Questa sarà situata in maniera casuale all’interno dell’ampia mappa di gioco (ce ne sono 5 al momento), ed una volta che l’avremo raggiunta e ci saremo impossessati del forziere in questione, dovremo preoccuparci di portare il tutto presso uno dei tre punti di estrazione. Qua, per mezzo di un argano attivabile da un massimo di due player, sarà nostro compito assicurarci di superare i 7 step che ci separano dalla conclusione del match, resistendo nel contempo all’offensiva degli avversari, sia umani che gestiti dalla IA. Concettualmente parlando il meccanismo messo in piedi da Sumo Newcastle ha decisamente il suo bel perché, anche se pad alla mano duole constatare come le buone intenzioni finiscano per essere rovinate da una messa in pratica alquanto rivedibile, che scardina senza troppi preamboli le velleità stealth che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto essere alla base della produzione. Superata la fase iniziale che ci porta al recupero della chiave, difatti, in cui agire nell’ombra sarà quanto mai indispensabile per non allertare le guardie digitali, così da attivare l’allarme e renderci visibili, sulla mappa di gioco, anche dagli avversari, la situazione finisce per degenerare nel caos: una volta scoperti, difatti, i meccanismi di furtività vanno ben presto a farsi benedire, trasformando il tutto in una mega rissa tra umani e intelligenza artificiale, situazione che mette in mostra tutti i limiti di un combat system quanto mai abbozzato, oltre che un bilanciamento delle classi non proprio ottimale.

…per dare a chi?

Il cast di personaggi che caratterizza Hood: Outlaws & Legends può vantare quattro distinti elementi, ognuno rappresentante una specifica classe: abbiamo il ramingo Robin, arciere letale indicato per gli attacchi a distanza, in grado di uccidere con un headshot qualsiasi personaggio; Marianne, invece, è l’assassina del gruppo, capace di rendersi invisibile per colpire alle spalle i nemici; John incarna il tank di turno, devastante nel corpo a corpo grazie al gigantesco martello, oltre che in grado di sollevare le saracinesche che separano le varie porzioni della mappa; chiude il cerchio il mistico Tooke, sicuramente il personaggio più overpowerd del quartetto, che può curare gli alleati e colpire dalla media distanza grazie ad una letale mazza. Si tratta di specializzazioni alquanto standard per il gioco Sumo Newcastle che, se calate all’interno di una squadra affiatata e pronta a coordinarsi e comunicare, riescono a rendere decisamente più agevole il successo delle sortite, pur non presentando come già detto un ottimale bilanciamento dei ruoli. Il problema nasce quando decidiamo di affidarci al matchmaking casuale, che oltre a permettere la presenza di più personaggi identici nel team, rende a tratti impossibile attuare tattiche efficaci in assenza della fattiva volontà di cooperare. L’accoppiamento casuale, inoltre, non tiene affatto conto del livello dei vari personaggi, rendendo assai frequente la formazione di team sin troppo sbilanciati: non sarà raro trovare compagini di novellini costretti a duellare con utenti ben più scafati ed abili. Al caos organizzativo, inoltre, si affianca la confusione battagliera delle schermaglie in campo aperto, che tra hit box sballate, un input lag a tratti imbarazzante e gli innegabili vantaggi che gli utenti PC hanno nei confronti dei giocatori console (il titolo attiva di default il cross-play), non risparmia anche alcune scelte di design incomprensibili. La più marchiana, in tal senso, è la possibilità di assassinare il nemico di turno semplicemente avvicinandosi alle spalle, anche se già avvistati e scoperti: una scelta davvero inconcepibile per un titolo che si poggia anche su meccaniche stealth. Rivedibile anche il sistema che assegna la vittoria del match, che verrà assegnata a chi porterà a termine l’ultima frazione del processo di estrazione del forziere: il vostro team potrà fare tutto, ma basterà che gli avversari vi sovrastino durante l’ultimissima porzione per mandare tutto a gambe all’aria. Decisamente frustrante ed incomprensibile. Una volta terminato il match, potremo decidere come impiegare il denaro recuperato, e scegliere se donarlo al popolo oppure tenerlo per noi: nel primo caso andremo ad aumentare il livello del nostro campo base, l’hub principale del gioco, rendendo disponibili per l’acquisto nuove skin ed armi; scegliendo l’avidità, invece, riempiremo il nostro borsellino, così da spendere il malloppo negli shop presenti nell’accampamento. Tramite i punti esperienza accumulati, inoltre, sbloccheremo anche dei perk aggiuntivi per le quattro classi.

Magro bottino

A livello contenutistico, Hood: Outlaws & Legends allo stato attuale delle cose non brilla certo per varietà, dato che è disponibile una sola modalità di gioco, ovvero la citata PvPvE. Certo, il titolo annovera anche una sezione di pratica contro l’IA, ma considerando che non consente di accumulare né denaro né esperienza, oltre ad essere totalmente estranea alle meccaniche che regolano i match veri e propri, risulta quanto mai superflua. Fortunatamente il tutto è proposto ad un prezzo decisamente contenuto (€ 29,99), ed in più il team ha già delineato la futura roadmap della produzione, che tra nuovi oggetti cosmetici, personaggi e modalità di gioco alternative (e magari qualche patch correttiva), mi auguro riesca a rivitalizzare un prodotto dal potenziale interessante, ma che pecca un po’ troppo sul fronte puramente realizzativo. Tecnicamente parlando ci troviamo al cospetto di un gioco palesemente cross-gen, con personaggi dal design non proprio strabiliante, ma che compensa il tutto con una direzione artistica davvero pregevole: le atmosfere dark del mondo di gioco sono, difatti, davvero azzeccate, così come riuscito è il level design generale, che è riuscito a proporre mappe ottimamente realizzate e ben strutturare. Interessante, nella release PS5, l’utilizzo del DualSense, che tramite i grilletti adattivi restituisce alla perfezione la tensione della corda di arco e balestra, oltre a quella dei colpi ravvicinati.

Hood: Outlaws & Legends è un titolo dal potenziale sicuramente interessante, ma che allo stato attuale delle cose esaurisce tutte le proprie cartucce nel proporre un’idea originale ad un prezzo decisamente competitivo. Purtroppo la produzione firmata Sumo Newcastle pecca per quanto concerne la messa in pratica del concept, non riuscendo ad aderire pienamente alle meccaniche stealth che, per intenzioni, avrebbero dovuto essere alla base di tutto. I vari furti, purtroppo, si trasformano ben presto in risse in campo aperto, sorrette da un combat system traballante ed uno sbilanciamento generale che investe classi e matchmaking, accompagnando il tutto con un sistema di vittoria assolutamente incomprensibile. Il fatto di presentare, al momento, una sola modalità di gioco, inoltre, non aiuta i giocatori a rimanere incollati per troppo tempo al gioco, ma almeno sotto questo aspetto il futuro della produzione si prospetta roseo, viste le intenzioni del team: resta da capire quanto saranno disposti ad attendere i giocatori.

  • Idea di gioco interessante

  • Stile generale e level design di spessore

  • Una sola modalità di gioco

  • Combat system deficitario

  • Bilanciamento rivedibile