Gran Turismo 6 - Recensione

Gran Turismo 6 non è soltanto un videogioco, è molto di più. È l'incarnazione videoludica dell'amore viscerale per i motori, il brivido lungo la schiena di chi perde il senno di fronte alle sinuose curve di una supercar. È la realizzazione in chiave digitale del sogno automobilistico di Kazunori Yamauchi.
Più semplicemente, Gran Turismo 6 è un racing game dalla forte personalità, ben ancorato alle sue convinzioni, che, dopo le titubanze di un quinto capitolo segnato da una gestazione alquanto travagliata, si presenta al grande pubblico raffinato e rivisto in qualsiasi aspetto: dall'interfaccia grafica al modello di guida. Scopriamolo insieme.

Con oltre 70 milioni di copie vendute in quindici anni, la serie Gran Turismo si erge altissima nello sconfinato panorama videoludico e si conferma uno dei brand più influenti ed importanti dell’automobilismo moderno, virtuale e non. 
Gran Turismo 6, quindi, non è soltanto un videogioco, è molto di più. È l’incarnazione videoludica dell’amore viscerale per i motori, il brivido lungo la schiena di chi perde il senno di fronte alle sinuose curve di una supercar. È la realizzazione in chiave digitale del sogno automobilistico di Kazunori Yamauchi.
Più semplicemente, Gran Turismo 6 è un racing game dalla forte personalità, ben ancorato alle sue convinzioni, che, dopo le titubanze di un quinto capitolo segnato da una gestazione alquanto travagliata, si presenta al grande pubblico raffinato e rivisto in qualsiasi aspetto: dall’interfaccia grafica al modello di guida. Scopriamolo insieme.

“Il secondo è il primo degli ultimi.”

La nuova interfaccia studiata da Polyphony Digital fa dell’accessibilità il suo punto di forza. Ogni elemento è disposto in maniera ordinata su una grande schermata a scorrimento orizzontale che racchiude tutte le informazioni e le icone facenti parte dell’esperienza di gioco. Ci si muove fra le varie modalità di gioco – quali ArcadeCarriera e Online fino alle sezioni dedicate alla gestione ed elaborazione delle auto o degli oggetti da acquistare – con estrema disinvoltura e con tempi d’attesa ulteriormente limati ed una navigabilità decisamente più user-friendly e, soprattutto, al passo coi tempi. Da questo punto di vista le “spigolosità” di Gran Turismo 5 sono soltanto un ricordo, i passi avanti sono tangibili sin dai primissimi minuti di gioco.
La modalità Arcade ci permette di scendere in pista in maniera agevole ed indolore per correre da soli o contro i piloti controllati dall’intelligenza artificiale, sfidare un amico in schermo condiviso oppure cimentarsi in una prova a tempo o una sfida derapata.

Come sempre, però, è la modalità Carriera che rappresenta il vero cuore pulsante dell’intera esperienza videoludica proposta da Polyphony Digital. Questa, opportunamente revisionata e costruita attorno al giocatore, offre una buona alternanza di situazioni nonché un interessante approccio multidisciplinare e si snoda attraverso sei macro-categorie di eventi a cui accedere in maniera graduale. Un percorso lineare solo in apparenza, la libertà di scelta gode infatti di un discreto margine, così da potersi dedicare ai diversi eventi a seconda dell’auto in possesso e l’ultima patente conseguita. Il sistema di progressione del pilota, che ricorda vagamente titoli come Angry Birds, verte sull’accumulo di un determinato quantitativo di “stelle”, assegnateci alla fine di ogni gara in base ai nostri risultati. Una volta ottenuto un numero sufficiente di stelle, è possibile quindi partecipare ad eventi specifici, speciali e non, e affrontare il rispettivo test della patente per guadagnare l’accesso alla categoria successiva, con auto, piste ed eventi/campionati più impegnativi. Le tanto amate e talvolta odiate patenti non sono quindi fini a se stesse ma al contrario rivestono un ruolo di primaria importanza per compiere il fatidico “salto di categoria”. Sia chiaro, non sono mai troppo difficili da conseguire, ma rappresentano comunque un passaggio obbligato. Riuscirete ad ottenere l’oro in tutte le prove?
Come già accennato, serpeggiando tra i diversi eventi sarete chiamati a misurarvi su delle piste via via più impegnative e tecniche, passando dai circuiti più iconici della serie, come Autumn Ring, Gran Valley Speedway, Apricot Hill e Tokyo R246 (Midfield Raceway di nuovo assente), fino ad arrivare ai veri mostri sacri delle competizioni motoristiche, come il Nurburgring, SPA, Monza e Suzuka. E parlando di strisce d’asfalto, tra le new entry più suggestive vale la pena menzionare Ascari, Willow Springs, Silverstone e Brands Hatch. Ce n’è per tutti i gusti, riscaldate le gomme.
Accanto alle solite coppe (della domenica e non) e ai trofei monomarca troviamo inoltre eventi speciali di varia natura, come adrenaliniche corse Nascar, entusiasmanti sfide sullo sterrato e sulla neve, gare sui kart e minigiochi totalmente fuori di melone raccolti nella sezione Pausa Caffè. Chiudono l’offerta le bizzarre escursioni sulla superficie lunare alla guida del Lunar Rover della spedizione Apollo 15. Già, roba da non crederci!

I crediti ottenuti alla fine di ogni evento possono essere spesi per acquistare nuove auto e componenti, così come caschi e tute da gara da esibire poi nella modalità Viaggio Fotografico. I potenziamenti da applicare alle vetture sono i classici della serie, con l’aggiunta dei freni da gara, kit aerodinamici, nitro e cerchioni. La messa a punto dell’auto prevede la regolazione di svariati parametri in base ai componenti montati, esattamente come già sperimentato nel quinto capitolo. Se siete dei piloti esperti e, soprattutto, pazienti e meticolosi, vi improvviserete meccanici in più di un’occasione, anche solo per limare di un paio di decimi il vostro miglior tempo. Dopotutto prima di battere gli altri, bisogna battere se stessi, che dite?

Volendo sintetizzare, potremmo dire che in Gran Turismo 6 regna il piacere della scoperta: si comincia su piste semplici con auto di piccola e media cilindrata e poi piano piano si mettono in luce tutte le novità di questo sesto capitolo, i tracciati inediti, il mastodontico parco auto e gli eventi speciali. Assaporarne il succo fino all’ultima goccia è un’impresa titanica e cerimoniosa ma coinvolgente quanto basta.

E il multiplayer come funziona? Vi diciamo subito che l’infrastruttura online di Gran Turismo 6 è stata tirata a lucido: durante i nostri test abbiamo sperimentato un netcode apparentemente più stabile e dei server in forma smagliante, capaci di supportare un discreto traffico senza particolari problemi.
Complice la nuova interfaccia grafica, la gestione della lobby – aperta a tutti o solo agli amici – è più agevole che mai e permette di organizzare eventi in men che non si dica, con la possibilità di personalizzare ogni aspetto grazie alla presenza di numerose opzioni. E poi ci sono gli Eventi Stagionali, cioè sfide ufficiali valide per un periodo di tempo limitato e supportate da leaderboard aggiornate in tempo reale.
Ritrovarsi con gli altri piloti virtuali, poi, sarà ancora più facile grazie alla futura possibilità di creare e gestire un club privato o pubblico.
Tuttora inspiegabile, invece, l’assenza delle classifiche online per tenere traccia dei giri migliori fatti registrare dai giocatori più veloci al mondo in ciascuna delle tante piste disponibili.

“Fare il pilota vuol dire prendere esattamente una curva a 240 km all’ora. A 239 hai perso la corsa. A 241 hai perso la macchina.”

Grazie alla straordinaria collaborazione con partner tecnici quali Yokohama Rubber, azienda leader nella produzione di pneumatici, e KW Automotive, uno dei marchi più celebri per quanto concerne le sospensioni, la fisica di Gran Turismo 6 è stata rielaborata per garantire un feeling ancora più realistico che in passato, pur senza stravolgerne la formula di base. I numerosi dati raccolti hanno permesso agli sviluppatori di plasmare un’esperienza di guida più raffinata, dove la ricerca della simulazione si fa più ostinata e convincente. A tal proposito va detto che per ovvie ragioni Gran Turismo 6 dà il meglio di sé stringendo tra le mani un volante dotato di force feedback, praticamente imprescindibile per assaporare appieno tutte quelle sfumature relative al rinnovato motore fisico. Badate bene, questo non vuol dire che non sia godibile con un joypad ma indubbiamente giocare con un buon volante conferisce all’esperienza un surplus di sensazioni non indifferente.
In questo sesto capitolo le sospensioni e gli ammortizzatori reagiscono in maniera più verosimile alle diverse sollecitazioni, enfatizzando il trasferimento dei pesi sotto l’effetto della forza inerziale e centrifuga. Si percepisce meglio anche il grip della vettura grazie al lavoro svolto sul coefficiente d’aderenza, che ha permesso di diversificare l’adesione e l’ingranamento degli pneumatici a seconda della superficie (asfalto asciutto e bagnato, sterrato e neve) e mescola adottata. Comprendere fino a dove ci si può spingere richiede tanta dedizione e trovare il perfetto equilibrio tra velocità, corretta impostazione delle traiettorie e messa a punto ideale è un vero spasso nonché una sfida.

Mentre i neofiti potranno affidarsi ai consueti aiuti alla guida, i piloti più esperti potranno invece disattivarli tutti per un’esperienza assolutamente senza filtri. Da questo punto di vista la scalabilità del modello di guida è garantita, non temete.
Il comportamento dell’auto è ben differenziato a seconda del modello e tiene conto del peso, della trazione e delle rispettive specifiche tecniche. Entrare in simbiosi con l’auto vuol dire isolarne i punti di forza e sfruttarli a proprio vantaggio. Ad esempio, alla guida di un’esuberante supercar a trazione posteriore è possibile affrontare una curva con una derapata controllata: in ingresso le si fa puntare l’avantreno verso il punto di corda per poi riallinearla in uscita giocando di controsterzo con uno “snap back” deciso e puntuale. Questo per dirvi che in Gran Turismo 6 si riesce ad essere competitivi guidando con il proprio stile, non ci sono forzature. Non è cosa da poco. Ma l’aspetto forse più sorprendente dell’intero pacchetto è l’eccezionale veridicità delle prestazioni. E questo vale per ogni vettura, premium o standard che sia. L’esperimento che abbiamo condotto è forse uno dei più semplici: abbiamo rilevato i tempi relativi allo 0-100 Km/h, 0-400 metri e, infine, 0-1000 metri. Risultato? I dati raccolti rispecchiano fedelmente quelli dichiarati dalle rispettive case automobilistiche. Chapeau.
Certo, resta ancora da capire che cosa ci facciano una trentina di versioni di Nissan Skyline, una ventina di Mazda RX-7 e quattro versioni della “vetusta ma sempreverde” Fiat 500. Siamo pronti a scommettere almeno 100 litri di benzina che delle 1200 auto di Gran Turismo 6 ne guiderete si e no trecento, praticamente un quarto. E poi non è possibile che ci siano più Suzuki che Lamborghini e più Daihatsu che Ferrari! Scendete da quella dannata Cappuccino e ribellatevi.

“Non è baciare il muro che mi preoccupa. È farci l’amore che mi spaventa un po’.”

Anche Gran Turismo 6 si porta dietro alcuni dei difetti storici della serie. Tra questi, l’aspetto che di certo delude più di tutti, specie considerando l’ottimo lavoro svolto dalla concorrenza, riguarda l’intelligenza artificiale: nonostante una modesta aggressività, seppur relegata a pochissime situazioni, la routine comportamentale dei piloti governati dall’I.A. è inverosimile ed anacronistica, e fa del rubber-banding (il famigerato “effetto elastico”) la sua bandiera: capita spesso che i piloti di testa prendano il largo durante il primo giro per poi farsi volontariamente riacciuffare alla fine della gara, in altre parole fanno di tutto per farvi vincere e per darvi l’illusione di aver compiuto una clamorosa rimonta. Come se non bastasse, fanno fatica a “svincolarsi” dalla traiettoria ideale e non azzardano quasi mai un sorpasso avventato. Più arrendevoli che arrembanti. Per avere un po’ di bagarre può essere utile scendere in pista con un’auto meno performante. Noi comunque – che si sappia – siamo colpevoli d’infrazione: eccesso di velocità.
L’idea che ci siamo fatti è che gli sviluppatori siano poco interessati a migliorare questo aspetto, come se l’unica vera sfida per un pilota virtuale fosse il cronometro. Una scelta che può essere più o meno condivisa ma che resta comunque opinabile. Se siete piloti esperti e siete alla ricerca di una sana e reale competizione, dovrete dunque affidarvi all’online. E di batoste ne prenderete pure tante, fidatevi.
Poco convincente, per non dire di peggio, anche la gestione delle collisioni: al di là di qualche miglioria estetica, il sistema che regola gli urti ed il danneggiamento delle vetture, è rimasto sostanzialmente identico a quello del rispettivo predecessore, anzi s’è fatto un passo indietro: nella modalità Carriera i danni sono soltanto estetici e non influenzano in alcun modo le prestazioni dell’auto. Scontrarsi con le altre vetture in pista non pregiudica affatto l’andamento della gara, se non per sporadiche perdite di controllo del mezzo. Gli aficionados delle sportellate selvagge staranno già scuotendo il capo in segno di disapprovazione.

“Guai a chiudere gli occhi. Vi perdereste la parte migliore.”

Gran Turismo 6 è una vera e propria gioia per gli occhi: l’hardware della Playstation 3 viene spremuto letteralmente come un limone senza risparmiarne nemmeno una goccia. Dopo sette anni di onorato servizio, è facile pensare che si sia raggiunto il punto di saturazione. Scendere in pista in una delle 37 location che il gioco offre è un’esperienza visiva di prim’ordine: il colpo d’occhio complessivo è notevole e ammalia per l’eccezionale qualità dell’immagine, la profondità di campo, il corretto utilizzo della palette cromatica e la complessità generale degli scenari. La pregevole modellazione poligonale fa il paio con una rinnovata gestione degli effetti di luce, adesso capace di mettere in scena delle variazioni cromatiche e di illuminazione di folgorante bellezza. Correre dal tramonto all’alba – attivando il ciclo giorno/notte ed il meteo dinamico – sul Circuit de la Sarthe che ospita la 24h di Le Mans o sul leggendario Nordschleife, è praticamente uno spettacolo irrinunciabile. Un po’ meno accattivante, invece, la resa della pioggia, adesso sì più credibile ma dotata di meno effetti rispetto al recente passato.
Tornando a parlare delle auto, va sottolineato ancora una volta come le vetture “premium” siano caratterizzate da un livello di dettaglio invidiabile da qualsiasi altro esponente del genere che sia uscito sulle console di scorsa generazione. Gli interni, così come gli esterni, sono curatissimi e le texture sapientemente disegnate dagli sviluppatori restituiscono una resa ottimale a prescindere dal tessuto o materiale. In questo caso l’escursione tra alti e bassi è minima, quasi impercettibile, a meno che non siate dotati di un occhio particolarmente clinico. Le auto “standard”, invece, sebbene abbiano ricevuto un sostanzioso “upgrade” che le avvicina alle “premium”, pur senza esagerare, presentano una cura realizzativa altalenante: alcuni modelli non sfigurano affatto, altri invece mostrano i segni del tempo. Inoltre chi è solito preferire la visuale interna dovrà accontentarsi anche stavolta del cockpit “standard”.

Nonostante un aliasing talvolta pronunciato, sul fronte della mera pulizia visiva il lavoro svolto si dimostra di ottima fattura, mentre la stabilità del motore grafico mostra qualche incertezza: a prescindere dalla visuale utilizzata, nelle fasi più concitate di un gara si nota qualche calo di frame rate. In altre parole, la potenza fornita dal monolite nero rappresenta ormai una barriera pressoché insormontabile, nonostante la ragguardevole ottimizzazione assolutamente impensabile in ambito PC. Ma vogliamo essere ottimisti, non è da escludere che i Polyphony Digital possano compiere l’ennesimo miracolo rilasciando un’avanzata patch correttiva.

Il sonoro si affida a delle campionature dei motori di buon livello ma è ancora lontano dalla perfezione alla quale aspirano gli stessi sviluppatori. La fedeltà del suono varia moltissimo a seconda dell’auto: in alcuni casi la “pastosità” e la tridimensionalità sono davvero sorprendenti, in altri casi, invece, il rombo del motore è quasi “ovattato” e poco verosimile. Tutto sommato questa discontinuità è comprensibile: considerando la vastità del parco auto sarebbe davvero un’impresa raggiungere il medesimo standard qualitativo per ciascun modello.
Lo stridio delle gomme è meno fastidioso che in passato ma a nostro avviso vi sono ancora ampi margini di miglioramento.
Nulla da rimproverare alla colonna sonora, caratterizzata per l’occasione da una lodevole ed abbondante selezione di brani che spaziano dalle sonorità rock ai ritmi tipici del j-pop, passando per intramontabili motivi lounge.

“L’automobilismo fa parte di me, del mio corpo. Quattro ruote, un sedile, un volante. È questa la mia vita.”

Gran Turismo 6 è un viaggio “on the track” da vivere in prima persona, un’esperienza singolare da modellare in base al proprio approccio, in cui ci si sente parte di un mondo che deve le sue origini al sogno di Yamauchi. Non a caso, l’influenza dell’ambizioso game designer giapponese emerge a più riprese, anche in quelle scelte che concettualmente potrebbero apparire fuori contesto o comunque esagerate: l’elegante selezione degli scenari presenti nella modalità Viaggio Fotografico (c’è pure il Duomo di Siracusa!), la certosina simulazione astronomica che mappa l’esatta posizione delle costellazioni nel cielo, l’incredibile varietà di piste ed auto, l’eclettica sequenza introduttiva.
Gran Turismo 6 esibisce un’anima forte come quella del suo creatore, visibilmente illuminata da una poliedricità che trae nutrimento dalla passione smisurata per il mondo delle quattro ruote. La volontà degli sviluppatori, inoltre, è di mantenere costantemente vivo l’interesse attraverso il rilascio graduale di nuovi contenuti (attesissimo quello dedicato alla carriera di Ayrton Senna) e patch correttive. In altre parole Gran Turismo 6 è una creatura viva, dal cuore palpitante, destinata ad inseguire un’evoluzione continua fintanto che il team di sviluppo non deciderà di concentrarsi sul settimo capitolo. 
I difetti, come già detto, ci sono, è giusto riconoscerli ma è altresì sbagliato demonizzarli più del dovuto perdendo di vista i numerosi pregi che il gioco sfoggia con particolare orgoglio: una Carriera dall’interessante approccio multidisciplinare, un parco auto pantagruelico (oltre 1200 auto, tutte accompagnate da una scheda informativa ricca di retroscena e curiosità), una variegata selezione di circuiti reali ed originali, un sistema di illuminazione di folgorante bellezza ed un modello di guida da applausi.


È vero, allo stato attuale Gran Turismo 6 potrebbe essere considerato un “more of the same”, ma solo in apparenza. Riuscirete a metterlo a nudo solo dopo averlo scorticato a dovere. E non è detto che siate disposti a sporcarvi le mani.
Un titolo che dispensa gioie e dolori, forse più ambizioso che impeccabile. Persino vittima di una strana dualità tecnica: un po’ nuovo, un po’ vecchio. Eppure, nonostante tutto, l’ultima fatica firmata Polyphony Digital trasuda passione da ogni pixel e rappresenta ad oggi il più grande e genuino tributo al mondo dei motori. Se le auto sono la vostra ragione di vita riuscirete a chiudere un occhio di fronte ai difetti e non potrete fare a meno di giocarlo. Se siete fan della serie lo accoglierete con devozione e con la certezza che migliorerà con il passare del tempo. Il voto assegnato, quindi, è solo il risultato delle qualifiche, la gara è ancora tutta da correre.